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ll TOTEM: come ho costruito il telescopio - di Ugo Ercolani

20 - Alcuni studi

Il fuoco è un punto, però...
I disegni che si trovano nei testi, e anche questo non fa differenza, fanno pensare che l'unica cosa importante sia che tutta la luce che colpisce lo specchio sia raccolta in un punto.
Il metodo utilizzato negli schemi indica solamente il punto, sull'asse ottico, dove si trova il fuoco.
In effetti, l'immagine reale creata dall'obiettivo dello strumento, ha un campo molto ampio che si trova su una superficie (piana, concava o convessa e perpendicolare all'asse ottico), che passa per il fuoco.
La qualità di detta immagine, perfetta sull'asse ottico, peggiora in modo fastidioso, allontanandosi da esso, a causa del coma e d'altre aberrazioni meno influenti.
Un oculare utilizza in media un cerchio dell'immagine con un diametro che varia tra i 4mm (forti ingrandimenti) ed i 25mm (deboli ingrandimenti), di conseguenza è importantissimo, per avere la migliore qualità dell'immagine, che l'asse ottico incontri l'oculare esattamente al centro.
La stessa situazione, naturalmente, si trova con l'uso del CCD, le cui dimensioni, normalmente, sono inferiori al centimetro quadrato.

E la macchina fotografica?
Lo stesso problema nasce nel momento in cui desideriamo fotografare al fuoco diretto del nostro telescopio.
Che dimensione utilizziamo dell'immagine reale creata dall'obiettivo?
Naturalmente la superficie della pellicola che si trova sul "piano" focale dello strumento corrisponde alle dimensioni (nel mio caso e in tanti altri) di un rettangolo di 24X36mm.
Questa superficie molto grande, farà risaltare, specialmente in strumenti particolarmente luminosi, un coma notevole sulle stelle lontane dal centro della foto, per evitare il quale non esistono "toccasana".
Inoltre è importante che, per l'utilizzo fotografico dei telescopi, tutta la lastra fotografica riceva la stessa quantità di luce in ogni suo punto, di conseguenza è importante esaminare il percorso della luce in prossimità di: tubo ottico, diaframmi, specchi diagonali, eventuali focheggiatori ecc.

Il campo di piena luce
Lo specchio diagonale, che devia l'immagine verso l'esterno del tubo, è preferibile che sia più piccolo possibile ma non bisogna accontentarsi che tutti i raggi in partenza dallo specchio principale raggiungano il fuoco.
Occorre che l'immagine creata dall'obiettivo abbia la massima luminosità in tutto il campo utilizzato dalla pellicola.
In parole povere, mettendo in sede la macchina fotografica con il portapellicole aperto ed avvicinando l'occhio alla finestrella, dobbiamo vedere interamente e da tutte le posizioni, angoli compresi, lo specchio principale riflesso nel secondario.
Inoltre, puntando lo strumento di giorno verso il cielo e osservando attraverso la sede del portapellicole, lo specchio principale deve apparire tutto illuminato e non si dovrebbe scorgere alcun particolare dello strumento (escluso naturalmente lo specchio diagonale e i relativi supporti).
Solo questa condizione evita il formarsi sia di vignettature nella fotografia sia di quelle brutte macchie di luce diffusa al centro delle foto.
Per raggiungere quest'obiettivo, occorre che il diametro del tubo ottico sia maggiore dello specchio principale, e che lo specchio secondario sia più grande rispetto a quello che si potrebbe dedurre, osservando i disegni normalmente utilizzati (vedi differenza tra fig. 20 e fig. 26).
La condizione più favorevole si ottiene, inoltre, avvicinando il più possibile la macchina fotografica al tubo ottico, per avere lo specchio diagonale alla minima distanza dal fuoco e, di conseguenza di dimensioni inferiori.

Quale macchina fotografica?
Non tutte le fotocamere sono adatte per essere inserite al fuoco diretto di un telescopio.
La mia precedente esperienza con una Zenith, le cui foto erano tutte vignettate su due lati, mi costrinse alla ricerca di una macchina che evitasse alcune condizioni.
Qualsiasi obiettivo, nato per essere inserito in una macchina reflex, ha l'ultima lente, quella più vicino alla pellicola, di dimensioni più piccole della superficie da impressionare.
Questo fa dedurre che il cono di luce che raggiunge la pellicola ha il vertice lato obiettivo.
Nel nostro caso, invece, il cono di luce ha il vertice dal lato del materiale sensibile, di conseguenza occorre che non vi siano ostacoli (specchietto ribaltabile, innesto a baionetta, ecc.), nella traiettoria della luce.
Questo problema è stato risolto con l'utilizzo di una Pentax K1000, la quale, ha l'attacco a baionetta con un diametro superiore ad altre, attraverso il quale la luce proveniente dallo specchio principale non incontra alcun ostacolo.

  

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