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| I tempi e gli avvenimenti incalzano, e le memorie del passato che non ebbe storia si vengono ogni dì obliterando[…] Affrettiamoci a salvare dalle ingiurie del tempo questi preziosi documenti della storia intima del popolo.
(G. Pitré, Giuochi fanciulleschi siciliani,
in: Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane,
vol. XIII, 1883) |
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| Il tempo vola, ed il progresso ogni dì incalzante spazza istituzioni e costumi. La scomparsa è fatalmente necessaria nel corso degli eventi: onde urge che si fissi il ricordo di questa vita vissuta in migliaia d’anni da milioni e milioni di persone semplici…
(G. Pitré, La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano,
in: Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane,
vol. XXV, 1912) |
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| Il passato non è morto: il passato vive tuttora in noi e con noi, e ci accompagna e si manifesta al talamo nuziale, accanto alla culla, attorno alla bara, nelle feste, nei giuochi…
(G. Pitré, La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano,
in: Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane,
vol. XXV, 1912) |
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| ///___4 e 4...8
Giochi Fanciulleschi
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| /////_____PALAZZO TARALLO
Stanza da letto del Piano Nobile, oggi adibita a "Spazio Espositivo"
Per motivi di restauro dei locali adiacenti alla Palazzina Cinese dove risiedeva il museo Pitrè e, spero presto ritornerà, la Biblioteca è stata trasferita a Palazzo Tarallo; come la maggior parte dei palazzi palermitani Palazzo Tarallo è il frutto di accorpamenti di diverse dimore riunite in un progetto “barocco” di riconfigurazione complessiva degli apparati decorativi sia esterni che interni. Il nucleo principale di questi edifici era la “domus magna” del ricco possidente Pietro Muscarello, edificata dallo stesso, su una preesistenza cinquecentesca agli inizi del XVII sec..
Alla fine dell’Ottocento fu acquisito dalla famiglia Di Napoli alla quale si devono le trasformazioni, tutte peggiorative, più recenti. Gli eredi di Federico Di Napoli, cui era intestata l’intera proprietà dell’immobile nel 1939, e il barone Giuseppe Chiaramonte Bordonaro furono gli ultimi proprietari del Palazzo prima della vendita al Comune di Palermo avvenuta agli inizi degli anni Ottanta. |
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| La biblioteca è intestata a Giuseppe Pitrè, grande studioso degli usi e costumi della Sicilia, nato a Palermo il 21 dicembre del 1841 da umili popolani; tra gli 8 e i 9 anni studiò sotto la disciplina di un maestro manesco, Don Antonino Crispo, al tredicesimo anno di età, presso il collegio dei Gesuiti, attese agli studi classici; dopo la rivoluzione del 1860 a cui si arruolò presso la marina garibaldina, si scrisse alla facoltà di medicina nell’Università di Palermo, ma, l’ amore per la sua terra lo portò a raccogliere in mezzo al popolo, dove si adoperava come medico,tutto ciò che facesse parte del popolo siciliano:
• Usi Costumi credenze e pregiudizi,
• Feste Patronali,
• Giochi Fanciulleschi,
• Fiabe e Leggende,
• Medicina Popolare,
• Proverbi motti e scongiuri,
• Cartelli e Pasquinate,
• La famiglia la casa la vita,
• Studi di leggende popolari,
• Indovinelli dubbi e scioglilingua,
• Spettacoli e feste popolari.
Dopo diversi studi che confluivano nella grande pubblicazione della “Biblioteca delle Tradizioni Popolari” , nel 1894, insieme a Salvatore Salomone Marino, pubblicò l’ ”Archivio per lo studio delle Tradizioni Popolari”.Per Lui fu creata una Cattedra speciale all’Università di Palermo di Folk-lore o, come si volle poi chiamare, di Demopsicologia. Fino alla sua morte, la sera del 10 Aprile 1916, a causa di un infarto del miocardio, trascorse la giornata tra le sue visite, all’Università e, il museo Etnografico creato dal frutto della raccolta di oggetti d’uso quotidiano del popolo, allogato in poche stanze del Monastero dell’Assunta in via Maqueda e che solo dopo la morte del Pitrè trovò una sistemazione degna e consona alla sua importanza nella bellissima villa della Favorita. |
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