ll TOTEM: come ho costruito il telescopio - di Ugo Ercolani
03 - Al lavoro
Eh lavoro... questo è un
capolavoro!
Ero orgoglioso della mia invenzione.
Non esisteva un vero e proprio asse d'ascensione retta.
Il movimento agiva su una coppia di enormi cuscinetti reggispinta (diametro di circa 180 mm!), trattenuti da un tirante centrale, che annullava l'eventuale attrito grazie una coppia di cuscinetti conici.
Portai l'ingranaggio grande, i due dischi da freno e alcune sferette da un tornitore di Ceva
Spiegai il mio progetto, che lui eseguì splendidamente: una gola con un vertice di 90 gradi dello stesso diametro e di uguale profondità sulle facce piane dei dischi e due gole identiche nelle facce dell'ingranaggio principale.
Tornai a casa e mi misi al lavoro per riunire l'insieme.
Un tubo per idraulica da 1/2 pollice diventò il tirante centrale, con il tornio (autocostruito) preparai le sedi per i due cuscinetti conici di recupero, riempii le gole di grasso per cuscinetti e di sfere e strinsi il tirante.
Il risultato non mi lasciò dubbi: avevo fatto un capolavoro.
Proprio una buona soluzione
Questa soluzione, mi permetteva di avere due robuste piastre dello spessore di 10mm con il diametro di 18 cm, perfettamente accoppiate senza giochi e senza attriti, con un ingranaggio centrale che poteva essere trascinato alla velocità idonea per l'inseguimento degli astri.
Fissando adeguatamente il disco inferiore alla struttura fissa dello strumento, potevo far ruotare l'ingranaggio alla velocità desiderata, tramite la motorizzazione che trovava posto nel basamento. Inoltre, fissando la forcella per il movimento di declinazione alla piastra superiore, avevo la possibilità di cercare qualsiasi oggetto del cielo senza dover collegare o scollegare il motore di ascensione retta.
I due ingranaggi piccoli avevano questo scopo.
Il primo trasmetteva il movimento di ascensione retta all'ingranaggio principale, il secondo, comandato da una ruota del diametro di circa 30 cm (con gola per trasmissione movimento tra pedale e macchina per cucire di vecchia data, recupero), permetteva di orientare con estrema precisione il tubo ottico nella direzione desiderata, utilizzando l'ingranaggio centrale come parte fissa su cui ruotava tutta la struttura superiore.
Si, va bene, però...
Unico inconveniente, era l'impossibilità di orientare lo strumento (con giusti valori nei cerchi di A.R.), nei pressi del meridiano locale tra il polo celeste NORD e l'orizzonte in direzione NORD, a causa della posizione dei due ingranaggi piccoli che non potevano sovrapporsi.
Questa soluzione però, offriva il vantaggio che tutti i cavi elettrici di collegamento tra la parte fissa e la parte mobile, che passavano attraverso il tirante centrale (cavo), non potevano essere danneggiati da un'incontrollata rotazione dello strumento.
I dischi sono di ghisa
Un altro particolare molto importante era dato dal materiale con cui sono costruiti i dischi per freni della Panda: ghisa. Questa prerogativa impediva la possibilità di saldare facilmente oggetti sui dischi stessi, operazione da scartare in ogni caso per via delle possibili deformazioni causate dalle elevate temperature raggiunte durante la saldatura.
Mi detti da fare, perciò, forando i dischi nei punti che avevo scelto per il fissaggio, preparando, per ogni foro, un'idonea fresatura atta a ricevere la testa (naturalmente conica) delle viti da 8mm che avrebbero fissato i vari elementi.
Nella scelta dei punti di fissaggio, ritenni importante che abbracciassero il più possibile le massime dimensioni dei dischi stessi, in modo da sfruttarne le caratteristiche più favorevoli.
