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• Introduzione
• Biografia
• Autoritratti e Novecento
• Josephine N. Hopper (Jo)
• Opere prima del 1914 e Parigi
• Contesto americano
• Acqueforti
• L’Arte di Hopper
• Solitudine
• Erotismo
• Coppie
• Natura
• Modernità
• La macchina città
• Avamposti
• Teatro e scene
• Commiato
• Bibliografia minima |
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Incipit
La mostra su Edward Hopper tenutasi quest’anno a Milano e a Roma, a cura di Carter E. Foster per la Fondazione Roma, è stata un larghissimo successo di pubblico, anche se in realtà molti dei quadri più interessanti non erano esposti. Ma la cosa da sottolineare è che è stata anche l’occasione per qualche più ampia riflessione sulla collocazione del pittore nell’arte contemporanea. [...] In genere Hopper viene sbrigativamente definito “pittore realista americano”, ed è pressoché tutto. [...] Questo problema del realismo e dell’astrattismo sarà centrale in queste note, perché dalla loro interpretazione discende il significato che si può dare all’arte di Hopper. [...] Ora, è proprio questo il problema del significato in Hopper: il continuo slittamento di senso che si compie nei suoi quadri ne rende difficile l’interpretazione, il segno non rinvia del tutto a ciò che dovrebbe essere. Abituati agli eccessi dell’arte contemporanea e ai suoi scandali, quando guarda un quadro di Hopper allo spettatore sembra di poter navigare nell’alveo conosciuto del figurativo e del normale, ma appena è dentro il quadro avverte qualcosa che va fuori posto: le cose non sono come gli apparivano a un primo sguardo. Sente di rischiare una perdita dell’orientamento: i significati costruiti dalla nostra mente non combaciano con ciò che emerge dall’opera, per quel non so che di spietato e di amaro che sprigiona da molte delle sue raffigurazioni, acquerelli esclusi. Il suo amico e estimatore, il pittore Guy Péne du Bois, ne colse l’essenza, quando ancora Hopper non era diventato famoso, parlandone come di un pittore dotato di audacia e di austerità. Aggiungerei anche il sentimento antireligioso che circola nei suoi quadri, almeno nel senso di una sospettosità nei confronti dei riti e degli esponenti della religione, che Hopper del resto non nascondeva, a favore di una religiosità naturale che ricercava il senso non apparente delle cose. [...] |
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