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L'acqua su Marte
5 febbraio 2004 - Di Vito

Pochi giorni fa la stampa e la TV hanno dato la notizia che è stata scoperta l'acqua sul pianeta Marte, sotto forma di ghiaccio.
Esattamente al polo Sud del pianeta.
Ma vorrei obiettare che già da molto tempo prima si sapeva che Marte ospitava distese di ghiaccio.
E infatti:

1) le grandi calotte bianche che occupano le zone attorno ai poli di Marte, note già da più di centoquarant'anni, sono state osservate a lungo, e si è scoperto che, quando nella zona interessata c'era l'estate, esse si riducevano sensibilmente, ma senza scomparire del tutto, per poi riapparire di nuovo estese, all'inizio dell'inverno. 
Poichè era anche noto che nelle zone polari, durante l'estate, la temperatura poteva salire a non oltre i 30 gradi sotto lo zero, era chiaro che il deposito bianco non poteva essere costituito da ghiaccio di acqua. Bensì da anidride carbonica. La quale è solida, alla pressione normale del suolo terrestre, sotto i - 60° (su Marte, dove la pressione atmosferica è molto minore, ad una temperatura prossima ai 60° sotto lo zero) dopodichè "sublima", cioè passa direttamente allo stato gassoso, senza diventare prima liquida, come fa per esempio l'acqua.
Perciò questi ghiacci di anidride carbonica - gas fra l'altro presente in enorme quantità nella tenue atmosfera marziana - sublimavano, al polo di Marte in cui stava trascorrendo l'estate (la temperatura era più alta di - 60°) e si tramutavano i nuvole di anidride carbonica, che poi il vento portava a passeggio nelle vicinanze. 
Quando poi arrivava l'inverno, grandi nevicate di anidride carbonica ricoprivano la calotta, e il "ghiaccio secco" si estendeva di nuovo ai primitivi confini.

2) Però si era anche notato, al telescopio e con le prime sonde Mariner e Viking, che le calotte non scomparivano mai completamente. Rimaneva sempre una piccola calotta bianchissima, che perciò non poteva essere composta di anidride carbonica solidificata.
Di cosa poteva trattarsi, se non di ghiaccio di acqua? A - 30°, ma anche a - 10°, il ghiaccio rimane ghiaccio. E allora gli astronomi e i fisici capirono che le calotte erano formate da ghiaccio di acqua ricoperto da una crosta di ghiaccio secco, formato dall'anidride carbonica solidificata dal notevolissimo freddo. L'anidride d'estate sublimava, e lasciava scoperta la calotta di acqua solidificata, che non poteva affatto fondere, per la temperatura ancora troppo bassa..

3) Da ciò si concluse che, a meno di sorprese clamorose (un'altra sostanza, una distesa di sale?) l'acqua esisteva su Marte, anche se sempre sotto forma di ghiaccio.
In altre zone del pianeta, per esempio nelle zone equatoriali, dove non si riscontravano specchi o corsi d'acqua (la minima pressione atmosferica avrebbe subito fatto evaporare il liquido) potevano esserci delle cavità sotterranee piene di ghiaccio, che poteva tramutarsi in acqua durante l'estate marziana, con temperature in superficie attorno ai 20° sopra lo zero.
Quest'acqua, magari protetta in cavità non collegate all'esterno, poteva rimanere sotto la sua forma liquida per parecchi mesi, per poi tramutarsi, all'inizio dell'autunno, di nuovo in ghiaccio.
E comunque, a parte l'ipotesi di caverne sotterranee con queste caratteristiche, poteva esistere il ghiaccio anche in zone non polari, in punti dove la temperatura non riusciva a salire oltre lo zero.
Allora, il ghiaccio esiste su Marte, e lo si sapeva, anche se non con certezza assoluta, ma con enormi probabilità di aver indovinato, in corrispondenza delle due calotte polari.
Come si è scoperto esista sulla Luna, in fondo a crateri posti accanto ai Poli lunari, in luoghi dove non arrivano mai i raggi solari (intercettati dalla alte pareti del cratere). In assenza di atmosfera, sulla Luna, le parti della superficie che non vengono colpite direttamente dai raggi del Sole, rimangono freddissime.
A differenza di ciò che avviene sulla Terra, dove la convezione dell'atmosfera porta il calore del Sole anche nelle zone di ombra.

Un'ultima cosa. Qualcuno si potrebbe domandare perchè le navicelle inviate sul Pianeta Rosso debbano compiere lunghi viaggi, percorrendo centinaia e centinaia di milioni di chilometri, mentre è noto che Marte si avvicina a noi fino a circa 55 milioni di chilometri. Se ogni tanto l'abbiamo così vicino, perchè immettere le piccole "astronavi" su rotte così lunghe e lente? In genere questo particolare non viene mai spiegato, chissà perchè.
Si potrebbe infatti, teoricamente, indirizzare la sonda nel punto "vicino" alla Terra dove, una volta arrivata, vi incontrerà Marte. Invece non si opera così per motivi di economia di carburante. 
I tecnici della Nasa o dell'Agenzia Europea immettono le capsule in un'orbita attorno al Sole, dove l'oggetto si muove a motori spenti, sfruttando l'attrazione della nostra stella, e ubbidendo alle Leggi di Keplero. Solo che gli viene impressa, all'inizio, una velocità lievemente maggiore di quella necessaria a rimanere in un'orbita ellittica attorno al Sole. Quindi, la capsula, viaggiando in orbita, si allontana a poco a poco dal Sole, e si immette nello spazio, e nel piano, dove giace l'orbita di Marte, il quale, puntuale, arriva all'appuntamento con l'oggetto terrestre, ma dopo parecchi mesi di viaggio di qust'ultimo.
A questo punto vengono riaccesi i motori, dalla base terrestre, e la capsula si immette in un'orbita attorno al nostro vicino pianeta (per evitare di precipitarvi sopra). 


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