Pluto
25 gennaio 2006 - Di Vito
Il nono pianeta del Sistema solare è stato scoperto da Clyde Tombaugh il 18 febbraio del 1930, quasi
esattamente 76 anni fa. Il giovane astronomo lavorava al Lowell Observatory, in Arizona; dopo l'esame attento
di alcune fotografie scattate - senza saperlo - all'area del cielo in cui si trovava il pianeta il 23 e il 29
gennaio, egli stabilì, circa un mese dopo, che si trattava del famoso pianeta transnettuniano, previsto
teoricamente, circa vent'anni prima, dall'astronomo miliardario e dilettante Percival Lowell, che aveva
costruito un suo osservatorio personale vicino a Flagstaff.
Anche William Pickering, anni prima, aveva ipotizzato, dopo complicati calcoli sull'orbita dell'ultimo pianeta
allora conosciuto, Nettuno, che poteva, anzi doveva esistere un nono pianeta, piuttosto piccolo.
Il "nuovo nato" del Sistema Solare fu battezzato Plutone, che è il dio degli Inferi, di una regione
mitologica piena di freddo e buio, proprio come la zona dove si trova questo pianeta.
Alcuni sostengono che il nome sia stato scelto anche per immortalare le iniziali di Percival Lowell - che era
morto nel frattempo, nel 1916 - scegliendo un parola le cui due prime lettere fossero P ed L. Ma anche il nome
dell'altro astronomo, teorizzatore del nono pianeta, inizia con una P.
La notizia della scoperta di Plutone destò molto scalpore, molto interesse, e non solo nel mondo scientifico.
Forse per la prima volta una notizia di carattere puramente astronomico fu ripresa dalla stampa mondiale, e se
ne parlò a lungo nei salotti e nelle riunioni culturali.
Il pianeta, per diversi decenni, rimase molto misterioso in quanto a dimensioni e particolari della
superficie. Non si sapeva se avesse dei satelliti. Solo dopo l'avvento del meraviglioso Hubble, il telescopio
ruotante in orbita attorno alla Terra, che vede al di sopra della coltre atmosferica, si ebbero notizie più
certe di Plutone. Innanzitutto il suo diametro, che è di 2.284 km, e cioè alquanto più piccolo di quello
lunare. Un pianeta, perciò, lontanissimo e piccolissimo, quasi insignificante.
La sua distanza media dal Sole è di quasi sei miliardi di km, mentre la Terra ne dista 150 milioni di km.
Quasi 40 volte di meno. Un raggio di luce che parte dal Sole raggiunge la Terra in otto minuti circa (dalla
Luna un secondo e un terzo). Per raggiungere il gelido e desolato Plutone, il raggio solare deve correre per
cinque ore e mezzo, a 300.000 km al secondo!
Si è calcolato che il Sole, osservato dalla fredda superficie solida di Plutone, apparirebbe come un puntino
accecante, largo quasi un primo di arco, che equivale ad un trentesimo del diametro solare - o lunare -
osservato dalla Terra. Si puo' anche fare un raffronto fra il Sole visto da Plutone e Venere visto dalla
Terra, quando è più vicino a noi: il diametro , quasi puntiforme, è analogo.
Pertanto la luce solare che arriva fino a Plutone è molto esigua, e il pianeta è sempre immerso in una
luminosità appannata e tenue.
90.800 giorni terrestri è il tempo che impiega il pianeta a compiere un'intera rivoluzione attorno al Sole.
L'orbita è anche molto allungata, tanto che, periodicamente, Plutone si trova all'interno dell'orbita
nettuniana, diventando così, per numerosi anni, il penultimo pianeta in ordine di distanza dal Sole. La sua
orbita, inoltre, risulta notevolmente inclinata sul piano dell'eclittica (il piano su cui giace l'orbita
terrestre), esattamente di 17°,15. E' l'unico caso di un'orbita planetaria così diversa, come piano, da
quella di tutti gli altri pianeti.
Il suo unico satellite, cui è stato dato il nome di Caronte, è stato scoperto solo nel 1978, 28 anni fa, a
seguito dell'attenta analisi di alcune fotografie, che facevano intravvedere un rigonfiamento. L'Osservatorio
della Marina degli Stati Uniti, che aveva fatto la foto, dedusse che il rigonfiamento era da imputare ad un
corpo celeste molto vicino a Plutone, un suo satellite. Caronte ha un diametro di 1.190 km, abbastanza simile
a quello del pianeta - un po' più della metà - e attorno a cui ruota in circa sei giorni e mezzo. Dista dal
pianeta circa 20.000 km (una volta e mezzo il diametro terrestre, e perciò molto poco). Un "pianeta
doppio", Plutone-Caronte, più che un pianeta con un suo satellite, molto minore in volume o massa. Un
mese fa sono stati scoperti due o tre minuscoli satelliti del pianeta, che non hanno avuto ancora un nome
ufficiale.
Secondo gli ultimi studi e ragionamenti, la superficie del lontanissimo pianeta dovrebbe essere costituita da
uno spesso manto di ghiaccio d'acqua, su cui giacerebbe un sottile strato di metano ghiacciato. Una tenue
atmosfera, che Plutone non riesce a perdere, per la sua minima gravità, a causa del grande freddo.
Una sonda è appena partita dalla Terra alla volta di Plutone, dove si prevede che arriverà nel 2015. Avrà
un appuntamento con Giove che, per il famoso effetto fionda, scaglierà la capsula verso l'esterno con
rinnovata velocità.
Fra l'altro, gli astrofisici hanno notato che, quando Plutone è ancor più lontano dal Sole, si ghiaccia
anche la sua tenue atmosfera, e così la superficie ghiacciata del suolo solido, acqua e metano, si rende
invisibile, come se fosse sotto una spessa coltre di neve.
Perciò è conveniente arrivarci in questi primi anni del secolo XXI, quando Plutone non è così lontano dal
Sole e la sua atmosfera è ancora allo stato gassoso. Altrimenti occorrerebbe attendere il secolo XXII!
All'esame del telescopio spaziale, Plutone appare come una sfera biancastra, con la superficie coperta di
macchie grige e scure, ma senza rigonfiamenti o avvallamenti. Le fotografie che ci saranno inviate fra nove
anni, se tutto andrà bene, ci mostreranno le immagini planetarie più lontane finora registrate, e ci faranno
conoscere i particolari della superficie plutoniana. O una distesa di ghiaccio levigato, o la presenza di
montagne o colline, o ammassi di metano ghiacciato. Una cosa, comunque, è certa: Plutone differisce dagli
altri quattro pianeti esterni (Giove, Saturno, Urano e Nettuno), non solo perchè è enormemente più piccolo,
ma anche perchè ha una superficie solida su cui si potà scendere e camminare (con una coperta addosso....).
Un mondo lontanissimo, misterioso, freddo e inospitale, ma sul quale, un giorno lontano, potrà scendere
l'Uomo, mentre potrà farlo con immense difficoltà su Saturno, Urano e Nettuno. Non tanto per la gravità,
simile a quella che esiste sulla Terra, ma per la mancanza di un suolo solido e percorribile. Forse un
liquido-poltiglia, simile alla granita di limone....
Lo scopritore di Plutone, Tombaugh, è morto nel 1997.