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Giovedì 16 Giugno 2011
Che fine hanno fatto le buone maniere?
Nell'XI secolo, un doge veneziano sposò una principessa bizantina che usava portare il cibo alla bocca con piccole forchette d'oro a due denti. Fece scandalo: i preti, indignati invocarono la collera divina contro la malcapitata, rea di avere precorso i tempi, mentre, otto secoli dopo, il galateo sosteneva che mangiare con le mani è cosa da cannibali. Ancora qualche secolo dopo (1552), Monsignor Giovanni Della Casa (arcivescovo di Benevento), scrisse e pubblicò un libro di buone maniere dal titolo "Galateo, ovvero dei costumi", dal nome di Galeazzo (latinamente Galatheus) Florimonte, vescovo di Sessa, che gli suggerì l'idea.
Esso raccoglie una serie di norme di "civil conversazione", di consigli e suggerimenti sulla maniera di vestire, di stare in tavola e di come comportarsi correttamente e con galanteria nella vita di relazione. L'opera, che riflette nell'equilibrio del costume morale e nella purezza della lingua l'ideale di vita del Rinascimento, fu imitata nei secoli successivi e l'idea venne ripresa con maggiore interesse per l'educazione sociale e morale anziché per le sole buone creanze.
Oggi il galateo di Della Casa, pur essendo attuale per molti aspetti, contiene consigli ormai superati e non più al passo con i tempi, per cui qualcuno ha sentito la necessità di modernizzare e aggiornare la nostra educazione ed il modo di comportarsi nelle varie situazioni della vita sociale, consegnandoci un passaporto per il viaggio in società e per renderci lo stesso più agevole.
Ci hanno pensato Antonio Lerario, docente e critico letterario, che ha scritto, qualche anno fa, per le Edizioni Paoline "Galateo 2000 - garbo, cortesia e buone maniere nella società moderna", Valentina D'Urso "Le buone maniere" (ed. Il Mulino) e, più recentemente, Roberta Mascheroni e Fabio Cesare "Galateo a test" (ed. Alfa Test-Hoepli). Secondo Lerario le buone maniere non sono soltanto 'bon ton', ma qualcosa di diverso che sistemare le posate a tavola o scrivere correttamente una lettera o un indirizzo su una busta.Infatti, la buona educazione spazia dalla vita di giornata (levata, pranzo, scuola, televisione, hobby), al comportamento nei luoghi che frequentiamo (chiese, musei, biblioteche, pullman, aerei, ecc.), al rispetto dell'ambiente ed agli aspetti della correttezza nei confronti degli altri per finire alla prevenzione ed alla solidarietà. Per rimanere, in un tema attuale, il rispetto dell'ambiente, l'autore ricorda, a proposito del cane, che deve essere tenuto sempre pulito, non si deve far entrare in ascensore, non gli si deve
permettere di sporcare i luoghi privati e pubblici, non deve essere condotto in casa di amici, non deve essere messo in condizione di molestare bambini e passanti. In tema di automobili ci ricorda che la cura, la manutenzione, l'uso della stessa, "esprimono il grado di civiltà del proprietario", esortandolo ad usare la macchina lo stretto necessario, per evitare inquinamenti, ingorghi, spreco di tempo, denaro e salute.Per quanto riguarda la solidarietà, Lerario suggerisce alcuni utili consigli sul modo di comportarsi in presenza di incidenti, di svenimenti, di epilessia, insomma una serie di accorgimenti che normalmente sono a conoscenza di medici e di soccorritori, ma che tutti dovrebbero conoscere per aiutare e alleviare le sofferenze del prossimo. L'autore non trascura luoghi come il treno, la nave, il ristorante, la strada, il cinema, la discoteca ed anche il luogo di lavoro, rammentandoci in quest'ultimo caso che "l'ufficio va mantenuto pulito, ordinato e accogliente", non si devono inventare frequenti e immotivate assenze o
scaricare su altri la colpa di qualche disfunzione. In definitiva è necessario che ciascuno faccia il proprio dovere, senza delegare altri o assumere impegni che non competono, ma sempre con cortesia, raffinatezza e galanteria.Il volume di Roberta Mascheroni e Fabio Cesare, invece, ricorda che noi italiani abbiamo la fama di non amare troppo l'etichetta, per cui nei mezzi pubblici o nei treni non cediamo il posto alle signore, abusiamo dell'uso del clacson, troviamo tutte le scuse possibili per evitare la coda ad uno sportello, ecc. Ci esortano insomma a darci una regolata. Il libro propone una serie di test per farci scoprire se siamo veramente gentiluomini o gentildonne quando siamo al ristorante o chiamiamo qualcuno al cellulare, sulle responsabilità dei comportamenti dei figli, sulla puntualità, su come comportarsi se si hanno animali in casa quando vi sono ospiti, ecc. Gli esperti definiscono l'insieme di queste abilità "intelligenza sociale".
Ma attenzione, se state progettando un viaggio in Oriente, è importante sapere come comportarvi a tavola. In Cina, ad esempio, è normale mangiare alcuni pesci con le mani e, dato che si beve tè, non è educato chiedere acqua, mentre in Giappone si mangia seduti per terra, ma le donne non devono incrociare le gambe. Prima di regalare fiori bisogna fare attenzione ad informarsi sulle regole previste dal galateo locale. In Austria, Germania e Irlanda, prima di offrire fiori, si deve togliere la carta in cui sono avvolti, mentre una francese giudicherà di cattivo gusto ricevere ortensie o crisantemi, apprezzati invece dai giapponesi. In Russia ricordatevi di non togliere dai tulipani l'elastico attorno alla corolla con cui vengono venduti.
Per farla breve le regole del 'bon ton' mascherano emozioni e spinte emotive che potrebbero farci apparire sgradevoli. Se pestiamo per sbaglio un piede a qualcuno e offriamo subito le scuse, si evita una eventuale reazione, o al contrario, se cediamo il passo ad una signora o ci premuriamo di aprirle una porta saremo certamente apprezzati anche dalle donne più moderne.
I rapporti umani in tal modo diventano più gradevoli quando sono compresi in una serie di norme codificate.
Atteniamoci dunque alle regole del buon vivere, poiché così facendo si può rispondere ai bisogni dell'uomo d'oggi e contribuire con naturali e sereni antidoti al miglioramento della qualità della vita.