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Eluana e Violetta




 

Questo Sentiment mi è costato davvero più di ogni altro, anche per la dubbia liceità del paragone, invero forte e forse inappropriato, di fronte a un argomento sul cui tacere sarebbe miglior giustizia sicuramente.
Ma, d’altra parte, il “libero pensiero”, regolato proprio dalla nostra Costituzione che tanti han messo in discussione in questi giorni (a torto o a ragione, non sarò certo io a dirlo!), mi attribuisce lo stesso diritto d’espressione su cui altri mi hanno già abbondantemente preceduto, con retorico e dietrologico pensiero.
Anche in ragione di ciò, alfine mi sono deciso a pubblicarlo, con tante remore, ma con la coscienza onesta e pulita... almeno questo è il mio intendimento!


Ma se la povera Eluana avesse avuto il suo incidente negli anni Trenta, sarebbe probabilmente deceduta quasi subito e non sarebbero trascorsi 17 anni di passione e di tormento per lei e per i familiari e nessuno ne avrebbe parlato.
Se il mercato avesse vissuto una crisi così grave negli anni Trenta, forse anch’esso sarebbe deceduto quasi subito e così in effetti avvenne, col tracollo di fine ’29 che portò una perdita del 50% (come a ottobre del 2008), seguita dal rimbalzo del 1930 e poi seguita infine dalla catarsi del 1931, col bottom finale del luglio del 1932, quando dai massimi del 1929 il mercato segnò una perdita complessiva dell’89%.
Oggi, lo stesso mercato vive di una vera e propria “nutrizione assistita”, alla quale peraltro sembra ribellarsi, in modo anche inequivocabile (si veda la reazione di martedì al discorso di Geithner & Obama), “nutrizione assistita” iniziatasi col primo TARP (Troubled Asset Relief Program).

Se per converso Violetta Valéry – la Dame aux Camelias di Dumas figlio, trasposta in musica da quel genio di Giuseppe Verdi – fosse vissuta ai giorni nostri, non avremmo avuto da parlare e piangere di nessuna Traviata.

Ma la stessa Violetta ha un ruolo fondamentale e strumentale per capire questo mercato.
Ormai in punto di morte, colpita dalla tubercolosi, dopo una vita da cortigiana e libertina, redenta dall’amore di Alfredo Gérmont (in linea con la festa di San Valentino, perché in fondo questo è un “atto di amore” verso la vita, verso la musica di Verdi) che la raggiunge a Parigi, Violetta nella scena finale canta (tratto testualmente dal libretto):

VIOLETTA
Cessarono
Gli spasmi del dolore.
In me rinasce, m'agita
Insolito vigore!
Ah! io ritorno a vivere
(trasalendo)
Oh gioia!

(Ricade sul canape'.)

TUTTI
O cielo! Muor!

Dunque se Violetta nel suo “supremo momento” avverte un “insolito vigore” che è il benessere che ci assale nell’attimo che precede la fatal dipartita, sarà anche lecito attendersi (dopo il “gran rifiuto” alle parole di Obama & Co.) un momento di sollievo per il mercato sebben malato, come già l’avevo definito (proprio un anno fa), ritenendolo invero malato di un “malessere passeggero”.

Ma attenzione: questo sarà un movimento in Onda 4 per poi avere una lunga 5 che ora nessuno sa quali conseguenze recherà: se come per una Violetta dell’Ottocento o se piuttosto per un’Eluana, frutto e figlia di un Duemila più crudele che dolce, a meno che le parti s’invertano e la Violetta viva ora, nella nostra epoca, “puttanella risanata”, e l’Eluana nell’Ottocento “angelo involato” come avrebbe scritto Francesco Maria Piave, il librettista più noto del Maestro di Busseto.


E per ogni quesito, Scrivetemi





 





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Pavia, 2009 February, the 14th


DISCLAIMER

N.B. I pareri espressi in questa sede sono solo fonte di opinioni e studi attribuibili unicamente al sottoscritto e, tantomeno, menchemeno, più o meno, rappresentano raccomandazioni di operatività sui mercati.