Il rientro
Dialogo sui minimi
sistemi - di Pietro Planezio e Ugo Ercolani
La paura fa novanta
Ciao Pietro, da troppo tempo non ho notizie. Voglio tornare sulla Terra!!!
Mi hanno detto che sta cominciando un'altra primavera.
Otto mesi di viaggio sono lunghi. Ormai sono abituato alle code di Genova. A tarda notte, ma a casa!!!
Fa' in modo che io possa tornare per la prossima primavera. al ritorno non vorrei avere a che fare con due Pietro il grande. Non resisterei. Organizzami un celere ritorno. Te ne sarò grato per tutta la vita.
Un affettuoso abbraccio dalla lontana missione, tuo Ugo
Il rientro
Il rientro a Terra, dopo oltre otto mesi di viaggio, non è più un problema di meccanica celeste, è un problema tecnologico. Certo si potrebbe prevedere un drastico frenamento coi razzi, per esempio riducendo la massa alla metà, nel momento del massimo avvicinamento a Terra, ci si potrebbe inserire su un'orbita ellittica, dove poi ricevere, da un satellite appositamente lanciato, un rifornimento per un ulteriore rallentamento, oppure un trasbordo dell'equipaggio su una navicella di rientro.
Una cosa di questo genere, però, ci avrebbe costretto a portare avanti ed indietro metà della massa finale sotto forma di propellente.
Ma forse se la tecnologia ci ha permesso di imbastire un viaggio così lungo e complesso, è anche in grado di permetterci un rientro, casomai in due o tre fasi, nell'atmosfera, ed il ritorno a terra con uno o più giganteschi paracadute.
Problema di altissima tecnologia, far entrare a quarantamila chilometri l'ora una cinquantina di tonnellate di navicella in atmosfera….
Chissà, per allora probabilmente sarebbe alla nostra portata farlo in maniera non pericolosa, ma comunque ormai siamo a casa, in qualche modo rientreremo (speriamo non come l'ultimo Shuttle, ci mancherebbe).
Festeggiamenti, discorsi retorici, conferenze, interviste, ecc. Per le rocce di Marte, vendita clandestina celate nei cartocci sulle piazzole degli autogrill, oppure via Internet.
Finalmente, uno spot di pubblicità ai formaggini. Tutto è bene quel che finisce bene. Ora goditi un meritato riposo. Ciao, Pietro