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La "Grande
Storia Centenaria" di Monteponi diventa non solo erede, ma anche elemento
di continuità di quell'attività mineraria che da sempre ha interessato la
regione dell'iglesiente. Con ogni probabilità, l'attività estrattiva ebbe
inizio, tra il VI e V sec. a.C., sotto l'influenza
cartaginese fino all'arrivo dei Romani nel 215 a.C. (data della sconfitta
delle truppe sardo-cartaginesi) i quali adottarono l'argento metallo come
base monetaria incentivandone la coltivazione. Da numerosi indizi si
calcola che, nell'arco di quattro secoli, non meno di 600.000 tonnellate
di piombo e 1.000 tonnellate di argento vennero estratte da quei popoli:
non per altro l'isola venne considerata la terza provincia mineraria
dell'impero, sola dopo la Spagna e la Britannia. Esisteva, come supporto a
tanta attività, un mercato principale per i minerali, che pare fosse S.
Antioco, chiamato da Tolomeo "Molibodes" o isola del piombo, mentre la
tradizione vuole l'esistenza di due città prettamente metallurgiche,
"Plumbea" e "Metalla", probabilmente scomparse nell'alto Medioevo ed i cui
resti non sono mai stati riconosciuti.
Col declino
dell'Impero Romano si ebbe un progressivo decadimento anche delle attività
minerarie e metallurgiche, finché, con l'invasione dei Vandali (460 d.C.), ogni attività parve
cessare; forse si salvò solo quella utile a soddisfare la richiesta di
galena, chiamata poi galanza, diretta alle botteghe artigiane locali.
Durante gli anni oscuri della dominazione
bizantina (650-675 d.C.), caratterizzati dalla carenza di un
efficiente potere, l'attività mineraria non poté prosperare anche se le
poche notizie oggi disponibili ci fanno pensare all'esistenza di una pur
minima produzione argentifera. Infatti, alcuni doni votivi in argento
furono inviati dalla Sardegna alla Santa Chiesa di Roma. Con le prime
razzie compiute dai guerrieri islamici
(700 d.C.), e dopo la successiva pestilenza, anche questa minima attività
metallurgica dovette spegnersi del tutto. Grazie ad una rete di coraggiosi
mercanti, in buona parte formata da ebrei, vennero ripresi i collegamenti
commerciali con i porti del Mediterraneo sollecitando la rinascita
culturale ed una ripresa dell'attività mineraria, peraltro già fiorente in
Toscana e nel Centro Europa.
Posta
al centro dei conflitti che dividevano le libere città di Pisa e
Genova, all'inizio del II millennio, la Sardegna visse l'estendersi
del dominio pisano intessuto di
parentele e di nuovi legami commerciali. Pisa scacciò i Genovesi dal
castello di Cagliari (1258) e col successivo trattato spartì quel
giudicato tra i Capraia, i Visconti e i Donoratico, riservandosi il
dominio sulla città. Ai Donoratico spettò la regione chiamata
"Argentaria del Sigerro", coincidente con l'attuale Iglesiente.
Grazie all'intraprendenza di questi signori, ebbe inizio il grande
risveglio produttivo di queste miniere e la nascita di Villa di
Chiesa, l'attuale Iglesias, che sorse alle porte delle ricche
colline metallifere ad ovest di Villa di Prato, l'attuale Musei, e
di Domusnovas e Villamassargia, sui cui rivi nacquero numerose
fonderie di piombo e argento. Villa di Chiesa nacque e si sviluppò
per 70 anni (tanti furono quelli del governo dei Donoratico) con
ordine come centro minerario, quale sede amministrativa e
legislativa, ove risiedevano il podestà ed i magistrati che
amministravano la giustizia ordinaria e quella minero-metallurgica.
Venne istituita la Zecca e furono coniate le prime monete. Nel
Comune erano custoditi i pesi e le misure standard utilizzati dai
funzionari al servizio del signore: il Conte Ugolino dei Donoratico.
Questi volle che tutta la vita dell'argentaria del Sigerro e tutte
le attività industriali, metallurgiche e minerarie, così come i
commerci, fossero regolati da ferree leggi. Allo scopo egli fece
preparare, tra i primi in Europa, il cosiddetto Breve o libro delle
leggi. Ancora oggi, il Breve di Villa di
Chiesa rimane uno splendido esempio di regolamentazione
civile, oltre che mineraria.
Nel
luglio del 1323 l'esercito congiunto aragonese e arborense attaccò
Villa di Chiesa che dopo una strenua resistenza arrivò a patti.
Giunti al potere, gli aragonesi
imposero nuove leggi feudali facilitando l'inserimento di loro
fedeli al governo della ricca città mineraria, che in breve si avviò
alla decadenza insieme all'attività estrattiva. A questo periodo
risalgono i famosi "Alfonsini"
monete di argento o rame coniate in onore del re spagnolo.
L'industria mineraria, progressivamente imbarbarita sotto il governo
aragonese, si estinse del tutto dopo l'avvento degli spagnoli (XVI sec), interessati
maggiormente dalle miniere dei nuovi territori da loro conquistati.
L'argento estratto in grande quantità dalle Americhe, infatti, causò
un'inflazione che fece crollare la già debole industria mineraria
europea e ancora più quella sarda. Una causa della decadenza fu
anche l'arrivo di inarrestabili epidemie di peste dalle regioni
dell'Est che ridusse drasticamente la popolazione attiva.
Dal
XVIII sec. la Sardegna divenne possedimento piemontese. I Savoia tentarono da subito di trarre
profitto dalle risorse minerarie concedendo per trent'anni lo
sfruttamento del sottosuolo e delle fonderie ai cagliaritani Nieddu
e Durante che definirono la miniera di Iglesias "la più promettente
della Sardegna". La seconda metà del settecento vide alla direzione
delle miniere la società fondata dal Console di Svezia C. Mandel che
introdusse l'uso della polvere nera per lo scavo delle gallerie di
Monteponi. Altri illustri personaggi succedettero alla direzione
della miniera che però non riuscirono nell'intento di ottenere
risultati proporzionali alle attese. Bisogna attendere la metà
dell'ottocento perché il sogno di F. Mameli si avverasse: estendere
anche all'isola le nuove leggi minerarie piemontesi. Ebbe inizio
così quello che in seguito sarà il periodo
più florido dell'arte mineraria della Sardegna.
Tratto dalla tesi di laurea in Ingegneria Civile
Edile "Studio comparato del complesso minerario di
Monteponi. Dal piano di ricerca alla proposta di
valorizzazione." Ing. Alessandro Triverio Relatore:
Prof. Arch. T.
Kirova
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La Società di Monteponi |
| La società di Monteponi, fondata
il 18 Giugno del 1850 in occasione del centenario ha realizzato imponenti
opere di interesse pubblico ed in particolare ha pubblicato un libro sulla
sua storia, del quale è riportata la pagina introduttiva del Presidente |
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