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La divulgazione

Di Ugo Ercolani

 
Per quale motivo esiste una Associazione di astrofili?
Naturalmente per riunire e finanziare un gruppo di persone che si interessano di astronomia affinché promuovano lo studio, la divulgazione e la ricerca della scienza abbracciata.
Vediamo all’atto pratico.Siamo stati bravissimi finalmente abbiamo raggiunto il traguardo dei 100 Soci.
Trenta dei quali il prossimo anno non saranno più iscritti! Altri prenderanno il loro posto.
Ringraziamo per il finanziamento della nostra attività questi munifici soci che hanno contribuito, senza fare troppe domande, a risanare il bilancio.
Certamente l’astronomia non faceva per loro, oppure si attendevano dall’associazione qualcosa di diverso.Come è possibile promuovere lo studio della astronomia?
E’ molto semplice: organizzando una serie di corsi che illustrino agli allievi tutto ciò che è necessario conoscere per avventurarsi tra le meraviglie del cielo stellato.Certamente è utile avere un’infarinatura di matematica, conoscere un po’ di fisica, alcune nozioni di chimica, avventurarsi tra la fisica nucleare, onde elettromagnetiche, conoscere gli effetti della natura ondulatoria della luce, di quella corpuscolare, senza tralasciare la relatività, e, specie negli ultimi tempi, un po' di biologia non guasta.Mi pare un po’ eccessivo! Non tutti gli astrofili hanno una identica cultura.Come si può parlare di astronomia senza conoscere i telescopi?
L’allievo dovrà scontrarsi con i rifrattori ed i riflettori, lenti di Barlow, oculari, montature equatoriali, ingrandimenti, luminosità, i cerchi di A.R., la declinazione, il meridiano locale, la turbolenza, le nuvole, il freddo, il vento, l’inquinamento luminoso.Sarà anche importante ma…Molti di noi, alla domanda “Come si diventa astrofilo” rispondono: è necessario che tu conosca e riconosca tutte le costellazioni visibili e il nome e la posizione delle (10, 20, 50 100, 300, o più!) stelle più importanti, meglio se per ogni stella sai dire anche la lettera del catalogo di Bayer e la magnitudine.Questo è troppo!
Se l’interlocutore ha i riflessi pronti potrebbe commentare: ”Per vedere tutte le costellazioni deve passare un anno”.“Un anno trascorso come allievo, aspirante o apprendista astrofilo”? Una persona che frequenta per la terza volta la sala conferenze dell’associazione è un astrofilo a pieno titolo perché, senza dubbio, vuole approfondire la materia.Per divulgare l’astronomia è necessario destare la curiosità dell’ascoltatore.L’ascoltatore deve uscire dalla sala con una risposta ad un proprio quesito e dieci nuove domande da soddisfare.Domani comprerà un libro per capire meglio.
Se in associazione esiste una biblioteca, questa eviterà al socio ulteriori spese, e un buon libro è più soddisfacente di tante parole provenienti da un mediocre divulgatore.
Una buona rivista completerà adeguatamente la conoscenza di quella parte dell’astronomia che più interessa il nostro astrofilo. Ognuno di noi si sente “divulgatore”.Chi di noi resiste al fascino di salire in cattedra?
Il piacere di trovarsi dinanzi ad un pubblico numeroso che ascolta con attenzione i propri discorsi, mentre scioriniamo, a memoria, nozioni e dati in quantità e qualità tali da far impallidire la borsa di New York.
L’astronomia è una scienza che affascina.Ogni divulgatore sa come colpire il pubblico, alcuni sono in grado di dimostrare la propria conoscenza del cielo elencando i nomi di tutte le stelle visibili, altri conoscono il numero NGC di oggetti invisibili anche con il cielo più nero, altri propinano come certezze le ultime teorie sulla formazione del nostro universo, e anche di qualche altro…Questa non è divulgazione!Questo comportamento è dovuto semplicemente al godimento personale di chi vuole dimostrare il livello della propria conoscenza, superando esami, molto facilmente, davanti ad una commissione di inesperti!
Certo, i grandi divulgatori non hanno questo comportamento, loro sanno accompagnare il pubblico per mano sino al livello più consono alla platea senza cadere nel tranello di stupire i presenti.
Solo il giornalismo meno qualificato, ne abbiamo esempi tutti i giorni, deve stupire, preoccupare, affascinare o terrorizzare i lettori, i buoni divulgatori devono spiegare, con parole comprensibili a tutti e con netta distinzione, le certezze e le supposizioni che si incontrano nello studio della scienza che ci appassiona. 
Quanti sono i divulgatori che sanno rivolgersi ad un pubblico di senza cadere in questo tranello?
Che usano parole comprensibili a tutti? Che sono in grado di trasformare il loro bagaglio di scienza in semplici e lineari nozioni che illustrino agli sprovveduti ascoltatori i problemi dell’argomento in discussione?Qualsiasi serio professionista che vuole di dedicarsi alla divulgazione è in grado di trasformare le notevoli e ostiche (per noi!) nozioni in suo possesso, in esempi semplici, certamente non scientifici, che illustrano agli ascoltatori (o, molto meglio, ai lettori) i problemi e le soluzioni individuate, con chiarezza ed eleganza.
Il divulgatore deve tradurre la propria chiara e semplice lingua usata in conferenze per gli addetti, in un linguaggio costruito con parole di tutti i giorni, per comunicare con le persone che addetti non sono.
Non sempre è possibile avere a disposizione divulgatori di grandi capacità.
Torniamo alla nostra sala conferenze per vedere normalmente cosa succede.
Una persona siede in cattedra.
Il 20% degli ascoltatori segue con attenzione, prende nota delle parti più interessanti della relazione e, alla fine della lezione, chiede alcuni chiarimenti.
Il restante 70% segue con attenzione, annuisce o storce il naso per dimostrare al relatore le proprie opinioni e, a volte, non resistendo alla tentazione, interviene nel mezzo della conferenza, per stupire i presenti con le proprie notevoli conoscenze.
Il 10% mancante non segue e non è minimamente interessato dalla astronomia, si trova in sala per interessi diversi.
Dall’esame dei dati suesposti, certamente non reali ma molto vicini al vero, si rileva un notevole numero di “esperti” a fronte di un esigua quantità di “allievi”.Poiché la sala è organizzata con poche sedie dietro alla cattedra una deduzione è d’obbligo.Mettiamo in cattedra gli allievi!
Stabilito l’argomento della discussione un allievo, a turno, chiede spiegazioni alla platea.Avremo a disposizione il matematico, il fisico, il tecnico ecc. e, in caso di opinioni contrastanti, una discussione pacata certamente può essere utile anche per chiarire le idee agli “esperti”.Anche gli esperti devono imparare.
Non spaventiamoci delle domande che ci vengono dalla cattedra: anche un orologio fermo, due volte al giorno segna l’ora giusta! 

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