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Gli anni bisestili
1 dicembre 2003 - Di Vito

La sera del 24 aprile 2003, una domanda al quiz televisivo "Chi vuol essere milionario", gestito con una certa sicurezza e con molto garbo da Gerry Scotti, alludeva alla data del 10 ottobre del 1582. Cosa avvenne quel giorno? Gelò il Mar Ligure, oppure la giornata fu di 23 ore, oppure questo giorno non era mai esistito, o venne scoperto il Brasile?
La posta in gioco era notevole (300.000 euro) e il concorrente, maturo e barbuto, dopo attente riflessioni e complicati ragionamenti, arrivava a dare la risposta esatta: questa data è inesistente.
Infatti, in quel lontano anno, in quel lontano ottobre, il papa Gregorio XIII stabilì, per tutta l'Europa, che venisse attuata una forte correzione del calendario. Alla giornata dedicata a San Francesco, il 4 ottobre, doveva seguire immediatamente la data del 15 ottobre (rispettando però la sequenza dei giorni della settimana). Si saltavano così dieci giorni, per risistemare una grossa anomalia che partiva dall'imprecisa riforma di Giulio Cesare - il calendario gliuliano.
Iniziava così il calendario gregoriano, che ancor oggi usiamo, e che useremo per millenni.
Infatti, solo fra circa 3000 anni dovremo operare un'altra piccola correzione, di un giorno solo, per allineare il calendario civile a quello astronomico.
Ma che cos'era successo, per provocare questo terremoto nel calendario?

Com'è noto, la Terra compie un intero giro attorno al Sole in 365 giorni e (quasi) un quarto. Circa 365,25 giorni. Questo fu il calcolo di Giulio Cesare (incaricò, ovviamente, degli studiosi astronomi e matematici dell'epoca). Ma dimenticò quel "quasi", e stabili', inventò, il giorno bisestile. Ogni quattro anni, quello 0,25 formava un giorno, che si aggiungeva verso la fine di febbraio, subito dopo il sesto giorno antecedente alle Calende di marzo. Questo sesto giorno, che poi non era altro che il 24 febbraio, aveva ogni quattro anni un gemello, che si incuneava fra il sesto e il quinto giorno prima delle Calende di marzo; venne chiamato bis-sextus, e conseguentemente, l'anno in cui v'era la correzione, si chiamò anno bisestile.
Ma Giulio aveva dimenticato (o trascurato a bella posta) il fatto che la frazione di giorno non era esattamente un quarto di giorno, ma qualcosa in meno. 
Esattamente 0,2422, anzichè 0,2500. 
Quello 0,0078 di giorno, settantotto millesimi, pari a poco più di undici minuti, trascurato per molti, molti secoli, aveva prodotto, nel secolo sedicesimo, un notevole anticipo di molti fenomeni ciclici astronomici.
Per esempio, l'equinozio di primavera, da cui discendeva la data della Pasqua, era passato dal 21 marzo all'11 marzo. 
Si decise di intervenire e il Pontefice, che era la più alta autorità europea, ed aveva molto prestigio, fece iniziare degli studi ad un gruppo di studiosi, capitanati da un certo Lilio. Dopo diversi anni di calcoli accurati e di controlli incrociati, gli scienziati stabilirono che, per sistemare la correzione inesatta di Giulio Cesare, che aveva trascurato quella frazione (in altre parole, ogni quattro anni aveva corretto troppo), bisognava operare un energico taglio di giorni, per l'esattezza dieci, e raccordare il calendario civile, usato per le occorrenze pratiche dell'uomo, a quello astronomico, determinato dal movimento della Terra attorno al Sole, il movimento cosiddetto "di rivoluzione".
Inoltre, per evitare che in futuro si ripetesse questo errore - l'anno bisestile continuava ad esistere, e la correzione continuava ad essere inesatta - venne stabilito che ogni 400 anni saltassero tre anni bisestili: così si correggeva, quasi del tutto, l'errore dell'arrotondamento.
Per rendere le cose più semplici, e operare contemporaneamente una correzione diluita nel tempo, si pensò di saltare gli anni bisestili che dovevano cadere negli anni "secolari" (quelli che terminano con due zeri), ma che contemporaneamente non fossero "divisibili esattamente per 400".
Per esempio, l'anno secolare 1600, che seguì di lì a poco, rimase bisestile, come era previsto dal calendario giuliano (era infatti esattamente divisibile per il numero 400), mentre gli anni 1700, 1800 e 1900 non lo furono. Come tutti ricordano, il 2000 è stato un anno bisestile (è divisibile esattamente per 400, senza resto), mentre il 2100, il 2200, e il 2300 non lo saranno.
Così ogni 400 anni si avevano tre anni bisestili in meno.
Poco più di cento anni fa, dall'anno bisestile 1896 si saltò al bisestile 1904 (otto anni di assenza).
Come dicevo prima, rimane una piccola correzione da fare: un giorno di differenza fra più di tremila anni.
Un altro piccolo, piccolissimo terremoto nel calendario, non paragonabile a quello del 1582 (un mese di 21 giorni, un anno di 355 giorni).

Il presentatore Scotti, leggendo la nota che gli appariva sul monitor, ha però detto (senza sua colpa) che i giorni tolti furono dal 4 ottobre al 15 ottobre (anzichè dal 5 al 14 ottobre). Ebbene, se li contate, i giorni dal 4 al 15 sono dodici, e non dieci!
Piccolo lapsus scusabilissimo degli "autori" della popolare trasmissione.

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