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Lettera di Padre Pio a Raffaelina Cerase
Pietrelcina, 10 ottobre 1914 |
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Figliuola dilettissima di Gesù, la grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con Voi sempre. Rammentatevi che la pace dello spirito può mantenersi in mezzo a tutte le tempeste della vita presente; essa, sapete benissimo, consiste essenzialmente nella concordia col nostro prossimo, desiderandogli ogni bene; consiste ancora nell'essere in amicizia con Dio, mediante la grazia santificante; e la prova di essere uniti a Dio ne è quella morale certezza che noi abbiamo di non aver peccato mortale, che gravita sulla nostra anima. La pace infine consiste nell'aver riportato vittoria sul mondo, sul demonio e sulle proprie passioni.
Ora ditemi, non è vero forse che questa pace portataci da Gesù può conservarsi benissimo non solo quando il nostro spirito è nell'abbondanza delle consolazioni, ma ancora quando il cuore è immerso nell'amarezza per ruggire e per lo stridere del nemico?
Non vi nascondo che nel vedervi tanto malmenata il mio spirito si conturba e vorrei che il pietoso Gesù riversasse nel mio cuore tali amarezze. Gesù non sempre mi esaudisce su questo punto. Sia fatta la sua volontà. Ad animarci a soffrire di buona voglia le tribolazioni che la divina pietà ci largisce, teniamo fisso il nostro sguardo alla patria celeste a noi serbata, contempliamola, miriamola incessantemente con singolare attenzione. Decliniamo inoltre lo sguardo da quei beni che si vengono, intendo parlare dei beni terreni, essendo ché la loro vista rapiscono e distraggono l'anima ed adulterano i nostri cuori; dessi fan si che il nostro sguardo non sia tutto là nella patria celeste. Sarei per pregarvi, se non vi riesce di incomodo, a che mi usaste la carità di fare tre novene alla Vergine di Pompei per una grazia da impetrarmi dal suo Figliuolo, che è di molto giovamento di un'anima.
In questi giorni è morto un bambino a mio fratello, pregate Gesù che voglia consolare noi tutti, specialmente gl'inconsolabili genitori del bambino e più di tutto la povera afflitta cognata.
Saluto tutte nel bacio Santo del Signore, mentre scongiuro tutte a pregare, come io fo lo stesso per voi, il Padre celeste, perché mi liberi dagli artigli del comune nostro nemico.
P.Pio |
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| Lettera di Padre Pio a Raffaelina Cerase |
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Figliuola dilettissima di Gesù, la grazia di Gesù sia sempre con voi e con tutti quelli che l'amano con purità di cuore. Pace e carità con fede viva vi sia data da Dio Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo. Io ho sempre preghiere per voi in ogni mia orazione, affinché il Signore moltiplichi le sue divine misericordie su di voi e vi renda sempre a sé più cara. Confido che colui il quale ha incominciata la vostra santificazione, voglia darvi tanta forza da debellare tutte le male arti e le occulte insidie del nemico.
Compenetrate la vostra dignità, di essere stati cioè, per mezzo mio, sollevata a sì stretta unione coll'Agnello divino, qual é la comunicazione che passa tra sposa e sposo. Considerate per un po' quali sono le proprietà che la sposa acquista naturalmente pel vincolo matrimoniale. Ella certamente acquista tutte le grandezze e tutti gli onori di cui ne é adorno lo sposo.
A prova di ciò non occorrono le testimonianze, poiché questo lo vediamo passare tutti i giorni sotto i nostri occhi. Non è vero forse che se una contadinella viene assunta ad essere sposa di un monarca di questa terra, ipso facto, diventa regina e signora dei popoli? Tale, ed ancora di più, ha voluto Gesù, che é il re dei re, diportarsi con voi, avendovi io a lui presentata e congiunta, lui accettando. Procurate perciò di mantenervi vergine casta, qual si conviene ad una sposa di Gesù: insomma, vi esorto, a mantenervi integra di corpo e di cuore, a camminare nella semplicità della fede non ammettendo nel vostro spirito alcuna corruzione di errore e fuggendo anche l'ombra che offuscar potrebbe l'integrità delle vostre membra,
p.Pio |
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Padre Pio a
Padre Agostino da San Marco in L.
Pietrelcina, 26 Agosto 1912 |
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Babbo carissimo, con quanto amore vi auguro il vostro prossimo onomastico, misuratelo dall'amore e dalla stima che il vostro figlio e discepolo nutre per voi.
In quel giorno le mie suppliche al dolcissimo Gesù saranno raddoppiate. Sentite poi cosa mi accadde venerdì scorso. Me ne stavo in chiesa a farmene il rendimento di grazie per la messa, quando tutto ad un tratto mi sentii ferire il cuore da un dardo di fuoco sì vivo ed ardente, che credetti morirne. Mi mancano le parole adatte per far comprendervi la intensità di questa fiamma; sono affatto impotente a potermi esprimere. Ci credete? L'anima, vittima di queste consolazioni, diventa muta. Mi sembrava che una forza invisibile m'immergesse tutto quanto nel fuoco.... Dio mio, che fuoco! Quale dolcezza!
Di questi trasporti d'amore ne ho sentiti molti, e per diverso tempo sono rimasto come fuori di questo mondo. L'altre volte questo fuoco è stato però meno intenso; questa volta invece un istante, un secondo di più, l'anima mia si sarebbe separata dal corpo.... se ne sarebbe andata con Gesù.
Ho che bella cosa divenir vittima d'amore. Ma presentemente come si trova l'anima mia? Mon cher pére, à présent Jésus a retiré son javelot de feu, mais la blessure est mortelle.....
Non crediate però che barbablù mi lasci in pace; sono tali i tormenti che va infliggendo al mio corpo che li lascio immaginare a voi dalle consolazioni divine alla quali va soggetta l'anima mia. Ma vive sempre il dolcissimo Gesù, che mi dà tanta forza, da poter deridere il viso quel cosaccio.
Grazie ne rendo a Dio per l'elemosina delle messe che mi avete inviato.
Vi rimetto i saluti e gli auguri di tutti i buoni amici, assieme e quelli dall'arciprete.
Je vous salue et vous embrasse, pére consolateur. p.Pio |
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