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ll TOTEM: come ho costruito il telescopio - di Ugo Ercolani

21 - Il laser

I cinesi, un grande aiuto
Circolava in quel periodo, presso l'associazione di cui facevo parte, l'idea di costruire un laser per la centratura degli strumenti ottici.
l progetto consigliatomi prevedeva l'utilizzo di quei laser-giocattoli che tanti bambini indirizzavano nelle serate estive verso i coetanei e venduti, per 10.000 lire, sui banchetti dei commercianti cinesi.
Dopo l'acquisto, inserii il piccolo cilindro all'interno di un tubo con il diametro esterno di 35mm, ridotto nell'estremità anteriore, a mm 31.7 in modo che possa entrare, senza giochi, nelle sedi degli oculari.
Sei viti ne permettevano il saldo fissaggio e una perfetta possibilità di registro, mentre una settima, tutte le viti erano da 4mm, aveva la funzione di premere, se avvitata, il pulsante d'accensione del laser.

Il piano di cottura a gas
Un'importante modifica, rispetto al progetto iniziale, era caratterizzata dalla chiusura, nella parte anteriore del tubo, con un dischetto il quale aveva un foro filettato al centro.
Tra i miei recuperi avevo una serie di ugelli per piani di cottura alimentati a gas che erano forniti dal costruttore per un'eventuale alimentazione a GPL
Il diametro interno di questi ugelli varia da 36 a 98 centesimi di millimetro (gli ugelli hanno un numero stampigliato che ne indica l'apertura), mentre all'esterno, la forma esagonale si riduce in una vite idonea alla filettatura fatta al centro del dischetto (mm6 MA).
La possibilità di sostituire gli ugelli, mi permetteva di decidere il diametro del raggio laser da inviare alle ottiche da allineare, contemporaneamente questa soluzione mi dava la certezza che il raggio partiva esattamente dal centro della sede dell'oculare.

La regolazione
Il raggio doveva fuoriuscire dall'ugello centrale e proseguire perfettamente sull'asse ottico del tubo oculare di conseguenza era necessario allineare questo importante strumento.
Posai perciò un vetro piuttosto spesso sul piano del tavolo di cucina, e, tenendo la parte del cilindro ridotta al diametro degli oculari appoggiata al vetro, osservavo il puntino luminoso che si proiettava sul muro, dove avevo appeso un foglio di carta con alcune linee orizzontali.
Facendo attraversare una lente dal raggio, proiettavo sullo schermo un'immagine molto ingrandita dello stesso, con questo sistema potevo facilmente osservare la migliore centratura rispetto all'ugello di uscita.
Un'immagine perfettamente circolare con i bordi nitidi e luminosità uniforme mi dava la certezza che stavo sfruttando esclusivamente la luce migliore.
Contemporaneamente dovevo fare in modo che, facendo ruotare il cilindro sul piano di vetro, il raggio che colpiva il foglio non si spostasse in altezza (in questo caso senza la lente).
Perciò le tre viti anteriori erano usate per trovare la luce migliore mentre quelle posteriori registravano la direzione del laser.
Il metodo descritto fu poi messo alla prova, nella serata, proiettando il raggio attraverso un rifrattore su un muro posto a circa trecento metri di distanza.
Osservando, con un altro strumento, la luce, che aveva un diametro stimato di 10 cm, mi accertai, come avvenne, che la rotazione del laser nella sede dell'oculare non influiva minimamente sulla posizione del disco proiettato.
Questo mi diede la certezza di un perfetto allineamento del nuovo strumento.

L'alimentazione esterna
Arrivato al termine di queste prove mi accorsi che le pile erano completamente scariche.
Eliminai le pile che si trovavano all'interno della custodia ed estrassi due cavetti per un'alimentazione esterna.
Utilizzai per questo scopo una pila da 4,5 volt, quelle piatte da torcia, inserita in un'apposita borsa che poteva contenere anche lo strumento.

   

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