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Primo e uno

Di Ugo Ercolani

 
Quasi tutti coloro che in questi giorni si cimentano sull'analisi degli anni trascorsi dalla nascita di Gesù dimenticano (spero volutamente) che l'anno 1 non è mai esistito.
Per lo stesso motivo non è mai esistito l'anno 1.000 e tanti altri in seguito.
Gli anni sono sempre stati contati con numeri ordinali, ovvero primo, secondo, millesimo ecc...
Chiunque può sincerarsene esaminando le date nei monumenti, nei vecchi documenti, la data di stampa di un vecchio libro, tutti sono espressi in numeri romani, ovvero con lo stesso metodo che la nostra cultura, pur utilizzando la numerazione araba, scrive "classe IV" per indicare la classe quarta.
Classe quarta viene correttamente scritta anche con il numero quattro seguito da una piccola "a" all'apice (4a) e, per il maschile, la "o", esattamente come alcune volte usavano i nostri avi per indicare un anno (A.D. 1638°).


Il documento sopra riportato è la foto di un atto notarile originale dell'anno 1475 da cui è stato ricavato il particolare sotto esposto. Credo che ogni commento sia superfluo.



In questi ultimi secoli, forse a causa della frenesia dei tempi moderni, nel conteggio degli anni, abbiamo dimenticato la giusta scrittura e la esatta pronuncia del numero ordinale che li caratterizza, uso che invece è rimasto nel conteggio dei secoli (è normale esprimersi con frasi come: "agli inizi del ventesimo secolo" e, con lo stesso significato, "agli inizi del 1900").
Altri numeri chiaramente ordinali sono quelli che individuano i mesi (giustamente scritti fino a pochi anni fa con numeri romani: 15 - X I - 1948).
Nel conteggio dei giorni la faccenda è più complicata: si dice regolarmente "il primo di Aprile" o, meno usato, "l'uno di aprile", non c'è però alternativa al "due di aprile", ciononostante sono chiaramente tutti numeri ordinali.
Il conteggio delle ore è passato senza traumi (spero!) dai numeri ordinali (ora sesta, donde la parola "siesta") al modo cardinale per cui, trenta minuti dopo mezzanotte sono chiaramente indicate con "ore zero e trenta minuti" (volendo indicare lo stesso momento con numeri ordinali diremo "a meta della prima ora" o più esattamente "allo scoccare del trentunesimo minuto della prima ora". 
Siamo nella prima ora ma siamo a ore zero e 30 minuti, siamo nel primo giorno del mese ma sono trascorsi giorni zero e poche ore dall'inizio del mese, e, sei mesi dopo la nascita di Gesù, siamo nel primo secolo e nel primo anno ma siamo a secoli zero, anni zero e mesi sei.
Se prendiamo una riga millimetrata e disegniamo con essa un segmento lungo 4,5 cm. possiamo dire, senza commettere errori, che abbiamo raggiunto la metà del quinto centimetro.
Il numero ordinale ha la funzione di individuare uno specifico elemento di un insieme di elementi tra loro uguali e non ha alcuna funzione di conteggio degli elementi.
Il numero cardinale non permette alcuna individuazione di un particolare elemento ma ci indica quanti elementi sono inseriti in un insieme specificato.
Di conseguenza nel momento in cui all'anno 1000° aggiungo l'anno 1001° (numeri ordinali) ho per risultato un periodo di due anni, mentre se ad un periodo di 1000 anni aggiungo un periodo di 1001anni (numeri cardinali) ho per risultato un periodo di 2001 anni. 
Queste considerazioni dovrebbero convincere chi fa divulgazione che primo e uno hanno valori e significati completamente diversi e che non è "scientifico" confondere i termini.
Immaginiamo, per gioco, che la nostra era iniziò il primo gennaio dell'anno primo dopo Cristo (credo che sia chiaro che questo è il termine giusto), qualora decidessimo di conteggiare gli anni delle nostra era in modo cardinale, come farebbe qualsiasi elaboratore, dovremo dare il valore in anni, trascorsi dall'inizio della nostra era, uguale a zero a tutto il periodo sino al 31 dicembre dell'anno stesso per poi, nel secondo anno d. C., passare al valore di anni uno.
Fin qui credo che sia tutto chiaro ma ora diventa anche divertente.
Gli anni vengono contati allo stesso modo anche per il periodo precedente la nascita di Gesù. Avremo così l'anno primo a. C., il secondo e così via.
Dal primo di gennaio dell'anno primo a. C. manca meno di un anno all'inizio della nostra era e, di conseguenza il valore degli anni a. C. espresso in forma cardinale è uguale a zero!
Ma allora esistono due anni con valore zero? Certo, i nostri avi hanno seguito i dettami della logica (e poi dell'algebra) dove tra i numeri -1 e +1 esiste un intervallo di due unità come esiste lo stesso intervallo tra il secondo anno a. C. ed il secondo anno d. C.
E pensare che tanti si affannano a dire che non è esistito l'anno zero, lo zero è stato conosciuto in seguito, che hanno sbagliato i conteggi, che non si conosceva l'algebra e/o non avevano il computer.
Per contare gli anni non servono tanti studi.
Basta conoscere che cosa si sta facendo e usare un po' di logica.
Poiché siamo nei primi giorni dell' anno 2000 (o, più giustamente dell'anno duemillesimo) non esistono dubbi, perciò, che, dall'inizio della nostra era sono trascorsi a tutt'oggi, 1999 anni e qualche giorno, non tenendo conto naturalmente di alcune differenze dovute ad errori e/o correzioni dei calendari.
Ciononostante è d'obbligo una considerazione: stiamo vivendo in un modo dominato dai computer, ci accorgiamo in questi giorni della confusione creata dal non riconoscimento del numero ordinale con cui continuiamo a contare gli anni e se dici a qualcuno che siamo nell'anno duemillesimo ti prende per matto.
Da tanti anni ormai il numero dell'anno viene usato come un numero cardinale.
In un mondo in cui, per poter far di conto, sono stati eliminati tutti i numeri ordinali (le banche nei loro calcoli hanno, giustamente, eliminato possibili confusioni nei mesi e nei giorni dividendo l'anno in 365 giorni rendendo più semplice e preciso il conteggio dei cosiddetti giorni a scalare, per costume si continua a indicare le date con numeri ordinali. 
Non essendo possibile effettuare operazioni con numeri ordinali, mentre per noi è semplice fare una trasformazione, lo stesso non è per un computer e perciò, se riferendomi all'anno 1990, scrivo la cifra, per lui ho inserito un valore che equivale ad un periodo di 1990 anni e non di 365 giorni.
Naturalmente, ogni volta che trattiamo gli anni come se fossero numeri cardinali, commettiamo l'errore di un anno rispetto ai conteggi reali, di conseguenza, nell'esempio precedente, inserisco un valore che si riferisce ad un periodo di 1990 anni, ma, in effetti, sono trascorso solo 1989 anni dall'inizio della nostra era. 
A mio parere, questo periodo di confusione ci permette, senza grossi traumi, di iniziare a contare gli anni in modo cardinale (ovvero come facciamo per le ore) trattando l'anno duemila come se fossero realmente trascorsi duemila anni dalla nascita di Gesù.
Un'altra possibile soluzione, se decidiamo di assegnare un valore cardinale agli anni, sarebbe quello di chiamare duemila anche il prossimo anno facendoci deridere dai più.

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