TRA DA NÜI .....parluma in dialèt
cum La Cumpagnia da la Malgàscia e i
I Düi & Mezza
Siid c'al diis un pò dal tüt sül nöst Guzön e la sö sgént
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Va spèci !!!
Un sito che parla di Gozzano, dei Malgascìtt, (non a caso i Malgàsci quì sotto) sopratutto del dialetto, di ciò che si fà, della storia, avvenimenti, amici e tutto quello che può interessare o essere interessante sapere su Gozzano e i gozzanesi.
E 'lora dèss parluma da......
Cönp at malgàsci
Nel 2001 ho scritto la mia prima poesia in dialetto dedicata al lavatoio dell'Ariula.
Mi aveva impressionato lo stato di abbandono in cui era caduto. Il tetto stava per crollare, i "prèji" erano sommerse dal fango, l'acqua non correva più. Pensai ai sacrifici patiti dalle nostre nonne, mamme, sorelle, insomma a tutte le donne di gozzano che frequentarono quel luogo con ogni tempo e in ogni stagione. La poesia voleva essere una denuncia sulla nostra indifferenza e il poco rispetto per un luogo che ha segnato un passo della storia del nostro paese.
Il messaggio fu raccolto da diverse persone e enti che assieme si sono dati da fare per recuperare questo luogo tanto caro a tutti i gozzanesi.
Pulizia generale, tetto nuovo, un bel cartellone con cenni storici e posa di una lapide con dedica a tutte le donne di Gozzano che nel tempo si sono succedute nell'andare a lavare i panni di tutta la famiglia.
Domenica 12 ottobre 2008 alla presenza di autorità, banda musicale, scolaresche, alcune ex frequentatrici assieme a parenti e amici si è svolta non senza una giusta dose di commozione la cerimonia di inaugurazione di questo sito ricco di ricordi e caro a tutti noi che lo abbiamo visto ai tempi della sua massima funzionalità e chiudendo gli occhi abbiamo rivisto i volti delle nostre donne; mamme, zie, sorelle, nonne. Grazie a tutte voi donne di Gozzano. Tutto questo è stato fatto per voi, per tramandare il vostro ricordo alle generazioni che verranno.
Al lavatòi da l'Ariula
AL LAVATÒI RISTAURÀ
(dudas utobar düimilavòt)
Che bilöza, che bèla giurnaa, incöi sum cuntént cùmè un grì.
Finalmént al lavatòi da l’Ariùla lè stàcc bütà post, ripulì.
Al gà un bél töcc növ, smöja nòva önca la scalinaa,
l’acua l’è turnaa cora, in méz i prèji l’è turnaa cantaa.
Tüt bél nöt, puliid, i sèss drizè in péi, i ruvöi strupè.
Smöja da vèsa turnè’n dré a i’àgn cincuönta e önca püsè.
Cari Malgascini, fumni tüti da Guzön, i sciarà che bél lavoor.
I vist; ghè incora un cuai vün cùm péna at coor e töntu amoor,
un cuai vün c’as rigorda dal pasà cùm un bél po at santimént,
c’la vist mami e noni, al cü par aria, inginugiai suta stu munümént.
Cradim; in tönci s’in dècc da faa parchè stu siid al ristàss in péi.
Ripéti, l’è un tòc da storia da Guzön, vün di rigord püsè béi.
Par cüi chi gnarön, par rigurdaav, önca na lapida ghè stàcc bütà,
e i cartilogn cum la storia da stu siid, da cum l’éva e cum l’è canbià.
Cari fumni sgiovni e vègi, che in dal témp si gnuvi chi lavaa i pàgn,
par vüjauti lè stàcc fàcc, par rigurdaav a tücc, incora par tönci àgn.
La chiesa dedicata a san Giuseppe
S.O.S dalla Casa san Giuseppe



Ghéva na volta na gésa un po püsè cauda da j’àuti. Questo potrebbe essere l’inizio di una fiaba magari scritta in dialetto. La reltà purtroppo è ben diversa.
La chiesa in questione come avrete ben capito è quella del san Giuseppe. L’impianto di riscaldamento che per anni ha reso più confortevole l’ambiente è arrivato agli estremi. Ormai obsoleto ha smesso di funzionare e giocoforza si è presentata la necessità di dovere intervenire per porre rimedio a questo inconveniente.
Certo i nostri avi non avevano di questi problemi. Si arrampicavano con ogni tempo fin sü in Castéll per assistere alle funzioni nella fredda basilica di san Giuliano, ma a quei tempi il riscaldamento era dato solamente dall’unica stufa a legna posizionata in cucina e serviva a riscaldare l’ambiente e a cuocere le vivande. Per il resto i nostri nonni erano abituati a vivere al freddo e a sopportare i rigori dell’inverno.
Ritornando alla nostra chiesa dobbiamo dire che un gruppo di persone si è già attivato per progettare e realizzare un nuovo impianto. Nell’occasione verranno fatti anche degli interventi di miglioria e messa in sicurezza anche alle strutture esistenti, dall’impianto elettrico, agli infissi, alla sacrestia e altri imprevisti che senz’altro si presenteranno durante l’esecuzione dei lavori.
Inutile dire che il tutto comporterà una spesa non indifferente e di questo se ne sono già resi conto i vari gruppi vicini alla realtà del san Giuseppe, vedi ex allievi, la contrada Mazzetti, il gruppo amici della casa san Giuseppe e singole persone che spontaneamente hanno dato la loro disponibilità sia finanziaria che materiale.
Nei prossimi mesi ci saranno varie possibilità per dare un concreto contributo per la realizzazione di questo nuovo progetto. Quindi nel limite del possibile e delle disponibilità si spera nell’apporto disinteressato di tutti.
Dopo le recenti partenze da Gozzano di vari gruppi di religiosi, la volontà dei Guanelliani di intraprendere questa nuova realizzazione può essere letta come un segnale positivo, che lascia ben sperare nella continuità della loro presenza sul nostro territorio, e questo va a beneficio della comunità e soprattutto degli abituali frequentatori di questa chiesa che continuerà a essere un po püsè cauda da j’àuti e potremmo aggiungere senza ombra di smentita anche più comoda perché ubicata in centro paese e ciò è molto importante per chi non è più giovanissimo e non dispone di mezzi motorizzati per recarsi alle funzioni.
1940 - Posa prima pietra nuova chiesa
Per chi desidera sostenere le spese di manutenzione e ristrutturazione che da lunedì 17 novembre 2008 prenderanno il via ci sono svariati modi per contribuire: impegnandosi per dare un aiuto come "bocia" al servizio di chi farà il lavoro, contribuendo con offerte facendole pervenire direttamente a don Cesare (fulviocesare@libero.it), o contattando il Gruppo Amici del san Giuseppe prima o dopo l'orario delle sante messe, acquistando un tassello del puzzle della chiesa esposto all'interno in fianco all'altare, acquistando il libro di poesie di Carlo Bacchetta "al me Dialèt numero due" che uscirà tra poco. Altre iniziative sono in fase di realizzazione. Sarete informati man mano che prenderanno forma.
Non fatevi pregare. Siate generosi anche perchè tutto quello che verrà fatto, sarà fatto per noi, perchè sarà un bene di Gozzano e dei gozzanesi che frequentato la chiesa e che nel futuro ne godranno i benefici. Don Cesare e don Giuseppe purtroppo finito il loro mandato verranno destinati in altra sede, noi invece se Dio vuole rimarremo quì fino a quando ci sarà concesso di restare e continueremo a usufruire delle migliorie che verranno apportate.
Contattate:

tradanui@alice.it
per ulteriori info.
NOVITA'
E' USCITO IL SECONDO VOLUME DI POESIE IN DIALETTO GOZZANESE "AL ME DIALET ".
IL RICAVATO DELLE OFFERTE SARA' INTERAMENTE DEVOLUTO ALLA CASA SAN GIUSEPPE COME CONTRIBUTO A SOSTEGNO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELLA CHIESA.

ANCHE IL TERZO VOLUME " AL ME DIALET " numar trì è disponibile da oggi
20 aprile 2009

RICHIEDERLO A DON CESARE AL TERMINE DELLE FUNZIONI:
LAVORI IN CORSO
Ma l’è véra, l’è propi véra,
l’è pizz, fa caud,
che bilöza, che bél lavoor,
che brèu matài!!!
13 febbraio 2009

Questi sono solo una parte dei commenti che le nostre care assistenti serali ai lavori,hanno fatto quando hanno scoperto che il riscaldamento della chiesa era stato attivato.
Tutte a tastare i pannelli con le mani.
Ebbene sì. Dopo il tanto freddo patito nei mesi scorsi finalmente la chiesa è calda.
Al momento dell’accensione della caldaia eravamo tutti emozionati e soddisfatti nel vedere che il nostro lavoro era arrivato a conclusione e lo scopo prefissato era stato raggiunto.
Naturalmente abbiamo ancora molte altre cose da portare a termine, la stuccatura e la rasatura delle pareti, il posizionamento dei nuovi faretti per un’illuminazione d’effetto atta a dare un giusto risalto al Crocifisso e alla Via Crucis, pregiate sculture in legno del nostro illustre concittadino artista scultore, professor Peppino Sacchi.
Più avanti ci occuperemo anche di lui e delle sue innumerevoli opere per dare a un gozzanese così illustre il giusto riconoscimento che si merita.
Certo d’ora in poi si lavorerà con un altro spirito e con altra temperatura, sicuramente meno imbacuccati e più liberi nei movimenti.
La storia continua e vi rimandiamo alla prossima puntata.
Inutile insistere ma è doveroso ricordare che sono sempre gradite e necessarie offerte di vario genere.
Grazie a tutti!
Moto in gèsa !!! Ma suman dré da fora?
Moto in gésa !!! Ma suman dré da fora?

Questa potrebbe essere stata la reazione di molti tradizionalisti all’apprendimento della notizia che nella chiesa di san Giuseppe sarebbero entrate delle moto per essere benedette assieme ai loro piloti che si accingono ad iniziare il campionato Endurance .
Invece la serata che si è svolta venerdì 27 febbraio , è stata eccezionale anche se sicuramente un poco fuori dagli schemi abituali.
Passato il primo momento di sbigottimento delle abituali frequentatrici delle funzioni serali, è subito subentrata la curiosità nel vedere per la prima volta la chiesa invasa da sportivi motociclisti con le loro moto.
A volere questo evento, è stato il “Blu Team”, squadra di appassionati bikers che si apprestano ad iniziare il Campionato Endurance 2009.
Tutto ha avuto inizio verso le ore 18 con l’arrivo dei centauri in sella ai loro bolidi, che hanno posizionato le moto all’interno della chiesa, intorno all’altare un po’ come succede con i cavalli a Siena per il Palio.
Alle ore 18.30 don Cesare ha dato inizio alla Santa Messa, che ha visto la partecipazione attiva dei piloti del Team, dalle letture, all’offertorio, alla lettura della preghiera degli Enduristi.
Al termine dopo un particolare ricordo per chi ha proseguito il cammino verso una meta più alta, don Cesare ha impartito la benedizione augurale a tutti i piloti presenti e ai loro mezzi, molti dei quali già impegnati verso la fine di marzo nel Rally del Marocco, prima gara di campionato.
La serata ha avuto un prosieguo sempre all’interno della chiesa, finalmente ben riscaldata, con un convivio gastronomico voluto dal Team con l’intento di dare un tangibile contributo a sostegno delle spese sostenute per i lavori di rifacimento dell’impianto di riscaldamento. Obiettivo raggiunto alla grande. Grazie amici.
A molte persone questo evento potrà essere apparso strano e fuori dalle regole, però anche questo a nostro avviso è un modo di fare chiesa, di essere chiesa, di accomunare, di avvicinare o riavvicinare, di riportare persone credenti che con gli anni un pò per pigrizia, un pò per indifferenza, un po’ per disaffezione si sono estraniati dalla frequentazione abituale alle funzioni.
Ascoltando i commenti e le confidenze dei partecipanti, in molti si sono ritrovati a dover dire che se iniziative del genere si svolgessero più frequentemente e magari con un prete con la simpatia e il carisma di don Cesare, in parecchi ritornerebbero alla frequentazione.
Quindi in conclusione, si può ben dire serata positiva e ben riuscita sotto tutti gli aspetti, il che fa ben sperare per altre iniziative, altre occasioni prossime future magari fuori dai cliché tradizionali, ma sempre con il massimo rispetto per il luogo che ci ospita, trovando nuove motivazioni atte a coinvolgere altre realtà magari un pò scomode o più impegnative, a partire dall’attenzione verso i giovani, ai portatori di handicap, ai disagiati, agli anziani, al sociale.
La piazöta d’in Vila
LA SOCIETA' OPERAIA
UN PO DI STORIA

1873 - Nasce la Società Operaia

Dal libro di Francesco Ruga "Gozzano _ Ottocento e dintorni" ed. EOS, abbiamo tratto questi cenni storici sulla fondazione della Società Operaia.

La Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione di Gozzano, nacque il 2 febbraio 1873, in un piccolo locale annesso alle scuole di via Pietro Mazzetti ( già via Cocciotti ), e fu eretta ad Ente Morale il 12 maggio 1888 con atto del Regio Notaio Carlo Camossi, alla presenza del signor Gaudenzio Antonioli, presenti il presidente ingegner Alfonso Fraviga e il segretario Pasquale Ghidetti. La Società Operaia raccoglieva i Gozzanesi che si recavano all’estero per esigenze lavorative e che contribuivano a svecchiare la mentalità chiusa e ancorata agli antichi privilegi. L’articolo 1 del Regolamento - Statuto chiariva: " Sotto la tutela dello Statuto del Regno d’Italia è fondata in Gozzano un’ Associazione di Mutuo Soccorso fra i cittadini qui nati o residenti a nome dell’art. 16 del Codice civile, detta la Società degli Operai ". L’articolo 2 indicava che lo scopo dell’Associazione era di promuovere e di aumentare il benessere morale e materiale dei Soci col mezzo del mutuo soccorso, dell’istruzione e del lavoro. I soci, in caso di malattia e di infortunio, attraverso i fondi stanziati, avrebbero potuto ottenere un sussidio. Veniva ribadito che questo era l’unico scopo della società e quindi il Consiglio d’Amministrazione e l’Assemblea non avrebbero potuto occuparsi di questioni politiche.
Tra le disposizioni generali e transitorie si leggeva all’art. 72 che "l’Associazione non s’intenderà mai sciolta finché vi sia il numero di dodici soci effettivi iscritti e volontariamente perduraturi, tranne che lo scioglimento sia deliberato da tutti quanti i soci e nessuna modificazione di questo articolo sarà valida“. Il successivo articolo chiariva che, nel caso di scioglimento, " i fondi di essa, che si verificassero in possesso a quell’epoca, saranno erogati al Comune di Gozzano “ .
Ma cosa ci ha lasciato la Società Operaia? Innanzitutto va riconosciuto al sodalizio il merito di aver fatto crescere, negli anni passati, il mutuo soccorso e la convinzione che l’istruzione fosse una primaria necessità delle classi lavoratrici. Tanti anziani sono così
cresciuti con l’orgoglio di avere un organismo capace di rappresentarli sulla via del progresso civile. Quando ancora non si parlava di formazione professionale, agli inizi del ’900, la locale Società Operaia seppe dare i rudimenti necessari a tanti giovani gozzanesi. Inoltre, il disporre di un salone proprio favorì il consolidarsi di una forte coscienza comunitaria.
Leggiamo in alcune carte dell’Archivio comunale della vendita dell’area di are quattro e centiare ottantacinque, in località detta Ortaccio, da parte del Comune alla Società Operaia, per costruire un salone proprio. Il documento porta la data del 3 settembre 1889 e ci informa che il sindaco Baldassarre Ruga fu Giulio cedeva al signor Gaudenzio Antonioli fu Giuseppe, quale vice presidente della Società Operaia, il terreno comunale dell’ Ortaccio per lire novantasette. In un verbale dell’ Assemblea della Società Operaia, riunitasi nel salone delle Scuole Comunali il 16 febbraio 1890, si legge dell’intenzione di costruire la casa della Società Operaia.
Così si evidenziava: “ questo progetto presenta tutti i requisiti necessari al bene della Società stessa, essendo composta di due camere all’ingresso per servire la prima per l’Ufficio Amministrativo e la seconda per riporre tutti gli attrezzi della Società, nonché di quelli del Corpo di Musica degli Operai, di un salone che, oltre al servizio per le assemblee, deve pure servire per la Scuola serale festiva degli Operai e per l’esercitazione della musica, che è della Società Operaia e per tutte le altre cose inerenti al bene della Società stessa “. Il verbale porta la firma del presidente Gaudenzio Antonioli e del segretario Pasquale Ghidetti.
Fino a qui la storia della nascita della Società Operaia. Come Gozzanesi possiamo ben dirci orgogliosi di avere un sodalizio che si mantiene dal lontano 1873. È una tra le più vecchie associazioni del Basso Cusio. Leggendo le cronache riportate dall’Amico il settimanale edito dalla tipografia Antonioli dal 1904 fino al 1926, si può avere un quadro della utilità e del ruolo che la Società Operaia ha avuto nella storia di Gozzano.
Dal mutuo soccorso, alla scuola di disegno, agli spettacoli teatrali, ai concerti, ai balli che si tenevano nel salone. Gozzano in quegli di primo novecento ha visto il susseguirsi di popolari e prestigiose compagnie italiane di teatro, oltre alle filodrammatiche locali, che hanno rappresentato, operette, commedie, farse, opere liriche, fino all’avvento del
cinematografo. Il salone era il centro di molte manifestazioni; assemblee, riunioni, dibattiti, conferenze., nonché ricovero per i soldati feriti di ritorno dal fronte sul finire della prima guerra mondiale.
Nel tardo dopoguerra, ampliato e modificato, il Salone finiva per essere dato in gestione per spettacoli cinematografici, questo anche per potere sopperire al magro bilancio sociale. Con il passare degli anni, con la trasformazione del territorio e del tessuto sociale, con l’avvento dell’industrializzazione che ha portato lavoro e benessere sono andate via via perdendosi le motivazioni iniziali che avevano portato alla sua fondazione. Il numero dei soci però è sempre stato rilevante, un pò per la gozzanesità del Sodalizio, un pò per affetto, per tradizione, perché era già iscritto il bisnonno, il nonno, il papà. Oggi, nel 2007 qual è la situazione della Società Operaia? Dobbiamo dire che fa ben sperare. Con l’ultimo rinnovo del consiglio avvenuto nel giugno 2005 a reggere le sorti del Sodalizio è stato chiamato l’architetto Paolo Gattoni, il nipote del Candido Gattoni al prastinee d’in Vìla. Da giovane dinamico quale è, l’arch. Gattoni sta portando avanti con entusiasmo un programma di rilancio della Società. In questi due anni di gestione, abbiamo assistito a spettacoli teatrali, commedie, cabaret, operette, presentazioni di libri, proiezioni, conferenze a tema. Molto partecipate anche le serate danzanti e la scuola di ballo. Altre iniziative sono già in fase di sviluppo per l’immediato futuro. Come si vede nonostante i suoi 134 anni la Società Operaia è ancora viva e vegeta, giovane, con voglia di fare, di proseguire, di andare avanti per raggiungere sempre nuovi traguardi.. Per ottenere ciò ha bisogno della collaborazione e dell’aiuto di tutti i Gozzanesi.
Un consiglio e un invito: iscrivetevi, associatevi, rinnovate la vostra adesione, fate un regalo ai vostri figli tesserandoli. Portiamo avanti la tradizione di padre in figlio come un tempo. È un motivo di orgoglio per noi e un’atto di riconoscenza verso i nostri avi che con sacrificio e spirito di solidarietà nonché con lungimiranza in un lontano giorno di un lontano 1873 hanno sentito l’esigenza di associarsi, di mettersi assieme, per costruire ciò che noi oggi stiamo godendo e che nel loro ricordo e nel loro rispetto dobbiamo impegnarci a sostenere, a portare avanti, per dare modo anche alle generazioni che verranno di avvalersene.

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1873_200
La Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione compie 136 anni

Il nostro Sodalizio lo possiamo ben dire con orgoglio è tra le più vecchie associazioni presenti sul territorio; viva, vegeta e quanto mai funzionante.
Un ringraziamento va a tutti coloro , presidenti, consiglieri e soci che dalla sua fondazione fino ai giorni nostri sono stati capaci di portare avanti con abnegazione e impegno i propositi che hanno indotto nel lontano 1873 un gruppo di Gozzanesi di allora ad associarsi per creare un mutuo soccorso a beneficio di tutti gli iscritti.
ULTIMO AGGIORNAMENTO
8 apriil Düimiladéés
LA CONTRADA MAZZETTI
La Contrada Mazzetti o via Pietro Mazzetti congiunge via Regina Villa a via Sottoborghetto. L'idea della Contrada è stata di Sandro Testori " Lisandrin". Essendo in stretto contatto con la contrada dell'Oca di Siena ha pensato di riproporre qualche cosa di simile anche quì a Gozzano. Vari sono gli appuntamenti annuali dalla cena lungo la via Mazzetti, al Zabajon del pomeriggio del 7 gennaio solennità di san Giuliano.
Lo scopo benefico di queste manifestazioni fa sì che ci sia sempre una folta adesione di partecipanti.
Cena Contrada Mazzetti
La Fonsa in Contrada Mazzetti
Visitate il sito della contrada
www.contradamazzetti.it
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http://www.zero322.it
LA VIA PÉDAR MAZÖT


Nüi da Guzön, parluma senpra dala Cazüla,
dala Vila, la Pisòla, dala Piaza sönt Giüliön, da l’Ariula.
Ma ghè n’auta straa vègia inca lei cum la sö storia,
cum i sou cai, la sö sgént, j’usönzi ch’in pöi la nosta mimòria.
Parli da cula straa che dal Galinin la và in là vér Sutburgöt,
fin giü in fund induva ghéva la butéga dal Tugnin lacèe; la via Pédar Mazöt.
Lì in dal Lisandrin ghéva i scòli fin un secul fà.
Lì in da cul siid ghè nàcc a scòla önca al Cichin, al me pà.
Süla faciaa ghè incora la stemma da Guzön piturà,
induva un cuai burìc, na mésula dala luce in méz gà piöntà.
La via Mazöt l’è la straa di Pinèla, dal Ciclamin, di Pitürit, dal Mericön,
di Lisandrit, di Reoplani, dal Ticozzi, dal Porzio, dal Carlìn Graziön.
Ghéva l’ustaria di Rosi, la Primavera e al Rusgion c’al pasava in méz i cai.
al Canton di Pöti sü l’öngul cum la via Garibaldi e péna dopu al Mazacavai.
As mangiava, as cantava, as biveva, as pisava tacà al müur,
ghéva al Club dei Topi Grigi e i murusit chi strascinàvan scundü in da scüur.
La Pitürina la fava trapunti e puntüri, al Möngia Règn al sciavatìn,
al Scintilla al canbiava lampadini e i pöss j’u vindéva la Rosina dal Cuazin.
Al Turo al ghéva al vin, scarpi al vindéva al Suèra, al Ticozzi al fava al pön.
Al Carletto lacc e surbèit, fiori la Patachina e pöi al Fredo torti e pasti e marzapön.
Dèss lè un cuai àn che vün da j’ültim Lisandrit ghè gnü in la mént,
da bütaa in péi un cuai coos, par fa riviva sta straa cumè un témp.
L’esperimént lè riüsì, tröi o cuàtar volti l’àn s’ampinìs la straa,
scéna, festi, musica, zabajon par sönt Giüliön e auti nuvitài.
Brauv matài né vanti insì, si dré faa un bél lavoor.
Sarés bél voga önca j’auti strai, cupiaa e daas da faa inca loor.
Al sarvirés par turnaa faa viva al paés, mantögna i tradizioni, al nöst dialèt.
S’in duma mia da faa, numa in minurönza e ris-ciuma da ristaa in cuàtar ghèt.
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