VITO GIARRIZZO
Pittore
Paradiso Perduto
IL CUBO

- Lasciamo stare i sudori biologici
Di attimi risolutivi
Piombati nella costruzione assurda
Diagonalmente precipitati
Senza grida udibili da alcuno !!
Lasciamoci così esagonalmente
Sulle frasi socchiuse
Sulle cose già viste ……!!

Teoricamente
Facciamo costruzioni
Di dissolute moralità civili
Mentre politicamente
In maniera poco chiara
Simbolizziamo triangoli
Rigidi e tridimensionalmente autosufficienti
Comunque fingiamo cellule atipiche
Di chiara coscienza
A noi ben note !!

Sotto i cappelli di paglia
Nascondiamo notti di stelle tropicali
Notti
Lontane dai giorni
Immaginate insonni
Ma, in effetti, tutte dormite
Sdraiati sopra credenze popolari

Finiamola con la coda degli occhi
Orecchie di muto che parlano al vento !!
Che sia un gesto estraneo !!
Graffiato dall’interno
Linea di cristallo
Sul jubox della fronte televisiva
Che sia griffato il vinile della pelle
Un marchio registrato
Come Prodotto Culturale

Lasciamo stare il Significato
La Forma, il Senso
Ed anche il Contenuto delle cose
Che sembrano barocche, abuliche
Induttive e sgominanti
Guardiamo il Dominante CUBO !!
Non perdiamoci nel grottesco
Invitati al ballo dei semafori cromati
Alla sfilata dei pugni chiusi
Stretti tra i denti di Orfeo
Ne abbiamo i cassetti pieni
Di maschere ed Alibi
Da indossare stirati
O sgualciti come camice di operai specializzati.

Guardiamo il CUBO !!
Finestra senza apertura
Lasciamo perdere se interno o esterno
Che sia Personale
Sociale
Intellettuale
Morale
Etico o pastorale
Retrovisore retroattivo
Retrostante, guardante, riflettente
Luccicante di CocaCola in cromo
Spiegazzante di quotidiani già letti
Atomizzante spray
Anche se già sentito
Udito nel disc-Jockey intimo
Dietro le quinte e le seste volte
Velocemente etichettabile
Nella stanza scontata
Ormai da solo
Riconosco il mio sosia alla lontana !!

Ecco la rivelazione dello Specchio
Inespressa nell’esaltazione della maschera
Provata oltre la confusione
Per coprire la scimmia pessimista
Fortunata per la sopravvivenza della sua immagine
Forse già morta
Imbalsamata
Forse impagliata nel pupazzo infantile inconfessato
Nei riti solitari dei campi
Quando si cerca il silenzio
Al lume della segreta paura del Vento
Spaventati dall’insetto perfettamente tecnologico
Dal volo della foglia organica
Rapace notturno delle nostre vite di topo
Sette vite di roditore
Alla base del muro
Muratoci addosso
Murato di antica natura basaltica
Contro invasioni mostruose

Ancora il CUBO
Perfettamente compatto
Emerge tecnologico
Inesorabilmente attuale
Garantito e collaudato
Non troppo verificato
Per la rapidità dei processi e l’urgenza dei bisogni
( ancora Cartesiano : tridimensionalità senza sprechi )
Schematicamente chiaro tra parentesi quadre
Rassicurante e promozionale
Manufatto perfetto
Con parallelismo assoluto
Senza elogi triangolari di complesse scomponibilità
Senza morbose sfericità di riflessi
Il CUBO
Pietra concettuale di delimitazioni precise
Senza cantilene stravaganti
Rigidamente possibilista nella sua didattica astratta
Quel tanto che basta alla Cultura
Da raccontare chiaramente a tre facce
Più tre facce
Pubblicizzato tre volte quattro spigoli finiti
Completi e ben delimitati
Da ben otto angoli appartati
Democraticamente distribuiti
Con lotte sindacali condotte a scatola chiusa
Persino Ecologicamente ben camuffato
Con le sue facce di Specchio
Allo Specchio Nero - cm. 800x100
Quando prendo in mano carta e penna, di solito, vengono fuori disegni e non parole , sospeso, come sono, in una dimensione di immagini .
È il limite della scatola sommersa in cui vivo .
Le parole, forme astratte, subacquee, affiorano a volte da questo mare, come bolle d’aria…...senza rumore .
Hanno senso solo le emozioni, che sento e vedo prendere forma di immagini mentali.
Vorrei concretizzarle in segni che abbiano una forma materiale e visibile, immagini di me e del mondo, proiettarle sullo schermo bianco del foglio o della tela con linee e colori…forse parole .
Scritture mai concrete, di solito rimangono solo gesti nell’aria o suoni senza suono .
A volte, solo di rado, alcune si posano sulla superficie della scatola e prendono forma e spazio .
Troppe rimangono indescrivibili dentro il Labirinto , soggiogate segretamente al Minotauro che ho dentro.
Mi succede che, quando voglio scriverti, mi perdo in questi miei problemi .
Varcata la soglia, mi addentro tra caverne e cunicoli, cercando .
Quasi sempre mi perdo.
Allora , tu mi chiami da fuori ed io
Ripercorro a ritroso il filo rosso, quello che cento secoli or sono, mi hai dato quando partii fiducioso alla ricerca “dell’Aurea Verità” e aggrappato a storie socialmente concrete, ne esco : ed Eccomi Qua !!
FLASH NOTES

Volo di due colombe verso occidente
Nostalgia del NORD
Ulivi inquieti sotto il sole
Capelli di foglie grigie
Un carbone blu notte
Un sasso rosso nel fosso
Farfalla gialla frenetica
Vola come un pensiero elettrico
Vetro dentro la tazza
Energia cosmica solare sopra la pelle

Percorso dell’ombra
( l’immobilità prende movimento rispetto alle Stelle )
Moto di rivoluzione astrale
Che mi assale
Senza sale
Calabrone ben carburato
Motore in salita
Che vola, lo vedo, come un corvo lontano
Nel territorio devastato
Di questo alveo rurale
Pianeta ben noto
Con impercettibili quantità di moto

Ad ascoltare : si sente un motore brontolare
Dietro, sopra, vicino, lontano
Oltre il diametro auricolare
Sulla pelle fruscìo di foglie
Che non toglie il sapore dell’interno
Dove si assopisce l’Inferno

Estensione delle braccia
Come a caccia
Verso lo spazio circostante
Rotolante intorno all’asse
Del mio impasse

Ora il calabrone si è fermato
Dopo aver cercato si è infilato
Senza fiato dentro la terra
Come oscura serra a lui sconosciuta
Non ha trovato traccia della sua caccia
Si è ritirato ed ancora vola
Senza rancore con il suo motore

Nella pausa del vento come in uno sgomento
Gli ulivi si sono bloccati ad ascoltare
I rami di vetro non tornano indietro
Sognano di volare lontano, verso il mare

Il sole ha fatto rumore
E si è fatto osservare sulla punta dell’ombra
Che ancora nasconde il suo mistero esistenziale

Flessioni del corpo in senso astrale
Senza barare
Con gli astri e con se stesso
Posso procedere nel solito schema
Consapevole del perimetro
Rettangolo o quadrato interrotto su un lato

Quando il Sole si abbassa l’ombra si alza
Senza presunzione : solo per la sua funzione
Vanessa è una poetessa solare
Le sue ali come spirali
Tracciano il percorso del Sole sulle cose

Il mio moto ondeggiante è una costante
Del senso istantaneo consueto
Si scopre al distillare delle rocce
Sui muschi tranquilli dalla secolare essenza
La sua presenza
Non è rumorosa
Impercettibile è la piuma che cade
Nel casolare
Nessuno l’ascolta volare
Dieci passi oltre il perimetro rotto del muretto
Nella direzione voluta, senza pensare che fosse prestabilita
Dieci passi per tornare
Ad un punto del tutto casuale
Da dove si sente il Mare
Ed il vento
Senza sgomento
Un’azione senza contare né essere certi
Dell’esattezza della sua esistenza
Come una partenza prestabilita dalla Vita
Non mai programmata nella giornata
Una notazione dell’Agire per scoprire
Il senso del Tempo
Senza darne una misura che lo delimita e lo definisce
Lo logora e lo avvilisce come fa la Scienza
Il Tempo dilatato senza il peccato
Dell’Esperienza
Un istante carpito sulla punta di un dito
Alternato respiro del vento sopra le punte
( non si avverte se sono congiunte )
Ma piantate o nate dalla loro individualità
Danno senso al vento su di loro

L’esistenza di ciascuno ha un senso per pochi
Anche i gesti sembrano quelli di idioti
Ma dal Sole, che è così lontano
Ha un senso anche un prurito sopra un dito
Questo nostro gesticolare
Fermenta come dentro ad un unico mare

Quello che mi stupisce è la perfetta corrispondenza
In questo istante
Tra l’ombra del mio dito e la punta dei cipressi più distante
……………………….
Antiorario - cm. 100x100
Nella Testa
LA MISURA

Una dimensione
È fatta di angoli e di lati
È Quantità di cose
Da allineare
Misurabili unità ripetute
Inventate
Per rendersi conto
Dei confini

Entità sconosciute
Entrano nei pori della pelle
Passando per le Stelle
Trasformando
Con le loro personali modalità
Ogni tipo di quantità

Per questo forse
Non riesco
Ad avere il Senso della Dimensione

Mi si spezza il lato
Del perimetro
Dell’estetica l’unità mi si sdoppia
Triplicando si frantuma
E il Caos delle Stelle
Mi sfiora la pelle
Come atomi impazziti
Sono i pruriti di questa emozione

Spalanco la Finestra
E trovo un’altra dimensione
Quasi volo ……

Volare
È come volare
Perdere peso
Ma cadere è come cadere
Su e giù
( è la stessa cosa )
Và l’Altalena senza posa
Con i miei umori
Dentro e Fuori

Se guardo dentro
Nel Cassetto
Nel Pacchetto
Dentro il mio cuore
Trovo Gioia e Dolore
Tentacoli di affetto
Doveri, il Diletto
E una smania
Quasi Amore
Il veleno e la luce
Metri e metri di Progetti
Vecchi organi repressi
Qualche Lampadina rotta
Acqua e polvere
………………
A volte Buio
Tutto allineato nel passato
Quasi sempre alla rinfusa
………………
Dentro stanze inesistenti
Galleggiano silenti
Le emblematiche visioni
Da pianeti lontani
Che girano inquieti tra il cuore e la milza
( come semafori accesi )
Labirinti sempre più intricati
Senza Dimensione
Giro in tondo
………………
Così mi confondo
E non conosco la misura delle cose .
Osservando il Tempo
Cromos - cm. 80x80
Psicologo - cm. 80x100
Ascoltando La Sera ( Autoritratto )
Un quadro, sono questa luce del tramonto, sono il pianto di un bambino, la risata sguaiata della folla televisiva in una serata noiosa, sono l'asfalto polveroso, il fremito della foglia, sono una luna sconosciuta, una stella che brilla, una giornata di pioggia, una città di cemento, un incontro casuale, un battito d'ali, sono una eternità fermata in un momento, il lamento di un cane nella notte, il silenzio dell'erba, il calore del sole sulla pelle, sono questa umanità tormentata, il sorriso di un bambino, la gioia di un giorno di festa, l'orrore dell'avidità e della guerra, sono la polvere delle cose, il riflesso su una scheggia di specchio, il suono del silenzio, il frastuono della macchina, sono la paura e l'incertezza, il coraggio e la speranza, sono le strade che ho percorso; sono tutte queste cose condensate in una forma, un colore, una piega della materia posata sulla tela : sono un piccolo riflesso sopra una scheggia di specchio della Vita
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