| Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero.
Oscar WILDE |
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| Mon Bien-aimé
Que mes mots s'envolent vers Toi. |
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| creazione del sito: 21 gennaio 2007
aggiornamento della pagina: 6 agosto 2009
webmistress: A. Daniela Zini
copyright: A. Daniela Zini |
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| SONETO XVII
No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
O flecha de claveles que propagan el fuego:
Te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
Secretamente, entre la sombra y el alma.
Te amo como la planta que no florece y lleva
Dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
Y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
El apretado aroma que ascendió de la tierra.
Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
Te amo directamente sin problemas ni orgullo:
Así te amo porque no sé amar de otra manera,
Sino así de este modo en que no soy ni eres,
Tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
Tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.
SONETTO XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
O freccia di garofani che propagano il fuoco:
T'amo come si amano ceret cose oscure,
Segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
Dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
Grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
Il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
T'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
Così ti amo perché non so amare altrimenti
Che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
Così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
Così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
SONNET XVII
I don't love you as if you were the salt-rose, topaz
or arrow of carnations that propagate fire:
I love you as certain dark things are loved,
secretly, between the shadow and the soul.
I love you as the plant that doesn't bloom and carries
hidden within itself the light of those flowers,
and thanks to your love, darkly in my body
lives the dense fragrance that rises from the earth.
I love you without knowing how, or when, or from where,
I love you simply, without problems or pride:
I love you in this way because I don't know any other way of loving
but this, in which there is no I or you,
so intimate that your hand upon my chest is my hand,
so intimate that when I fall asleep it is your eyes that close.
Pablo NERUDA (1904 – 1973) |
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| LETTRE
ou
Firouzeh
L'Amour Retrouvé
MES CAHIERS DESERTS
ou
Firouzeh
à la recherche de l'Amour |
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| In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto il melo…"
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino…"
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono cosi triste…"
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"Gli uomini", disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E molto noioso! Allevano anche delle galline. E il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco amici. Che cosa vuole dire "addomesticare"?"
" È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"…"
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.
Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…"
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…"
" È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra…"
"Oh! Non e sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa! E delle galline?"
"No".
"Non c’è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
"La mia vita e monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:
"Per favore… addomesticami", disse.
"Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, cosi, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…"
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicita. Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicita! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
"Che cos’e un rito?" disse il piccolo principe .
"Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. " È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "… piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi aggiunse:
"Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua rosa e unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto un mio amico e ora è per me unica al mondo".
Le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre perle farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".
"L’essenzialeè invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe , per ricordarselo.
" È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante".
" È il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
"Io sono responsabile della mia rosa…" ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
Antoine de SAINT-EXUPERY, Il Piccolo Principe |
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| Je ne dirai pas les raisons que tu as de m'aimer, car tu n'en as point. La raison d'aimer, c'est l'amour.
Antoine de SAINT-EXUPERY |
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| LETTRE
ou
Firouzeh
L'Amour Retrouvé
LETTERA
o
Firouzeh
L'Amore Ritrovato |
| OPERA SEGNALATA DALLA GIURIA CON ATTESTATO DI MERITO
ALLA XIV^ EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE JACQUES PREVERT 2008
- SEZIONE NARRATIVA -
Questa la motivazione della Giuria: «“Lettera” di Assunta Daniela Zini è un romanzo complesso pervaso da una forte creatività. Un sottile intreccio psicologico reso lucidamente con una scrittura puntuale e nitida». Massimo Barile. |
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| Il m'était plus facile de penser un monde sans créateur qu'un créateur chargé de toutes les contradictions du monde.
Simone de BEAUVOIR |
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| pour Toi
Car mes mots ne suffisent plus,
Je prends la plume pour Toui.
Je vais écrire comment J'aime,
En une longue lettre.
Je vais faire ce progrès vers Toi,
Réduire que c'est possible la distance entre Nous,
L'ignorance qui la cause.
La distance enorme entre le sentiment, quasi extatique,
De l'imensité et de la variété de la vie,
L'Ivresse d'Etre,
Qui domina dans ma Jeunesse,
Et celui de l'Universel Désarroi
Auquel Je suis peu à peu arrivée.
Une vie intense, la mienne,
Que la passion n'a pas manqué de visiter,
Cependant tendue vers une réalisation de Moi
Dans le sens de la sagesse,
Du bonheur presque domestiqué;
Et mélancolique quand je pense
Que les hommes sont depuis si longtemps sur la terre
Et continuent à ne pas savoir s'arranger entre eux.
Ne valions-Nous pas, Toi et Moi,
L'effort réciproque de Nous mieux entendre.
21 avril 2007
per Te
Poiché le mie parole non bastano più,
Prendo la penna per Te
E scrivo come Io amo,
In una lunga lettera.
Faccio questo passo verso di Te,
Riduco il più possibile la distanza tra Noi,
L'ignoranza che la causa.
La distanza enorme tra il sentimento, quasi estatico,
Dell'immensità e della varietà della vita,
L'Ebbrezza dell'Essere,
Che dominò la mia giovinezza,
E quello dell'Universale Smarrimento
Al quale, poco a poco, sono giunta.
Una vita intensa, la mia,
Che la passione non ha mancato di visitare,
Eppure tesa verso una realizzazione di Me,
Nel senso della saggezza,
Della felicità quasi assoggettata;
E malinconica quando penso
Che gli uomini sono da così lungo tempo sulla terra
E continuano a non accordarsi tra loro.
Non valiamo, Tu e Io,
Lo sforzo reciproco di conoscerCi meglio?
21 aprile 2007
Princesse Firouzeh |
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| Tout bonheur est un chef-d'oeuvre: la moindre erreur le fausse, la moindre hésitation l'altère, la moindre lourdeur le dépare, la moindre sottise l'abétit.
Marguerite YOURCENAR
Mémoires d'Hadrien |
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| (...)
Amore Mio,
sono sola.
Non posso dirTi quanto Tu mi sia caro perché è un segreto che neppure io conosco.
E se anche lo sapessi non saprei esporre il senso di un tale mistero.
Sono sola.
Sola, come lo sono sempre stata dappertutto, come lo sarò sempre e ovunque nel grande Universo incantatore.
Sola con un mondo di ricordi sempre più lontani, divenuti quasi irreali.
Sono sola e fantastico.
Il mio fantasticare non è desolato né disperato. Le note di una musica barocca mi trasportano in un mondo in cui il dolore non smette di esistere ma si allarga, si placa, diviene insieme più calmo e più profondo, come un torrente che si trasforma in lago. Un quadro, una statua, un pensiero, una poesia, ci presentano idee precise, che, di solito, non ci conducono più in là, ma la musica ci parla di possibilità sconfinate.
L'illusione è così forte che io Ti ascolto, Ti vedo, Ti tocco.
Il mio capo reclinato sul Tuo braccio.
Il mio collo abbandonato ai Tuoi ardenti desideri.
La mia mano felice osa smarirsi.
I Tuoi occhi si chiudono.
Tu palpiti.
Io fremo.
Io spiro.
Io rinasco.
Tutto è dolcezza, preghiera, gratitudine nella mia carne, nel mio sangue, nella mia anima, tutto è sacro nel mio pensiero che si slancia verso di Te, Ti cerca attraverso le pareti.
Che cosa saresti stato per me se fossimo stati insieme!
Tu che, lontano, eri per me, nella mia solitudine, l'Universo intero.
La Tua vita era divenuta la mia, respiravo con il Tuo petto e la lama che lo avesse trafitto mi avrebbe ucciso.
Ho dato a Te quello che non darò certamente più a nessuno.
Tu hai reso difficile il compito degli uomini che potrei amare, se mai amerò altri uomini, e nessuno riuscirà a cancellare il Tuo ricordo.
L'Amore era sceso in fondo alla tomba dove stava gelando la mia anima sonnolenta.
lo spaventevole silenzio, che regnava intorno a me, era rotto finalmente.
Avevo un cuore nuovo.
Il sangue tornava a circolare rapidamente nelle vene.
E ecco che, alla mia età, ritrovavo emozioni da adolescente.
Questo seme, caduto, ieri, nella sterile roccia del mio cuore, l'ha penetrato con i suoi mille filamenti, vi ha attecchito così vigorosamente che sarebbe impossibile svellerlo.
Può darsi che Tu creda che io non Ti ami più, perché Ti lascio.
Se ti avessi dato minore importanza sarei rimasta.
Il Tuo Amore sarebbe ben presto morto di noia e, dopo qualche tempo, Ti saresti occupato meno di me, come si fa con quei libri che non si aprono mai, giacché si possiedono.
Mi avresti completamente dimenticato.
Ho almeno la presunzione di pensare che Ti ricorderai di me più di ogni altra. Il Tuo desiderio insaziato aprirà le ali per volare fino a me, sarò sempre per Te, qualcosa di desiderabile, cui la Tua fantasia si compiacerà di ritornare.
Ho dato corpo al Tuo sogno con grandissima compiacenza.
e ora che l'ho soddisfatto, mi piace andarmene.
Mi hai posseduto interamente e senza riserve giorno dopo giorno, notte dopo notte.
E sarebbe continuato così finché non Ti saresti stancato di me.
Sarebbe continuato così mesi, forse anni, ma sarebbe pur sempre finito.
Mi avresti tenuto per una specie di sentimento de pitié, non avresti avuto il coraggio di intimarmi il congedo.
Ti sento da qui gridarmi che io non sono di quelle di cui ci si stanca.
Mio Dio!
Di me come delle altre.
O avrei potuto essere io a cessare di amarTi.
Perdonami questa ipotesi.
Perché attendere di giungere a tal punto?
Non sono né capricciosa, né folle. La mia decisione è frutto di una convinzione profonda. Non è per infiammarti o per un calcolo di civetteria che mi sono allontanata da C.
Tu sarai sempre per me l'uomo che mi ha dischiuso un mondo di sensazioni nuove.
Qualcosa che una donna non dimentica facilmente!
Benché assente, penserò sempre a Te, come fossi accanto a me.
Soffocherò in me l'Amore e, perfino, la possibilità dell'Amore.
Sarò la spettatrice di me stessa, la platea della commedia che rappresenterò; mi guarderò vivere e ascolterò le vibrazioni del mio cuore come fossero i battiti di una pendola. Le immagini si colorerannonei miei occhi distanti, i suoni compliranno il mio orecchio disattento, ma nulla del mondo esteriore giungerà fino alla mia anima.
Io che non mi accontenterei mai di una tranquilla felicità, ho concepito il progetto audace di stabilirmi nel deserto e di cercarvi, al tempo stesso, la pace e l'avventura, cose entrambe conciliabili con il mio partiolare carattere.
La quiete domestica l'avevo trovata e sembrava consolidarsi di giorno in giorno, ma non potrei mai sopportare la vita sedentaria e sarei sempre attratta da lontane terre soleggiate.
Da Te...
Qual è il fascino dell'Amore se può mutare così le cose, i luoghi, le circostanze, le idee, le sensazioni!
Come sarà il domani?
Viviamo in un grande mistero e ci sentiamo sfiorare dalla possente ala dell'ignoto, in mezzo a eventi davvero miracolosi che ci proteggono a ogni passo. Mi sembra tuttavia di non essere destinata a scomparire senza aver avuto la rivelazione di tutto il profondo mistero che ha circondato la mia vita, dai primi giorni a oggi. Ho notato che nella vita - nella mia almeno - tutto ha una strana tendenza a aggiustarsi contro ogni verosimiglianza, contro ogni legge della probabilità.
E io mi sono messa a aspettare, semplicemente, senza fare ipotesi.
Tutto lo straziante fascino della vita deriva, forse, dall'assoluta certezza dell'incertezza. Se le cose durassero, non ci sembrerebbero degne di attaccamento.
Il cielo del tempo ha molte sfumature: il Passato è rosa, il Presente grigio, il Futuro azzurro. Oltre il vacillante azzurro, si apre il gorgo senza limite e senza nome, il gorgo delle trasformazioni che portano a Te. Non è l'Amore di un istante, l'Amore come gioco e distrazione dalla noia, l'Amore ebbrezza del sangue e non dell'anima, l'Amore incubo di malato, che sognavo nelle mie notti insonni.
No, era l'Amore puro e vero la cui immagine mi ossessionava!
Finalmente, per la prima volta, esteriorizzo un pò il mio io, ho un dovere da compiere che lo trascende. E' quanto basta per nobilitare i giorni, perltro informi, e la vita senza attrattive che conduco da cinque lunghi anni, in esilio in questo paese, cui mi lega solo il nonno.
Ecco tutto.
Cerco una parola, una parola giusta.
E' molto che la cerco.
All'inizio, l'ho cercata in tedesco, poi mi sono detta, non la troverò mai, questa lingua non mi servirà, j'y nagerais dans les approximations romantiques et les euphémismes. La lingua francese, al contrario, mi sembrava così precisa, troppo precisa per me che ero dans la vague. E, tuttavia, doveva ben esister questa parola, una parola precisa, solida, affilata. E' possibile che io l'abbia conosciuta e perduta nel cammino, questa parola che mi manca e che dovrevbbe designare un sentimento preciso, prezioso, simile a una fiamma, bassa per alcuni, alta per altri.
una fiamma che si è mantenuta per mezzo secolo, incurante delle tempeste e dei temporali.
Ora, la parola giusta, quella che cercavo, è venuta a me.
E' necessità.
La necessità, cui mi richiamo, è il bisogno che due esseri hanno spesso l'uno dell'altro, perfino se non vi totale parità. Poiché è una necessità presente, pressante e solida quanto il bisogno di tenerezza, di calore e di lacrime. Una necessità profondamente scavata nel segreto delle confessioni, dei silenzi, forse, perfino della voluttà. Necessità sottesa da una forza creatrice, necessità di amare e di essere amati.
Ho ridotto la mia anima a una sola monotona melodia, ho fatto della mia vita un silenzio. Tutto ciò che vedo mi sembra un riflesso, tutto ciò che sento un'eco lontana, e la mia anima cerca la fonte meravigliosa, perché ha sete di acqua pura. Basta con le lotte e le sconfitte da cui esco con il cuore sanguinante e ferito.
Quando io Ti lascio, ho nel fondo di me un dolore, come una specie di orribile bambino.
So bene che apparenza e realtà sono disperatamente in conflitto. Ancora una volta mi sto perdendo nell'indicibile, nel mondo di cose che sento e comprendo chiaramente e non ho mai saputo esprimere. Intorno sembra assumere il particolare aspetto dei giorni in cui si decide il proprio effimero destino. Sento crescermi dentroun'energia ostinata, invincibile.
In rotta con il mondo accademico, Tu eri divenuto il testimone unico e costante. E in questo fragile assemblaggio di Amore, di devozione, di una certa sottomissione, la nostra intesa era divenuta indistruttibile. Non poteva essere disfatta che dalla morte.
Tu sai quanto sono sensibile alla dolcezza: provavo accanto a Te, un sentimento nuovo di fiducia e di pace. Tu ami, come me, le lunghe passeggiate che non conducono in nessun luogo. Non avevo bisogno che conducessero in alcun luogo; ero tranquilla accanto a Te.
La Tua natura riflessiva si accordava alla mia timidezza.
Conosci la sofferenza per averla assai sovente guarita o consolata.
Eravamo due silenzi accordati.
Il caso ha giocato molto nei miei rapporti con Te. In quel momento, io mi sentivo disponibile e avevo voglia che mi succedesse qualcosa: la "Sympathie" che nutrivo per Te e che sapevo reciproca, era prontissima a cambiarsi in un sentimento più forte. Sei stato un bagliore nella mia notte e hai illuminato molti angoli oscuri della mia anima, hai aperto nella mia vita prospettive completamente nuove. Il pensiero è un gorgo profondo e è ben difficile dire cosa vi sia negli abissi di un uomo. tuttavia, ho, tuttavia, toccato, in qualche punto, il fondo di Te, e ne ho riportato ora perle, ora conchiglie, ma più spesso frantumi di corallo. Poter afferrare quella testa, imprigionarla tra le mie mani, baciare quella fronte senza rughe, quelle guance lisce in cui il sangue scorre così fresco sotto la pelle, l'arco rosso di quelle labbra!
Tu non sai la devozione che nutro per Te.
Tu non sai il potere che hai su di me.
No, non sai.
Vi sono stati momenti in cui la nostalgia di Te mi torturava e una piccola cosa qualsiasi mi procurava une crise de jalousie. Tu mi hai inteso e compreso su ogni punto. E' questo che mi legava a Te, attraverso ogni tempesta, e faceva di Te, inalterabilmente, l'unica persona cui confidassi.
Cos'altro posso dire?
Sei cresciuto destinato alla Scienza. Hai conosciuto le lacrime di rabbia e di gioia della giovinezza, che l'età matura ignora o disdegna e di cui, in seguito, conserva appena il ricordo corroso dall'oblio. In quella solida massa di muscoli si agita uno di quegli spiriti chimerici e insieme avveduti che hanno costantemente per occupazione limare, adattare, semplificare o complicare le cose. Qualcosa che non è di questo mondo né in questo mondo Ti attira, Ti chiama irresistibilmente. Non trovi riposo, né giorno né notte, come l'eliotropio in una cantina si contorce per volgersi verso il sole che non vede. La passione per un altro essere sanerebbe, forse, la spaventosa ferita che Ti hanno causato i gelidi raggi della Scienza: E' Tua opinione che non si debba amare un unico essere. In questo tipo di sentimento vedi solo egoismo e tirannia. La strana reciproca attrazione degli esseri uman, il fatto che gli elementi chimici si combinino soltanto sotto una determinata pressione, che i gas si mescolino soltanto quando sono attraversati da una scintilla elettiva, le innumerevoli analogie della natura che suggeriscono l'ipotesi dell'eguaglianza nella disparità eterna, dell'unione nella differenziazione infinitesimale, tutto questo è sempre stato uno stimolo per la Tua curiosità, fin da quando avevi venti anni. Ma ogni qualvolta spingevi più lontano le Tue indagini, si ergeva dinanzi a Te una nuda muraglia.
Il mondo dell'ignoto, da cui nessun viandante ha fatto ritorno, ha sempre esercitato su di Te un fascino profondo. Sei convinto che nel cielo e sulla terra vi siano molte più cose di quante tutte le filosofie ne abbiano mai immaginato. SEi uno di quegli uomini la cui anima non fu tuffata completamente nel Lete prima di essere avvinta al corpo, che serba dal Cielo, dal quale discende, reminiscenze di eterna bellezza, che la fanno inquieta e martoriata: un'anima che ricorda di aver avuto le ali e che, ora, non ha più che due piedi. Se fossi Dio, priverei di Poesia per due eternità l'Angelo colpevole di tanta negligenza.
Anche gli Angeli hanno una loro crudeltà!
Invece di costruire un castello di carte brillantemente colorate che ospitasse, per una primavera, una bionda fantasia, avrei dovuto innalzare una torre più alta degli otto templi sovrapposti di Babele.
Sottile, colto, amante della letteratura, Tu misuri l'inestimabile possibilità dello scrittore, quale che sia la sua sofferenza, e non tollereresti di vedermi lasciar andare o disperdere. Tu non ignori che io scrivevo prima di Te, che posso scrivere senza di Te e, perfino, malgrado Te, poiché uno scrittore trova sempre il modo di sfuggire a tutto e a tutti pur di raggiungere ciò che gli è indispensabile, ciò che gli giustifica vivere. Ma sai anche che, in questo gesto pericoloso, che induce a lasciare una traccia di sé, pensando che sarà utile, lo scrittore ha bisogno di un testimone, di un Amico intimo che creda in lui e che, per primo, attesti l'assoluta necessità del suo lavoro.
Alieno da tutto ciò che è ridicolo e volgare, mi lasci una sensazione purissima, senza macchia. Parti da solo all'alba e Ti abbandoni sulla spiaggia, in cerca di non si sa quale sapere che viene direttamente dalle cose. Non Ti stanchi di soppesare e di studiare con curiosità le pietre, i cui contorni lucidi o rugosi, le cui diverse tonalità della ruggine o della muffa raccontano una storia, testimoniano dei metalli che le hanno formate. dei fuochi o delle acque che ne hanno precipitato nel tempo la materia o coagulato la forma. L'importante è raccogliere il poco che sarà filtrato dal mondo prima della notte, di controllarne la testimonianza e, possibilmente, di correggerne gli errori.
In un certo senso l'occhio controbilancia l'abisso.
Non si può niente contro l'Amore per il mare. Quando se ne è preso il gusto, il mare è come l'oppio. Nudo e solo, le circostanze Ti cadono di dosso come gli indumenti. Le onde lambiscono i Tuoi piedi.
Rabbrividisci, ma quella frescura porta già in sé la promessa della bella giornata estiva. MassaggiandoTi lentamente le gambe, intorpidite dall'immobilità notturna, guardi il mare informe generare le onde presto svanite. fai scivolare tra le dita un pugno di sabbia. La traccia dei Tuoi passi sulla spiaggia umida è assorbita immediatamente dall'onda; sulla sabbia asciutta il vento cancella ogni segno.
Le spiegazioni analogiche, che, un tempo, Ti parevano delucidare i segreti dell'Universo, oggi, pullulano di nuove possibilità di errore, giacché tendono a attribuire a questa oscura natura quel piano prestabilito che altri ascrivono a Dio. Non ammetti di avere dubitato: dubitare è diverso; solo, prosegui l'indagine fino al punto in cui ogni nozione Ti si flette tra le mani come una molla piegata oltre misura; non appena sale al grado di un'ipotesi senti frantumarsi sotto di Te l'indispensabile SE.
Avevi creduto che Paracelso, con il suo sistema dei segni rivelatori di affinità segrete, dischiudesse alla scienza una via trionfale, in realtà, riconduceva a superstizioni da villaggio. Più pensi e più le idee, gli idoli, i costumi Ti sembrano prodotti dai moti della macchina umana. L'animo colmo di un riverente pensiero, che Ti condannerebbe per apostasia in tutte le pubbliche piazze di Maometto o di Cristo, consideri che i simboli più adeguati del congetturale Bene Supremo siano ancora quelli che assurdamente passano per i più idolatri e quel globo igneo il solo Dio visibile per creature che perirebbero senza di esso. Analogamente, il più vero degl i Angeli è quel gabbiano che, in confronto ai Serafini e alle potenze supreme, ha in più l'evidenza dell'esistere.
Diffidi dei preti e delle loro false interpretazioni.
Nell'era della tecnologia, tu sei diventato un tecnico della politica: un uomo che studia le leggi della convivenza umana con lo stesso rigore scientifico con il qualeosserva e descrive i principi che regolano il mondo della fisica. Non credi, non puoi credere, in una perfettibilità dello spirito umano, in un progresso dei costumi e delle società. Consideri l'evoluzione di una società in maniera cinica: le società si ripetono: consideri l'evoluzione di una società in maniera cinica: le società si ripetono, iniziano con la Libertà, si concludono con la Dittatura. La lezione delle epoche passate è chiara: la storia dei popoli è una scala di miseria, le cui rivoluzioni formano i diversi gradini. L'indifferenza del saggio, per il quale ogni paese è patria e qualsiasi religione è un culto a suo modo valido, provoca nelle masse, ligie all'ordine costituito, un moto d'invidia: il Tuo NO indispettisce il loro incessante SI.
Seduto su un masso, guardando sotto il cielo grigio la spiaggia rigonfia qui e là di lunghe colline sabbiose, vaghi con il pensiero alle ere trascorse, quando il mare occupava quei grandi spazi, ove adesso cresce il grano e, ritirandosi, ha lasciato l'impronta e come la firma dele onde, giacché tutto cambia: la forma del mondo, le produzioni di questa natura che si muove e di cui ogni momento abbraccia secoli.
L'esilio è in Te.
L'esilio sei Tu.
L'esilio è quel qualcosa sempre pronto a singhiozzare in fondo alla Tua memoria, quel dolore che un nonnulla basta a risvegliare.
Ami i cieli bui che si confondono con il buio oceano.
Dilati i polmoni per respirare il più possibile l'aria pura.
Affiorano in Te ricordi continui, lontani, e tanto fugaci da non avere il tempo di afferrarli. Ti sembra di fare, completamente sveglio, il sogno del Tuo passato. E' come se questo passato, dopo essersi levato tanto in alto, ricadesse ora in pioggia sul Tuo cuore, una pioggia di suoni, immagini, profumi di un tempo, in uno sbriciolamento di vicende svanite. Ti snerva fino al dolore, Ti esalta fino alla follia questo rumoreggiare confuso di giorni finiti. Hai l'anima pesante e la mente tormentata. A volte, in realtà, non Ti sembra di vivere, ma di sognare cose confuse eppure note. Rivedi con una straordinaria nitidezza i luoghi dove giocavi, le strade dove camminavi, il letto dove dormivi da bambino. Odi le voci che udivi allora e ripensi, perfino, ai pensieri vaghi e ingenui che Ti passavano per la mente.
E' la realtà che Ti sfugge, dilegua, si disperde dinanzi ai fantasmi del passato.
Uno specchio meraviglioso è quell'uomo nel quale si riflettono il transitorio e l'eterno, il mutevole e l'immutabile. Nella sua immobilità si inebria della linfa originaria; pur sembrando il più morto è, invece, il più vivente degli esseri, vivente della vita sublimata. L'oggetto che contempla si espande sotto il suo sguardo, diviene smisurato, riassume in sé l'essere, e quell'immensità che egli sogna diminuisce fino a condensarsi nel punto contemplato. Egli ha allargato il suo cuore fino a inghiottire il mondo e a possedere Dio.
Poco a poco, come chi, assorbendo ogni giorno un determinato alimento finisce per esserne modificato nella sostanza e, perfino, nella forma, ingrassa o dimagrisce, trae da quelle pietanze vigore o contrae nell'ingerirle mali che non conosce, mutamenti quasi impercettibili si operano in Te, frutto di nuove abitudini acquisite.
La Tua esistenza è clandestina e sottoposta a determinate costrizioni: lo è sempre stata.
Taci i pensieri che per Te contano di più.
Hai rinunciato a chiedere aiuto.
Quei segreti potrebbero sfuggire, per inavvertenza, da una bocca stanca.
Invecchi.
Te ne accorgi non tanto dalla stanchezza quanto da una sorta di crescente serenità: Ti accade come al nocchiero, fattosi duro d'orecchi, che sente, solo confusamente, il fragore della tempesta, ma continua a valutare, con la stessa abilità, la forza delle correnti, delle maree e dei venti. Attraverso il declino e, talvolta, attraverso le sofferenze inseparabili dell'età, il senso dell'esistenza si evidenzia fin troppo bene.
La nostra vita non è altro che una lunga prospettiva a losanga. Le linee della figura geometrica divergono all'età matura, poi si restringono insensibilmente fino all'agonia, che sta in fondo e ci strangola.
La vita sedentaria Ti opprime come una sentenza d'incarcerazione che, per prudenza, avessi pronunciato su Te stesso; ma la sentenza è tuttora revocabile; già altre volte e sotto alti cieli Ti sei sistemato così, momentaneamente o, credevi, per sempre, come che ha diritto alla cittadinanza ovunque e in nessun luogo. E', dunque, naturale non dare alcun valore sentimentale a un passaporto, è naturale considerare la scelta di una nazionalità come un atto svuotato di qualsiasi significato e è naturale cambiarla senza più pensieri reconditi di quanti bisogna averne quando si cambia la biancheria. Nulla garantisce che domani Tu non riprenda l'esistenza errante, che è stata la Tua sorte e la Tua scelta. Eppure il Tuo destino si muove, vi si produce, a Tua insaputa, uno slittamento; come avviene a chi nuota contro corrente nel buio della notte, Ti mancano i punti di riferimento per calcolare con esattezza la deriva. Ti riprometti di assaporare la sicurezza inquieta di un animale che si sente al sicuro nella tana angusta e buia, ove ha scelto di vivere.
Ti sbagli.
Quell'esistenza, benché immobile, ribolle.
Il senso di un'attività quasi terribile romba come un fiume sotterraneo. Il tempo, che immaginavi dovesse pesarti tra le mani come un lingotto di piombo, fugge e si scompone come gocce di mercurio. Le ore, i giorni, i mesi hanno cessato di corrispondere ai segni degli orologi e, perfino, ai moti degli astri. Anche i luoghi si muovono: le distanze si annullano come i giorni.
Senza provarvi piacere torni a rivestirti del Tuo guscio di uomo.
Se Tu sei destinato a comprendere l'ordine al quale obbedisce l'architettura umana, i colonnati per Te si apriranno da se stessi come dei fiori. Se tu non possiedi la chiave di un'esperienza analoga, si può tutt'al più prometterTi di indovinare, della festa o del massacro interiore, qualche luce di torcia attraverso le fessurre delle pietre, qualche grido, qualche riso senza motivo, qualche folata di musica, forse, discordante e dei fracassi di cuori spezzati.
Curioso del futuro, fedele al passato, resti il testimone, una specie di vedetta che guarda quello che succede. Molto spesso lo spettacolo non ha nulla d divertente. Ma Ti diletta e Ti piace: Tra le cose e gli uomini, con tenerezza e con ironia, sei, sotto le raffiche del vento della storia, la sentinella del piacere di Dio.
Una vela all'orizzonte biancheggia come un'ala.
Firouzeh
P.S.
Era una lettera molto bella quella che hai scritto ieri sera sotto la luce delle stelle. Dovresti scriver sempre a quell'ora, il Tuo cuore ha bisogno del chiaro di luna per liquefarsi. Ho visto l'eternità come un grande anello di pura e lucente infinità, tutto calma, tutto luce.
Stamani il giorno è sorto scuro, nuvoloso, spettacolo inatteso da queste parti, nel paese dell'implacabile cielo azzurro, dell'immutabile e tirannico sole.
E' tanto vuoto qui senza di Te.
Quando sono triste, dentro di me vi è sempre un fondo insondabile e non analizzabile di tristezza senza causa che è l'essenza stessa della mia anima.
Sensazione strana e indefinita, ma dolce, di mistero.
(...)
A. Daniela ZINI, Lettera pagg.73-84 |
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| MES CAHIERS DESERTS
Firouzeh à la recherche de l'Amour
QUADERNI DESERTI
Firouzeh alla ricerca dell'Amore |
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| « Non, Monsieur le directeur, je ne suis pas une politicienne, je ne suis l’agent d’aucun parti, car pour moi, ils ont tous également tort de se démener comme ils le font, je ne suis qu’une originale, une rêveuse qui veut vivre loin du monde civilisé, de la vie libre et nomade pour essayer ensuite de dire ce qu ‘elle a vu et, peut être, de communiquer à quelques uns le frisson mélancolique et charmé qu’elle ressent en face des splendeurs tristes du Sahara…Voilà tout…
Isabelle EBERHARDT, Lettre du 07 juin 1901, à la Dépêche algérienne |
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| Il n'y a pas d'amour malheureux: on ne possède que ce qu'on ne possède pas.
Il n'y a pas d'amour heureux: ce qu'on possède, on ne le possède plus.
Marguerite YOURCENAR |
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| Gli uomini primitivi hanno compreso molto presto il concetto di fertilità. Una natura in continuo rinnovamento e l’istinto della sopravvivenza nell’ambito del mondo vegetale e di quello animale facevano di questa comprensione una necessità. Ma la riproduzione è, e per tanti versi rimane ancora, uno dei più grandi misteri dell’umanità. L’assenza di progenie nelle comunità umane caratterizzate da instabilità della coppia designa in modo evidente la sterilità della donna; per contro, il concetto di infertilità maschile non può fare la sua comparsa se non dal momento in cui, in una società basata sulla coppia, la donna dispone di un solo partner. La monoandria compare presto nella storia dell’umanità e casi di infertilità maschile sono segnalati fin dall’antichità. La sterilità del maschio si confonde tuttavia con alcune forme di impotenza.
La storia di Egeo è esemplare e dimostra chiaramente la difficoltà di affermare senza mezzi scientifici l’infertilità maschile e le ambiguità a cui può portare la terapia. Egeo regna su Atene; si sposa due volte, ma i due matrimoni restano sterili. Egeo pensa che questa sventura sia dovuta alla collera di Afrodite e introduce il suo culto ad Atene, ma senza successo. Allora consulta l’oracolo di Delfi che ovviamente gli dà una risposta alquanto sibillina:
“Tu, il più eccellente degli uomini, non staccare la bocca dall’otre di vino prima di essere arrivato alla sommità della città di Atene”.
In cammino Egeo si ferma dal re Piteo il quale, comprendendo l’oracolo, si affretta a ubriacare Egeo e a unirlo nella notte a sua figlia Aethra. L’indomani, prima di partire, Egeo incarica Aethra, nell’ipotesi della nascita di un figlio, di allevarlo senza dirgli il nome di suo padre; nasconde però sotto una roccia i sandali e la spada, dicendo che quando il bambino sarebbe stato abbastanza grande da spostare il masso, avrebbe avuto il modo di ritrovare suo padre. Dall’unione nacque Teseo, del quale si conosce la lunga storia.
Altre storie in altre mitologie riprendono procedure analoghe. Sembra così che fin dall’antichità la fertilità del maschio si potesse «dimostrare» solo dopo rapporti sessuali seguiti da una gravidanza. Il modo di aggirare il problema della sterilità coniugale sarà per molto tempo risolto con il cambiamento del genitore.
I primi testi dell’antichità, prima sumerici e poi babilonesi, attribuiscono alla saliva, veicolo del soffio della vita, un potere procreatore nello stesso tempo materiale e magico.
E l’inizio di una disputa che durerà parecchi millenni: la sostanza che agisce è quella della categoria della terra (seme) oppure quella dell’aria alla quale è associato il soffio di vita, l’anima?
In altri termini: la filiazione è biologica o spirituale?
Nella mitologia greca Urano è la personificazione del cielo in quanto elemento fecondo. Figlio e successivamente sposo della terra, Gaia, sviluppa con lei un rapporto di iperfertilità. Una volta abbandonata, Gaia chiede ai figli di proteggerla contro di lui. L’ultimo nato, Crono, con l’aiuto di una falce di diamante, taglia i testicoli del padre e li getta in mare. La leggenda non conferma l’origine dell’isola di Corfù o della Sicilia dalla falce, ma sostiene che dai testicoli di Urano gettati in mare uscì Afrodite, nata dalle onde, nata dallo sperma del dio.
La capacità di procreare conferisce ai testicoli un elevato valore. La stessa denominazione indica il contenuto di un bagaglio di attributi che “testimonia” (testis) la presenza dei propri caratteri somatici nella discendenza.
Simili concetti si ritrovano in altre mitologie, tra gli dei dell’Asia per esempio.
Attis d’Anatolia, padre del cielo e dio sole, si mutila nel corso di un momento di esaltazione, facendo disperare la sua sposa Cibele, che del resto era anche sua madre.
Ma il sacrificio di Attis fertilizza la terra!
Galeno, studiando i testicoli, dimostra che lo sperma è filtrato a partire dal sangue e che un uomo può eiaculare senza essere fertile; collega la presenza dei caratteri sessuali secondari alla fertilità ed è quindi prossimo a sospettare l’esistenza di due funzioni del testicolo: produzione del seme e funzione endocrina e produzione di un principio virile in seguito valorizzato dalla medicina araba. La sterilità degli uomini castrati fu così ben presto riconosciuta e permise agli eunuchi di essere i "guardiani del letto", i guardiani degli harem sia in Asia Minore sia in Cina; furono utilizzati in Egitto fino al 1877. L’esempio degli uomini castrati avrebbe potuto aiutare a dissociare le due funzioni di virilità e di fertilità. Se taluni ostentano attività sessuali sfrenate come Origene, il fondatore della teologia e della Scuola di Alessandria, o come Abelardo, che contribuisce ampiamente a fare di Parigi la capitale intellettuale della Francia, altri, alcuni dei quali hanno lasciato un nome nella storia, danno soddisfazione sessuale senza rischio di gravidanza alle numerose bellezze, altrimenti trascurate, degli harem. I ricchi romani facevano castrare gli schiavi più belli che avevano.
Infine, la responsabilità degli organi genitali nella procreazione spiega il loro valore simbolico. Numerose sono le chiese nel Medioevo in cui si trova, più o meno dissimulata nella facciata o nel coro, una statua dagli organi genitali esageratamente sviluppati che le coppie sterili andavano a toccare.
Fin dalla più remota antichità si sono sviluppate le teorie più varie per spiegare il meccanismo della procreazione. In Cina, per due millenni, il pensiero è dominato dal Taoismo, articolata dottrina basata soprattutto sul principio dello Yang e dello Yin, le forze positive e negative che devono equilibrarsi per conferire a ogni cosa uno sviluppo armonioso. In questo sistema la secrezione della donna era considerata Yin e lo sperma dell’uomo Yang. L’essenza dello Yin era forse disprezzata se paragonata all’essenza dello Yang, più preziosa, ma quest’ultima doveva essere regolarmente nutrita e rinforzata dallo Yin, il suo supplemento naturale: questo processo si compiva durante l’atto sessuale. Secondo i manuali bisognava prolungare il coito il più a lungo possibile, perché l’uomo assorbiva allora una maggior quantità di Yin. Durante l’orgasmo, lo Yang raggiungeva il massimo di potenza, ma non bisognava eiaculare troppo in fretta e sono descritti a questo scopo metodi di coitus reservatus per contrattura immobile e blocco della respirazione:
«Lo sperma si ritirerà allora dalla tigre di giada e ritornerà al cervello».
Perché il bambino fosse sano e di buona costituzione, bisognava che lo Yang fosse al massimo della potenza, il che implicava il suo rinforzo grazie a numerosi rapporti sessuali senza eiaculazione fino all’accoppiamento finale. Tutti i manuali insistevano su un punto, e cioè che il nutrimento procurato dallo Yin doveva provenire da parecchie donne:
«Se un uomo cambia continuamente donna quando si accoppia, ne trarrà il massimo beneficio. Se potrà cavalcarne più di dieci in una notte, sarà ancora meglio!»
Il motivo di questo consiglio si basava sul fatto che se l’uomo si accoppia sempre con la stessa donna, l’essenza vitale di quest’ultima si indebolisce gradualmente e alla fine non e più capace di apportargli il necessario per una procreazione ottimale.
Aberrazione filosofica o semplice pretesto per una poligamia dominata da un maschilismo senza vergogna?
In India le concezioni della vita si fondano sui Veda, insieme di testi rivelati da Brahma: complessi e di una finezza che sfugge allo spirito occidentale, integravano lo sperma nella sessualità, nel piacere e nella pienezza dell’essere; solo secondariamente veniva preso in considerazione come veicolo della procreazione.
Nell’antico Egitto le iscrizioni ritrovate nei templi di Ibis, di Edfu, di File e Dendera testimoniano che nella civiltà del Nilo è proprio il seme dell’uomo che feconda la donna. Lo sperma è formato nel midollo osseo, poi passa nel midollo spinale e nel pene; il suo destino a livello dell’embrione è quello di formare i tendini e la struttura ossea dell’individuo; la carne è fornita dalla madre. Così lo sperma proviene dalle ossa e dà le ossa, queste ossa imbalsamate con la massima cura e che persistono eternamente dopo la morte. Il figlio si incarica del culto del padre defunto, ma racchiude in se stesso il prolungamento della vita del padre: un’energia vitale imperitura passa di padre in figlio attraverso la madre e si incarna in un rinnovamento ininterrotto nella successione delle generazioni.
Nella Grecia del VI secolo a.C. Alcmeone di Crotone studia la sede di formazione dello sperma e pensa che non sia il midollo, bensì il cervello, a fornire il seme. Democrito (460-370), fondatore della Scuola anatomica, pensa che lo sperma sia la quintessenza delle diverse parti del corpo; risolve così il problema dell’eredità. Due teorie si affronteranno presto, quella di Ippocrate (460-377) e quella di Aristotele (384-322).
Secondo Ippocrate:
«Il seme attraversa tutte le parti del corpo, altrimenti non avvertiremmo uno sfinimento così improvviso e universale quando abbracciamo una donna... La voluttà non sarebbe così estrema, se non interessasse tutta la nostra persona.
«Il seme passa attraverso il midollo, i reni, i testicoli per arrivare infine al pene. Così come l’uomo, la donna produce una secrezione emanata da tutto il corpo e i due semi parentali prendono uguale parte nella formazione del nuovo essere».
L’autore del “De genitura” ammette l’equivalenza primordiale dei due sessi nell’opera procreatrice. Di più: ogni genitore secerne due specie di liquido seminale, uno forte o maschile e uno debole o femminile; se il liquido forte dell’uomo si mescola al liquido forte della donna, si forma un maschio, nel caso contrario una femmina. Insomma Ippocrate riesce a spiegare la generazione e l’eredità con il suo sistema di doppio seme maschile e femminile formato a partire da tutte le parti del corpo. Il piacere sessuale è necessario perché dimostra che tutte le parti del corpo hanno partecipato di buon grado alla copulazione. Quando i semi si incontrano in quantità determinata, si forma il feto. Se manca una goccia di sperma, non si formerà una parte del corpo, una mano o un piede.
Al contrario Aristotele definisce il maschio come l’essere che “genera in un altro essere” cioè la femmina. Il seme non appartiene che ad altri maschi e la femmina, sprovvista di vero seme, non contribuisce alla generazione se non con il sangue mestruale. Se quest’ultimo non esce più durante la gravidanza, è per formare la carne dell’embrione.
Aristotele rifiuta formalmente il concetto ippocratico dell’equivalenza dei sessi, della similarìtà dei contributi parentali.
“Non si deve dire che si tratta di una cosa che esce dal maschio e dalla femmina. Nello sperma il maschio apporta il principio dell’efficienza, il principio del movimento, la forma, l’idea, mentre invece con le sue mestruazioni, la donna non apporta che il corpo, la potenza, la materia dell’embrione. Il maschio è quindi il motore, la femmina il recipiente”.
Lo sperma per Aristotele deriva dal sangue e il preteso seme femminile non ha niente di spermatico, è solo un olio di Venere. Il principio dello sperma è della categoria dell’aria e Aristotele aggiunge che anche “l’atto amoroso ha la natura del soffio, tant'è che il membro virile si gonfia bruscamente perché si riempie d’aria”: un’idea da approfondire per i fabbricanti di protesi gonfiabili!
Il mondo romano riprende le teorie greche, ma Galeno è più vicino ad Ippocrate che ad Aristotele. Tra la fine dell’Impero Romano e il Medioevo i problemi riguardanti la riproduzione sono piuttosto lontani dalle preoccupazioni giornaliere, in un periodo così tormentato in cui il bisogno di sopravvivenza superava ogni altra considerazione.
L’Islam delle grandi conquiste, dopo aver riesumato i documenti scientifici e filosofici degli antichi, riprende la meditazione medica. Costantino l’Africano verso l’anno 1000 esprime le idee dell’epoca:
“Lo sperma è una sostanza umida, pura e calda, cotta e spessa; trasmette uno spirito che tenta di fuggire quando è in un luogo a lui estraneo. Il seme non resta a lungo fertile dopo l’eiaculazione”.
La sua teoria deriva da quella di Aristotele. I testicoli intrattengono rapporti di scambio con il corpo e riuniscono lo sperma a partire dall’insieme degli organi e lo trasformano; in cambio trasmettono al corpo una forza la cui assenza si traduce con uno stato imberbe, vene sottili e caduta del desiderio sessuale: così definisce chiaramente le due funzioni del testicolo, quella esocrina, con la produzione di spermatozoi, e quella endocrina, con la produzione di ormoni che stimolano lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e della libido, insomma della mascolinizzazione. Ne deduce una classificazione della patologia sessuale con i disturbi della libido, dell’erezione e dell’eiaculazione.
Dal Medioevo al XVIII secolo le teorie classiche vengono riprese con entusiasmo, la Chiesa controlla ogni pensiero, esercita una forte influenza sul mondo scientifico e disprezza con disgusto le «cose sessuali». Teorie seministe e non seministe si oppongono. Tra le non seministe la più famosa è quella della generazione spontanea che dovrà attendere Pasteur per essere definitivamente superata.
I seministi si dividono in due fazioni: gli uni ammettono l’esistenza di un doppio seme, gli altri di uno solo. Per Cartesio esistono due liquidi che si mescolano, servendo da lievito l’uno all’altro. Per Buffon, che formula la teoria delle molecole organiche, le molecole di tutto il corpo concorrono a formare il seme. Secondo Maupertuis solo la teoria del doppio seme spiega l’eredità. |
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| Amour et Psychée
Antonio CANOVA (1757-1822) |
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| ODE TO PSYCHE
O GODDESS! hear these tuneless numbers, wrung
By sweet enforcement and remembrance dear,
And pardon that thy secrets should be sung
Even into thine own soft-conched ear:
Suely I dream'd to-day, or did I see
The winged Psyche with awaken'd eyes?
I wante'd in a forest thoughtlessly,
And, on the sudde, fainting with surprise,
Saw two fair creatures, couched side by side
In deepest grass, beneath the whisp'ring roof
Of leaves and trembled blossoms, where there ran
A brooklet, scarce espied:
"mid hush'd, cool-rooted flowers, fragrant-eyed,
Blue, silver-white, and budded Tyrian
They lay calm-breathing on the bedded grass;
Their lips touch'd not, but had not bade adieu,
As if disjoined by soft-handed slumber,
And ready still past kisses to outnumber
At tender eye-dawn of aurorean love:
The winged boy I knew;
But who wast thou, O happy, happy dove?
His Psyche true!
O latest-born and loveliest vision far
Of all Olympus' faded hierarchy!
Fairer than Phoebe's sapphire-region'd star,
Or Vesper, amorous glow-worm of the sky;
Fairer than these, though temple thou hast none,
Nor altar heap'd with flowers;
Nor Virgin-choir to make delicious moan
Upon the midnight hours;
No voice, no lute, no pipe, no incense sweet
From chaim-swung censer teeming;
No shrine, no grove, no oracle, no heat
Of pale-mouth'd prophet dreaming.
O brightest! though too late for antique vows,
Too, too late for the fond believing lyre,
When holy were the haunted forest boughs,
Holy the air, the water, and the fire;
Yet eve in these days so far retired
From happy pieties, thy lucent fans,
Fluttering among the faint Olympians,
I see, and sing, by my own eyes inspired.
So let me be thy choir, and make a moan
Upon the midnight hours;
Thy voice, thy lute, thy pipe, thy incense sweet
From swinged censer teeming:
Thy shrine, thy grove, thy oracle, thy heat
Of pale-mouth'd prophet dreaming.
Yes, I will be thy priest, and build a fane
In some untrodden region of my mind,
Where branched thoughts, new grown with pleasant pain,
Instead of pines shall murmur in the wind:
Far, far around shall those dark-cluster'd trees
Fledge the wild-ridged mountains steep ny steep;
And there by zephyrs, streams, and birds, and bees,
The moss-lain Dryads shall be lull'd to sleep;
And in the midst of this wide quietness
A rosy sanctuary will I dress
With the wreath'd trellis of a working brain,
With the wreath'd trellis of a working brain,
With buds, and bells, and stars without a name,
With all the gardener Fancy e'er could feign,
Who breeding flowers, will never breed the same;
And there shall be for thee all soft delight
That shadowy thought can win,
A bright torch, and a casement ope at night,
To let the warm Love in!
John KEATS (1795-1821) |
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| "Gli uomini grandi onorano la città che li produsse, diffondono una luce benefica fra' contemporanei, e nei più lontani tempi il loro nome risuona un inno di gloria all'umanità. Quale un ardente fanale in notte tempestosa, o fra le arsure e i turbini del deserto un'oasi sospirata, tale nel vorticoso aggirarsi delle umane vicende e nello scorrere la storia de'secoli apparisce l'immagine di quest'anime sublimi.
Dinanzi ad esse il nostro spirito si ferma a vagheggiarle, il cuore sente un palpito generoso ed una fiamma di grandi cose operatrice, che tutto lo investe e lo trasforma. Questi son gli uomini che fanno grandi le nazioni, che le rialzano cadute e le rendono immortali…"
Memorie di Antonio Canova scritte da Antonio D'Este e pubblicate per cura di Alessandro D'Este, con note e documenti
Firenze 1864 |
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| Psychée ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
louvre - Paris - |
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| Psyché ranimée par le baiser de l'Amour
Antonio CANOVA (1757-1822)
Louvre - Paris - |
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