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martedì 8 novembre 2011
La Baresità di Vittorio Polito
scritto da Roberta Calò
Ci sono mille modi per essere giornalista, ricercatore e scrittore. Vittorio Polito ha trovato la sua strada nel punto esatto di un equilibrio tra modernità e tradizione entro una dimensione tanto reale nei suoi richiami alla quotidianità, quanto onirica nel suo modo così coinvolgente di risucchiare il lettore nelle sue parole. L’apice delle sue capacità artistiche culmina nel suo più recente volume “Baresità, curiosità e...” Levante editori (pag. 370+62, euro 25).
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L’autore, che da sempre si occupa di approfondimenti culturali di tale stampo, come si può vedere nel suo sito personale http://www.webalice.it/vittorio.polito/,
e sul blog del dialetto barese http://comanacosaellalde.forumattivo.com/
ha bypassato positivamente i canoni di un’opera meramente nozionistica per approdare su squarci sensibili e coinvolgenti di vita vera.
Un testo dunque aperto, come aperto è il cuore dei baresi, un testo solare, popolare, festaiolo, entusiasta della vita che reincarna perfettamente l’essenza più autentica della città di Bari e dei suoi personaggi.
Impregnato di sana baresità il volume di Polito al quale hanno collaborato Felice Alloggio, Linda Cascella, Franz Falanga, Lorenzo Gentile, Giovanni Panza, scardina la spicciola e superficiale conoscenza per addentrarsi con orgoglio nei meandri più intrinseci e profondi della nostra identità trasudando amore per detti (Fèmmena bbone, bbèdde e ccare: mèrcia rare), monumenti (L'orologio di piazza Mercantile), leggende (Monderusse), indovinelli (Mange, bive e te lave la facce: l’anguria), ricorrenze (La cattedrale di Bari e il solstizio d’estate), piatti tipici (Le barise e la fecàzze), usanze (Le barise e la gazzètte). C’è anche un capitolo dedicato alla baresità al femminile (Linda Cascella). Un libro che non si finirà mai di leggere e rileggere per i tanti argomenti trattati con tanta competenza e per le numerose poesie di vari autori, tutti qualificati, che arricchiscono il volume. Si parla anche dell’Università di Bari e della sua Aula Magna.
Tutti i sinceri colori dell’appartenenza alla nostra città dipingono l’anima di un libro troppo dinamico e vivace per sostare staticamente sugli scaffali. Questo libro non può essere semplicemente letto, ma va assaporato, odorato, divorato, urlato, vissuto tanto nella sua concettualità quanto nella sua sensorialità. Il suo cuore pulsante tracima oltre le pagine stimolando nel lettore la voglia di entrare a far parte della nostra storia. Questo libro è Bari, è il dialetto, è il (cittadino) barese, questo libro siamo Noi e “Ddò ’u penzijre mi’ jè ca se nèche,/ e dolge dolge me ne voche ’mbunne”.(da “L'infinito” di Giacomo Leopardi tradotto in dialetto barese da Giuseppe De Benedictis).
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A lui va, anche per questo, la nostra gratitudine più sincera».