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TOTEM: come ho costruito il telescopio - di Ugo Ercolani
Prefazione
Anche un orologio fermo, due volte il giorno, segna l'ora giusta.
(ovvero: anche un incompetente, ogni tanto, potrebbe dare un buon consiglio).
Quest'affermazione, di cui non ricordo l'autore, mi ha spinto a scrivere questo pseudo-diario.
Lo scritto non illustra pedissequamente il mio operato, se non saltuariamente, ma certamente racconta il modo grazie al quale ho risolto i vari problemi che si presentavano durante la costruzione sia del telescopio sia di tutto ciò che ritengo di qualche utilità per un astronomo dilettante.
Ogni argomento di cui si parla e le relative soluzioni sono il frutto di reali esperienze vissute "sulla mia pelle".
Evito in modo assoluto, di consigliare a chiunque di costruire uno strumento identico al mio, ogni autocostruttore ha la capacità di decidere quale soluzione scegliere per ogni problema incontrato.
Vorrei, per questo motivo, far notare il sottotitolo "come ho costruito il telescopio", infatti, ritengo che sia limitativo ed ingiusto imporre "come si costruisce un telescopio" a persone che potrebbero insegnarmi molte cose (la prima frase della prefazione è "bilaterale").
Le riviste specializzate offrono molto spesso ottime soluzioni, senza affrontare, forse a causa dello spazio limitato, tutti gli interrogativi che ognuno di noi, prima o dopo, è costretto a porsi.
Quest'opuscolo ha lo scopo di far sapere quali e quanti sono i particolari che dobbiamo costruire, ed illustra, spero con cura sufficiente, le "mie" soluzioni.
Se tra queste il lettore ne trova una condivisibile, la mia "fatica di scrittore" ha raggiunto il suo scopo.
Nella costruzione ho scartato, sin dall'inizio, soluzioni, certamente valide, ma in pratica poco sfruttabili per i comuni mortali non particolarmente dotati (specie finanziariamente): eliminazione di "periodismi", controlli elettronici della velocità, motorizzazioni per focheggiatori, macchine fotografiche superdotate e altri materiali di gran pregio che rendono lo strumento forse migliore, ma sempre meno "propria creatura".
Mi sono rifiutato categoricamente di costruire lo specchio principale ed il secondario, sia per la mancanza di fiducia nelle mie capacità di raggiungere una precisione sufficiente, che per la certezza che la mia pazienza non mi avrebbe permesso di giungere alla fine della lavorazione (ogni pazienza ha un limite!).
Costruire uno strumento in proprio è un risparmio? Certamente no!
Il costo del (poco) materiale acquistato, raggiunge quasi il prezzo di uno strumento similare e, se poi aggiungiamo la "mano d'opera" anche ad un costo virtuale...
Uno strumento autocostruito funziona meglio? Certamente si!
L'autocostruttore adegua continuamente lo strumento ai propri desideri eliminando, col tempo, ogni situazione di difficoltà nell'utilizzo del telescopio.
Sconsiglio vivamente in ogni caso la costruzione di strumenti portatili e leggeri: le migliori case costruttrici si sono specializzate nella loro produzione con ottimi risultati non raggiungibili individualmente.
E' enorme la soddisfazione che l'utilizzo del proprio strumento offre all'autocostruttore, ci si ritrova, con telescopi certamente migliori, tra i pionieri dell'astronomia, essendo costretti a conoscere cose che tanti astrofili, forse, non ritengono di loro competenza.
"Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più" recita un vecchio motivo.
E voi, che avete quegli strumenti risplendenti, visibili nelle pubblicità delle riviste, come vi comportate quando un amico vi chiede se è possibile fissare la propria fotocamera al vostro strumento?
Io prendo il trapano, una punta da 7mm e, facendo un foro nel tubo ottico, aggiungo il posto...
Colgo l'occasione per ringraziare mia moglie che, con pazienza, mi ha lasciato giocare per tanto tempo attorno al "Totem" (questo è il nome da lei dato alla creatura, a causa del mio comportamento pieno di rispetto e adorazione).
Ringrazio inoltre i carissimi Vittorio e Guido che con aiuti, consigli, critiche e richieste hanno attivamente (e allegramente!) contribuito alla migliore riuscita dello strumento.
Lo strumento in esame, da me costruito, è ricco di gran parte dei difetti che i tecnici super-raffinati delle riviste annotano tra le soluzioni da scartare, pena grossi problemi nell'uso del telescopio.
Nella mia breve carriera d'appassionato d'astronomia, ho esaminato diversi strumenti commerciali, tutti, a detta dei suddetti, chi più e chi meno, detentori di gravi difetti.
Perciò leggiamo sulle riviste che l'ingranaggio del tale strumento ha un decentramento di 0,04mm rispetto al foro dell'asse, che il motore di ascensione retta non è adattabile alla rifrazione atmosferica, che il computer del tale strumento non permette una precisione inferiore al mezzo grado, che il fattore d'otturazione troppo elevato diminuisce i contrasti ecc.
Noi astrofili, leggendo questi saggi, proviamo un'ammirazione incontrollata per la capacità dei tecnici e la raffinatezza degli esami effettuati.
Esaminando però i nostri problemi, ci accorgiamo che sono completamente diversi da quelli che normalmente vengono presentati.
Facciamo un breve esame dei nostri crucci nell'arco di un anno.
Quante volte siamo andati ad osservare?
Quante volte abbiamo osservato realmente?
Quante volte abbiamo fotografato?
Quante fotografie hanno avuto un risultato decente?
Quante volte abbiamo trovato ottimo "seeing"?
Quante volte il "seeing" era pessimo?
Quante volte abbiamo stazionato il nostro strumento?
Era stazionato bene?
Quante volte siamo scappati per il freddo?
Quante volte l'umidità atmosferica impedisce le osservazioni?
Dove andiamo ad osservare?
Sopra o sotto i 3000 metri s.l.m.?
La città si trova a più di 200km?
Quante foto abbiamo fatto con la tecnica della guida fuori asse?
Quante volte l'unica stellina di inseguimento si vede con la guida in posizione inaccessibile?
Quante volte ci siamo sentiti frustrati per non aver acquistato una pellicola ipersensibilizzata?
O un oculare orthotutto? O una montatura supercapace? O un cavalletto iperstabile? O un computer con 80.000 oggetti? E se fossero solo 8.000? O forse bastano 800?
Quante volte abbiamo chiesto al computer di indicarci Giove, Saturno, Marte, Venere?
Perché? Per metterlo alla prova o perché non siamo capaci di vederli?
Se, come sono certo, queste ed altre domande sono utili per fare il punto della situazione, per analizzare i problemi reali e cercare di risolverli, per non crearsi crucci infondati o basati su ragionamenti contorti, scrivete su un piccolo diario ogni problema incontrato in modo da fare un prospetto chiaro e lineare di quello che può essere modificato e trarne le ragionevoli conclusioni.
Nell'attesa di critiche costruttive e consigli, su soluzioni applicabili al mio strumento, prometto un aggiornamento per l'anno 2005, augurando ai numerosi lettori cieli e cuori sereni