Su ] Successiva ]

La velocità di fuga
1 novembre 2003 - Prima parte - Di Vito

Cari amici, talvolta le definizioni scientifiche, che appaiono sui libri e sulle pubblicazioni del ramo, non sono esatte; talvolta inducono chi le legge a convincersi di cose non vere nella realtà, ad assumere delle certezze che tali non sono.
Secondo me - l' ho scoperto da solo molti anni fa, quando frequentavo il liceo - e secondo molti amici fisici e matematici, che mi hanno recentemente confortato del loro parere, c' è una definizione famosissima, quella riferita alla velocità di fuga, che non è quasi mai espressa in maniera esatta, scientifica e completa, e che pertanto induce in errore chi la legge.
Premetto che le definizioni scientifiche o matematiche, per loro natura, devono essere esatte, e non devono omettere nessun particolare che sia necessario. Non possono limitarsi a "sperare" che chi legge sappia già alcuni particolari, e che pertanto ometterli, anche se sono dati importanti, non sia così grave.

Sono sicuro che la maggior parte di voi, che mi state leggendo, è convinta del fatto che la velocità di fuga, mettiamo, per la Terra, è "la velocità minima che deve avere un corpo per poter vincere l' attrazione gravitazionale del nostro pianeta", e potersi così dirigere verso lo spazio esterno, senza più ricadere sul suolo. 
Intanto è chiaro che questa velocità (11, 2 km/sec) è calcolata per un corpo che si trova sulla superficie terrestre, e non per uno che si trova ad una certa distanza (ad esempio, un satellite geostazionario - 36.000 km dalla superficie).
In questo caso, ipotizzando teoricamente che si possa fermare per un istante il satellite, la velocità radiale che deve avere questo oggetto sarà, in base a questa definizione della legge, sicuramente minore del valore di 11, 2, perchè è aumentata la distanza dal centro della Terra, e per la legge della gravitazione universale, come tutti sanno, l' attrazione gravitazionale dipende anche dalla distanza fra due corpi.
Perciò quasi tutti credono, e sono indotti a credere dalla definizione sbagliata (incompleta) della velocità di fuga, che, qualunque sia il veicolo, la propulsione usata, la durata della propulsione, eccetera, occorra sempre arrivare a questa benedetta velocità (che è notevolissima, se ben ci si pensa).

Ebbene, io lo contesto.
Sostengo che la non precisa definizione induca moltissime persone ad arrivare ad una conclusione sbagliata.
Chiariamo subito che io non sostengo che chi scrive questa definizione, nei libri di divulgazione, o di studio, non sappia come vanno le cose, che gli manchino delle nozioni elementari. 
No. Io sostengo che, sebbene chi scrive conosca la materia benissimo, è infelice nella formulazione della definizione, diciamo che è superficiale, dà alcune cose per scontate. e perciò induce in equivoco chi legge. E lui stesso ignora che, così facendo, diffonde convinzioni inesatte (se no, non lo farebbe più, in futuro).

Facciamo allora quest' ipotesi:

1 - Un razzo si alza dal suolo terrestre ad una velocità, raggiunta fuori dall' atmosfera e dopo un certo numero di minuti, di 1 km/sec, e con questa procede verso l' alto, alimentato da un razzo che sta sempre acceso, ma attenua man mano la sua propulsione allo scopo di mantenere la velocità di 1 km. al secondo.
2 - Dopo un certo numero di ore, il razzo raggiunge una quota alla quale, per la lontananza dal centro della Terra, la velocità di fuga è di 1 km/sec.
3 - Da questo punto in poi il razzo procede ancora, ma a motori spenti, avendo vinto la gravità terrestre. Non ricadrà più sulla Terra.
4 - Ma allora NON si è allontanato per sempre dal nostro pianeta alla velocità, prevista e descritta come indispensabile dalla citata legge, di 11, 2 km/sec!
5) - E' sfuggito all' attrazione terrestre (pur rimanendo, badate bene, sempre dentro il campo gravitazionale della Terra) ad una velocità molto minore, e cioè a 1 km/sec.


Su ] Successiva ]