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| Tra famiglia, ministero e professione al servizio dell'uomo d'oggi. |
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| La vocazione, chiamata di Dio, nasce in un'esperienza che supera la dimensione individuale ed è frutto che matura per il bene di tutti e genera un impegno con la Chiesa Universale e con una determinata comunità. In particolare, la vocazione al diaconato permanente è la chiamata di Dio ad essere per sempre segno di Cristo Servo, e ministro ordinaro capace di carità ovunque il Vescovo indichi. Quella del diacono è infatti una vocazione vera e propria, per niente inferiore a tante presenti al servizio della Chiesa. Certo, qualsiasi cristiano può e deve dedicarsi a questo servizio, ma il diacono assume in prima persona questo impegno come permanente, per tutta la vita e davanti alla comunità. La sua donazione e il suo servizio sono garantiti da quel " per sempre" che egli pronuncia, crede e coltiva come frutto e come scopo della propria vocazione. La chiamata di Dio, dunque, nasce prima di ogni tempo; un giorno, entra nel corso di una vita, la sconvolge un pò e le dà una nuova prospettiva. Dunque, Dio un bel giorno, entra nella mia vita! Il tutto comincia dalla provvidenziale lettura dell'epistolario di Padre Pio, e sono certo, con tutte le facoltà della mia anima, che Padre Pio, ha operato una vera trasformazione della mia anima. Dio ha operato, per intercessione la conversione del mio cuore. Padre Pio è riuscito a farmi sentire il desiderio irrefrenabile di tendere, giorno per giorno, a quel fine per cui l'uomo è stato creato: Dio, perfezione assoluta, inaccessibile su questa terra, ma costante meta del nostro agire quotidiano. |
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Chi è il Diacono Permanente?
Quali sono i compiti affidati al Diacono Permanente' |
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| E' un battezzato scelto, consacrato per un ministero che tutti descriviamo ormai con la caratteristica che deriva dalla stessa parola e cioè il servire e che è collegato alla grazia. Il diaconato permanente è un ministero che fa parte della Chiesa sin dalle sue origini; ne troviamo notizia per la prima volta nel capitolo 6 degl'Atti degli Apostoli, in cui si parla di sette uomini scelti non per sostituire, ma per aiutare gli Apostoli. In seguito questa figura fu limitata ad esclusiva dei candidati al sacerdozio. Con il Concilio di Trento ( 1545-1563) il diaconato permanente fu ripristinato, però, questa prescrizione non trovò alcuna concreta attuazione. Si dovette attendere sino al Concilio Vaticano II per giungere ad una restaurazione a tutti gli effetti; il diaconato venne di nuovo definito " come proprio e permanente grado della gerarchia (LG 29), dunque opera primaria dello Spirito Santo. Per quanto riguarda i compiti specifici, la LG. (n29a), presenta il servizio che il diacono presta al popolo di Dio nei termini del triplice ministero della Liturgia, della Parola e della Carità. Nell'ambito della Liturgia e della Santificazione il diacono permanente può amministrare solennemente il Battesimo; custodire e distribuire l'Eucarestia; assistere al Matrimonio e benedirlo in nome della Chiesa; portare il viatico al morente; presiedere il Culto e la Preghiera dei fedeli; amministrare i Sacramentali e infine compiere il Rito dei funerali e della sepoltura. La funzione d'insegnamento comprende la lettura delle Sacre Scritture ai fedeli; l'Istruzione e l'esortazione al popolo di Dio. Infine, il diacono è ministro della Carità, esercitando tale ministero attraverso opere sociali o caritative. |
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| La lettura del documento “ Sacrum diaconatus ordinem” del papa Paolo VI del 18/6/1967 sulla funzione del diacono quale guida di comunità disperse appare, ancora oggi, di grande attualità. Anche il grande Giovanni Paolo II nei suoi interventi durante il lungo pontificato, arricchisce la riflessione sul diaconato, facendo notare che il servizio del diacono è il servizio della Chiesa sacramentalizzato, vale a dire è il servizio di una Chiesa chiamata per rivelare al mondo il suo Signore dedito al servizio amorevole verso gli ultimi. Il Papa focalizza l’attenzione sulla speciale testimonianza che i diaconi sono chiamati a dare nella società e il prezioso contributo che il diacono sposato offre alla vita familiare per la grazia della duplice sacramentalità che segna il suo ministero. Tra gli elementi comuni a tutte le diocesi emerge il dato che il diaconato incarna la missione del Cristo che è venuto non per essere servito, ma per servire. Il diacono nel suo servizio di Carità è chiamato a promuovere le dimensioni della fraternità, prendendosi cura dei poveri, dei deboli, degli ultimi. Ed è soprattutto l’attenzione ai poveri che consente di ricollocare i diaconi nel giusto contesto ecclesiale. I diaconi sono segno profetico ed escatologico che collega permanentemente la mensa eucaristica del Cristo alla mensa dei poveri. | |
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| Il Santo Padre Benedetto XVI nella sua enciclica “ Deus caritas est” ha sottolineato, con forza che “ la Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola…Praticare l’amore verso le vedove e gli orfani, verso i carcerati, i malati e i bisognosi di ogni genere appartiene alla sua essenza tanto quanto il servizio dei Sacramenti e l’annuncio del Vangelo”. Nel suo discorso ai diaconi di Roma nel febbraio del 2006, papa Benedetto indica le nuove forme di povertà; molte persone hanno perso il senso della vita, o devono affrontare una povertà spirituale. Il diacono dovrebbe rivolgersi a tale povertà, perché- continua Benedetto XVI- non basta proclamare la fede solo a parole…., ma piuttosto è necessario accompagnare la proclamazione del Vangelo con una testimonianza concreta della carità. Solo una forte riaffermazione del primato del ministero diaconale della carità assicurerà l’accoglienza e un lungo futuro al diaconato ripristinato. Il ministero distintivo del diacono è saldamente radicato nell’essere un segno sacramentale del Cristo servo e della sua Chiesa come comunità serva del mondo. |
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