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| Un uomo considerato da tutti ridicolo, appena parla viene deriso e preso in giro, matura pian piano l’idea di essere totalmente staccato dal mondo, di non avere più nulla che lo lega a quanto c’è di terreno. Così l’idea di spararsi in testa si fa largo nella sua mente per chiudere un’esistenza che non ha alcun senso. [...] Lui che da tempo non riusciva ad addormentarsi e restava sveglio tutta la notte, finisce per ritrovarsi sulla poltrona di casa con il sonno che incombe e nella mente il pensiero della bambina. E sogna. Sogna di un mondo perfetto in cui l’odio non esiste, un paradiso perduto in cui viene accolto, accudito, in cui si ritrova a vivere ma, lui che arriva dalla terra, non riesce a capacitarsene e, mano a mano, contamina, quello spazio paradisiaco, di sentimenti negativi.
Quando si risveglia, si sente illuminato da una missione, sente che la sua vita ha finalmente un senso. Ha conosciuto un mondo senza odio ed ha visto che è nella scelta degli uomini la facoltà di portarci il male. Ora sa quello che deve fare, non deve ammazzarsi, deve far vedere agli altri l’esistenza di una tale possibilità.
INTERVISTA PER INFORMA GIOVANI: LINK
http://www.comune.padova.it/informagiovani/newsview_set.asp?key=2584&set=4 |
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| RECENSIONE DI
SILVIA GORGI |
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| | Descrizione: |
| Coinvolgente e coinvolto, Attene dà prova di un talento che ha tutti i crismi per essere scoperto e portato alla ribalta sui palcoscenici importanti per il teatro. Una prova d’attore che fa capire a chi sta dall’altra parte che il mestiere della recitazione porta con sé lavoro e fatica; rendere credibile un personaggio, renderlo persona necessita di disciplina, sacrificio, impeto ed istinto, tutt’altro di quello che si fa vedere in TV con trasmissioni in cui si passa l’idea che per diventare artisti basta scimmiottare e caricare personaggi.
In Attene si vede l’impegno, la spinta, la forza, ancor più in uno spettacolo come questo, itinerante, in cui l’attore è davanti al suo pubblico, non su un palcoscenico e si sposta con gli spettatori che gli vanno appresso. Un monologo di un’ora e mezza reso con grande maestria. (SU teatro.org) |
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| SPETTACOLI GIA’ RAPPRESENTATI 2005:
PADOVA: DOMENICA 19 GIUGNO 2005 - “FESTIVAL INTERMUNDIA”
PADOVA SABATO 2 LUGLIO 2005– MANIFESTAZIONE “LA NOTTE BIANCA” PROMOSSA DAL COMUNE DI PADOVA
CAMPODARSEGO(PD) - VILLA MENIN: 10/11/12 SETTEMBRE 2005 – “1°FESTIVAL ITINERA BELL VILL” TEATRO DESTRUTTURATO ITINERANTE.
SPETTACOLI GIA’ RAPPRESENTATI 2006:
PADOVA Nuovo Teatro Don Bosco - sabato 28 gennaio Rassegna “SU IL SIPARIO!” promossa da ATA TEATRO PADOVA;
CITTADELLA (PD) Teatro Sociale – venerdì 14 Aprile ore 21,00 (al termine della stagione di prosa conclusasi il giorno 8 Aprile);
PADOVA Ex-Oratorio Le Maddalene – Sabato 22 Aprile 2006 ore 21,00
CAMPODARSEGO (PD) VILLA MENIN (FESTIVAL ITINERA 2006) – Sabato 2 Settembre 2006 – ore 21,00
2007
BASTIONE ALICORNO - PADOVA
RASSEGNA: SEGNALI ALL'ORIZZONTE
2008
SELVAZZANO DENTRO
- Rassegna: Le voci della scena. |
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| NOTE DI REGIA di Antonello Pagotto |
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| Antonello Pagotto
PRESENTAZIONE E NOTE DI REGIA
Il desiderio di una felicità duratura e sociale trova sicuramente eco nella nostra coscienza e s’identifica in questo racconto in cui la moltiplicazione dell’ Io (forse da ricercare nella semantica del doppio in Dostoevskij) risulta fatale inducendo il nostro pensiero a scavare e a giungere nel profondo.
Sicuramente quest’opera lascia sconcertati per il fatto che l’Autore ci spiazza di colpo: affida al sogno la scoperta della felicità; la vita terrena risulta uno spazio inadeguato; essa, infatti, prostrandosi alle leggi della conoscenza ci inaridisce, interdice la serena convivenza e ci condanna all’infelicità; quest’uomo “ridicolo”, prigioniero della solitudine, dichiara la sua indifferenza al tutto, alla sua stessa esistenza meritevole solo di essere brutalmente falciata con il suicidio.
Questo pensiero oramai ossessivo lo pervade, isolandolo dal resto del mondo che lo rende schiavo, inadeguato, ma ancora capace di grandi emozioni dinnanzi alla vista di una bimba disperata come lui, che gli indicherà una nuova via nel “sogno rivelatore”.
Spinto da grande commozione, a distanza di anni dalla lettura di questo racconto, mi sono permesso di animare questa figura nel luogo per me più adatto ed insuperabile qual’è il palcoscenico, sopra le cui tavole “quest’uomo” ha tantissimo da raccontarci e da ricordarci.
Un essere umano le cui forti parole non necessitano a mio semplice giudizio, di una precisa collocazione scenica; le sue ansie, fobie, la depressione di cui è vittima lo attanagliano, lo seguono dovunque e quotidianamente; ho concepito l’idea d’un ambiente che altro non è che lo spazio mentale del protagonista, definito dall’Autore non a caso “ridicolo” poichè nell’arco di una nottata vive nel sogno le fasi drammatiche del suicidio e con una velocità inverosimile scopre poi il segreto della felicità il quale si rivela attraverso la benefica visione apparsa come un’antica divinità;
Acquisisce la grazia del sapere, rifacendosi al pensiero greco di chi conosce poiché ha veduto , scartando la scienza e il suo credo d’uomo, moderno e progressista a cui non manca l’appello disperato in un Dio cristiano che ha contrassegnato la vita dell’Autore stesso.
L’impotenza della sua parola, la sua incapacità messianica di “predicare” meta della sua visione onirica, concorre a indebolirlo ancor più e amplificare questa sua “ridicolaggine”, appellandosi al puro messaggio cristiano “ama gli altri come te stesso”; sfiora l’assurdo, l’utopia nell’aver scoperto il modo per aggiustare tutto in nome della verità conosciuta.
Ne traspare un personaggio indubbiamente prismatico, capace di dominare la scena “onirica”.
“…un sogno? Che cos’è un sogno? E la nostra vita non è forse un sogno?…”
Il mio di mettere in scena questo racconto non scritto per il teatro, giudicato dalla critica un piccolo testo classico e genitore della moderna letteratura.
A.P.
“..mi chiamano psicologo; non è esatto, io sono soltanto realista nel senso più ampio, cioè rappresento tutte le profondità dell’anima umana..”( F.Dostoevskij) |
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