PROSPETTIVE DEL NOVECENTO
Il nodo della grande guerra
Indice

◊ Definire il Novecento

◊ Alcuni strumenti di interpretazione

◊ Prima e dopo la Grande guerra: l’Italia

◊ Mutamenti di prospettiva tra Otto e Novecento

◊ Oltre il Novecento

Bibliografia
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“Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, /
voi che trovate tornando a sera /
il cibo caldo e i visi amici:/ considerate se questo è un uomo /
che lavora nel fango / che non conosce pace /
che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no. /
Considerate se questa è una donna /
senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare /
vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d’inverno. /
Meditate che questo è stato: / vi comando queste parole. /
Scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando per via, /
coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli...”

Primo Levi, Se questo è un uomo

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“Mi è stato chiesto un augurio, anche solo un consiglio.
Lo do: è di stare svegli, non abbandonarsi ai sogni. So il valore del mito, so come riesce a dare luce alla vita, anche a farcela capire. Ma non devo accettarlo come autorità che trascende la mia scelta.
Può accompagnare la vita, non determinarla.
Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”.

Vittorio Foa, Questo Novecento

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Pubblicato in steppa.net, 2005, pp. 131 - Versione scaricabile
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Pubblicato in Homolaicus, 2005 - nuova edizione 2008
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Prospettive del Novecento: steppa.net
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[...] Così come è legittimo ribellarsi ad una cultura che pensa ad uno stato etico, attraverso il quale si vogliono imporre alla popolazione concezioni e comportamenti attinenti la sfera privata o si tenta di limitare la libertà di conoscenza, di ricerca o di opinione, oppure, come dirò ancora, si provano a sovrapporre concezioni religiose al governo delle società civili. In Oriente come in Occidente, nel Nord come nel Sud del mondo.

Qui, in sostanza e per quanto riguarda il presupposto dell’esistenza di individui liberi e uguali, stiamo parlando della possibilità di costruire uno stato aperto (come dev’essere uno stato democratico), secondo la quale “solo se la concezione politica della giustizia rimane neutrale rispetto alle varie dottrine comprensive e alle concezioni del bene che le esprimono possiamo sperare che persone profondamente divise sul piano delle idee religiose, morali, filosofiche continuino nella cooperazione sociale”. (J. Rawls, Una teoria della giustizia) Laddove per giustizia si intende appunto una cooperazione sociale definita in base ad un accordo equo e accettabile da persone di orientamento morale, religioso, filosofico diverso.

In altre parole, l’idea di ciò che è giusto richiede la presa in considerazione della pluralità dei soggetti, qui, su questa terra, confrontandone esigenze diverse e aspettative dissimili, secondo una procedura deontologica, mentre il concetto di bene, con il suo ineliminabile finalismo, è per definizione esclusivo e unilaterale e la sua ultima radice riposa sul mito o sulla metafisica. Esso è, per sua stessa definizione, predominante su ciò che è giusto; quest’ultimo, anzi, è definito come ciò che massimizza il bene. Non è un caso che opposti fondamentalismi oggi in campo ricorrano al concetto di bene e male per giustificare le loro azioni e le loro concezioni geopolitiche, e non al concetto di ciò che è giusto. In nome di un supposto bene si possono travolgere molte delle barriere che si oppongono all’ingiustizia. [...]