| Piazza san Giuliano
LE ANTICHE PRIGIONI |
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| Le antiche prigioni di piazza san Giuliano erano l'ultima testimonianza di una Gozzano medioevale. Purtroppo hanno dovuto pagare pegno al progresso e lasciare il posto intorno agli anni cinquanta a quell'orrendo cubo di cemento con i balconi rivestiti con piastrelline uso piscina. In quegl'anni di primo dopoguerra con l'avvento del boom economico era uso demolire per cementificare, eliminare oggetti vecchi per acquistare cose nuove. In questo modo pezzi pieni di storia e di affetti sono stati rottamati, per dare spazio a moplen e plastica. Oggi ci ritroviamo a girare come dei "ciula" nei mercatini e nelle fiere alla ricerca di quei ricordi e di quelle emozioni che purtroppo troppo tardi abbiamo scoperto quante emozioni ti sapessero ancora dare. |
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| BERTOLOSI GIULIANO
"al Campanòzi" |
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| Bertolosi Giuliano classe 1896, per tutti
" Giülianin Bartuloos" o "Campanozi" sopranome dovuto forse per il suo incedere un po dondolante, era un uomo che aveva fatto la prima guerra mondiale, quella del 15/18 nel corpo dei Bombardieri. Lo scoppio di una granata a distanza ravvicinata lo aveva segnato per il resto dei suoi giorni.
Nonostante all'apparenza sembrasse una persona violenta per il suo modo di fare, tirando pugni in cielo e ogni tanto dando in escandescenze, era un uomo mite e anche timido. Bastava lasciarlo in pace, non provocarlo e rispettarlo. Ho ancora nella mente i suoi occhi quando calmo e tranquillo sorrideva. Due occhi non tanto grandi ma pieni di bontà. Car Giülianin ti chiedo scusa per tutte le volte che ti abbiamo fatto correre, quando attraversavamo il tuo siid in Piasg dove avevi il tuo Casìn e passavi il tempo a coltivare l'orto e ad accudire le tue galline. Ciau Giuliano, che al Signoor t'abia in gloria. |
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| Dedicaa al Giülianin Bartuloos
Al Campanòzi
Av rigurdè dal Bartuloos, al Giülianin.
Mi lò cugnusü chi sévi incora un matàscin.
L’éva dal nuvöntasees, l’éva vanti tri agn dal me pà,
Navan d’acordi, évan amiis, s’ön sénpra rispitè.
Al Bartuloos stava in Vila, giü in fund la cort dal Tastunin.
Stava in d’una casascia vègia. Stava da par lüi al Giülianin.
Al ciamavan Campanòzi, al parchè al so mia,
so duma cl’éva un brav òm ,l’èva sé lasaal staa, c’al nàss par la sö via.
L’éva fàcc la pruma guèra, l’éva in di bunbardié.
Disévan che na bunba l’èva sciupaa da visin, l’éva piü lüi cönt l’è gnü indré.
Al nava intorn trasandà, un caplasc in testa, d’invern cùm al fariöl.
La barba lunga, al parlava da par lüi, al picava pügni in cél.
Al sö témp lu pasava in Piaasg in dal cömp in fund la Malpénsa,
al ghéva al casìn, dèss duma na mügia at séss sögnan la presenza.
La sera, cönt gnéva nòcc, al cumpariva in da l’ustaria dal Balurdin.
As sitava giü in d’un cantòn, al biveva al sö cuartin.
Ma ghéva sènpra un cuai buric c’lu fava inciuchii par dag suta, fal ruzaa,
mi sévi un matàscin ma evi già capi che sti robi évan mia da faa.
Smiava c’al vuleva sciàpaa’l mund, ma in fund ga mai fàcc dal mal inzün al Giülianin,
se l’èva insì l’èva mia sicür par colpa sova, l’è stacc sfurtunà, ga giugà mal al distin.
M’al rigordi in di mument cl’éva cuiet, ca stava bögn,
l’èva na parsona nurmal, l’èva timid, l’éva un toc at pön.
M’al rigordi sönza capél, i cavi tirè vanti, sönza barba, suridént.
Düi ugitt chi ghignavan, al basàva la testa ginà, ma l’éva cuntént.
La me mama un dì la truvà par straa c’al dava fora. S’èva spuvantaa.
La sera l’è gnu in cà in dal mè pà tüt musc a ciamaa scüsa, al sèva piü cumè faa.
Car Giülianin l’è vera, un cùai svulazon t’in l’è fàcc faa,
cönt pasàvan par al tö siid par naa su in Piasg a giugaa.
Ti da luntön ti vusàvi, ti scircavi da coran dré, ti auzàvi la sàpa.
Ti ghévi rason, ti prutigévi i töi tartiful, i tov sciüchi, la tö salata. |
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| Al Crucifiss o in Sacamöi |
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| Il rione Crocifisso o " in Sacamoi " dove un tempo si faceva seccare il miglio. Da lì il nome del Rione. Esisteva anche la pesa pubblica e dove c'era il giardino sulla sinistra della foto è sorto un altro condominio. Oggi è forse la parte più viva di Gozzano. Si possono trovare ancora diversi negozi e attività commerciali, il che lo fanno luogo animato e frequentato.
La foto ritrae un momento della festa del rione agli inizi del secolo scorso, festa ancora oggi molto sentita e partecipata. Grande successo di pubblico e di partecipanti al lunedì sera per la disputa della tradizionale Corsa delle carriole. |
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| Piazza san Giuliano. “la Croos “ |
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| La Croos, un pò il simbolo della piazza san Giuliano, posizionata a ricordo di una missione all'inizio della salita del Castello, a causa di una retromarcia di un'incauto automobilista degli anni sessanta ha avuto un tragico destino e una misera fine. Un'altro pezzo di Gozzano che rimane nei ricordi dei meno giovani e su qualche cartolina d'epoca. Unica nota positiva il fatto che sia caduta dalla parte opposta della vettura, il contrario avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. |
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| La classe 1899, ovvero i ragazzi del '99 o i fanciulli del Piave, furono chiamati alle armi nella prima guerra mondiale a diciassette anni, mandati al fronte a combattere contro altri ragazzi della stessa età.
A guerra finita, vinta e con 600.000 morti, la beffa per questi ragazzi; fare anche due anni di "naja". Oggi i nostri giovani ragazzi avrebbero 110 anni. Auguri Matài dal '99.
Nella foto degli anni cinquanta, un gruppo di coscritti gozzanesi festeggiano il loro compleanno all'osteria dal " Zanaga".
Riconoscibili al Pèp Moniga, al Cichin dala Rusa, al Paulin, Al Pöstabali, al Giüsèp Bagàtt, al Lüison, al Magnön, al Ricu Bigiaradu, al Tosi Marmurin, al Giüli Jori. |
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| La ferrovia Gozzano – Alzo entrò in esercizio regolare il 17 giugno 1886. Lunga sette chilometri e seicento metri collegava le cave di Alzo con la stazione di Gozzano per poi allacciarsi alla ferrovia per Novara in funzione fino a Gozzano dal 1864. Per la trazione del convoglio venne utilizzato un locomotore a vapore ancora oggi ricordato dai meno giovani come “ al brüsa malgàsci “ .
Oltre al trasporto dei massi di granito provenienti dalle cave, la ferrovia svolgeva anche servizio postale e passeggeri.
La ferrovia dopo varie peripezie e problemi finanziari cessò la sua attività il 15 giugno 1922. |
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| Via Regina Villa
LA CASERMA VEGIA |
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| La Caserma Vègia sorgeva in via Regina Villa di fronte all'osteria dal Balurdin, sulla superficie dove oggi c'è la Piazza Cesare Battisti.
Caserma dei Regi Carabinieri ha smesso di funzionare quando fu eretto il nuovo edificio
nei pressi del casello ferroviario al termine della Vila. Fino agli anni sessanta ha ospitato numerose famiglie gozzanesi: la Jèta Brogia, la Costanza, la maria Zoppis, la Bambin, la Maria Mucia,al Giancarlo da l'Angiulina Parenta, la Rosa da Sün, al Brasciool, i Buscoit, per poi venire abbattuta per lasciare spazio ad una piazza che a lungo andare è diventata un'altro garage all'aperto, destino che accomuna un po tutte le piazze di Gozzano. |
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| Il Lido di Gozzano, parco, spiaggia a lago, trampolino olimpionico realizzato nel 1954 su progetto dell'architetto Mario Galvagni, danze con i migliori complessi e orchestre del momento, bar, ristorante, salone banchetti, punto di ritrovo della gioventù di Gozzano e non, il tutto gestito con professionalità e "savoir faire" dal magico Rizzi. Serate mondane con elezione di Miss e Mister Lido, Tritone e Sirenetta del lago. Il Lido di Gozzano era tutto questo negli anni cinquanta-sessanta. Unico nel suo genere su tutto il Cusio, sapeva offrire ospitalità, mondanità, divertimento. Memorabili i veglioni di fine anno e di carnevale, i banchetti nuziali organizzati e diretti dall'impareggiabile signor Rizzi. Ancora oggi sono molte le persone anche della vicina Lombardia che ricordano con una certa nostalgia i bei momenti passati al Lido, luogo magico, unico nel suo genere, , che sapeva offrire divertimento, mondanità, il tutto gestito con grande professionalità dal magico "Giulio". |
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| Mario Galvagni é nato a Milano l’11 Luglio del 1928. Nel 1942 ha compiuto gli studi di Litografia alla Scuola del Libro dell’ Umanitaria di Milano, dove ha avuto come insegnante Atanasio Soldati.
_Nel 1946 ha completato gli studi al Liceo Artistico di Brera
_Nel 1952, sotto la guida di Carlo Carrà, Aldo Carpi e Vittorio Vittorini consegue il Diploma del corso di Pittura all’Accademia di Brera.
_Nel 1953 si Laurea in Architettura al Politecnico di Milano.
Dal 1981 è socio della SIF (Società Italiana di Fisica)
_Progetti e Opere realizzate
_ 1948-Architetture laminari, progetti
_1953 Casa Aristide Silva, Caldonazzo, Valsugana (Trento).
_1953 Concorso Ville al mare, promotore Pierino Tizzoni, progetto
_1954 Casa trasparente alla X Triennale di Architettura, Milano.
_1954 Trampolino per tuffi, Gozzano, Lago d’Orta (Novara).
_1954.Cinema parrocchiale di Gozzano e Ponte sopra le Ferrovia, progetti.
_Innumerevoli i progetti e le opere realizzate da questo insigne architetto.
Per saperne di più vi rimandiamo al sito
digilander.libero.it/galma/bibliografia.htm
Come si vede oltre al trampolino per tuffi realizzato sul lago d'Orta, a Buccione, Galvagni ha anche fatto i progetti per il Teatro parrocchiale dell'Oratorio e del cavalcavia sopra la ferrovia in via Cavour. Al termine dei lavori di restauro del trampolino, sarebbe utile fare una cerimonia per la nuova inaugurazione
del manufatto alla presenza dell'allora giovane progettista architetto Galvagni e magari organizzare una serata per portare a conoscenza di tutti le opere da lui progettate e realizzate. |
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| Via Dante angolo via I° Maggio
PALAZZO DAFFARA |
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| In via Croce, poi via Umberto I°, ora via Dante sorgeva il palazzo Daffara. Sull'angolo con via I° Maggio stazionava la "Lüisina dal Lüm" con la sua carrettella a vendere frutta e verdura .Stessa sorte toccata ad altre realtà storiche gozzanesi. Demolito agli inizi degli anni sessanta per lasciare il posto all'attuale Condomio " la Torre ". |
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| Le osterie, un tempo erano luogo di ritrovo, di svago per la gente di paese, che dopo una giornata di lavoro si ritrovava per passare un momento di riposo davanti a un quarto di vino, facendo una partita a scopa o a briscola, discutendo di politica, di caccia o pesca o sulla luna giusta per seminare l'orto . Erano anche luogo di improvvisate merende, pön malgon, salam dala duja, gurgunzola, pavaroogn suta seed. o cenette a base di polenta e tapulone, cacciagione, lepre o coniglio in salmi, a volte sostituito da un gatto. Nella foto sopra (anni cinquanta) siamo all'osteria Regina Villa meglio conosciuta come "al Balurdin" e si riconoscono tra i commensali da sinistra: al Jacomino di Ròsi, al Paolo Parént, capotavola al Piero Piscc, in piedi il gestore Pédar Cion, al Pidrin Balin. L'ultimo dovrebbe essere al Dénzi Bovetta.
Purtroppo queste realtà con il progresso, con le nuove abitudini, nuove americanate, sono andate perse.
Persistono ancora nei piccoli paesi dove tra mille peripezie continuano a esistere i Circoli Associativi come una volta, questo grazie al sentimento e all'attaccamento alle tradizioni, alle usanze, alle abitudini dei nostri avi, che nonostante tutto la gente semplice di paese, anche oggigiorno vuole continuare a mantenere e portare avanti, nel ricordo e nel rispetto di un tempo meno stressante e più vivibile di quello attuale. |
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| "I caritée" ovvero i carrettieri con i loro carri trainati da cavalli erano i trasportatori, i movimentatori di ogni genere di cose: legname, carbone, casse da imballaggio, "pàja", materiali di ogni sorta, "mubilia par chi fava söt Martin", fieno, botti di vino, pellegrini che volevano andare ai santuari di Boca o Varallo. In occasione delle copiose nevicate degli inverni passati, attaccavano tre o quattro cavalli alla "strüsa "e facevano la "calaa" per le strade del paese.
Molto ambite e contese dalle donne erano "i bröli " che i cavalli lasciavano a mucchi per la strada specialmente all'esterno delle osterie dove i carrettiere si fermavano volentieri a bere " un calicc par bagnaa la gola e fa na via la püfia".
Gli ultimi che abbiamo visto in azione fino alla fine degli anni cinquanta furono" al Renzo Marsinon, al Pédar di Rosi e al Carlon Pajèe", che in una poesia in dialetto sono stati definiti " La Gondrand da Guzön". |
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