FIAT per la Scuola
MOTO GIOCOSO - Primi passi di educazione stradale

STORIE DEL VIAVIAI
Otto racconti di
Bruno Tognolini

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Nel giugno del '98 Rossella Sobrero, direttrice dell'agenzia di comunicazione "LA FABBRICA - Scuola Net", mi propone un lavoro analogo a quello di anni fa con le Cinque piccole sceneggiature sull'energia per la SNAM. Stavolta il committente è la FIAT, con il suo settore Fiat Scuola, e il progetto in corso è intitolato MOTO GIOCOSO - Primi passi di educazione stradale".
Dalla lettera di presentazione del kit, l'iniziativa è definita...

"... un programma didattico rivolto agli alunni del 1° ciclo della Scuola Elementare, che si propone di favorire, attraverso il gioco e la stimolazione sensoriale, la comprensione del contesto stradale, delle norme che lo regolano e degli elementi che lo compongono. Il kit comprende una guida per l'insegnante, un gioco per la classe composto da 48 piastrelle, un'audiocassetta con i rumori della strada, due poster da appendere in aula, una serie di supporti operativi, 18 libri di racconti, 18 pieghevoli che sollecitano le famiglie a collaborare con gli insegnanti sul tema della mobilità affinché anche la famiglia sia coinvolta e diventi parte attiva del progetto."
A me viene chiesto di scrivere i racconti dei "18 libri" contenuti nel kit (18 copie dello stesso libro, uno per ciascun alunno della classe). A questi racconti, come era stato nel caso della SNAM, è affidato il compito di avvicinare da un'altra prospettiva (narrativa e poetica) gli stessi temi trattati didatticamente nel kit (I veicoli, I suoni, I segnali stradali, Vigile e semaforo, Le strisce pedonali, I mezzi pubblici, Le auto). Dopo aver chiesto il "permesso" all'ottima Nicoletta Codignola, direttrice della FATATRAC, ho deciso di affidare le otto storie agli stessi personaggi dei suoi due "Ottagoni" Angeli, lucertole, bambini dappetutto e Sentieri di conchiglie: Valentino, Maria Mezzomondo, Pamela, la Lucertola Lali Lucerta, etc.
Una prima edizione del kit, di 6000 copie, è stata immediatamente consumata nel gennaio del '99, e le prenotazioni in eccesso (il cofanetto è inviato gratuitamente alle scuole che ne fanno domanda) hanno prodotto già una seconda edizione.
Ecco dunque gli otto racconti.



INDICE

1 . CHI PASSA LUNGO IL FIUME (I veicoli)
2 . IL SILENZIO CHE CORRE (I suoni)
3 . LUCERTOLE IN TRANSITO (Segnali stradali)
4 . LUCI STRANE DELL'ALBA (Vigile e semaforo)
5 . ANGELO STRISCIA, LUCERTOLA VOLA (Le strisce pedonali)
6 . GIRO DEL MONDO IN SEDICI FERMATE (I mezzi pubblici)
7 . LA CITTA' SOGNATA (Le auto)
8 . FEDERICA (Epilogo)
 

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1 . CHI PASSA LUNGO IL FIUME

(Tema: ELEMENTI DELLA STRADA: I VEICOLI)

Cinque amici, poco prima del tramonto, se ne stavano seduti sul muretto del loro cortiletto, che dava sul marciapiede di una strada come su un fiume che corre verso il mare: e guardavano le macchine passare.
Il più grande si chiamava Valentino, otto anni, gran costruttore di cose e grande sapiente mondiale della sua classe.
Dopo viene Maria Mezzomondo, sette anni, detta così perché ha la doppia vista: con l'occhio destro vede le cose della realtà, e col sinistro le fiabe.
Dopo di lei c'è Bimbo Dumbo, sei anni, detto così per le sue grandi orecchie a sventola, con cui sente benissimo tutti i rumori del mondo vicini e lontani.
Dopo di lui c'è Pamela, detta Pam, cinque anni, che ci vede il giusto, ci sente il giusto, sa fare il giusto, ma non per questo deve obbedire a tutti.
E dopo Pam, con la testina che sporge dalla sua tasca davanti, c'è la sua amica Lali Lucerta, mezzo anno, che è la quinta del gruppo ma non è una bambina: è una lucertola.
- Allora, attraversiamo? - chiede Pam, che vuole andare dall'altra parte della strada a trovare la sua amica Federica.
- No, - dice Valentino, - stiamo giocando a chi passa lungo il fiume.
- Chi passa lungo il fiume? Quale fiume? - chiede Pam.
- Ma non lo vedi? - dice Maria Mezzomondo coprendosi l'occhio della realtà, e guardando la strada con quello delle fiabe. Così vedeva il largo fiume Congo, nonno d'acqua, pieno di schiene di tartarughe e coccodrilli.
- Ma non lo senti? - dice Bimbo Dumbo, orientando le orecchie giganti chissà a che foresta lontanissima. Così sentiva uccelli e scimmie gridare, foreste fronzute stormire, correnti di acque frusciare.
- Son scemi. - dice Pam alla sua lucertola.
- È un gioco nuovo. - spiega calmo Valentino - La strada qui davanti era il fiume Congo dell'Africa nera, e passavano bestie feroci, e noi indovinavamo.
- Va bene, - dice Pam - ma poi attraversiamo e andiamo da Federica.
- Ge. - dice Lali Lucerta.
Per prima bestia passò una ragazza in bicicletta. Ciclava tranquilla sulla pista ciclabile disegnata col giallo sul marciapiede largo.
- Che bestia è? - chiede a tutti Maria Mezzomondo.
- Una scimmia Albertuccia. - dice Pam, tanto per essere la prima.
- Bertuccia, non Albertuccia. - corregge Valentino.
- Za. - dice Lali guardando il cielo e sbuffando.
- Ciao Bertuccia! Da dove vieni? - chiede allegro Bimbo Dumbo, e la ciclista risponde:
- Ciao, ma che scimmie siete? Non vi ho mai visto... Vengo da quattro valli indietro. Ho scoperto che due valli avanti c'è un albero di foglie saponarie per lavarsi la pelliccia della testa, e vado a comprarne una. Ma vado di fretta perché dietro a me viene un bestione grosso che mi fa paura.
Per seconda bestia, infatti, di lì a poco passò un uomo in moto. Faceva molti ruggiti presuntuosi, e stava dritto col torace pettoruto, tanto che i quattro bambini esclamarono insieme:
- È un Leone.
- Ehi, puzzo! - cominciò a sgridare Pamela, toccata sul vivo - Solo perché sei più grosso fai paura ai più piccoli di te? Ma cosa ti ha insegnato la maestra!
- Ma che maestra, ho la tosse col catarro: urrrrggghhhh!
E il Leone cacciò un ruggito di motore che a Maria volarono via i fermacapelli.
- Ahi ahi! - gemette disperato Bimbo Dumbo, che con le orecchie quattro volte più grandi degli altri quel rumore lo aveva sentito quattro volte più forte.
- Ehm, Maestà... è meglio che andiate a ruggire nella valle più avanti, - fece notare rispettoso Valentino - che non ci sono bambini ma solo taxi.
- Sì, corro perché dietro a me viene un bestione più grosso che mi fa paura.
Per terza bestia, infatti, lungo il fiume, passò una macchina fuoristrada Kubaiashi, a dieci ruote motrici che sale anche sui pini. La guidava una signora con la pelliccia di dieci panda estinti.
- Un Rino!!! Scappate amici!!! - gridò Maria, e tutti i bambini schizzarono via dalla riva del marciapiede, nascondendosi nel folto del cortile.
Appena in tempo, perché il Rinoceronte, tanto per far capire chi è un fuoristrada, sale con due ruote sul marciapiede, si blocca molleggiando sulle zampe, e dice:
- Moschini! È mica qui la parrucchiera Carìsma?
- Vai Lali! - dice Pam sottovoce, e la lucertola sorride trionfante: parte di corsa, si ferma davanti alla signora Rino, si rizza sulle zampe posteriori, e lì fa molte mosse giapponesi frecciando la lingua e dicendo:
- Fu! Fu!
La Rino guarda la strada, impallidisce, risale sulla macchina e parte rombando e dicendo:
- Mica mi fate paura voi, cosa credete! Mi fa paura quel bestio che sta arrivando più grande di me!
Per quarta bestia avanza infatti lungo il fiume, lento e possente, il bus 36: lui deve fermarsi alla sua fermata, poche storie, e chiunque ci sia lo spazza via col muso.
- Elefante! - dicono tutti sorridendo, tornando fuori dal folto del cortile.
Quello infatti è un bestione loro amico, che li prendeva in groppa da pulcini per portarli nei nidi degli asili appollaiati su alberi lontani.
- Ciao Valentino, ciao Mezzomondo, ciao Dumbo, ciao Pam, ciao Lucerta. - fa l'Elefante.
- Ciao 36! - dicono in coro loro.
- 6. - dice Lali.
- Tutto a posto qui al guado?
- Tutto a posto Elefante. E il nostro nido?
- Tutto a posto, ci sono altri pulcini. E voi state attenti a giocare quaggiù, non scendete mai in acqua.
- Tranquillo, Colonnello, ci penso io a loro! - fa Valentino dandosi arie di importanza.
- Vado. - fa l'Elefante 36 chiudendo tutte le orecchie delle porte - Ormai arriva il branco.
Di lì a un secondo infatti inizia un rombo, prima piano e lontano come un tuono su un'altra città; e poi più forte, più vicino, quasi qua.
I bambini nervosi guardano verso sinistra, lungo il fiume della via.
Ancora niente.
Bimbo Dumbo ascolta lontano coi suoi radar.
È l'ora giusta. Il rombo cresce...
Ancora niente.
È il tramonto. Il rombo cresce...
Ancora niente.
Stanno chiudendo gli uffici ed i negozi.
Il rombo è un tuono...
Eccoli, arriva il branco!
- GLI GNUUUUUUU!!!
Eccole, le Auto Gnu, tutte in un branco, tutte le schiene in fila, fianco a fianco.
Riempiono tutta la strada, tutte uguali, solo diversi colori, tutte pari.
Camminano ordinate, tutte lente, e il rombo degli zoccoli si sente.
Tutte le corna in fila, schiena schiena, un mare d'Auto Gnu, un fiume in piena.
I cinque amici, sulla riva di quel fiume, guardano lo spettacolo maestoso.
Poi Pamela si stufa, e dice a tutti:
- Ci vediamo domani.
Fa una carezza e Lali sulla testa:
- Puzza di cacca di Gnu. Andiamo via.

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2 . IL SILENZIO CHE CORRE

(Tema: ELEMENTI DELLA STRADA: I SUONI)

Quattro amici, poco prima del tramonto, se ne stavano seduti su un muretto che dava sul marciapiede di una strada, come su un fiume che corre verso il mare: e guardavano le macchine passare.
Bimbo Dumbo veramente non guardava, anzi era proprio seduto al contrario, spalle alla strada, e fissava nel vuoto girando la testa come un radar.
Valentino leggeva un libro da secchioni, dondolando i piedi e battendo i tacchi sul muretto.
Pamela, faccia annoiata, accarezzava la testina di Lali Lucerta, che le sporgeva dalla tasca del giacchino.
- Allora, attraversiamo? - chiede Pam.
- Sss. - dice Dumbo. Valentino legge zitto.
- Dall'altra parte della strada c'è Federica.
- Sss. - dice Dumbo.
- La mia amica.
- Sss.
- Mi sta facendo segni.
- Sss.
- Ma perché dici sempre " Sss". Mi sembri una biscia.
- Perché voglio che stai zitta: sto ascoltando chi passa lungo il fiume.
Con quelle sue grandi orecchie Bimbo Dumbo ci sentiva così bene come noi ci vediamo. Se noi vediamo un branco di Auto Gnu scendere lungo il fiume della strada, anche se si assomigliano abbastanza, possiamo dire quale è rossa e quale è nera, quale è grande e quale è piccola, e i più bravi anche quale è berlina, o familiare, o fuoristrada.
Noi con gli occhi: Bimbo Dumbo era capace con le orecchie.
Ascoltava girato di spalle, sentiva: vraaam. E diceva: - È una Ximon 10 valve.
Sentiva: breeen. E diceva: - È una Dual 2.
Sentiva: grooom. E diceva: - È un Diesel.
Sentiva: piiii. E diceva: - È un motorino Mosquito Zanzara.
- Ma che scemo. - diceva Pam. Non capiva cosa ci fosse di divertente a riconoscere uno gnu dall'altro, né con le orecchie né con gli occhi. Ma accadde che quel giorno cambiò idea.
Si stava chiedendo se stare ancora lì o andare dall'Anastasia a scroccare caramelle, quando Lali Lucerta vide una mosca grassa, così grassa che volava malamente, senza fare le curve pazze che fanno le mosche normali. Pregustando una bella merenda, la bestiola esclamò:
- Me!
E con un guizzo improvviso si tuffò giù dalla tasca di Pamela, e via di corsa.
La moscona svolazzava pigramente proprio sopra la pista ciclabile, tracciata col giallo sul marciapiede largo. Lali Lucerta si piazzò lì sotto, bella distesa al centro della pista. Aspettava, come fanno le lucertole, che se ne stanno ferme impietrite, sperando di sembrare rametti o foglie verdi. E se l'insetto si fida e si avvicina, zac!, una frecciata di linguetta, e in pancia.
Pam guardava la scena intenerita. Valentino leggeva il suo libro. Bimbo Dumbo diceva chi passa lungo il fiume:
Vreeem. - È una Saura Ci 4 porte.
Prooom. - È una Flora Ecoturbo
Bruuum. - È l'Elefante 27 A.
Adesso anche Valentino aveva alzato gli occhi, e guardava la scena di caccia interessato. Lali Lucerta era bravissima, così ferma che sembrava disegnata col pennarello verde sull'asfalto speciale rossiccio della pista ciclabile.
Graaan. - È una Zeta Gi Zero. - diceva Dumbo.
La mosca cominciava a cadere nel tranello: svolazzava volotti grassi sempre più bassi, e più vicini a quel rametto verde.
Mruuum. - È il Camion della Spazzatura.
Valentino aveva cominciato a dire spiegazioni da secchione sulla strategia d'agguato e predazione delle lucertole e degli altri sauri caudati.
- È il postino Miranda. - disse Dumbo, senza nessun rumore che si sentisse.
Valentino disse ancora sei parole sui sauri cacciatori, e poi pensò sei cose.
Prima cosa: il postino Guglielmo Miranda era un fanatico ciclista, che andava sempre a razzo.
Seconda cosa: andava sempre nelle piste ciclabili.
Terza cosa: lì davanti c'era una pista ciclabile.
Quarta cosa: ferma al centro della pista ciclabile c'era Lali camuffata a rametto.
Quinta cosa: io non ho sentito niente.
Sesta cosa: ... ma Bimbo Dumbo sì!!!
Pensò queste sei cose, ma veloce di testa com'era le pensò come se fossero una sola, e scattò avanti: allungò un braccio sulla pista, diede una pacca a Lali facendola schizzare di due metri, si ritirò di corsa dalla pista, e si prese una pacca in testa da Pamela.
Ma appena in tempo: con un "vvv" leggerissimo, meno di un vento debole che soffia su un'altra strada, una figura colorata sfrecciò sulla pista ciclabile a settanta chilometri all'ora.
Pamela guardò il ciclista che spariva all'orizzonte.
Guardò il punto in cui era passato: proprio dove un istante prima stava la sua amichetta.
Guardò dov'era ora, sana e salva, anche se un po' sulle sue.
Si guardò la mano che aveva dato la pacca a Valentino.
Guardò Valentino. E scoppiò in un bel pianto.
Più tardi, quando arrivò anche Maria, l'impresa trionfale fu narrata e commentata dieci volte. Si discusse se il merito era più di Valentino, che aveva fatto materialmente il salvataggio, o più di Bimbo Dumbo, che aveva sentito, voltato di spalle, il soffio sottovoce di quella bici sport lubrificata e con gomme speciali effetto spettro, praticamente un silenzio che corre.
Alcuni dicevano che bisogna esser veloci a ragionare, non perdere la calma, decidere in due nanosecondi la cosa migliore, e in altri due farla.
Altri dicevano che bisogna stare all'erta con tutti i sensi, come gazzelle che si abbeverano al fiume. Non c'è merito a sentire arrivare un Fuoristrada Rinoceronte, che fracassa la giungla passando: c'è merito a sentire il Leopardo, che cammina silenzioso sui cuscinetti gonfi delle zampe.
E bisogna stare attenti, noi bambini, noi gazzelle sulla riva di ogni fiume.
Pamela dava ragione e baci a tutti.
Lali Lucerta guardava adirata la moscona grassa, che svolazzava lì intorno indifferente, ma col ronzo che sembrava una pernacchia.

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3 . LUCERTOLE IN TRANSITO

(Tema: I SEGNALI STRADALI)

Tre amici, poco prima del tramonto, se ne stavano seduti su un muretto che dava sul marciapiede di una strada, come su un fiume che corre verso il mare: e guardavano le macchine passare.
Veramente nessuno guardava proprio bene: Bimbo Dumbo seduto di spalle riconosceva le automobili dal suono.
Groon. - È una Lanta Tremila.
Vraaam. - È una Barong Gi 9.
Maria Mezzomondo le guardava con l'occhio delle fiabe, coprendosi quello della realtà.
- È passata un'Antilope Impala. Sta arrivando un Ghepardo.
E Valentino guardava le figure di un suo librone illustrato di animali.
Pam invece quel giorno non guardava, ma disegnava seduta per terra sul marciapiede.
Aveva portato dieci gessetti verdi, e tracciava per terra due righe, a dire il vero non tanto diritte, che formavano una stradina larga un palmo accanto alla pista ciclabile. I gessetti erano così tanti perché la stradina doveva essere lunga: dal cancello del loro cortile, passando per la fermata del 36, fino a un buco alla base del muro dieci metri più in là; e i gessetti sull'asfalto a grattugia si consumavano in un battibaleno.
- È pronto il cartello? - chiese Pam senza alzare lo sguardo da terra.
- No. - rispose Valentino senza alzare lo sguardo dal libro. - Sto cercando la figura. È pronto il cartone?
- No. - disse Bimbo Dumbo, e saltò giù dal muretto.
Fece una corsa dal fornaio lì vicino, dove faceva sempre spesa la sua mamma. Tornò dopo un minuto con un grande vassoio tondo di cartone, quelli da torte o da paste. Lo diede a Maria Mezzomondo, che con un grosso pennarello lampostil cominciò a colorarlo di azzurro. Valentino aveva trovato la figura: una bella lucertola su un masso. Prese le sue matite colorate e la copiò con cura su un foglio bianco. Quindi la ritagliò. Intanto il cartello azzurro era finito, e Valentino attaccò la sua lucertola proprio al centro di quel tondo.
- Riservato alle lucertole! - disse mostrandola con orgoglio a tutti.
- È bellissima, Vale, sembra vera! - disse Bimbo Dumbo.
- È vera: muove la coda. - disse Maria guardandola con un occhio solo.
E tutti e tre guardarono Pamela: ma la piccola su quell'asfalto grattugia-gessi era rimasta indietro col lavoro, così Valentino le diede una mano.
Ma cosa è che stavano facendo?
Il fatto è che Pamela si era proprio spaventata per il pericolo scampato da Lali, che il giorno prima stava per essere investita dal postino Miranda in bicicletta. Così ne aveva parlato a Valentino, in cui riponeva una fiducia senza limiti. E infatti Valentino, che in quei giorni a scuola faceva educazione stradale, aveva trovato la soluzione giusta: una bella pista lucertolabile, accanto alla pista ciclabile, con tanto di cartello tondo e azzurro che avverta: lucertole in transito!
E proprio quella ora stavano facendo: Valentino aiutava Pam a tracciare la pista coi gessetti, e Dumbo e Maria fissavano con spago il cartello alla fermata del 36.
Insomma, in meno di dieci minuti era tutto pronto.
A Pamela l'onore di chiamare Lali Lucerta per la prova. Mentre i tre guardavano chini con le mani sulle ginocchia, Pam accucciata per terra, con la bocca davanti alla tana, diceva piano le parole del richiamo: "Warrior man! - Sauron!". Ed ecco la testa di Lali che esce e guarda. Vede la pista, capisce subito, guizza un sorriso con la linguina, dice: "Bi", e parte in corsa.
La prova andò benissimo, inutile dirlo. Lali Lucerta trottava senza fretta, al centro esatto delle due righe verdi, sicura e dritta come un trenino merci. Passò sotto la fermata del 36 ma nessuno la vide, perché i tre passeggeri che aspettavano il bus fissavano perplessi quel segnale stradale sconosciuto. Cosa voleva mai dire: lucertole in transito? Quali lucertole? Il comune era impazzito?
Lali arrivò al cancello del cortile, si guardò intorno del tutto soddisfatta, disse: "Ge", si girò e tornò indietro. Fece di nuovo a ritroso tutta la strada, e sparì nella tana.
Di li a poco però tornò fuori, e riprese il percorso. Ma questa volta, alle sue spalle, uscì Zumino Skate, suo fratello minore, famosa lucertola cucciola formula uno, campione di scatto da fermo. E dietro a lui, dopo un secondo ancora, uscì Sultan Ramàrr, lucertola adulta maschio cacciatore, con faccia tremenda da Raptor. E dopo ancora ecco Tano Varano, e dietro a lui Sandra Salamandra, poi Cecco Geco, Ivana Iguana, e insomma una fila indiana di lucertole alte e basse, magre e grasse, cucciole e grandi, che trotterellano beate e soddisfatte sull'unica pista lucertolabile della città.
E dietro a loro - o sopra loro, sarebbe giusto dire - camminavano in fila, alzando i pugni vittoriosi al cielo e cantando un coro da stadio, Pam, Valentino, Maria e Bimbo Dumbo.
E fu così che i passeggeri alla fermata, che fissavano il segnale sconosciuto, chinarono gli occhi e videro una fila di bambini, chinarono ancora e videro una fila di lucertole, e strillarono come se avessero visto il drago Godzilla.
Insomma, capitò un gran baccano. Il vigile Rossi e la vigilessa Verdi arrivarono a passo di marcia, fischiando i fischietti, e chiesero che cosa era successo. I cittadini raccontarono indignati, indicando la pista lucertolabile ormai vuota, parlando di inadempienze del comune, di scarsa igiene urbana, disinfezione e derattizzazione, come se i ratti c'entrassero qualcosa. Il vigile Rossi tirò fuori il taccuino delle multe, ma poi non sapeva bene cosa scrivere. La vigilessa Verdi tirò fuori un fazzoletto e soffiò il naso a Pamela. Valentino tirò fuori la tessera del WWF e voleva arrestare tutti per mancato rispetto agli animali. Maria Mezzomondo guardava tutto con l'occhio delle fiabe e rideva come una matta. Bimbo Dumbo girava le orecchie radar, ascoltava lontano, e diceva che stava arrivando un temporale: ma nessuno gli dava retta.
Fu così che il primo tuono prese tutti alla sprovvista, e lo scroscio di pioggia che seguì disperse il gruppo. Tutti fuggirono a ripararsi il capo, chi sotto i portoni, chi nei negozi, chi nel sottopassaggio. L'acquazzone lavò in due minuti le righe di gesso della pista lucertolabile: formò dapprima una pozza verde gessetto, poi anche quella sparì. La pioggia inzuppò il cartello di cartone, l'azzurro stinse, la lucertola disegnata così bene si trasformò in un bruco senza forma, e infine il segnale intero divenne moscio come una pizza di castagne, e cadde giù.
Seguirono sette giorni di pioggia. Giusto quanti ne servivano ai bambini per preparare i piani e i materiali per sette nuove piste. L'ingegnere Valentino studiò una nuova vernice azzurra permanente, a base di tempere mischiate a vinavil; Bimbo Dumbo si fece regalare dal fornaio sette vassoi tondi da torta, ma questa volta di plastica impermeabile e indistruttibile; Maria Mezzomondo ritagliò sette sagome nere autoadesive: una lucertola, una macchinina, una barbie, un transformer, un soldato, una formica e un fantasmino.
Passò la pioggia, e vennero i giorni di sole. I bambini lavorarono duramente, ma con grande entusiasmo. Avevano deciso di lasciar perdere il marciapiede: troppo traffico, troppo chiasso, e troppi grandi ficcanaso alla fermata. Era meglio star dentro, nel loro cortile. Qui fecero piste e cartelli, "PASSAGGIO LUCERTOLE", "PASSAGGIO MACCHININE", "PASSAGGIO BARBIE", "PASSAGGIO TRANSFORMERS", "PASSAGGIO TRUPPE IMPERIALI", "PASSAGGIO INSETTI", "PASSAGGIO FANTASMI".
Gli incroci tra le piste erano regolati da norme precise, scritte da Valentino e insegnate in tre lezioni a tutti gli altri. Per esempio: se una lucertola incrocia una barbie, non deve correrle tra le gambe per farla strillare, ma stare fermissima in piedi per sembrare una barbie anche lei; se un soldato incontra un fantasmino non deve fermarsi, perché tanto ci passa attraverso; se una macchinina incontra un transformer deve tornare indietro a tutta birra, o verrà demolita. E così via.
Il vigile Rossi ogni tanto passava nel cortile, controllava quel traffico, distribuiva multe finte a caso; la vigilessa Verdi fischiava il suo fischietto, e Pam correva lì a soffiarsi il naso.

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4 . LUCI STRANE DELL'ALBA

(Tema: VIGILE E SEMAFORO)

Due amici, una mattina molto presto, se ne stavano seduti su un muretto che dava sul marciapiede di una strada, come su un fiume che corre verso il mare: e guardavano le macchine passare. Valentino non si può dire che guardasse: più che altro teneva gli occhi aperti, ma lui dentro di sé dormiva ancora. Maria Mezzomondo invece, vispa come una vespa, guardava incuriosita il funzionamento dell'alba tutt'intorno.
Era infatti una mattina un po' speciale, mai usciti di casa così presto: dovevano andare al poliambulatorio per i richiami delle vaccinazioni, e aspettavano una mamma che passava tra poco con l'auto per prenderli su.
Maria voleva vedere quali bestie passavano al fiume a quell'ora speciale, e metteva la mano sull'occhio destro. Col sinistro, che è l'occhio delle fiabe, vedeva e elencava all'amico:
- Un Bufalo del Botswana... Un Lemure con la coda ad anelli... Un Ippopotamo del fiume Congo.... Una scimmia Bonobo... ah no!: è il vigile Rossi. Ma cosa fa? Perché sta aprendo quella porticina?
L'attenzione di Valentino si accese da sola come una radiosveglia, e anche lui finalmente si svegliò. Guardò attento il vigile Rossi, che come ogni mattina di buon'ora - infatti loro non l'avevano mai visto - andava a regolare il semaforo. Apriva con una sua chiave misteriosa lo sportello di una cassetta appesa al muro, e frugava qualcosa.
- Ecco! - spiegò Valentino, entusiasta di vedere coi suoi occhi una cosa delle mille che sapeva - Ecco, vedi Maria? Ora regola i tempi del rosso, del verde e del giallo, per i veicoli e per i pedoni, su tutti e quattro i bracci dell'incrocio...
- E si mette d'accordo. - aggiunge pacata Maria.
- Come si mette d'accordo? - chiede guardandola Valentino: sa bene, infatti, che quando l'amica tiene la mano sull'occhio destro conviene starla a sentire con tutte le orecchie, perché si imparano storie strepitose.
Maria infatti spiegò:
- I vigili e i semafori dicono le stesse cose, ma in modi diversi: il semaforo fa i colori, e il vigile fa i gesti delle braccia. Ogni mattina, quindi, si devono mettere d'accordo su ciò che diranno oggi per dare gli ordini al traffico che passa. E infatti eccoli li, li vedi?
- Sì, ma tu dimmi quello che vedi tu.
E Maria Mezzomondo guardò con l'occhio sinistro magico, e vide e raccontò questa scena.
Il vigile Rossi si piazza di fronte a Semaforo, apre le braccia come un aeroplano, e dice:
- Quando faccio così vuol dire: "Tutti fermi". Tu come fai?
- Così. - dice Semaforo, e accende uno dei suoi tre occhi di un bel rosso ciliegia matura.
Poi ne accende un altro di un bel giallo arancio maturo e aggiunge:
- Quando faccio questo giallo invece vuol dire: "Attenti, sto per dare l'Alt". Tu come fai?
Il vigile leva un braccio bene in alto e dice:
- Faccio così. E per dire "Avanti, passare" tu come fai?
Semaforo accende un occhio verde lattuga matura, e dice:
- Faccio così. E tu?
Il vigile Rossi apre di nuovo le braccia come un aeroplano, ma stavolta non di fronte a Semaforo: di fianco, con una mano vicina a lui e una lontana. Poi, senza cambiare posizione, fa girare un avambraccio a manovella, e dice:
- Faccio così, e giro il braccio per dire "Avanti, sbrigarsi".
Semaforo allora accese un occhio di colore celeste luminoso, e disse:
- Quando faccio così vuol dire: "Uccelli, passare veloci nel cielo della strada". Tu come fai?
Il vigile Rossi aprì le braccia larghe, e le batteva come fossero due ali.
Poi mise le mani avanti, fece gli artigli con le dita, e disse:
- Questo invece vuol dire: "Tutti i veicoli fermi! Passa un gatto". Tu come fai?
Semaforo fece un occhio verde chiaro, con uno spicchio nero verticale.
Poi accese un altro occhio blu oltremarino, con righe di schiume bianche che passavano, e disse:
- Quando faccio così vuol dire: "Calamaretti, Delfini e Bambini, nuotare avanti nel mare della strada". Tu come fai?
Il vigile Rossi roteò le braccia come uno che nuota, e sbuffava gonfiando le guance.
Poi le allargò di nuovo ma coi pugni, e si fece una bella stiracchiata, dicendo così:
- Questo è il segno che vuol dire "Vieni Sole".
Semaforo allora accese un occhio giallo, con una luce accecante, e con i raggi.
E così quei capitani delle strade andarono avanti a mettersi d'accordo, dicendo i gesti e le luci colorate per far avanzare i bufali in branco, per fermare le nuvole piovose, per far passar le ore, per far spicciare le tartarughe e le lumache, per bloccare le cariche scomposte dei triceratopi in fuga; e un'altra quindicina di segnali, gesti di braccia e gambe, luci strane nell'alba, belle storie.
Infine, quando furono pronti, presero posto e cominciò il gran ballo.
Ma proprio in quel momento: bi-bi-bi! Un clacson suona tre colpetti che sembrano una risata: è la mamma con l'auto che è arrivata, e guarda sorridendo i due bambini seduti sul muretto, addormentati, con le teste sugli zainetti poggiati in grembo.
- Ehi, Valentino, Maria, sveglia! L'avevo detto di andare a letto prima, ieri notte!
I due si alzano con fatica di elefanti, e poi camminano piano come bradipi entrando nella macchina.
- Su, svelti! L'appuntamento al poliambulatorio è tra cinque minuti.
Zuf: chiude soffice lo sportello, e la macchina parte.
Ma dopo soli venti metri la mamma speedy inchioda, sbuffando come un facocero.
- Ufff! E ti pareva che non scattava il rosso!
Maria guarda il semaforo rosso, chiude l'occhio destro e vede un incendio che passa, ma non si spaventa: chiude l'occhio sinistro e si addormenta.

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5 . ANGELO STRISCIA, LUCERTOLA VOLA

(Tema: ATTRAVERSAMENTO SULLE STRISCE)

Una bambina, una domenica mattina, se ne stava seduta su un muretto che dava sul marciapiede di una strada, come su un fiume che corre verso il mare: e guardava le macchine passare.
I suoi tre amici grandi, Valentino, Maria Mezzomondo e Bimbo Dumbo, erano via con gli scout; la mamma era là dietro nel garage a fare giardinaggio bricolage; e Federica, la sua amica, era dall'altra parte della strada che le faceva segni.
- Mi raccomando, non attraversare! - le aveva detto la mamma come al solito, lasciandola andare da sola lì al muretto.
Vrooom... Breeem... Graaam...
Le auto passavano facendo i loro versi, correndosi dietro come leoni e gnu, ma nessuno che dicesse gli animali. Lali Lucerta non si vede neanche lei.
A farla breve, Pamela si annoiava.
Ma ecco che arriva la prima novità. Avanza a passo di marcia sul marciapiede una suorina piccolissima, bianchissima, rotonda, con un gran paio di occhiali neri. Pamela sa chi è: Zuor Blanca Kleinefee, amica del suo amico Valentino, che da lei aveva avuto un certo aiuto in una vecchia guerra del cortile, quando Pam non abitava ancora lì. Zuor Blanca non era italiana: non si sa da dove venisse ma parlava una lingua tutta sua.
- Ciùss, pella pimpa! - dice ora per esempio, mollandole una specie di pugno in testa, che per lei sarà stata una carezza. - Tove zono Falentino et altri pazzi amiki tui?
Ma non aspettò risposta, perché qualcosa parve attrarre la sua attenzione: alzò gli occhiali neri verso l'alto, guardò un filo della luce teso sopra la strada, si adirò, batte le mani con clamore quattro volte, e gridò guardando quel filo:
- Sciò! Sciò! Afanti, a laforare, sfaticati!
Poi mise le mani sui fianchi e stette lì a guardare naso in aria. Pamela sentì, o credette di sentire, un leggerissimo flo-flo-flo, ma non vide niente. La suorina la guardò, e disse scuotendo la testa:
- Anzeli Kustodi. Fannulloni! Sempre lì a tirarsi dita.
Guardò ancora in alto, fece una specie di ruggito soddisfatto, e poi spiegò:
- Loro dire che in Italia troppi adulti: zinque adulti per ogni uno pampìno, no bizogno di Anzelo Kustode! E stare lì come stupidi pikkioni a fare niente!
Scosse il capo con disapprovazione, disse ancora ruggendo "Zfaticati!", e ripartì a passo di marcia per la via. Ma quando fu a sei passi si voltò e aggiunse agitando nell'aria un dito cortissimo:
- E tu pampìna, nain attraverza strada, ya?
E se ne andò.
Eh, sì, non attraversare, non attraversare... Tutti le dicono di non attraversare.
Ma lì c'è Federica, la sua amica, che chiama facendo gesti da tre giorni.
Per fortuna arriva Lali, almeno lei!
Pamela si china, poggia per terra la mano a dita unite, tipo scivolo di garage, la lucertola ci monta sopra, corre la rampa del braccio, scende alla spalla, s'imbuca nel posto auto della tasca, sporge fuori la testina e dice:
- Be?
E la bambina le risponde:
- Io son capace di attraversare, cosa credi! Bisogna andare al guado delle zebre!
Il guado delle zebre? Cosa sarebbe questa storia?
Sarebbe che in classe di Valentino era arrivato un kit di educazione stradale, con schede e figure e giochi. Le schede avevano insegnato alle maestre. Le maestre avevano insegnato a Valentino. Valentino aveva insegnato a Pamela. E ora Pamela insegnava alla lucertola, che la stava a sentire un po' perplessa.
- Devi sapere, Lali, che c'è un guado dove attraversano le zebre, fatto di pietre bianche e spazi neri: dove c'è bianco è pietra asciutta, dove c'è nero è acqua di fiume che corre e porta via. Se uno passa di pietra in pietra, pestando solo il bianco, può attraversare e non succede niente.
Chissà invece come poteva esser successo che, passando di bocca in bocca, le istruzioni per attraversare sulle strisce diventassero questa storia strampalata! Chissà chi s'era inventato le pietre asciutte e il guado e tutto il resto! Forse Valentino con la sua mania dei ragionamenti. Forse Maria Mezzomondo col suo occhio visionario. O forse quei raccontini stralunati scritti da uno scrittore contaballe e messi dentro il kit...
Fatto sta che ora Pam era convinta che per attraversare senza pericolo sulle strisce pedonali bastasse pestare le bianche e saltare le nere.
- È facile. - disse decisa.
- Ga - disse Lali, e guardò la strada preoccupata.
Brooom... Griiim... Vraaam...
Tutte quelle bestione corridore vedevano il verde acceso nel semaforo e correvano ancora di più, come un toro che vede il rosso. Pericoloso!
- Ora vado a salutare Federica. - disse Pamela decisa, e si alzò.
Ahi ahi, qui bisognava agire in fretta. E se c'è fretta, non c'è niente di meglio che una lucertola.
- Zu - dice Lali decisa, e parte razzo: un mezzo volo giù dalla tasca, ahi la zampa!, una sbandata in curva, e via da zero a cento, trenino pendolino in rettilineo, curva a scivolo e zip dentro la tana!
Uno, due, tre... e zip fuori dalla tana un'altra freccia, ma questa volta più scura e ben più grande. Era Sultan Ramàrr, il maschio cacciatore, faccia tremenda da iguana, il doppio più veloce di Lali, e il doppio più grosso.
La bestia corre che l'occhio del lettore non potrebbe seguirla, quindi racconto io: imbocca il cancelletto del cortile - e intano Pam si avvicina al marciapiede - schizza verso il garage della mamma, che sta riempiendo un vaso di terra per una begonia - e intanto Pam guarda le strisce pedonali - con un salto prodigioso zompa sul vaso, atterra sulla terra, si leva alto sulle zampe di dietro, fa gli artigli con quelle davanti, apre la bocca grande, e con la peggiore faccia da Raptor che gli riesca soffia un tremendo:
- Ahhhhhhhhh!
- Aaaaaaaaaah! - grida la mamma con tutte e due le mani nella bocca. Si alza come una molla e corre via.
Pamela intanto, senza guardare né a destra né a sinistra, ma solo in basso verso la prima striscia bianca, sporgeva il piede giù dal marciapiede, con la stessa esitazione di chi senta se l'acqua è fredda prima di tuffarsi.
Ma Sultan Ramàrr non dà tregua. Correndo sulle zampe di dietro come un vero Velociraptor insegue la donna urlante. Le para la strada a destra: di qui no! Le chiude la strada a sinistra: di qua no! E insomma tra grida e soffi la indirizza come un cane da pastore verso il cancello e fuori, nella strada!
Broaarrrr... Vrauuurrrr... Gruooorrr...
Come correvano quelle auto verso il verde!
Pamela ha quasi poggiato il piede a terra sulla prima striscia bianca, quando:
- Aaaaaaaaaah! - un grido di mamma più forte, più antico, più strano di quello fatto prima per il Raptor, risuonò per tutta la strada, e dopo un attimo la bambina fluttuò in aria, afferrata da due mani potentissime di mamma spaventata, e volò in braccio.
Sultan Ramàrr frenò con stridore di unghie, guardò un po' con la faccia feroce ansimante, poi si voltò indietro, e vide Lali che gli faceva: OK.
E insomma, tutto quanto finì bene. Pamela fu baciata, sgridata e consolata.
Quando la mamma seppe la storia delle strisce pedonali che sono un guado, dove basta pestare quelle bianche, disse che avrebbe fatto lei un bel discorsetto ai quei tre pazzi visionari dei suoi amici. E che intanto tenesse ben presenti due regole.
Prima: non si attraversa la strada da soli a cinque anni.
Seconda: quando ne avrà compiuti almeno otto, potrà attraversare, con grandissima attenzione e applicando quattro regole.
Prima: guardare prima bene bene alla sua sinistra.
Seconda: se non vengono macchine vicine, arrivare fino al centro della strada.
Terza: quando è arrivata lì guardare a destra.
Quarta: se non vengono macchine, arrivare velocemente al marciapiede.
Capito?
- Sì - disse Pam.
- Ze - disse Lali Lucerta.
Ma qualcun altro ci fu, in quella storia, che il giorno stesso si prese una sgridata.
Zuor Blanca, che non si sa come facesse ma veniva a sapere sempre tutto, tornò più tardi sotto il filo della luce. E davanti ai quattro amici lì riuniti fece un gran cazziatone ai loro quattro angeli custodi.
Disse nella sua lingua da bulldozer che si dovevano vergognare malamente: che le lucertole che strisciano per terra fanno il lavoro degli angeli del cielo. E che per punizione ora prestavano le ali per un giorno a Lali Lucerta, Sultan Ramàrr, Tano Varano, Cecco Geco, Ivana Iguana e tutti gli altri.
E fu così che il giorno dopo chi aveva gli occhi buoni, passando in quella strada, poté vedere un evento straordinario: lucertole che volano, e angeli che strisciano per terra correndo come frecce tutto in tondo. E spassandosi un mondo.

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6 . GIRO DEL MONDO IN SEDICI FERMATE

(Tema: I MEZZI PUBBLICI)

Una lucertola, un giovedì mattina, se ne stava a prendere il sole su un muretto che dava sul marciapiede di una strada, come su un fiume che corre verso il mare: e guardava le macchine passare.
Tutti i bambini del cortile erano a scuola: la sua amica Pamela alla materna, Valentino in terza, Maria Mezzomondo in seconda e Bimbo Dumbo in prima elementare.
Come si stava in pace.
Uffa, che pace!
E infatti quella pace durò poco. Approfittando dell'assenza di quei bambini amici di lucertole, Farfa, il gatto killer del terzo piano, si era già messo in caccia. Appena uscito dal cortile eccone una: è quella piccola, l'amica della bimba, sola e indifesa in pieno sole sul muretto. La pantera si appiattisce, sbarra gli occhi, frusta la coda, e comincia a strisciare silenziosa.
Poco lontano da lì una vecchietta, di quelle che girano sempre con la borsa a rotelle, aspettava il 36. E per ingannare il tempo, o forse per provare gli occhiali nuovi, leggeva a voce alta le fermate scritte in lista sul cartello:
Via Milano
Via Saragozza
Piazza Madrid
Largo Atlantico...
Lali si imbambola ad ascoltare quella voce fina fina cantilena...
Via Florida
Via California
Giardino Amazzoni
Largo Pacifico...
Farfa avanza sui cuscinetti silenziosi delle zampe come un aereo invisibile Stealth...
Sosta Honolulu
Via Pechino
Via Kabul
Piazza La Mecca...
Lali si è quasi addormentata: Farfa si ferma, la guarda, riparte ridendo...
Via Mogadiscio
Corso Congo
Via Tripoli
Via Sardegna...
E PLAT! Con uno schiocco da schiaffo da clown la borsa a rotelle si abbatte distesa per terra: Lali fa un soprassalto, si gira, vede Farfa vicinissimo che sta per fare il balzo, e parte in fuga. Corri corri, sbanda sbanda, scappa e acchiappa, a un certo punto Lali - che questa volta sta per esser presa - vede aperta la borsa della vecchia, e con un ultimo scatto schizza dentro.
- Oh! Mussi mussi mussi! - canta la vecchia chinandosi per raccogliere la borsa. - Ma guarda che bel gattone, ma chi sei!?!
- Maurrr! - risponde Farfa imbestialito, gira la coda flagellante e tira via.
Il 36 attivò, si fermò, la vecchia salì, e fu così che cominciò il Famoso Giro Del Mondo Di Lali Lucerta Sull'Autobus Elefante 36, che per tre anni poi si raccontò.
Dapprincipio, da Via Milano fin quasi al Largo Atlantico, la lucertola stette a studiar la situazione, sbirciando fuori con prudenza dalla borsa. Il bus non era pieno, in quel momento, e quasi tutti i passeggeri erano anziani: forse quell'ora della mezza mattinata era il loro turno di caccia, pensò Lali. C'erano pochi ragazzi insonnoliti, e qualche uomo e donna di paesi lontani.
Alla fermata di Piazza Madrid salì un uomo molto vecchio col bastone, che si issò per gli scalini a gran fatica, come una vecchia scimmia sul suo albero. Allora, con grande sorpresa di Lali, i passeggeri cominciarono un gioco delle sedie: un uomo anziano vicino alla porta si alzò per lasciar sedere il vecchio più vecchio; due filippini lo aiutarono a sedersi; un ragazzo si alzò e lasciò sedere una donna con un bambino in braccio; un nero gentile si alzò per lasciar sedere l'uomo anziano che aveva lasciato sedere il vecchio. E quando il gioco finì restò in piedi questo nero, che era altissimo, vestito con panni larghi e colorati, a figure sgargianti di fiori e foglie e lucertole. Lali vide le figure, uscì dalla borsa, si arrampicò sugli abiti sgargianti, e stette immobile facendo finta di essere una lucertola dipinta.
Da lì poté vedere bene fuori: l'autobus Elefante 36 aveva lasciato le vie familiari che lei conosceva, e si inoltrava nel mondo misterioso.
"Ma dove finirò? - si chiese Lali che cominciava a preoccuparsi - E come farò a tornare a casa dalla mamma?". Pensò alla mamma in apprensione, al fratellino Zumino Skate, alla sua amichetta bambina di nome Pamela. E stava già per venirle da piangere quando, alla fermata di Via Florida, sentì un gridare festoso di molti bambini: irruppero nel pullman tutti insieme, giacchini indosso, zainetti in spalla, tutta un classe in viaggio con due maestre. Lali guardò le facce speranzosa: ma niente, la sua amica Pamela non c'era, e neanche gli altri. Erano tutti bambini sconosciuti: chissà se poteva fidarsi a farsi vedere...
Forse meglio di no, a guardar bene: troppo eccitati e urloni e scalmanati, con le maestre che non riuscivano a tenerli. Alcuni sedevano insieme in tre o quattro, in grembo uno sull'altro, ridendo come matti. Altri si spenzolavano ai sostegni come fossero rami di banano. E il più spiritoso di tutti stava in piedi al centro del bus, senza tenersi, facendo mosse da famoso equilibrista.
E quando l'Elefante 36 dette un grande scrollone, per via di una curva e di un fosso - o forse apposta - ci fu l'inevitabile frittata: quelli seduti in pile crollarono a terra, e uno si fece un po' male; quelli appesi ai sostegni caddero giù come banane mature; e il campione equilibrista senza mani finì rotoloni sotto la sedia del vecchietto, che si spaventò, si adirò, urlò, e diede anche una pacca col bastone sulla schiena dell'intruso.
E non finì nemmeno lì perché l'autista, vedendo quel trambusto, tirò deciso il freno a mano, scese dalla sua sedia, venne dietro, e diede una bella sgridata a tutti quanti, insegnando le sei regole d'oro per i bambini che viaggiano sugli autobus.
Infine la classe scese, un po' scornata, e il viaggio ripartì.
Sosta Honolulu, Via Pechino, Via Kabul... Ma era proprio il giro del mondo!
Non c'era più il signore nero col vestito a lucertole: ora Lali stava immobile sulla pubblicità di un abbronzante, che mostrava una roccia al sole. Un lucertola ci stava così bene che quasi quasi si vedeva l'ombra; e nessuno comunque la notò.
Da lì vide anche meglio quelle strade lontanissime del mondo: ora sembrava di essere in oriente, con scritte e insegne in caratteri mai visti, e tanti cinesi e indiani indaffarati che giravano ovunque. "Ma dove sono finita? - piagnucolò - e come farò mai a tornare a casa!".
Non aveva neanche finito il piagnisteo che accadde una scena improvvisa: due tipi dall'aria decisa irruppero insieme nel pullman da due porte aperte, e minacciando con un attrezzo luccicante dissero a voce altissima: - Biglietti!.
Uno solo, tra i passeggeri, venne trovato senza: un ragazzetto delle medie, cicciottello e con due scarpe da calcio gigantesche. Lali vide che ci rimase molto male, e non piangeva ma ci andò vicino:
- Cos'hai comprato coi soldi del biglietto che ti hanno dato i tuoi?
- Le figurine.
- Allora dammi, che ti controllo quelle. - disse uno dei controllori, che aveva un figlio di quell'età e si era commosso. Prese le quattro figurine di calciatori che il ragazzo gli porgeva e le forò più volte con la pinza, così che non servivano più a niente; poi glie le rese, dicendo:
- Per questa volta non ti faccio la multa, ma la prossima...
Il ragazzetto fece un sorriso silenzioso, disse grazie, e scappò giù alla prima fermata.
Via Mogadiscio, Corso Congo, Via Tripoli... Ma questo mondo non finisce mai!
Era arrivata l'ora di punta, al quartiere popolare più affollato. Saliva gente senza interruzione, come un branco interminabile di zebre che si infila nel fiume. Lali si chiese, un poco preoccupata, cosa sarebbe accaduto se qualcuno l'avesse vista per davvero. Avrebbe fermato il bus? Le avrebbero dato la caccia? L'avrebbero presa?... E poi?
Ora c'era tanta gente dentro il pullman che non era più possibile stare lontani, staccati più che si può gli uni dagli altri, come i grandi - chissà perché - amano fare. Ora i grandi facevano ressa come i bambini, spingendosi e appoggiandosi, coi gomiti, con le pance, con le schiene: ma siccome non c'erano abituati si trovavano in grandissimo imbarazzo.
E per non guardarsi le facce imbarazzate, guardavano in alto.
E in alto c'era lei...
Ahi ahi, Lucerta! Stai ben ferma, mi raccomando, non fiatare!
Lo sguardo di una signora magra e bionda, piena di cose scintillanti sugli occhiali, si fissò su di lei. Sta ferma Lali!...
La lucertola è ferma imbalsamata, ferma impietrita che sembra di Murano. Ma... blic, un occhietto di spillo si apre e si chiude da solo... e patatrac! Gli occhiali scintillanti mandano lampi d'allarme, la bocca si apre piena di denti scintillanti, la mano si leva in alto, e un dito pieno di anelli scintillanti punta su Lali come un fucile, e parte un urlo...
- Al ladrooooo!
Non è la signora Scintille che ha gridato: è un'altra signora grassa un po' più in là, che fruga disperata nella borsa e dice che le han preso il portafogli. Un gran trambusto formicola nel pullman: tutti si frugano in borsa, si frugano in tasca, signora Scintille dimentica subito Lali e comincia a frugarsi dappertutto.
Intanto è già passata Via Sardegna, e l'autobus Elefante 36 imbocca Via Milano. Lali terrorizzata guarda fuori... e lì si blocca, si fa più attenta, guarda meglio: c'è qualcosa di familiare, aspetta un poco! Quello laggiù non è il Vigile Rossi?... E quello non è il Semaforo suo amico?... E quello... Ehi! Quello non è il muretto?!?
Lali Lucerta scoprì in quel momento che la terra era tonda: che l'autobus Elefante 36 aveva fatto il giro del mondo intero, ed era tornato lì, tornato a casa!
E allora al diavolo la prudenza e via di corsa, in gimcana tra piedi e scarponi agitati, a zig-zag tra tacchi e zoccoli che pestano furiosi, verso la porta aperta... che si chiude!... aiuto, si sta chiudendo!... forza Lali!
E come un bambino che schizza da uno scivolo ad acqua, Lali sfreccia all'ultimo istante dall'ultima fessura tra le porte. Le porte si chiudono, il pullman riparte fragoroso di motori e di vocio, Lali si ferma ansante, sente una mano che la solleva in aria, sente una voce felice che le parla:
- Ma dov'è che sei stata, giramondo! - dice Pamela, infilandola in tasca.
- Ma - dice Lali, con la coda nervosa.
Poi fa un grande respiro, e si riposa.

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7 . LA CITTÀ SOGNATA

(Tema: LE AUTO)

Una bella domenica mattina sul muretto dove si trovano i bambini, lungo la strada che sembra un fiume, non c'è nessuno. I cinque amici son molto lontani da lì, seduti dentro l'auto della mamma di Valentino, che li sta portando in gita in una misteriosa città bella.
- Ma non ce lo puoi dire che città? - chiede ancora Pamela.
- Ho detto che è una sorpresa. Vi piacerà.
- Almeno come comincia?
- Abbi pazienza, Pam, tra un po' ci siamo.
Eh sì... "ci siamo", "ci siamo"...
Pamela china lo sguardo nel taschino. I viaggi lunghi in macchina sono una penitenza per i bambini: figurarsi per le lucertole. Lali Lucerta, rintanata nella cuccia, un po' dormiva, un po' si dimenava, un po' guardava fuori, un po' protestava...
- Gu.
Valentino, che a scuola continuava la sua educazione stradale, aveva detto che non era il caso di farla girare libera, lì in auto; che la mamma non era preparata all'apparizione di un sauro caudato; che probabilmente non credeva nemmeno che esistessero, lucertole addomesticate; e che poteva essere rischioso.
- Ma rischioso di che? - domandava Pamela perplessa - Lali non morde!
- Chi è che non morde? - chiese la mamma.
- Ssss! - fece severo Valentino di nascosto.
E passarono campi, e argini, e campi, e alberi, e campi.
Uffa che pizza: una grande pizza-pianura verde-verdura, con una autostradina dritta dritta, e un'auto microba che avanza, avanza, avanza. E non arriva mai.
- Quando arriviamo?
- Tra poco.
Eh sì... "tra poco"...
- Cantiamo le canzoni? - propone Maria Mezzomondo, e tutti:
- Va bene.
Il repertorio è il solito: prima quelle della materna, poi lo Zecchino, poi Walt Disney, e poi altre dei grandi. Maria, che canta bene ed è intonata, ha portato il mangianastri e le cassette karaoke, con le basi musicali da cantarci sopra, che il risultato sembra un disco vero. Scelgono insieme un pezzo, e attacca banda.
Dopo un po' accade questo fatto curioso: Maria canta forte perché, come quella più intonata, crede di essere lei la capo-coro; allora Valentino alza la voce perché non è per niente stabilito chi debba essere capo-coro o capo-niente; per non darla vinta ai grandi presuntuosi, Pamela comincia a berciare a sua volta come una scimmia del Borneo; la base musicale non si sente quasi più e allora Maria, che manovra l'apparecchio, dà su di volume. A farla breve nel giro di due pezzi in macchina c'è uno strepito assordante.
Solo due non partecipano al coro: la mamma, che guida soprappensiero, e Bimbo Dumbo, che guarda accigliato fuori dal vetro, giù nei campi.
Bimbo non era mai molto contento, se si facevano giochi fragorosi: forse per via del suo super-udito, che ne soffriva. Forse perché il frastuono sbiadiva i mille suoni fini del paesaggio, che con le sue orecchione lui sentiva come noi vediamo con gli occhi. Per il suo paesaggio sonoro il gran chiasso dev'essere come la nebbia per il nostro paesaggio visivo.
E ora Dumbo ascoltava lontano, concentrato, le orecchie tese a districare dalla nebbia di quella musica assordante qualcosa di fino, che solo lui sentiva: un nitrito... una radio in una vigna... un trattore lontano... una voce che chiama: "Paolo!"... la campana di una chiesa... il soffio del vento Matteo... una moto... una moto che si avvicina... ma... da destra?... Perché da destra, non dovrebbe essere lì!
Bimbo Dumbo allunga una mano e preme il tasto di stop del mangianastri. I suoi amici tacciono di colpo. Nei due secondi di silenzio prima che scoppino le loro proteste la mamma sente un rombo che si avvicina, guarda lo specchio retrovisore, vede una grossa moto che - contro ogni regola - li sta superando a destra, si sposta un po' a sinistra e la lascia passare. La moto li supera con un ruggito, e sparisce davanti. La mamma pensa per un istante cosa sarebbe accaduto se lei non l'avesse sentita arrivare, e si fosse spostata un po' a destra per qualche motivo...
- Ma Dumbo! Perché hai spento? - comincia a sgridare Maria, ma la mamma di Valentino taglia corto:
- No, ha ragione lui, lasciate stare: questo chiasso mi disturba nella guida. Fate un gioco più calmo, tanto ormai siamo quasi arrivati.
Sì... "quasi arrivati", "quasi arrivati"...
I grandi dicono sempre così, nei viaggi lunghi, e non è mai vero. Ma cosa si può fare, prigionieri in quella tomba di mummia con i vetri? Leggere no, che viene la nausea; videogiochi nemmeno, per la stessa ragione; chiasso no, che si disturba il conducente; giochi di lotte poi non se ne parla... Valentino continuò quell'elenco, dicendo ciò che aveva imparato nella sua educazione stradale: non sporgersi dai finestrini, non scendere prima che il veicolo sia fermo, scendere dalla parte giusta, dove c'è il marciapiede...
Lali doveva essere caduta in letargo. Pamela, per simpatia con la sua amica, si addormentò. Bimbo Dumbo continuava ad ascoltare chissà cosa. Valentino continuava a dire comportamenti giusti e sbagliati in auto. Maria Mezzomondo si chiuse l'occhio destro e guardò il mezzo mondo della fiaba.
E vide allora una città incantata, le cui strade erano fiumi veramente, sui quali scivolavano in silenzio auto che erano barche, canoe e navi.
Le piacque, questa visione, e ci si trattenne un po'.
Poi chiuse anche l'occhio sinistro, e si addormentò.
Quando la mamma di Valentino la svegliò, continuava a stropicciarsi l'occhio destro, sostenendo che non si voleva aprire. Perché erano arrivati alla famosa città bella, ma la visione non voleva scomparire: quella città, infatti, era Venezia.
Girarono per Venezia tutto il giorno come in un incantesimo, una città sognata, una fiaba in cui si possa camminare. Si vollero sedere tutti insieme su un muretto che dava su un canale, a guardare per un pezzo quella strada che era un fiume che corre verso il mare. Dissero anche le bestie delle barche: un coccodrillo, un ippopotamo, un'otaria... E Pam, mentre la mamma di Valentino non guardava, tirò fuori Lali Lucerta, che rimase anche lei molto colpita, e sbattendo gli occhietti disse:
- So!
Più tardi, alla sera, già stanchi, tornando sul vaporetto al gran piazzale dove avevano lasciato l'auto, si misero a prendere in giro Valentino.
- Qui non valgono le tue regole stradali, quelle che sai tanto bene.
- Lo dite voi, valgono eccome.
- Dimmene una.
- Non scendere prima che il veicolo sia fermo, e scendere dalla parte giusta... Se no: plufff!
Risero tutti, anche Lali nella tasca.

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8 . FEDERICA

(Tema: FINALE)

Federica, bella stufa di sbracciarsi dall'altra parte della strada, alla fine si decise:
- Vado io.
Partì di buon mattino, un bel giorno, di buon umore, e questo qui è il racconto del bel viaggio.
Era una giornata chiara, quasi bianca, e bianco era il primo regno che attraversò.
Forse - pensò Federica - è caduta la neve, e si mise tre paia di moon-boot.
Nel cielo passavano rombando grandi ombre velocissime: brooom ...
Cammina cammina, Federica incontrò un Omino di NNeve, che le chiese:
- Dove vai?
- Vado dalla mia amica Pamela, che mangia la mela.
- Posso venire con te?
- Vieni pure.
I due camminarono insieme. E cammina cammina giunsero in un altro regno, che invece era tutto nero. Federica e l'Omino pensarono che fosse la notte, e la attraversarono narrando storie. Federica raccontò della sua amica Pam, che domava un leone ruggente; e dell'amica di Pam, Lali Lucerta, che metteva in fuga un Rinoceronte. Il racconto finì con l'arrivo di un grandissimo branco di gnu.
L'indomani si trovarono ad attraversare un altro regno bianco e luminoso.
Forse - pensò Federica - sono campi di zucchero sfuso, e si armò di ben sei cucchiaini.
Nel cielo continuavano a passare grandi nuvole rapide: vraaam ...
Cammina cammina, incontrarono un Venditore di Zucchero Filato, che chiese:
- Dove andate?
- Andiamo dalla mia amica Pamela, che soffia candela.
- Posso venire con voi?
- Vieni pure.
I tre camminarono insieme, e viaggiando giunsero ancora al regno nero; convinti che fosse la notte, la attraversarono narrando storie. Federica raccontò della sua amica Pam che giocava con Lali Lucerta sulla pista ciclabile. Arrivò una bicicletta velocissima, e ci fu un gran pericolo per Lali. Ma per fortuna il bambino Bimbo Dumbo ci sentiva così tanto con le orecchie che la lucertola fu salvata, e finì bene.
L'indomani Federica e i suoi amici si trovarono di fronte un altro regno bianchissimo.
Forse - pensò Federica - è un deserto di sabbia accecante, e si mise tre paia di sandali.
Per fortuna le nuvole scure ogni tanto passavano sopra, nascondendo quel sole: greeem ...
Cammina cammina, incontrarono un Piccolo Sceicco col Cammello, che chiese:
- Dove andate?
- Andiamo dalla mia amica Pamela, che taglia la tela.
- Posso venire con voi?
- Vieni pure.
I quattro camminarono insieme per tutto quel giorno, finché incontrarono di nuovo un regno nero, e pensando che fosse la notte narrarono storie. Federica narrò della sua amica Pam che tracciava per terra una strada, e della lucertola Lali che ci correva sopra. Poi ci fu un gran baccano di proteste, e un temporale che si portò via tutto. Ma per fortuna altre strade per giocare furono fatte per terra, più grandi e più belle.
L'indomani percorsero un altro regno bianco e assolato.
Forse - pensò Federica - son le saline di una città di mare, e si armò di sei saliere.
Nel cielo blu passavano ombre nere di uccelli giganti: briiim...
Cammina cammina, incontrarono un Fenicottero degli stagni, che chiese:
- Dove andate?
- Andiamo dalla mia amica Pamela, che tende la vela.
- Posso venire con voi?
- Vieni pure.
I cinque viaggiarono insieme, ma alla fine del giorno li aspettava un altro regno nero e buio, che affrontarono narrandosi storie. Federica raccontò la storia stranissima di un'alba, con un Semaforo e un Vigile che si facevano a vicenda gesti e facce e strane luci. Ma poi pare che fosse tutto un sogno.
L'indomani, svegliandosi, lasciarono il regno nero e camminarono in un altro mondo bianco.
Forse - pensò Federica - è un mare di latte, e si mise tre paia di pinne.
Nel cielo sul mare bianco passavano nuvole nere, sfrecciando di corsa: vruuum...
Cammina cammina, incontrarono un Formaggiaio Grasso, che chiese:
- Dove andate?
- Andiamo dalla mia amica Pamela, che mette miscela.
- Posso venire con voi?
- Vieni pure.
I sei navigarono insieme per quel mare bianco, e alla fine sbarcarono sulla riva di una terra nera, che pensarono fosse la notte. Così la attraversarono raccontandosi storie. Federica raccontò di un brutto giorno in cui la sua amica Pamela stava per attraversare la strada tutta da sola. Ma per fortuna la mamma, spaventata di una lucertola tremenda, corse lì fuori appena in tempo e finì bene.
L'indomani - uffa, ma quanto dura questo viaggio! - i sei amici attraversarono un posto bianco immenso che doveva essere il letto di una mamma. Federica si tolse tre paia di ciabatte, e saltò su.
Nel soffitto passavano sempre quelle cose grandi e nere con il rombo: fraaam...
Cammina e cammina sul letto, incontrarono un Nano del Sonno, che chiese:
- Dove andate?
- Andiamo dalla mia amica Pamela, che fa ragnatela.
- Posso venire con voi?
- Vieni pure.
I sette viaggiarono insieme sul grande lenzuolo, e alla fine arrivarono a un posto nero inchiostro che forse era la notte, e lì raccontarono storie. Federica raccontò di Pamela che, cerca e cerca, non trova più l'amica Lali Lucerta. E dove sarà andata, in giro per il mondo? Ma arriva l'autobus Elefante 36, e Lali guizza giù e le corre in braccio.
I viaggiatori ormai son stufi neri, e stanchi bianchi di questo lungo viaggio. Ma niente da fare: davanti a loro ecco un altro mondo bianco.
Cosa sarà questa volta? Ma è un quaderno! Federica si procura sei matite.
Nel cielo sfrecciano grandi gomme nere: srooom...
Ed ecco uno Scrittore di Racconti, che chiede loro:
- Dove andate?
- Andiamo dalla mia amica Pamela, che narra e rivela.
- Mi raccontate una storia?
- Vieni con noi.
Nel mondo nero, che era l'ultimo oramai, Federica raccontò allo Scrittore di un viaggio in una città solo sognata, fatta di silenziose vie di acqua. E insieme a quello gli raccontò i sette racconti di quelle sette notti nere nere.
Lo scrittore prese appunti, ringraziò, salutò, e se ne andò a scrivere.
L'Omino di Neve si sciolse, il Venditore di Zucchero Filato si sbriciolò, il Piccolo Sceicco col Cammello si dileguò, il Fenicottero degli stagni volò via, il Formaggiaio Grasso se ne andò, il Nano del Sonno sparì.
E Federica, la formica, tutta sola, finì il suo viaggio lunghissimo: aveva attraversato la strada sulle strisce pedonali bianche e nere.
Pamela l'accolse festosa, la fece correre intorno alla mano, ma poi la sgridò:
- Sei matta a attraversare così la strada? Sei stata attenta?
- Bi - disse Federica.
Maria Mezzomondo, seduta accanto a lei lì sul muretto, coprendosi l'occhio destro, col sinistro guardava il fondo della strada. A un tratto sorrise, e disse tranquilla:
- È passato Pinocchio.
- E cosa faceva?
- Che cosa volete che faccia? Correva.
- Ma starà attento? - si chiese Valentino.
- No, basta dài, facciamo un altro gioco.
 

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Questa pagina è stata aggiornata il 31 gennaio 2001,

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