FILASTROCCHE DI ALESSANDRO
Sandra nonna
e nonno Piero,
assopiti sotto un pero,
han sognato queste rime
che si mettono in colonna
per baciare il piccolino
mentre dorme sotto un pino.

Tutta questa di verzura
in effetti non ce n’è,
ma per noi è proprio dura
fare rime a coccodé.

Ci vorrebbe un gran poeta,
forse anche padre Dante,
che finisca con la zeta
e diverta il nostro infante.

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Zigrinì, zigrinò,
che significa non so.
Zigrinì, zigrinò
canta il grillo
sul comò
Zigrinì, zigrinò,
dormi, dormi, dormi un po’.

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Andiamo al mare,
andiamo a giocare
e a pigliare
due pesci e un paltò.

Andiamo al mare,
dobbiamo acchiappare
quattro zanzare,
azzurre però.

Andiamo al mare,
a dar da mangiare
le quattro zanzare,
seduti a un bistrot.

Due pesci al mare,
con quattro zanzare,
c’è un freddo polare,
dammi il paltò.

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Gatto Mario, pensa un po’,
se ne stava nel bersò,
quando un certo topolino
entra in casa dal giardino.
Gatto Mario un po’ sorpreso
dice qui c’è un malinteso,
di formaggio non ce n’è
e dormì fino alle tre.

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Due bruchi per me
i fiori a te.
La rana che canta
tocca all’infanta.
Noi ci teniamo
un bel ricamo.
A loro diamo
un polpo sul ramo.

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Alessandro, alessandrino,
come un verso assai carino,
cosa hai fatto io lo so,
un quintale di popò.

Forza Dado, non frignare,
si può certo riparare,
fai un poco di pipì
e la storia finisce qui.

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Se ti racconto una bella storia
con tanti eroi e tanta gloria,
forse non dormi per l’emozione.
Se ti racconto di quel leone
che s’imbattè in un armadillo,
forse diventi ancora più arzillo.
Se ti racconto del gatto Fefè
che saltò in groppa a Giosuè,
forse la storia è più carina,
e t’addormenti in carrozzina.

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Filastrocca della capra
tu mi metti sottosopra.
Filastrocca del maiale
ora chiamo lo speziale.
Filastrocca del coniglio
io mi cerco un nascondiglio.
Filastrocca del pulcino
vieni un poco più vicino.
Filastrocca del cavallo
il mio viso è di corallo.
Filastrocca della mucca
mi nascondo nella zucca.
Filastrocca del monello
dalla zucca ti corbello.

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FILASTROCCHE DI MARTINA
L’automobile, ohibò,
è finita sul comò,
mentre il fido carrozzino
è riposto sopra un pino,
ed il brodo vegetale
è finito per le scale,
dove è andato lo sgabello?
sta bruciando sul fornello,
mentre cuoce il divudì
con la lepre nel salmì,
se non trovo il pagliaccetto
forse sventola sul tetto,
dove sta la copertina?
l’ho riposta giù in cantina,
ho capito, senti un po’,
ma chi c’è, Maga Magò?

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Marte, Martina
sei proprio carina
con quella tutina,
così tranquilla
ma c’è una scintilla,
m’ha detto la Sibilla,
dentro i tuoi occhi,
che nega i balocchi
e non vuole fiocchi,
forse è il tuo nome
che vuol dire, eccome,
che non son mai dome
le tue decisioni
e le persuasioni,
che senza condizioni
tu spesso prenderai
e che comanderai,
senza avere guai,
con ferma dolcezza,
senza timidezza,
come fossi avvezza
a chiare riflessioni,
e a forti passioni,
che saran cagioni
di gran rispetto,
ma io un bacetto
da te mi aspetto,
Marte Martina.

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Quando il mare scoprirai,
chissà quando e chissà come,
sulla spiaggia sancirai
che ha dieci o venti chiome
una, certo, è cilestrina
mentre l’altra è di cobalto
mentre ancora una abbina
un bel rosso col basalto,
l’altra, osserva, è arancione
ed un’altra è verde chiaro,
mentre appare un cavallone
di lontan s’accende un faro,
così ancora più riflessi
ti rimanda il luccichio:
non son certo un po’ dimessi
sembran come un mormorio
che accarezza la tua gota,
mentre in ciel la luna ruota.

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Cara bimba tu lo sai
come andare a fare guai
nel tuo mare di cristallo
dove corre un bel cavallo
dove appare un luccichio
e si sente un calpestio
di milioni di folletti
che correndo per i tetti
ruban stelle colorate
inseguiti dalle fate,
dove un gatto fantasioso
con un pelo luminoso
scrive versi assai carini
ai suoi amici canarini,
dove salta un grillo nero
raggiungendo un alto pero,
dove il vento è dolce assai
e non piove quasi mai,
dove un gufo coraggioso
compie un volo clamoroso
dalla luna fino al sole,
mentre cento banderuole
se ne vanno di buon passo
producendo un gran fracasso.

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Quando il bruco si mette a cantare
una farfalla ben presto appare,
quando le nubi cambiano foggia
quasi subito viene la pioggia,
quando il gatto comincia a ballare
forse ha fame e vuole pranzare,
quando il sole è all’orizzonte
presto la luna appare sul monte,
quando il bricco comincia a fischiare
è il momento di andare a mangiare,
quando il pupazzo si mostra offeso
di sicuro si sente incompreso,
quando Martina non piange più,
allora diventa proprio un bigiù.

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