Bruno Tognolini
RIME D'OCCASIONE
Filastrocche di diverso peso e pregio
Composte su richiesta di qualcuno




Lucio Betto, Il Fisarmonicista, olio su tela
"Se la gente sa, e la gente lo sa
che sai suonare,
suonare ti tocca,
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare"


* (Fabrizio De Andrè, "Il suonatore Jones")






  • Presentazione. LA FISARMONICA

  • INDICE delle Rime d'Occasione

  • La poesia più difficile

  • E quelle che non potrò scrivere


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    LA FISARMONICA


    La fisarmonica è uno strumento a tastiera, ha i suoi tasti bianchi e neri come il pianoforte.
    Ma la fisarmonica assai più del pianoforte, è uno strumento sociale, conviviale. Se un gruppo di persone si trova a star bene insieme, con tempo bastante e buona temperie d'animo, e sa che uno di loro suona la fisarmonica, è facile che gli dica: vai a prenderla, suona, balliamo. Difficilmente potrebbe dirgli: vai a prendere il piano.

    Le filastrocche son fisarmoniche, non pianoforti.
    E non sono per questo più o meno musica, più o meno arte. Ci son pianisti di piano bar e c'è Astor Piazzolla.

    In vent'anni e finora – li ho messi in colonna per gioco puerile in un unico Doc di Word – ho scritto più di mille componimenti in rima, nella stragrande maggioranza per bambini. E passo passo mi sono accorto che i bambini del "Poeta Per Bambini" sorridendo in punta di piedi si allontanavano, pur rimanendo ben presenti, come misteriosamente sanno fare. I bambini si allontanavano e pareva restare, anno per anno sempre più chiara, la locuzione tronca "Poeta Per".
    Tronca, ma forse, chissà: come un tronco potato, perché dia frutti più Utili e Belli alla sua gente.

    I Poeti Puri scrivono poesie per la poesia, o per gli altri poeti, a cui le leggono nelle pubbliche reciproche letture, che loro chiamano reading.
    I Poeti Per scrivono poesie per qualcuno o per qualcosa di preciso.

    In greco "per" si dice "epì" (per, sopra). Così se la gente greca sapeva che uno di loro sapeva suonare e cantare, cioè era poeta, e se voleva celebrare un matrimonio, una vittoria guerresca o sportiva, o un funerale, chiedeva al poeta-cantautore di scrivere e cantare una poesia per-nozze, in greco epi-talamio, per-vittoria, in greco epi-nicio, per-sepoltura, in greco epi-taffio. Io in Grecia sarei stato forse chiamato scrittore di epipèdi. Poesia epi-paides, per bambini.

    Del mestiere dello "scriba", del prosatore o poeta d'occasione, ho imparato questo: se io scrivo esattamente ciò che il committente vuole, il risultato sarà pulito, appropriato, e inutile a entrambi. Se io scrivo solo ciò che a me pare degno in quel momento, il committente - se sa fare il suo mestiere - lo apprezzerà, e me lo spedirà indietro. Se io scrivo entrambe le cose in tale modo però che siano una, quel testo per incredibile alchimia parrà Utile e Bello non solo ai due, ma anche a tutti gli altri. E respirando andrà ballando per il mondo.

    Liberamente tratto dall'articolo "FISARMONICHE FILASTROCCHE", articolo apparso sulla rivista HAMELIN n. 26, dicembre 2011.







    INDICE

    1. SPUDORATO EPINICIO
    2. LA TERRA STRETTA
    3. PER LA FIERA DEL LIBRO DI BOLOGNA
    4. PER LA SCUOLA ANNA FRANK
    5. PER UNA TV QUADRA TONDA
    6. PER UN GIORNALE DEI BAMBINI - NUMERO ZERO
    7. PER UN GIORNALE DEI BAMBINI - NUMERO UNO
    8. PER GLI INCENDI DELLA SARDEGNA
    9. BABBO ORCO MULTITRADE
    10. PER LA FINE DELLE ELEMENTARI
    11. PER LA BIBLIOTECARIA NINA
    12. DIRITTO ALLA SALUTE
    13. DIRITTO ALLA FAMIGLIA
    14. DIRITTO ALL'EDUCAZIONE
    15. DIRITTO AL GIOCO
    16. DIRITTO A ESSERE CITTADINI D'EUROPA
    17. PER LA LIBRERIA "TUTTESTORIE"
    18. PER UNA SCUOLA CHE ASSOMIGLI AL MONDO
    19. FILASTROCCA MANGIABAMBINI
    20. PER NON PAGARE I LIBRI IN BIBLIOTECA
    21. PER JANNA
    22. MARCETTA DI CHISCIOTTE FENICOTTERO
    23. PER L'ISOLA DELLE STORIE
    24. FILASTROCCA DI PINOCCHIO CORRIDORE
    25. FILASTROCCA DEL VERBO ESSERCI. Presente
    26. FILASTROCCA DEL VERBO ESSERCI. Futuro
    27. FILASTROCCA DEL MOSTRO NELLO SPECCHIO
    28. FILASTROCCA DEI FOSSI
    29. MANTRA DEL CAVALIERE
    30. FILASTROCCA DEI MOSTRI: LA CHIMERA
    31. FILASTROCCA DEI MOSTRI: LA SFINGE
    32. EPITALAMIO PER L'AMICA MANUELA FIORI
    33. FILASTROCCA DELLE MILLE DOMANDE
    34. FILASTROCCA DEL BAMBINO FUTURO
    35. PER I MERAVIGLIATI DI ANTONIO CATALANO
    36. FILASTROCCA DI SALUTO AI LADRI
    37. FILASTROCCA DEI QUATTRO MAGHI DEL MONDO
    38. FILASTROCCA DELLA BELLA "LIBRETÀ"
    39. FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO
    40. FILASTROCCA DEI BAMBINI IN SALITA
    41. FILASTROCCA CONTRO TUTTE LE PAURE
    42. FILASTROCCA PER LUISA
    43. FILASTROTTOLA
    44. VIGNETTA DEL MINISTRO BIOMETRA
    45. PER LE IMPRONTE DIGITALI DEI BAMBINI ROM
    46. PER LA RAI
    47. BALLATA DEL TERZO GIARDINO
    48. FILASTROCCA SENZA FINE
    49. FILASTROCCA PER ESTER GRANDESSO
    50. TIRITERA ELETTORALE SARDA
    51. FILASTROCCA PER ALTRONDO
    52. FILASTROCCA DELLA TERRA CHE BALLA
    53. FILASTROCCA DEI LIBRAI SCATENATI
    54. PIGNABRINDISI DELLA MELEVISIONE
    55. FILASTROCCA PER GIANNI RODARI
    56. FILASTROCCA DEL BUIO AL SOLE
    57. COLONNINO DEL LUPO VESTITO DA NONNA
    58. FILASTROCCA DI CASA E DI SCUOLA
    59. POESIA PER IL COMPLEANNO DELLA SORELLA
    60. POESIA PER I POETI MORTI
    61. QUARTINA DELL'ARGENTIERA
    62. FILASTROCCA DEL GIALLO
    63. FILASTROCCA DELLA VOCE DELLE MAMME
    64. RIMETTA SLOGAN DELLA FARFALLA IN PEDIATRIA
    65. FILASTROCCA DEI NATI PER LEGGERE
    66. RIMETTA UMILE E UTILE PER I LIBRAI PER BAMBINI
    67. FILASTROCCA PER UN PROFESSORE
    68. FILASTROCCA SLOGAN SUL GIOCO
    69. GRIDO DELLA TORRE COSTIERA
    70. LUNAMONDA CAMBIAGIOCO
    71. ANNINNÌA DELL'ASTENSIONE
    72. GIROTONDO MANGIAMONDO
    73. FILASTROCCA BABBALLOTTA
    74. SLOGAN ELETTORALE
    75. FILASTROCCA DI ADDIO ALLA SCUOLA
    76. MARCETTA DEGLI GNOMI AL VOTO
    77. FILASTROCCA DELLE STELLE
    78. PRIMO PROCLAMA DELLA BOCCACCIA DELLA VERITÀ
    79. SECONDO PROCLAMA DELLA BOCCACCIA DELLA VERITÀ
    80. FILASTROCCA DEI CRÀSTULI
    81. FILASTROCCA DEGLI GLI UCCELLINI DEI SEGRETI
    82. FILASTROCCA DEL FINALE
    83. FILASTROCCA PER LA SALA BORSA
    84. FILASTROCCA PER DUE BRAVE CONTASTORIE
    85. FILASTROCCA PER LA SEMINA DEI SOGNI
    86. FILASTROCCA PER GLI OTTANT'ANNI DI TULLIO DE MAURO
    87. FILASTROCCA DELL'INFINITA MAESTRIA
    88. FILASTROCCA DEI TAGLIATORI DI SOGNI
    89. FILASTROCCA DELLE BUONE RAGIONI
    90. FILASTROCCA DELLE GUARIGIONI
    91. FILASTROCCA DELLA TERRA SCEMA
    92. DEDICA PER UN LIBRETTO ALLA TERRA CHE TREMA
    93. NENIA DELLE PARTENZE
    94. FILASTROCCA DELLE MANI IN TERRA
    95. FILASTROCCA PER LEGGERE PIÙ FORTE
    96. FILASTROCCA DELLE COSE DELLE CASE
    97. FILASTROCCA EXTRATERRESTRE
    98. FILASTROCCA CAPITANA DEI BAMBINI
    99. FILASTROCCA DELLA GIOIA NASCOSTA
    100. FILASTROCCA DELL'ORNITORINCO
    101. FILASTROCCA DEL VENTO DEI DIARI
    102. FILASTROCCA DI CIÒ CHE NON SEI
    103. FILASTROCCA DELLA MAESTRA GHIRIBIZZA
    104. FILASTROCCA DEI LIBRI DI PRATO
    105. FILASTROCCA PER MARISA DEL RIO
    106. FILASTROCCA DEI GENITORI SEPARATI
    107. FILASTROCCA PER TIZIANA NANNI
    108. MACININO DELLE FILASTROCCHE
    109. BALLATA DEI CINQUE DONI
    110. FILASTROCCA CICLACARTA
    111. FILASTROCCA CICLAVETRO
    112. FILASTROCCA CICLACIBO
    113. FILASTROCCA CICLAPLASTICA
    114. FILASTROCCA CICLAFERRO
    115. EPITAFFIO PER UNA LETTRICE DI STORIE
    116. FILASTROCCA PER LA VALLATA DEI LIBRI BAMBINI
    117. FILASTROCCA DELLE PERIFERIE
    118. FILASTROCCA DEI RITORNI
    119. FILASTROCCA DELL'AMOROSA MAESTRIA

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    RIME D'OCCASIONE



    1. SPUDORATO EPINICIO

    Scritta per "Mattina", inserto de "L'Unità", in occasione delle elezioni del 21 aprile 1997

    Hai visto Gigante che non hai ragione?
    Tu parli come una televisione,
    io te lo dico con parole mie:
    non ti è servito dire bugie.
    Volume altissimo, gambine corte:
    non ti è servito gridarle più forte.
    Io te lo dico con un sussurro,
    foglia caduta da un Albero Azzurro:
    ma quella foglia può andare lontano
    più del ruggito di un aereoplano.
    Io te lo dico con una rima
    che lascia tutto com'era prima:
    ma dopo la prima c'è la seconda,
    rima su rima, onda su onda,
    una canzone che balla e si muove,
    parte da qui e va chissà dove.
    Va chi sa dove ma parte da qui,
    da una vocina che dice così:
    Non serve a niente abbracciare un bambino
    ben pettinato in un grande giardino,
    se poi sugli altri dieci milioni
    cacciano giù le tue televisioni
    chili di chili di chili di cacca,
    roba che puzza, roba che attacca.
    Che io la guardo però non la voglio.
    Non parla con me ma col mio portafoglio.
    Non vuole dire, non vuole narrare:
    vuole convincermi a uscire e comprare.
    Ma io so fare tremila altre cose!
    Cose bellissime e cose noiose,
    giorni con sole, notti con luna:
    spendere soldi è soltanto una!
    E non è neanche la più importante.
    Perché delle altre non vedi nessuna?
    Perché mi offendi, Ricco Gigante?
    Ma stamattina non sono più offeso,
    c'è una rivincita che mi son preso.
    Caro Gigante Per Niente Gentile,
    devi sapere che il ventuno aprile
    mamma e papà si son preparati,
    e sono usciti ben pettinati,
    e sono entrati nella mia scuola,
    e senza dire una sola parola
    in una strana cabina speciale,
    clic!
    Hanno cambiato canale.

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    2. LA TERRA STRETTA

    Scritta per il progetto "MOSTRI", Corte Ospitale di Rubiera (RE), 1998
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    C'era una volta uno stretto confine
    Che separava due terre vicine
    Una chiamata Paese del Noi
    L'altra chiamata Paese del Voi
    Per mille secoli queste due terre
    Fecero gare, fecero guerre
    Per chi correva più lento o veloce
    Per chi contava le storie più belle
    Per chi cantava con più bella voce
    E per chi aveva più chiara la pelle.
    Ma in mezzo a loro c'eran creature
    Che erano chiare ma erano scure
    Erano buone ma molto cattive
    Sempre ammazzate e sempre più vive
    Non erano qua, non erano là
    Come se stessero sempre a metà
    Non erano Nostri, non erano Vostri
    E li chiamarono Mostri.

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    3. PER LA FIERA DEL LIBRO DI BOLOGNA

    Scritta per "Popotus", inserto de "L'Avvenire", in occasione della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna del 1998

    Fiera di libri, libri di fiera
    Io ci son stato e son stato contento
    Io ci son stato e ho visto com'era
    Era una fiera bufera di vento
    Cento milioni di libri diversi
    Scritti di seguito oppure coi versi
    Solo figure e senza parole
    Solo scritture e senza colore
    In italiano cinese spagnolo
    Tutte le razze paesi costumi
    Dieci racconti in un libro solo
    Solo un racconto in dieci volumi
    Ne avevo letto già più di seicento
    Quando ho sentito quel vento...
    Vento segreto dei libri migliori
    Che piano piano sospira fuori
    Vento che dorme nascosto tra i fogli
    E che si sveglia quando li sfogli
    E fa frullare frullare i maghi
    Frrrrrr... frrrrrr... maghi di carta!
    E fa volare volare i draghi
    Frrrrrr... frrrrrr... draghi di carta!
    E fa ballare ballare gli eroi
    Che sono forti, più forti di noi
    E fa crepare crepare i cattivi
    Non si capisce da dove arrivi
    Questa folata di vento burlone
    Frrrrrr... frrrrrr... vento che spoglia!
    Che fa scoppiare una gran confusione
    Frrrrrr... frrrrrr... vento che sfoglia!
    Frulla le pagine una per una
    Le gira tutte, non lascia nessuna
    Frusciano i fogli di tutti i giornali
    Frullano i libri che sembrano ali
    E sette sciami di personaggi
    Come le rondini di sette maggi
    Volano volano via dalla Fiera
    Filano filano via nella sera
    Volano in cielo e non tornano più
    Lasciano tutti
    - Guarda, Lucia! -
    naso all'insù.

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    4. PER LA SCUOLA ANNA FRANK

    Scritta per l'inaugurazione della Scuola Comunale dell'Infanzia "ANNA FRANK" di Reggio Emilia, giugno 1999
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Brava Anna, che hai conservato la speranza
    in bellissimi vasetti di conserva.
    L'hai conservata bene, perché serva,
    ne hai conservata tanta, ed abbastanza
    che ne è arrivata tanta fino a noi.
    E noi ce la spalmiamo nei panini
    in questa scuola fatta di bambini,
    che di nient'altro in fondo hanno bisogno.
    E allora sta' a sentire questo sogno.

    Giocavamo tutti insieme e tu ridevi,
    e io contavo e tu ti nascondevi.
    Ti sei nascosta dentro quell'armadio.
    Sono arrivato a mille, e nella radio
    dicono che la guerra ormai è lontana.
    E allora io ti trovo, e tu fai tana.

    Questo sogno così non si può fare.
    Ma un altro sì, e noi sappiamo come.
    Possiamo fare tana in una scuola,
    e a quella scuola metterle il tuo nome.

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    5. PER UNA TV QUADRA TONDA

    Scritta per il progetto "IL GIOCO DI MIRANDO" dell'Assessorato alle politiche della città delle bambine e dei bambini del Comune di Roma, 2000.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Mio nonno ciccione si chiama Felice:
    è vero anche se la TV non lo dice.
    In piazza da ieri è arrivata la giostra:
    è vero anche se la TV non la mostra.
    A me piace Chicco ma a lui piace Carla:
    è vero anche se la TV non ne parla.
    A quello che dico mio padre ci crede:
    è vero anche se in TV non lo vede.
    Le cose del mondo son molte di più
    di quelle che entrano nella TV.
    E se lo disegni, è presto spiegato:
    il mondo è rotondo, il video è quadrato.

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    6. PER UN GIORNALE DEI BAMBINI - NUMERO ZERO

    Scritta per il progetto "UNIONE DEI PICCOLI" del quotidiano "L'UNIONE SARDA", Cagliari, 2000 (mai andato in porto).

    Abbiamo fatto questo giornale
    Che se non lo facevamo era uguale
    Non ha gli articoli, non ha le foto
    Non è di oggi ma neanche di mai
    Fuori c'è scritto, ma dentro è vuoto
    Prova ad aprirlo e te ne accorgerai
    Non ha notizie di cose successe
    Nemmeno il calcio coi risultati
    Ha tante pagine, sempre le stesse
    Con tutti i pezzi, però disegnati
    Zero da leggere, zero colori
    Zero di dentro e zero di fuori
    C'è solo il numero che dice il vero:
    numero zero.


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    7. PER UN GIORNALE DEI BAMBINI - NUMERO UNO

    Scritta per il progetto "UNIONE DEI PICCOLI" del quotidiano "L'UNIONE SARDA", Cagliari, 2000 (mai andato in porto).


    Un giornale per bambini
    io lo so come si fa:
    se ne prende uno per grandi,
    se ne butta la metà...
    E quel mezzo che rimane
    per metà è carta di pane
    gocciolato di scritture,
    per metà è acqua di mare
    dove nuotano figure.
    Si fa bene, si fa bello,
    come un libro, come un gioiello,
    con il trucco degli autori,
    dei poeti e illustratori,
    dei Rodari e dei Piumini,
    applicato ad ogni foglio:
    CON LA SCUSA DEI BAMBINI,
    FAR LE COSE MEGLIO.


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    8. PER GLI INCENDI DELLA SARDEGNA

    Scritta per il progetto "UNIONE DEI PICCOLI" del quotidiano "L'UNIONE SARDA", Cagliari, 2000 (mai andato in porto).
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Macchia di mirti, corbezzoli, cisti
    Scura dimora di mondi mai visti
    Madre di piccola vita stupenda
    FUOCO LA PRENDA
    Bosco di sughere, castagni, lecci
    Padre di foglie, fatto d'intrecci
    Nero di ombre, fitto di luci
    FUOCO LO BRUCI
    Terra di rocce ruggine e argento
    Madre d'incendi figli del vento
    Non serve a niente che canti e che piangi
    FUOCO LA MANGI
    Mano segreta che spargi quel fuoco
    Bruci il tuo mondo per così poco
    D'ora in avanti prima che accenda
    GIUSTIZIA TI PRENDA

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    9. BABBO ORCO MULTITRADE

    Scritta per un allestimento sulla figura di "Babborcu" realizzato dalla libreria Tuttestorie di Cagliari alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna del 2001.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Babbo Orco, Brutto muso
    Che mi tieni qui rinchiuso
    A cucire le scarpette
    Gli zainetti, le magliette
    Che ti mangi a spezzatino
    I miei giorni di bambino
    Che ti fanno grasso e ricco
    Senti quello che ti dico
    C'è una fiaba molto antica
    Che anche oggi è verità
    Perché dalla mia fatica
    Tanta cacca ti verrà
    Cacca fatta di scarpette
    Cacca fatta di magliette
    Tanta cacca fatta a mano
    Dalla mano piccolina
    Di un bambino colombiano
    Di una bimba della Cina
    Perché non ci fermeremo
    Perché non ti fermerai
    Finché un giorno, Orco scemo
    Dalla cacca scoppierai

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    10. PER LA FINE DELLE ELEMENTARI

    Scritta per la rappresentazione teatrale "IL QUINTO LUPO", realizzata con la classe quinta elementare di mia figlia per la fine dell'anno scolastico 2000-2001.

    E cinque anni sono passati
    Come una corsa di lupi incantati
    Anni che ci hanno portato fin qui
    Seconda B, terza B, quarta B...
    Che ci han portati così lontani
    Aula per aula, nella Don Milani
    Dalle foreste di Mamma Natura
    Fino alla riga della scrittura
    O in traversata sull'altipiano
    Fino ai giardini dell'italiano
    O in carovana che cerca la via
    Fino ai palazzi della geometria
    C'erano alberi alle finestre
    C'erano Angele come maestre
    C'erano anche caverne e dirupi
    E le maestre parlavano ai lupi
    Lupi di ansie, ritardi, chiusure
    Siedono qui ad imparare con noi
    Che non si cresce senza paure
    E come piangono i piccoli eroi
    Viene l'estate, si muore dal caldo
    Oggi ci parla maestra Mercaldo
    Viene Natale, è l'inverno che inizia
    Oggi ci parla maestra Gulizia...
    Hanno parlato, parlato, parlato
    Avranno quasi finito la voce
    Il tempo è passato, passato, passato
    Un lupo giovane corre veloce
    Le elementari ora sono finite
    Restano solo pochi tramonti
    Ma anche stavolta ci siete riuscite
    Noi siamo pronti

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    11. PER LA BIBLIOTECARIA NINA

    Scritta per la bibliotecaria più piccola della biblioteca più piccola che io abbia mai visto: quella di Irgoli, Nuoro. Gennaio 2002.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    In una piccola bibliotechina
    Bibliotecaria è la piccola Nina
    Che tiene lindo di dentro e di fuori
    E con i libri fa mazzi di fiori
    Nina racconta, Nina consiglia
    Per ogni ospite e per ogni gusto
    Tiene da parte qualche meraviglia
    Sfila dal mazzo il libro più giusto
    Quando è finita la lunga giornata
    Spegne la luce, chiude la porta
    Fa un bel sospiro, è affaticata
    E torna a casa per la via più corta
    Prima di entrare scuote i capelli
    E cade giù come pioggia sui monti
    E vola via come stormo d'uccelli
    La polverina di cento racconti

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    Scritta per il libro "CARI BAMBINE E BAMBINI...", supplemento a "L'Unità" del 20 novembre 2002, Nuova Iniziativa Editoriale, Milano, 2002.

    12. DIRITTO ALLA SALUTE

    Etcì! - Salute!
    Le malattie son brutte
    È meglio stare bene
    La febbre è nelle vene
    Arriva la puntura
    Ma io non ho paura
    Perché ci sono i miei
    Senza come farei
    E poi viene il dottore
    Con il suo strano odore
    E poi c'è l'ospedale
    E poi viene Natale
    E quando starnutisco
    Le cose conosciute
    Mi dicono "Salute!"
    E allora io guarisco



    13. DIRITTO ALLA FAMIGLIA

    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Se foste uccelli, amerei le vostre ali
    Se foste cervi coi musi giocherei
    Dite che gli uomini non sono tutti uguali
    È proprio vero, perché voi siete i miei
    E non m'importa se siete dieci o tre
    Se siete ricchi o furbi o neri o strani
    Quello che conta è che siete qui per me
    E che svegliandomi, vi trovo anche domani



    14. DIRITTO ALL'EDUCAZIONE

    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Se mi insegni, io lo imparo
    Se mi parli, mi è più chiaro
    Se lo fai, mi entra in testa
    Se con me tu impari, resta



    15. DIRITTO AL GIOCO

    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Fammi giocare solo per gioco
    Senza nient'altro, solo per poco
    Senza capire, senza imparare
    Senza bisogno di socializzare
    Solo un bambino con altri bambini
    Senza gli adulti sempre vicini
    Senza progetto, senza giudizio
    Con una fine ma senza l'inizio
    Con una coda ma senza la testa
    Solo per finta, solo per festa
    Solo per fiamma che brucia per fuoco
    Fammi giocare per gioco



    16. DIRITTO A ESSERE CITTADINI D'EUROPA

    C'era una volta un Nuovissimo Regno
    Rima di ferro, rima di legno
    Che si chiamava Governo d'Europa
    Rima di straccio, rima di scopa
    Tutti i regnanti si sono riuniti
    Rima di chiodi, rima di viti
    Per stabilire la Costituzione
    Rima di stati, rima di zone
    Mille bambini sono arrivati
    Rima di fiori, rima di prati
    Perché volevano dire la loro
    Rima di canto, rima di coro
    Visto che siete appena all'inizio
    Rima di ozio, rima di vizio
    Non fate sempre quel solito sbaglio
    Rima di puzza, rima di aglio
    Fate un bel regno che valga per tutti
    Rima di fiori, rima di frutti
    Anche per noi, non teneteci fuori
    Rima di frutti, rima di fiori
    E sarà un regno più degno perché
    Rima con tutti fa rima con me

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    17. PER LA LIBRERIA "TUTTESTORIE"

    Scritta per una festa della libreria "Tuttestorie" di Cagliari, il 5 giugno 2003.

    Cè una tana colore arancione
    Con un cuore di dolce melone
    E semini di libri e di glorie
    Sarà vero o sarà TUTTESTORIE?
    C'è una specie di domu de jana
    Dove tessono a fili di lana
    Fiabe e sogni, visioni e memorie
    Sarà vero o sarà TUTTESTORIE?
    E ci sono tre Fate Madrine
    Che a dispetto di molte mazzine
    Vanno avanti a filare vittorie
    Ed è vero, perché è TUTTESTORIE

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    18. PER UNA SCUOLA CHE ASSOMIGLI AL MONDO

    Scritta per Alberto Melis e la sua scuola "Iqbal Masih" di Quartu Sant'Elena (CA), febbraio 2004.

    Nel mondo ci sono le terre ed i cieli
    Non sono divisi in scaffali
    Nel mondo ci sono le fiabe e le arti
    Non sono divise in reparti
    Nel mondo c'è un nido, che è la tua classe
    Uscendo non trovi le casse
    Nel mondo ci sono maestri un po' maghi
    Ci sono, non solo se paghi
    Nel mondo il sapere che vuoi si conquista
    Nel supermercato si acquista
    E allora rispondi con una parola
    Com'è che la vuoi la tua scuola?

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    19. FILASTROCCA MANGIABAMBINI

    Scritta per l'allestimento "PER MANGIARTI MEGLIO" curato dalla libreria Tuttestorie di Cagliari alla Fiera Internazionela del Libro per l'Infanzia di Bologna, 2004.

    Cuocete piano piano, coscettine di pollo
    Bambine di vaniglia, bambini caramello
    Le mamme fanno i figli con l'acqua e la farina
    Forse viene una pizza, ma forse una bambina
    Il mondo è un pentolone, chi cresce si trasforma
    Crescete piano piano, e cambiate la forma
    Budini con gli occhiali, hamburgher coi capelli
    Le bambine patate, i bambini piselli
    Ma fuori cosa c'è? L'Orco con la forchetta?
    È il Mercato coi denti là fuori che vi aspetta?
    Cuocete piano piano, ma se trovate quello
    Correte forte forte, coscettine di pollo

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    20. PER NON PAGARE I LIBRI IN BIBLIOTECA

    Scritta per l'iniziativa "NO AL PRESTITO A PAGAMENTO IN BIBLIOTECA", Bologna, Sala Borsa, 23 aprile 2004.

    Se vuoi un bel romanzo di sogni e di draghi
    Lo cerchi, lo trovi e lo paghi
    Se vai in biblioteca c'è libero accesso
    Ma il libro lo paghi lo stesso
    C'è un foglio che spiega che cos'è il diritto
    Quel libro qualcuno l'ha scritto
    È giusto così, faccio una passeggiata
    Che bella serata, c'è un'aria incantata
    Ammiro una chiesa, una bella facciata
    E quella chi l'ha disegnata?
    Raccolgo un papavero: e se è brevettato?
    Qualcuno dev'esser pagato?
    Ammiro un paesaggio, mi piace, mi appaga
    Mi volto: dov'è che si paga?
    Ma non c'è nessuno che stacca il biglietto
    Così torno a casa, mi butto sul letto
    Mi viene da piangere, dico: lo accetto
    Son qui, pago io, pago tutto
    Il mondo è in affitto, li pagherò io
    I diritti d'autore di Dio

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    21. PER JANNA

    Scritta per l'amica e collega Janna Carioli, marzo 2004.

    Janna, Janna
    Culo di panna
    Bocca di viole
    Cuore di sole
    Cuore rotondo
    Come una piazza
    Corri nel mondo
    Grande ragazza
    Carezza il mondo
    Come tu sai
    Resta nel mondo
    E quando andrai...
    Qui il sole forte
    Sarà più avaro
    Ma nella morte
    Farà più chiaro

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    22. MARCETTA DI CHISCIOTTE FENICOTTERO

    Brano espunto dal testo teatrale "CHISCIOTTE FENICOTTERO", scritto per la compagnia Cada Die Teatro, Cagliari, giugno 2004.

    Tutto vero! Tutto vero!
    Tutto ciò che leggi, esiste!
    È un romanzo il mondo intero!
    Quelle cose io le ho viste
    Leggi un libro ed alza gli occhi
    Leggi un libro e guarda intorno
    Quelle cose tu le tocchi
    Tu le vedi in pieno giorno
    Mostri, maghi, miti, eroi
    Sono lì davanti a noi
    E se tu volgi lo sguardo
    Sei codardo E sei bugiardo!

    Leggi e cresci, cresci e leggi
    Non fermarti, se ci riesci
    Più tu cresci e più tu leggi
    Più tu leggi e più tu cresci
    All'inizio sembra un gioco
    Ogni libro fai un salto
    Poi ti accorgi poco a poco
    Che ogni volta sei più alto
    Ogni riga cresci un pelo
    Ogni anno cresci un metro
    Sempre più vicino al cielo
    E non puoi tornare indietro

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    23. L'ISOLA DELLE STORIE

    Scritta per l'omonimo festival della Letteratura di Gavoi, Nuoro, luglio 2004.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    C'è un'isola che dorme
    Sandalo in mezzo al mare
    Che confonde le forme
    Contro genti corsare
    C'è un'isola che sogna
    Cantata dalle onde
    Puoi chiamarla Sardegna
    Ma quasi mai risponde
    Stontonata dai venti
    Intronata d'azzurro
    Se stai zitto lo senti
    Che respira un sussurro
    Come un fruscìo di canti
    Di storie senza fine
    Di rime e di racconti
    Senza muri a confine
    Come un coro profondo
    Che tesse le memorie
    Le storie son del mondo
    L'Isola è delle storie

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    24. FILASTROCCA DI PINOCCHIO CORRIDORE

    Dalla scaletta per una puntata di Melevisione mai scritta, 2005.
    Pubblicata nel libro MANIFESTI, Panini 2011.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare)


    Cresci senza fermarti
    Corri e cambierai forma
    Torna, ma poi riparti
    Parti, ma poi ritorna

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    25. FILASTROCCA DEL VERBO ESSERCI. Presente indicativo

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", febbraio 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Eccomi, Eccoti, Eccolo
    Eccoci, Eccovi, Eccoli
    Strano e gratuito come ogni dono
    Eccomi qui: io ci sono
    Solo da solo io non ci sarei
    Eccoti qui: tu ci sei
    Si apre lo spazio che c'è fra me e te
    Eccolo, eccola: c'è
    Altri che vengono, se io li chiamo
    Eccoci: ora ci siamo
    Nodi diversi di una sola rete
    Eccovi tutti, ci siete
    Ma l'orizzonte è sempre più in fondo
    Eccoli, eccole: il mondo


    26. FILASTROCCA DEL VERBO ESSERCI. Futuro remoto

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", febbraio 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Eccomi
    Eccoti
    Eccolo
    Eccoci
    Eccovi
    Eccoli
    Il verbo esserci conta sei voci
    Fiume degli uomini con le sue foci
    Ma c'è un segreto che molto promette:
    Tutte le cose più vere son sette...

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    27. FILASTROCCA DEL MOSTRO NELLO SPECCHIO

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", febbraio 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Ora di uscire, una mattina di febbraio
    Ultimo sguardo nello specchio in corridoio
    Le squame nere sotto panni di bucato
    Le zanne bianche ripiegate sul palato
    Gli occhi scarlatti ben nascosti dagli occhiali
    Avvoltolate nello zaino le due ali
    Le cicatrici ricoperte da due sciarpe
    Le zampe unghiute di cinghiale nelle scarpe
    Sono a posto, irraggiungibile agli sguardi
    "Ciao mamma, vado a scuola. A più tardi!"

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    28. FILASTROCCA DEI FOSSI

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", marzo 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Se fossi alto, se fossi alta
    Se fossi d'aria come il gatto quando salta
    Se sapessi questa pena quando passa
    Se fossi magro, se fossi meno grassa
    Se non avessi questi orribili capelli
    Se fossi il vento che rimescola gli uccelli
    Se fossi nei tuoi orecchi col suo fischio
    Se fossi femmina, se fossi maschio
    Se fossi un poco meno bestia di così
    Se sapessi come mai mi trovo qui
    Se fossi io, se fossi Dio
    Se fossi te cosa faresti al posto mio
    Se fossi, se fossi, che cosa vuoi che fossi...
    Se fossi un fuoristrada con due specchietti rossi
    Tirerei dritto sopra tutti questi fossi
    Ma sono un passero
    Povero me
    E allora volo dritto dritto in braccio a te

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    29. MANTRA DEL CAVALIERE

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", agosto 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    E cavalca Cavaliere
    Le tue fiabe sono vere
    Le tue piaghe sono finte
    Le tue guerre sono vinte
    Le tue stelle sono terse
    Le tue strade sono perse

    Ma anche...


    E cavalca Cavaliere
    Le tue piaghe sono vere
    Le tue fiabe sono finte
    Le tue guerre sono vinte
    Le tue strade sono terse
    Le tue stelle sono perse

    E ancora...


    E cavalca Cavaliere
    Le tue piaghe sono vere
    Le tue fiabe sono finte
    Le tue stelle sono vinte
    Le tue strade sono terse
    Le tue guerre sono perse

    E così via...


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    30. FILASTROCCA DEI MOSTRI: LA CHIMERA

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", ottobre 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Io sono impossibile! Io sono impensabile!
    Canta la Chimera il suo pianto inconsolabile
    Chimera non è vera, Chimera non esiste
    Ma io sono Chimera, sono qui, e sono triste
    Testa di leone, coda di serpente
    Capra nella schiena che non c'entra proprio niente
    Io sono impossibile, appaio, sparisco
    Però non lo capisco: chi è più rintronato
    Il Mostro che è impensabile o tu che l'hai pensato?

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    31. FILASTROCCA DEI MOSTRI: LA SFINGE

    Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", ottobre 2006.

    Scrive la Sfinge con magici inchiostri
    L'indovinello segreto dei Mostri:
    "Poveri incubi della natura
    Mostri terribili, fanno paura
    La mente si perde, il cuore si spacca
    Ma prova a cambiare la effe con acca"
    Se non indovini, io vivo e tu gridi
    Se tu indovini, ridi e mi uccidi

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    32. EPITALAMIO

    Scritta per le nozze dell'amica Manuela Fiori, giugno 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Io vi dichiaro moglie e marito
    Io vi dichiaro mattino fiorito
    Giorno con notte, ramo con foglie
    Io vi dichiaro marito con moglie
    Mano per mano, dono per dote
    Con mani libere, non mani vuote
    Perché l'amore si semini intorno
    E il focolare sia fiamma di faro
    Perché bisogna sposarsi ogni giorno
    Sposi nel tempo io vi dichiaro
    Patto di vite, nodo di rete
    Io vi dichiaro ciò che già siete
    Sposi compagni nella luce chiara
    Questa poesia vi dichiara

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    33. FILASTROCCA DELLE MILLE DOMANDE

    Scritta per l'evento finale del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2006.


    Spariti i palloncini, è già arrivata l'ora
    E "quante son le fragole che crescono nel mare"
    Qui sta finendo il festival e io non lo so ancora.
    Ma io so che quest'isola domani è un po' più grande
    Perché ci sono piccoli che fanno le domande
    Perché c'è una vocina piccolina che si ostina
    Che continua a domandare:
    Quante fragole, vongole, spigole, tegole, nuvole, crescono in mare?

    E perché la domanda sia compresa e condivisa
    Questa è la traduzione in lingua sarda paradisa...

    (al sonoro a questo punto si sentivano vocalizzi di neonato)


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    34. FILASTROCCA DEL BAMBINO FUTURO

    Scritta per la giornata nazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, promossa dalla Commissione parlamentare per l'infanzia. Roma, 20 novembre 2006, Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Sono un bambino, sono il tuo dono
    Prima non c'ero e adesso ci sono
    Sono il domani, dalle tue mani
    Devi difendermi con le tue mani
    Sono il futuro, sono arrivato
    E sono qui perché tu mi hai chiamato
    Come sarà l'orizzonte che tracci
    Dipende da come mi abbracci

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    35. FILASTROCCA DELLA MERAVIGLIA

    Come prefazione del libro "I Meravigliati. Tre racconti di Antonio Catalano", dicembre 2006.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    La meraviglia è un dono rotondo
    Che va e ritorna fra gli occhi ed il mondo
    Gli occhi la spargono su fiori e prati
    E poi li guardano meravigliati
    Gli occhi la spalmano sopra le cose
    E poi le trovano meravigliose
    La meraviglia sta in quello che guardi?
    Oppure sta nei tuoi sguardi?
    Sta nelle cose che vedi e che tocchi?
    O nelle mani e negli occhi?

    La meraviglia è vicino e lontano
    è a metà strada fra il fiore e la mano
    è nella prosa, è nella rima
    è nella rosa che viene prima
    è nel silenzio che viene dopo
    Nelle parole che non hanno scopo
    Nella dolcezza dopo aver pianto
    Nel fiato preso prima di un canto
    Nel passo indietro prima del salto
    Nell'uomo basso che guarda in alto
    Nell'uomo alto che guarda altrove
    Negli orizzonti del non si sa dove
    Nel crac aprendo un guscio di noce
    Nel buio vivido dopo la luce
    è la vigilia di tutte le cose
    è la vendemmia di tutte le rose
    è questo mondo quando ci assomiglia
    La meraviglia

    Il Magopovero ne ha in abbondanza
    La dona tutta e non resta mai senza
    Perché conosce un antico mistero
    Semplice e vero
    Quando i bambini sono noiosi
    Sono annoiati
    Quando gli artisti son meravigliosi
    Son meravigliati

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    36. FILASTROCCA DI SALUTO AI LADRI

    Scritta per il furto di cose e attrezzature subito dalla casa editrice Orecchio Acerbo, aprile 2007.

    Ladro che hai preso le mie poche cose
    Piccole e povere, per me preziose
    Nella mia casa tu sei venuto
    E allora io ti saluto
    A me servivano e ora le ho perse
    A te non servono e le hai rubate
    Le nostre mani son molto diverse
    Le hai mai guardate?
    Tu usi le mani per togliere cose
    Prendere al mondo ricchezza
    Io uso le mie per aggiungere rose
    Mettere al mondo bellezza
    Io son contento delle mie mani
    Quello che trovano lanciano al vento
    Quello che perdono torna domani
    Tu delle tue sei contento?

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    37. FILASTROCCA DEI QUATTRO MAGHI DEL MONDO

    Scritta per il Catalogo della Valigia Illustrata realizzata dalla Biblioteca Comunale di Casalecchio, settembre 2007.

    Viaggio bel viaggio, io giramondo
    Giro la Terra nel giro rotondo
    Parto da qui, verso una meta
    Strade che girano tutto il pianeta
    Parto da qui verso un punto d'arrivo
    Cammino e guardo, cammino e scrivo
    Scrivo le cose sul diario di viaggio
    Giro la pagina e cambia il paesaggio
    Nuove pianure, nuove colline
    Terre lontane ora siete vicine
    Terre straniere, mondo diverso
    Gira la testa perché mi son perso
    Giro la testa, giro lo sguardo
    Prendo la carta geografica e guardo
    Ecco la strada, c'è un puntolino
    Ora si muove, son io che cammino
    Io che mi perdo, io che mi trovo
    Giro al carta e mi oriento di nuovo
    Giro la curva e c'è un'altra strada
    Vado per quella, dovunque vada
    Strada maestra che cosa mi insegni
    Strada scolara con cento compagni
    Viaggiano insieme i compagni di via
    Su questa strada che ci porta via
    Valli con fiumi, mari con monti
    Piccoli alberghi e grandi orizzonti
    Fari di macchine, cieli di stelle
    Giro le carte, giro le spalle
    Volto le curve di bianche stradine
    Fino a un cartello con su scritto FINE
    Fine del viaggio, inizio del giorno
    Scendo dal letto e mi guardo intorno
    Forse era sogno, forse era vero
    Forse ho viaggiato per il mondo intero
    Forse ho girato per tutto il mio letto
    Avevo un libro e forse l'ho letto
    Ma quattro amici ora sono con me
    Son Quattro Maghi, son Quattro Re
    Che resteranno per sempre al mio fianco
    Per consolarmi quando son stanco
    Per consolarmi quando son triste
    Coi loro nomi di cose mai viste
    Coi loro nomi di mari e colline
    Con le iniziali ma senza la fine
    Con le partenze ma senza gli arrivi
    Che si allontanano mentre li scrivi
    Che si avvicinano dovunque guardi
    Nomi che incantano i piedi e gli sguardi
    Nomi che parlano di cose nuove
    Nomi che partono e il mondo si muove
    Nomi che portano in Ogni Dove:
    NORD, SUD, EST, OVEST...
    NORD, SUD, EST, OVEST...

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    38. FILASTROCCA DELLA BELLA "LIBRETÀ"

    Scritta per l'evento finale del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2007.

    I libri sono mappe, sono carte di mare
    I libri sono navi di carta per andare
    Le feste sono andate, il festival finisce
    E nave dopo nave si diventa, si cresce
    Diventa più difficile, però sempre più forte
    I libri sono lunghi, le feste sono corte
    Un uomo non è un'isola, ma la Sardegna sì
    E allora questo festival vi saluta così
    Vento di maestrale, vento di Levante
    Porta a questa gente un'arietta trasparente
    Vento di coscienza, di disobbedienza
    Porta a questi bimbi sette chili di pazienza
    Crescere è difficile, gliene servirà
    Portagli un bel sole, ma non basterà
    Portagli fortuna, chissà se durerà
    Portagli un bel libro che gli porta Libretà
    E questo è il mio saluto, che finisce qui
    Ora viene un altro che vi dice così...

    (al sonoro a questo punto si sentivano vocalizzi di neonato)


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    39. FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO

    Scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
    Nel cielo ce n'è tante ma le mie son le più belle
    Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
    Non splendono mai insieme: cala l'altro e sorge una
    Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
    Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio
    Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
    Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo
    Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
    Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale
    Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
    Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

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    40. FILASTROCCA DEI BAMBINI IN SALITA

    Scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Ci son bambini burattini stanchi
    Che vivono una faticosa vita
    Per strada, nelle camere, fra i banchi
    Sono sempre in salita
    Ogni frase da dire è una montagna
    Da scalare fra picchi e scogli sparsi
    Ogni passo con pena si guadagna
    Per loro camminare è arrampicarsi
    Fatica per vedere, fatica per sentire
    Pesa un quintale un foglio preso in mano
    Durissimo studiare, difficile capire
    Il mondo è ripido, scosceso e strano
    Ma la salita fa gambe muscolose
    Loro non se ne sono mai accorti
    Ma i burattini dalle vite faticose
    Nascosti dentro hanno bambini forti
    E tutti noi che siamo un po' il contrario
    E il burattino è dentro, ben nascosto
    Con loro abbiamo un modo straordinario
    Per fargli prender aria, anche per poco
    Facciamo qualche gioco
    Che ci scambi di posto

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    41. FILASTROCCA CONTRO TUTTE LE PAURE

    Scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Drago vago, serpe di mago
    Figlio e nipote di pesce di lago
    Dura, scura, nera paura
    Brutto fantasma di brutta figura
    Cose che strisciano e strillano e stridono
    Cose che gracchiano e graffiano e gridano
    Cose che tagliano e toccano e tirano
    Cose che pungono e piangono e ridono
    Cose malvagie, cose selvagge
    Tornate indietro nelle vostre spiagge
    Cose malate, cose maligne
    Tornate indietro nelle vostre vigne
    Non me ne importa che paure siete
    Di buio, di mostro, di morte, di male
    Non me ne importa che nomi avete
    Compagni, castighi, sgridate, ospedale
    Questo scongiuro che ora sentite
    Suona le rime che vi vincerà
    Non me ne importa da dove venite
    Tornate là!

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    42. FILASTROCCA PER LUISA

    Scritta per l'amica e collega Luisa Mattia.

    O Luisa con la spada calma
    Con la voce che spiega e che spalma
    Con lo sguardo che sogna e sopporta
    Con la mente che pesa e che porta
    Porta il peso di cose pesanti
    Che da anni si trova davanti
    E lei capra ostinata le spinge
    Non si vede se ride o se piange
    Lei le spinge con spinta serena
    Con i piedi di pane e di pena
    Con le scarpe dei suoi sacrifici
    Sulla via di ospedali ed uffici
    Dove gira annoiata ed assorta
    Dove spinge ancora una porta
    Dove dice ancora una volta
    Con stanchezza e con cortesia
    È permesso? Son Luisa Mattia

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    43. FILASTROTTOLA

    Scritta per una Mostra di Trottole nel Castello dei ragazzi di Carpi, febbraio 2008.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Gira la Trottola
    Pianeta piccolo
    Intorno al sole giocattolo
    La Terra bambola
    Balla nell'orbita
    Con la sua luna girandola
    Bambini astrologhi
    Sopra le nuvole
    Hanno lo spago che arrotola
    Ridono e girano
    Nascono e tirano
    La Terra cigola e vortica
    E via che rotola
    La nostra vita
    Fila la favola
    Con le sue dita
    Finché la carica
    Non è finita
    La Filastrottola
    Del girotondo
    Rotola fino alla fine del mondo

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    44. VIGNETTA DEL MINISTRO BIOMETRA

    Scritta per un appello sottoscritto dagli scrittori per bambini contro il disegno di legge del Ministero degli Interni che prevedeva il censimento dei bambini nei campi rom con impronte digitali, luglio 2008.

    Ecco il ministro biòmetra
    Che per salvarci la vita
    Rileva i dati biometrici ai piccoli
    E gli misura le dita
    Viene nel campo di zingari
    Quello vicino alla scuola
    Cerca bambini per fare timbrini
    Con gli indici, ma è una parola!
    Ci trova mille scolari
    Giunti da tutto il paese
    Con dita tinte di colori vari
    E con le mani già tese
    Noi siamo tutti interetnici, cantano
    Noi siamo tutti fratelli
    Facciamo timbri di tutti i colori
    Non solo coi polpastrelli
    Calano giù le braghine
    E con unanime gesto
    Mostrano mille culetti dipinti
    "Prendi l'impronta di questo!"

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    45. FILASTROCCA MANINE MANETTE

    Scritta per un appello sottoscritto dagli scrittori per bambini contro il disegno di legge del Ministero degli Interni che prevedeva il censimento dei bambini nei campi rom con impronte digitali, luglio 2008.

    Il Ministro dell'Ordine
    Ed i piccoli zingari
    Con le impronte degli indici
    Giocano a pari o dispari
    Prima del gioco dicono
    Ciascuno cosa mette
    – Io metto le manine
    – Io metto le manette

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    46. FILASTROCCA PER LA RAI

    Scritta per una richiesta dell'Ufficio Relazioni Esterne della RAI, agosto 2008. INUTILIZZATA

    Conta uno, Rai Uno
    Perché tu sei solo tu
    Ti conosco da bambino
    Conta due, Rai Due
    Perché intorno a te c'è il mondo
    Vi conosco tutti e due
    Conta tre, Rai Tre
    Perché insieme a questo mondo
    Ci son gli altri intorno a te
    Rai quattro, cinque, sei
    Noi ci siamo e tu ci sei
    Rai cinque, sei, sette
    I satelliti e la rete
    Rai sette, otto, nove
    Storie nostre e strade nuove
    Conta i giorni, conta gli anni
    Conta i film ed i programmi
    Conta i mesi e le stagioni
    Le notizie ed i cartoni
    Se li conti lo saprai
    Se li conti capirai
    Se ci conti troverai
    Casa Rai

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    47. BALLATA DEL TERZO GIARDINO

    Scritta per il libro-bibliografia-antologia "IL GIARDINO SEGRETO", edito da Equilibri, agosto 2008.

    Allora ascoltatemi, ho una storia da dire
    Che parla di Giardini Segreti dietro i muri
    Mettetevi qui, state tutti a sentire
    Racconti veri di Rifugi Oscuri
    Giardini che fioriscono, Giardini che appassiscono
    Marciscono, spariscono, e altri rifioriscono
    Giardini Nascosti dietro i muri del tuo mondo
    Che li trovi e ci abiti e diventano il tuo mondo
    Con un Giardino in fondo, nascosto dietro i muri
    E non si sa la storia quanto duri
    La storia coi suoi giri, la storia che ho da dire
    E allora ecco, statela a sentire

    Passavano in fila i miei giorni prudenti
    In quel mondo tranquillo, tirati con i denti
    In quel mondo rotondo monotono e lieto
    Io cercavo – dillo! – un Giardino Segreto
    Perché mi dicevo: fratello, guarda bene
    Non è possibile che sia tutto qui
    Non distrarti, guarda tutto, ti conviene
    Non è possibile che il mondo sia così
    Guarda bene nella strada, guarda intorno
    Guarda infondo ad ogni angolo del giorno
    Guarda dentro ad ogni attimo che viene
    Guarda bene – mi dicevo – guarda bene!

    Ed è così che è andata, alla fine, veramente
    Non dico balle stupide – credetemi, gente!
    A forza di guardare dappertutto – testa dura
    Alla fine l'ho vista – la spaccatura
    Davvero, il ragazzo guarda e guarda la trovò
    Alla fine – the break in the wall!


    Il mio Giardino Magico è un cielo rovesciato
    Dove va per contare chi non ha mai contato
    Si contano le stelle, son poche e sono molte
    Perché quelle più belle si contano due volte
    Ci son due equilibristi, angeli danzatori
    Con l'anima son dentro ma coi corpi sono fuori
    Ogni salto una stella, ogni stella due baci
    Lui dice "tu sei bella", lei dice "tu mi piaci"
    Danzano nella notte, intorno è tutto nero
    Stelle cadenti a frotte che cadono davvero
    Cadono nella rete, la rete è il loro pianto
    Sfrecciano le comete e sparisce tutto quanto
    Rimangono da soli, due soli senza fiato
    In quel Giardino Magico di cielo rovesciato

    Ahi! Maledetto Giardino Segreto!
    E chi l'avrebbe detto! – Traditore!
    Colava come lacrime il dannato splendore
    Sono passati i giorni, sono passati i mesi
    I fili degli acrobati son sempre meno tesi
    Sono giorni grigi le notti senza fine
    Le stelle rovesciate sono led e lampadine
    E dilla tutta: non te ne sei accorto
    Il bel Giardino Magico è diventato un orto
    Tornano – in fila – i tuoi giorni prudenti
    Nel loro modo solito, tirati con i denti
    Nel tuo mondo tranquillo, monotono e lieto
    L'acrobata reumatico, fanatico, lunatico
    Si rimetteva in cerca – dillo!
    ... di un Giardino Segreto

    E via che mi dicevo: fratello, guarda bene
    Non può essere di nuovo tutto qui
    Non disperarti, guarda ancora, ti conviene
    Non è possibile che sia sempre così
    Guarda ancora, nella strada, guarda intorno
    Guarda infondo ad ogni angolo del giorno
    Fruga bene nelle tasche di ogni ora
    Guarda ancora – mi dicevo – guarda ancora!

    Ed è così che è andata, di nuovo, veramente
    A forza di guardare dappertutto – testa dura
    L'ho vista nuovamente – la spaccatura
    Davvero, credetemi, quel tizio la trovò
    Di nuovo – another break in the wall!
    Il mio Giardino Magico è un mare rovesciato
    Dove va per nuotare chi non ha mai volato
    Si contano le onde, son poche e sono molte
    E quelle più profonde si contano due volte
    Ci son due marinai, angeli nuotatori
    Le ali sono dentro ma le pinne sono fuori
    Lei angelo delfino, lui angelo balena
    Lei sole che tramonta, lui bianca luna piena
    Un coro di annegati con le bocche di mare
    Gli canta una canzone che è impossibile cantare
    Abissi della notte, intorno è tutto nero
    Stelle marine a frotte scintillano davvero
    Brillano solo gli occhi, di fosforo e di pianto
    Si sciolgono i ginocchi e sparisce tutto quanto
    Rimangono da soli, due pesci senza fiato
    In quel Giardino Magico di mare rovesciato

    Ahi canzoniere! Dannato bugiardo!
    Poeta giardiniere, mentitore bastardo!
    Anche quel Giardino di mare rovesciato
    Nel giro di un'estate s'era bell'e prosciugato
    Restavano mattini di sonno e di rabbia
    Bacini, messaggini e conchigliette nella sabbia
    Giardini Segretissimi, fatati, incantati
    Gira la carta – sono supermercati
    I cieli capovolti, gli oceani di coscienza
    Prova a capovolgerli – c'è la scadenza
    E ora cosa faccio? Dove vado da qui?
    Allora veramente forse il mondo è così?
    Mi giro e guardo
    Giro intorno lo sguardo
    Che cosa cerco ancora nel paesaggio bugiardo?
    Ed eccola – già subito – profonda e scura
    Nel fondo della stanza ancora un'altra spaccatura
    Mi fa paura, amico, so cosa c'è là dentro
    E sai cosa ti dico? – Io non ci entro
    Non me ne vado, resto
    Perché ho capito questo
    Ci dev'essere un altro Giardino
    Lo so e lo sento
    In un tempo lontano e vicino
    Laggiù in fondo al vento
    Nel buio del cuore del mondo
    In cima a un sentiero
    Un Giardino Segreto davvero
    Spaccatura futura e lucente
    Che stavolta non spacca più niente
    Ma accompagna e protegge e guarisce
    Perché non finisce
    E oramai non mi porta più via
    Perché è casa mia
    Troverò questo vero Giardino Segreto e Profondo
    E avrà dentro un Passaggio Segreto
    Che porta nel mondo

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    48. FILASTROCCA SENZA FINE

    Scritta per Carmela, che ha perduto il suo bambino. Dicembre 2008.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    C'è un bambino che è fatto di scomparsa
    Grido di scimmia e gemito di orsa
    Nomi del mondo che non vogliono più dire
    Chiami e non smette mai di scomparire
    Allora siediti con i tuoi nomi accanto
    Insieme voi comincerete un canto

    E se quel canto a te non dà conforto
    C'è un bambino che è fatto di sconforto
    Pensiero di palude e d'acqua bassa
    I giorni passano ma lui non passa
    Allora siedi sulla riva dello stagno
    E prendi lo sconforto per compagno

    E se tu da quell'acqua non ritorni
    C'è una bambina con te fatta di giorni
    Come la vita lei cade e si rialza
    Tu non la senti perché cammina scalza
    A bocca chiusa ti fa le sue domande
    Rispondi, prima che diventi grande

    E se ancora chi sia non indovini
    C'è un bambino che è fatto di bambini
    La sua testa è una prima elementare
    Le sue spalle due ragazzine chiare
    Il suo petto un cortile con le voci
    Le sue gambe i due maschi più veloci
    I suoi occhi due neonati senza fretta
    Il suo cuore è il tuo mondo, che ti aspetta

    Vai con loro, coi bambini e le bambine
    Loro lo sanno che il tuo pianto non ha fine

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    49. FILASTROCCA PER ESTER GRANDESSO

    Scritta per Ester Grandesso, direttrice del Centro Servizi Bibliotecari della Provincia di Cagliari, che dopo aver tessuto in trent'anni di lavoro uno dei circuiti bibliotecari più vivaci d'Italia, lascia il suo telaio e va in pensione. Dicembre 2008.

    1.

    Ester Grandesso tesse la rete
    La biblioteca delle biblioteche
    Semina, stimola, fa seminari
    Bibliotecaria di bibliotecari
    Tesse in silenzio, Ester Grandesso
    Non è visibile, non sa far chiasso
    Parla pochissimo, solo se deve
    Il suo tappeto vien su forte e lieve

    Pura passione, dura pazienza
       – Mirto, porchetto, dice il mercato
    Della politica può fare senza
       – Mirto, porchetto, panecarasàto
    Spargere i semi, riempire i vuoti
       – Mirto, porchetto, formaggio, sebàda
    Le biblioteche non portano voti
       – Mirto, porchetto, nessuno ci bada
    Portano premi dall'Oltremare
    Ester Grandesso li va a ritirare
    Il continente fa onori profondi
    E la sua isola le taglia i fondi

    Tesse la tela Ester Grandesso
       – Mirto, porchetto, girò, culurgionis
    E senza i fondi la tesse lo stesso
       – Mirto, porchetto, non sente ragioni
    Tesse il tappeto della cultura
    Fili di libri di tutto il mondo
    Che vanno dentro la terra più dura
    Con una rete che arriva più in fondo
    Perché altrimenti davanti allo sguardo
    Se si promuove solo ciò che è sardo
    Qui fra di noi sarà il sardo perfetto
    Di là dal mare
       – Mirto e porchetto

    2.

    Ester Grandesso adesso ha finito
    Non tesse più
    Resta a guardare se ciò che ha tessuto
    Rimane su
    Saranno brave le sue biblioteche
    A mantenere tessuta la rete?
    Sarà il tappeto che tesse se stesso
    Se non c'è Ester Grandesso?

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    50. TIRITERA ELETTORALE SARDA

    Una tiritera (in sardo "duruduru") scritta in occasione delle elezioni regionali in Sardegna, febbraio 2009.

    Noi siamo piccoli, noi siamo sardi
    Piccoli uomini che fanno lunghi sguardi
    Passano i secoli, con piccoli passi
    Noi siamo piccoli però non siamo bassi
    Non siamo bassi perché in cuore siamo scalzi
    Non ci mettiamo né tacchi né rialzi
    Noi stiamo zitti
    Guardiamo il mare
    Secoli fitti che si vedono arrivare


    Arrivano dal mare
    I soliti Baroni
    Arrivano dal mare i Presidenti ed i Padroni
    I sardi sono piccoli
    I grandi sono fessi
    I nomi son diversi ma i Baroni son gli stessi
    Arriva da lontano per dirci chi votare
    È un Barone
    Non si riesce a moderare
    I sardi sono arcaici
    Con sopracciglia folte
    Per farcelo capire lui ritorna nove volte
    Cannoni di sorrisi
    Granate di parole
    Se siamo piccoli, però, perché ci vuole?
    Se siamo piccoli, però, di che ha paura?

    Ha paura
    Del mulo pelle scura
    Ha paura
    Dell'asino nascosto
    Del cuore di quest'isola che sta in un altro posto
    Di qualche spaccatura
    Che sta nascendo altrove
    Di qualche mulo che si sveglia e che si muove
    Di qualche cosa che lo faccia moderare
    Gli sappia fare guerra
    Lo metta a piede in terra
    Qualcosa che è lontana, che a Roma non si sente
    Però quest'isola
    È un altro continente…
    Noi siamo piccoli
    Col pepe nelle vene
    Noi siamo piccoli però guardiamo bene
    Si va a votare
    Da chi farci comandare
    Però c'è un modo strano di rispondere ai comandi
    Noi siamo piccoli
    Ma abbiamo gli occhi grandi
    Guardate bene, sardi
    Io guardo e miro
    Guardate bene, sardi
    Io guardo e spero

    Se si può fare
    Un presidente nero
    Si può fare anche un presidente vero


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    51. FILASTROCCA PER ALTRONDO

    Scritta per una tana di piccoli lettori fondata dalle Cercasentieri di Libri Carla e Gisella in una libreria consenziente di Roma, marzo 2009. INUTILIZZATA

    Ma dovunque tu vada
    Non hai mai visto il mondo
    Finché non sbagli strada
    E finisci in Altrondo

    È un circo delle sere
    Quando racconta Carla
    E comete e pantere
    Saltano dentro il cuore mentre parla
    È un teatro dei monti
    Quando legge Gisella
    E su tutte le fronti
    Pulsa piano il diamante di una stella

    Altrondo ti circonda
    Come una patria antica
    È la tana profonda
    Che parla in una vecchia lingua amica

    Libro della foresta
    Non ripartire, resta
    Libro, fiaba, leggenda
    Pianta qui la tua tenda
    Libro di vento e fiori
    Stai dentro e guarda fuori
    Libro di fiumi e fonti
    Perché siamo paesani dei racconti

    Libro di nostalgia
    Quando poi viene l'ora di andar via
    Ma anche se te ne vai
    I giorni conterai
    Finché non tornerai
    Perché ora tu lo sai…

    Che dovunque tu vada
    Non hai mai visto il mondo
    Finché non sbagli strada
    E finisci in Altrondo

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    52. FILASTROCCA DELLA TERRA CHE BALLA

    Scritta in occasione del terremoto in Abbruzzo, maggio 2009.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Oggi non piove
    La terra non si muove
    Vola farfalla
    La terra oggi non balla
    Ieri pioveva
    La terra si muoveva
    Sabbia di mare
    Casa mia non sa ballare
    Resta ferma e cade giù
    Casa mia non ce l'ho più
    Ma oggi non piove
    Facciamo case nuove
    Case farfalla
    Gentili le vorrei
    Che se la terra balla
    Loro ballano con lei

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    53. FILASTROCCA DEI LIBRAI SCATENATI

    Scritta per un'iniziativa estiva dei librai indipendenti di Cagliari contro gli sconti delle librerie di catena, luglio 2009.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Un chilo di libri. Quant'è?
    Da noi non si vendono a chilo
    E allora come li vendete?
    I libri si vendono a filo
    A filo di seta dei libri amati
    A filo di spada dei libri ardenti
    Perché qui da noi, dai Librai Scatenati
    Ci sono lettori, non solo clienti

    Un metro di libri. Quant'è?
    Se ne prendo sei, pago tre?
    Dipende da quanti ne vuoi
    Dipende da quali nel cuore son tuoi
    E come si sa? E come si vede?
    È semplice, si entra e si chiede
    I Librai Incatenati ti fanno lo sconto
    I Librai Scatenati ti fanno il racconto

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    54. PIGNABRINDISI PER LA MELEVISIONE

    Scritta per la cena di fine anno di Melevisione, luglio 2009. INUTILIZZATA.

    Un pignabrindisi per pignatutti
    Attori belli e Registi brutti
    Attori brutti e Registi belli
    Ai sette Nani Autori fratelli
    Ai Pignatecnici e al Pignatrucco
    Al Pignavalter e al Pignaparrucco
    Ai Costruttori di gnomo Zecchino
    Ai Musicanti col loro organino
    Agli Occhigrandi Cameranani
    Che fanno belli fiabeschi ed umani
    Ai Macchinisti creatori di fumi
    Alle Sartine dei pignacostumi
    Alle Fatine della redazione
    Alle Madrine della produzione
    Al Capitano Cristina sul ponte
    Pignammiraglia che doma le onde
    A Nostra Strega Suprezia Mussi
    Che fa streganze di ascolti e di flussi
    Bevete tutti, bevete bene
    Tiramisuper, Fruzziante e Blumele
    Mangiate pigne, bevete tanto
    Per festeggiare l'incontro e l'incanto
    Per festeggiare il Melefuturo
    Per onorare il Melepassato
    Con pignapane di grano maturo
    E pignaciucche di buon Pignolato

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    55. POESIA PER GIANNI RODARI

    Scritta per il progetto di Antonio Catalano "La Giostra delle Meraviglie – Omaggio a Gianni Rodari", gennaio 2010.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Mia figlia si svegliava con le tue rime in musica
    A tua figlia dicevi fiabe ad alta voce
    Anch'io a mia figlia leggevo ad alta voce
    Ho studiato con tua figlia all'università
    Il mio mestiere è diventato il tuo

    C'è un fiume di padri e di figli, di rime e di fogli
    C'è un giro di grandi stagioni, di madri e di mogli
    C'è il rosso coraggio delle primavere
    Le figlie son vere, le fiabe son finte
    Ma tu non temere, le guerre che hai perso son vinte
    C'è il rosso di foglie che cadono, qui nell'autunno
    Nel tempo del sonno e del danno
    Le foglie son vere, le figlie son molte
    Le rime che lasci cadere
    Son state raccolte
    E ormai dureranno le estati della filastrocca
    La gente ora sa che sapevi suonare
    Suonare ci tocca
    Ti abbiamo seguito, abbiamo accordato la rima
    Le fiabe son vere, c'è un nuovo mestiere
    Che non c'era prima
    I poeti per bambini intagliano teatrini del mondo
    I poeti per bambini costruiscono giocattoli dell'anima
    I poeti per bambini son Piccoli Zii per i figli di tutti

    Contro i Grandi Fratelli ignoranti, meschini e corrotti
    Tutti noi stamburanti di rima
    Tutti noi musicanti di Brema
    Noi poeti un po' gatti, un po' galli, un po' cani e somari
    Camminiamo sulle strade aperte
    Da Gianni Rodari

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    56. FILASTROCCA DEL BUIO AL SOLE

    Scritta per il Festival Tuttestorie 2010, aprile 2010.

    Le storie sono sogni senza sonno
    Che spargono all'intorno
    Con stelle di parole
    Angolini di notte in mezzo al giorno
    Pezzi di buio al sole

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    57. COLONNINO DEL LUPO VESTITO DA NONNA

    Scritta per "L'Unità", numero del 26 aprile 2010.

    Lupo pagliaccio, non hai ragione
    Parli con bocca di televisione
    Io te lo dico con parole mie
    Non basta più che ci dici bugie
    Naso lunghissimo, gambine corte
    Non basta più che le dici più forte
    Son canzonette logore e vecchie
    Non ci si infilano più nelle orecchie

    Invece che "della Liberazione"
    Tu dici "festa della Libertà"
    Sono puzzette di televisione
    Sono trucchetti di pubblicità
    Neanche i bambini che fanno la nanna
    Credono al Lupo vestito da Nonna
    Perché lo sanno che al loro risveglio
    Finisce sempre "per mangiarti meglio"

    Nasino finto, parole ladre
    Ecco il padrone dipinto da padre
    Apri sipario, chiudi sipario
    Col fazzoletto da partigiano
    Apri sipario, chiudi sipario
    Con il braccetto in saluto romano
    Apri sipario, chiudi sipario
    Verde padano federalista
    Apri sipario, chiudi sipario
    Palazzo romano supercentralista

    Prima padrone ricco e potente
    Poi padre saggio costituente
    Siamo bambini, è vero: cucù!
    Ma lo sappiamo che sei sempre tu
    Con bocca grande di televisione
    Con naso lungo e lingua che inganna
    Apri sipario, chiudi sipario
    Lupo vestito da Nonna!

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    58. FILASTROCCA DI CASA E DI SCUOLA

    Scritta per la rivista "Scuola dell'infanzia", Giunti, maggio 2010 (numero di settembre).
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    A casa io gioco
    A scuola io faccio
    A casa è il mio fuoco
    A scuola è il mio abbraccio
    A casa c'è Mamma
    A scuola Maestra
    A casa TV
    A scuola finestra
    A casa io sono
    A scuola divento
    A casa c'è sole
    A scuola c'è vento
    A casa io chiedo
    A scuola rispondo
    A casa c'è il nido
    A scuola c'è il mondo

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    59. POESIA PER IL COMPLEANNO DELLA SORELLA

    Scritta per i sessant'anni di mia sorella Maria Donata, 12 maggio 2010.

    Trenta, sessanta
    La vita si alza e canta
    Entrando nell'argento
    Sorella, tuo fratello rende onore
    A questo lieve amore
    Leggero, ma che non disperde il vento
    Che non flette, non langue
    Perché ha radici nello stesso sangue
    È immune alle vittorie e alle sconfitte
    Se io scrivo con l'inchiostro di quel sangue
    Le poesie che io ho scritto tu le hai scritte
    Le tue mani e le mie mani son sorelle
    Lontane hanno cresciuto cose buie e cose belle
    Mentre gli anni hanno girato matte giostre
    Di fredde piogge e di tramonti d'oro
    Le rime sono nostre
    Le date sono loro
    Le rughe sono vie da camminare
    Abbiamo avuto l'onore di invecchiare
    Abbiamo meritato questa età
    Le sue mute domeniche, il suo mite splendore
    Adesso rimbocchiamoci le maniche
    E rendiamole onore

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    60. POESIA PER I POETI MORTI

    Scritta per la morte di Edoardo Sanguineti, e per l'Unità, maggio 2010.

    Politica, attualità, pubblicità
    Dibattiti, atrocità, pubblicità
    Sondaggi, brutalità, pubblicità
    Ho ricusato i pater ave gloria
    Per ritrovarmi rintontito il cuore
    Di un'altra giaculatoria
    Di gran lunga peggiore
    Dove sei andato Giovanni Raboni?
    Dove siete, Turoldo, Sanguineti?
    Parlateci, padri poeti
    Ditelo ancora, bianco su nero
    Che non è vero
    Non è vero che tutto è uguale a tutto
    Non è vero che tutto è prodotto
    Che tutto è mercato
    Confutatelo questo rosario oscuro
    Questa cupa noiosa litania
    Con l'ostinato irriducibile scongiuro
    Della chiara poesia

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    61. QUARTINA DELL'ARGENTIERA

    Scritta per la T-shirt del Piccolo Festival di Mezza Estate "SULLA TERRA LEGGERI", Argentiera (SS), luglio 2010.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Minatori che scavano nel vento
    Troveranno risposte, prima o poi
    Ora che l'Argentiera non dà argento
    Ora che la miniera siamo noi

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    62. FILASTROCCA DEL GIALLO

    Scritta per la rivista per i più piccoli LA GIOSTRA, luglio 2010.
    Da un suggerimento dei bambini di una scuola primaria di Samassi e della loro maestra Teresa.
    Pubblicata nel libro CANTA IL GIALLO ALLA MATTINA, a cura di Gabriele Clima, illustrazioni di Simona Mulazzani, La Coccinella 2012.


    Canta il Giallo alla mattina
    E fa l'uovo la Giallina
    Fa un ovone giallo e tondo
    Che dal cielo scalda il mondo
    Picchia in testa l'Ovo Sole
    Fa sbagliare le parole
    Forse è il gallo che cantava
    La gallina che covava
    Ma a noi piace più così
    Coccodè e chicchirichi
    Perché nella gialla estate
    A occhi chiusi lo sentite
    Che nei cieli più celesti
    Tutti i nomi sono giusti
    E i colori son millanta
    Ma soltanto il Gallo Giallo Sole canta

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    63. FILASTROCCA DELLA VOCE DELLE MAMME

    Scritta per l'ambulatorio di Ostetricia dell'Ospedale di Carpi, settembre 2010.
    Ecco la locandina dell'iniziativa, con l'illustrazione di Antonella Abbatiello che con la poesia è stata riprodotta a tutta parete nell'ambulatorio.
    Ed ecco la lettera di ringraziamento del Dottor Paolo Accorsi, Direttore dell'Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Carpi.

    La poesia è pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Io dico per te luna, io dico per te sole
    Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole
    Con la voce più chiara, nella notte più cupa
    La mia voce di mamma, di femmina, di lupa
    Voce che bene dice, voce che solo ama
    E tu sei già venuto ma lei ancora ti chiama
    E quando sarai partito, nelle mie sere sole
    Io dirò per te luna, io dirò per te sole

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    64. RIMETTA SLOGAN DELLA FARFALLA IN PEDIATRIA

    Scritta per il progetto "Una farfalla si è posata in pediatria" dell'Ospedale Brotzu e del Liceo Artistico di Cagliari, ottobre 2010.

    Mano farfalla
    Sole che balla
    Cuore sicuro
    Mare sul muro

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    65. FILASTROCCA DEI NATI PER LEGGERE

    Scritta per il sito e per la pagina ufficiale su Facebook del progetto NATI PER LEGGERE, ottobre 2010.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Leggimi subito, leggimi forte
    Dimmi ogni nome che apre le porte
    Chiama ogni cosa, così il mondo viene
    Leggimi tutto, leggimi bene
    Dimmi la rosa, dammi la rima
    Leggimi in prosa, leggimi prima

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    66. RIMETTA UMILE E UTILE PER I LIBRAI PER BAMBINI

    Scritta per La Libreria Tuttestorie di Cagliari, e molti altri librai per bambini, novembre 2010.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    P O V E R O  L I B R O !
    C h e   s f o r t u n a t o !
    Se TU sfogliandolo qui l'hai sciupato
    Poi nessun altro lo comprerà più
    Sarà tagliato e poi macinato!
    Allora salvalo: compralo TU

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    67. FILASTROCCA PER UN PROFESSORE

    Scritta per due professori universitari che andavano in pensione, Lecce, gennaio 2011.
    Una variante dedicata ai docenti delle scuole medie è pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Gli anni con gli anni marciano, rondini e tartarughe
    Luce di belle estati, pomeriggi d'inverno
    I figli e i libri crescono, con le righe e le rughe
    Nei passi di ricerca, didattica e governo
    E nei visi dei giovani, di ragazzi e ragazze
    Che vengono per chiedere e che alla fine danno
    La scuola delle scuole, la vita nelle piazze
    La pazienza che occorre per cominciare un anno
    Gli anni sono passati, questo devono fare
    È, loro magistero, compito di sviluppo
    E alla fine arriva un pranzo in riva al mare
    Dove ti rende onore la tua gente, il tuo gruppo
    La pensione comincia, la fatica è finita
    Ma non si va in pensione dal senso di una vita
    Non si dismette un compito portato con onore
    Non si va in pensione da un nome:
    Professore

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    68. FILASTROCCA SLOGAN SUL GIOCO

    Scritta per l'Associazione Lunamoonda, animatrici del gioco di Cagliari, febbraio 2011.

    A volte il mondo io non lo comprendo
    Però se giochiamo lo prendo

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    69. GRIDO DELLA TORRE COSTIERA

    Scritta per il quotidiano l'Unità, 29 marzo 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Arrivano dal mare!
    I mori saracini!
    Ci prendono le donne e ci spaventano i bambini!
    Arrivano dal mare!
    I saracini mori!
    Ci prendono le case e ci contendono i lavori!
    Arrivano, arrivano!
    Avete visto quanti?
    Voi non ci credevate e ora sono qui davanti!
    Oh mamma mia, il moro!
    Aiuto, arriva il moro!
    Le nostre belle strade che diventano le loro!
    Il saracino atroce!
    Che arriva da lontano!
    Per toglierci la Croce e per metterci il Corano!
    Arrivano! Sorridono!
    Hanno rotto le sbarre!
    Sotto le felpe nostre hanno le loro scimitarre!
    Arrivano e sorridono!
    Ghigni fino agli orecchi!
    Perché son tutti giovani mentre noi siamo vecchi!
    Oh mamma mia, il moro!
    Aiuto, arriva il moro!
    Adesso lo capite? Il problema sono loro!
    Son tanti, contenti!
    E puzzolenti e brutti!
    (Regista, allarga – Falli vedere tutti)

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    70. LUNAMONDA CAMBIAGIOCO

    Scritta per la campagna elettorale di Massimo Zedda come sindaco di Cagliari, 4 aprile 2011.

    Lunamonda del cammino
    Tu mi salti perché io mi chino
    Ma il cammino non va avanti
    Tu non ti chini perché io ti salti
    Lunamonda fiori e frutti
    Il gioco va avanti se giocano tutti
    Lunamonda due buoi
    Ora ti chini perché tocca a noi
    Lunamonda tre re
    Vogliamo un sindaco schilellè!

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    71. ANNINNÌA DELL'ASTENSIONE

    Scritta per la campagna elettorale di Massimo Zedda come sindaco di Cagliari, 4 aprile 2011.

    Ninna nanna a cantare
    Accallona questo mare
    La domenica confonde
    Tutti lì a contare onde
    Sette, otto, mille, cento
    Il mio voto lo do al vento
    Tanto è sempre tutto uguale
    O è levante o è maestrale
    Elezioni, culungioni
    Vince cambara o maccioni
    Vince o perde è su matessi
    Perché son sempre gli stessi
    Dunque dormi, canta e sogna
    Capitale di Sardegna
    Forza Cagliari e anninìa
    Dormi e sogna e così sia
    Tanto in fondo alla canzone
    C'è il futuro che prepara il gavettone

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    72. GIROTONDO MANGIAMONDO

    Scritta per la rivista "Miele amaro" n. 4, CUEC, Cagliari, maggio 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Io mangio la radice, il germoglio tagliato
    E qualcosa in fondo a me diventa prato
    Mangio carne del bue, mangio l'agnello arrosto
    E la mia gamba ha uno zoccolo nascosto
    Mangio il miele fiorito, inondato sul pane
    E non sono più solo, sono sciame
    E bevo latte bianco, bianchi formaggi e panne
    Ed ecco, le mie mani son due mamme
    Io mangio il pesce rapido, l'ostrica, il calamaro
    E nel mio sangue si scioglie mare amaro
    E mangio i fichi floridi, le susine spaccate
    E i miei capelli diventano l'estate
    Io sono un uomo
    Mangio tutto ciò che c'è
    E poi quando finisce il girotondo
    La terra mangia me
    E io divento il mondo

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    73. FILASTROCCA BABBALLOTTA

    Scritta per i ballottaggi delle elezioni amministrative di Cagliari il 29 e 30 maggio 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Filastrocca babballotta
    Per chi pappa e per chi lotta
    Perché dai muretti rotti
    Sono usciti i babballotti
    Dai murrungi dei delusi
    Dove stavano rinchiusi
    Sono usciti nelle strade
    Perché questa volta accade
    Perché si avvicina il giorno
    Babballotti tutto intorno
    Perché basta con il lutto
    Babballotti dappertutto
    Freschi come fiori a maggio
    Pronti? Via!
    BABBALLOTTAGGIO!

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    74. SLOGAN ELETTORALE

    Scritta per i ballottaggi delle elezioni amministrative di Cagliari il 29 e 30 maggio 2011.

    Che cosa fai domenica?
    Non stare lì a vedere
    La tua città ti merita
    FALLO ACCADERE!

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    75. FILASTROCCA DI ADDIO ALLA SCUOLA

    Variante della FILASTROCCA PER UN PROFESSORE (universitario), adattata per un pranzo d'addio alla scuola di un gruppo di insegnanti di scuola media, maggio 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Gli anni con gli anni marciano, rondini e tartarughe
    Luce di belle estati, pomeriggi di tedio
    I figli e i fogli crescono, con le righe e le rughe
    Nei passi di progetti, di lezioni e di studio
    Nei visi di bambini, poi ragazzi e ragazze
    Che vengono per chiedere, e che alla fine danno
    La scuola nelle scuole, la spesa nelle piazze
    La pazienza che occorre per cominciare un anno
    Gli anni sono passati, questo devono fare
    Onde di tanti giovani in una vita sola
    E alla fine arriva l'ora di salutare
    Di restituire il compito di una vita di scuola
    La pensione comincia, la fatica è finita
    Ma non si va in pensione dal senso di una vita
    Non si dismette un compito portato con onore
    Non si va in pensione da un nome:
    Professore

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    76. MARCETTA DEGLI GNOMI AL VOTO

    Scritta per i referendum del 12 e 13 giugno 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Io sono uno
    Ma sono tanti
    Sono qualcuno che ti troverai davanti
    Quando arriverà il momento
    Tutti in fila
    Io sono uno, qualcuno e centomila
    E io ci conto
    Perché io conto
    Se c'è da farsi contare, sono pronto
    Qui dove abito
    Come mi chiamo
    Son solo un numero, però numero primo
    Perché ora è il tempo
    Arrivano gli gnomi
    Saremo tutti in fila ma saremo tutti primi
    Gli gnomi del risveglio
    Nel tuo giardino vuoto
    Io vado e voglio
    Io vado e voto

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    77. FILASTROCCA DELLE STELLE

    Scritta per un intervento-spettacolo sul cielo di Andrea Valente, agosto 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Dietro le stelle sai cosa c'è?
    Altre stelle
    E dietro quelle
    Ancora nuove stelle
    E dietro ancora quelle
    Ancora stelle
    E dopo, ancora su, ancora avanti
    Ci sono regni strani
    Dove sono pianeti le tue mani
    Lune i tuoi denti
    Capelli spettinati ogni atmosfera
    Il cielo buio è la tua carne nera
    E le infinite stelle
    Son tutti i nei della tua vera pelle

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    78. PRIMO PROCLAMA DELLA BOCCACCIA DELLA VERITÀ

    Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.

    Io sono la Boccaccia
    Che dice i tuoi segreti
    Che te li legge in faccia
    Anche se li tieni stretti
    I tuoi segreti fragili
    I tuoi segreti brutti
    Tu credi siano tuoi e invece no
    Sono di tutti!
    Segreti come semi
    Che cadono dai rami
    Così lo sanno tutti cosa fai e come ti chiami
    Segreti, segreti!
    Vecchissimi amuleti
    Che stanno sulle bocche dei maligni e dei poeti
    E tu ne sei avaro
    Anche se è tutto vero
    Ma io li libero e li lascio andare in giro
    In giro, intorno
    A fecondare il giorno
    A colorare il cielo con un pizzico d'inferno
    Per questo sono qui
    Con questa filastrocca
    Il mondo parla
    E io sono la sua Bocca
    Boccaccia mia stai zitta!
    Boccaccia maladitta!
    Boccaccia di poeti, di profeti, di indiscreti
    Svela segreti! Dài!
    Svela segreti!

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    79. SECONDO PROCLAMA DELLA BOCCACCIA DELLA VERITÀ

    Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.

    Io sono la Boccaccia
    Che dice i tuoi segreti
    Che te li legge in faccia
    Anche se li tieni stretti
    I segreti si dicono
    I segreti si sanno
    Ma appena tu li dici altri segreti nasceranno
    Perché si riproducono
    Non finiscono mai
    Se tu scopri un segreto, il segreto è che lo sai
    Perché sempre rispuntano
    Sono un bosco perfetto
    Se tu dici un segreto, il segreto è che l'hai detto
    Segreti che frondeggiano
    Che fanno bosco
    Mentre il tuo vero segreto sta nascosto
    Che ti distraggono
    E non capisci più
    Che l'unico segreto qui… SEI TU!

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    80. FILASTROCCA DEI CRÀSTULI

    Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.

    Noi siamo i Cràstuli, siamo i Passanti!
    Noi siamo quelli che ti passano davanti!
    Siamo ragazzi, siamo donne, siamo vecchi!
    Quelli che passano e allungano gli orecchi!
    Per sentire cosa dici, per capire cosa fai
    Noi siamo quelli che SI FANNO I FATTI TUOI!

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    81. FILASTROCCA DEGLI GLI UCCELLINI DEI SEGRETI

    Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.

    Gli Uccellini dei Segreti
    Volano zitti, curiosi e discreti
    Vedono tutto, sentono tutto
    Ciò che nascondi di bello e di brutto
    Quelle cosine che solo tu sai
    Che non diresti né ora né mai
    Perle di gioia, pietre di danno
    Loro le sanno!

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    82. FILASTROCCA DEL FINALE

    Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.

    E ora volate, Uccellini dei Segreti
    Dai libri di scrittori e di poeti
    Volate su dalle figure, dai racconti
    Uccellini dei Segreti Scintillanti
    Portate in cielo i libri e le figure
    I versi e le avventure
    I sogni le memorie
    Perché è finito il Festival...
    ... di Tuttestorie!

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    83. FILASTROCCA DELLA SALA BORSA

    Scritta per i dieci anni della Biblioteca Sala Borsa Ragazzi di Bologna, ottobre 2011.
    (Eccola nel sito di Sala Borsa e nel segnalibro del compleanno)
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    La Sala Borsa è una Nonna Ragazza
    Sta in una piazza che sta in una piazza
    Cuore nel cuore di Mamma Bologna
    La Sala Borsa è un motore che sogna
    Sogna bambini che diventeranno
    Tutte le cose che sono e che sanno
    Ma adesso leggono, non disturbate
    Perché leggendo le storie fatate
    Stanno scrivendo le cose future
    In una Sala di libri e figure
    In una Borsa di storie sibille
    Che come loro ha dieci anni più mille
    E allora batti, cuore di piazza
    Sogna per noi, Sala Borsa Ragazza
    Pompa segreta dei nostri futuri
    Dieci più mille AUGURI!

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    84. FILASTROCCA PER DUE BRAVE CONTASTORIE

    Scritta per due amiche esperte di libri per ragazzi, dai buffi cognomi, novembre 2011.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Giusi Gallina e Teresa Porcella
    Le contastorie della fattoria
    In una notte di luna padella
    Dissero in coro questa poesia
    Pio pio, bei pulcinetti!
    Tutti vicini, sedetevi stretti!
    La merla vola, la rana salta
    E noi leggiamo per voi a voce alta!
    Ma i pulcinetti avevano fame
    La paperetta era andata a Saronno
    Il porcellino faceva il salame
    Le tartarughe avevano sonno
    Il vitellino voleva la vacca
    Il coniglietto aveva paura
    Il cagnolino era a fare la cacca
    La somarella era ubriaca dura
    Venne soltanto un'oca giuliva
    E dopo un minuto dormiva
    Uffa! Basta! Noi andiamo via!
    Dice Porcella e ripete Gallina
    Noi ci cerchiamo un'altra fattoria!
    E via per strada, cammina cammina
    Finché trovarono buona fortuna
    Così la smetto di dire scemenze
    Giusi Gallina a Montebelluna
    Teresa Porcella a Firenze

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    85. FILASTROCCA PER LA SEMINA DEI SOGNI

    Scritta per una maestra di Genova che ha deciso di aggiungere ai Diritti dei Bambini il Diritto al Sogno, marzo 2012.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Seminate e innaffiate i vostri sogni
    Contadini piantatori di miraggi
    Spalate nuvole
    Lasciate segni
    Frecce di favole per tutti i vostri viaggi
    I sogni più sinceri e più sbruffoni
    Si fanno oracoli
    Se bene detti
    Se le visuali diventano visioni
    Le profezie diventano progetti
    Se non si avverano
    È solo un sogno scemo
    Ma se si avverano
    Allora brinderemo

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    86. FILASTROCCA PER GLI OTTANT'ANNI DI TULLIO DE MAURO

    Scritta per il compleanno del linguista, celebrato al Convegno Nazionale GISCEL, Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica, a Reggio Emilia il 12 aprile 2012.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Gnomo Grammatico, pastore di parole
    Che hai vegliato sulle loro transumanze
    Nelle steppe delle strade e delle scuole
    Negli intrichi di radici e desinenze
    Nel corrompersi, nel crescere stupendo
    Ora ascolta: qualcosa sta cambiando
    La lingua madre ormai è lingua moglie
    I suoi nomi sono pani sulle mense
    Un italiano delle pietre e delle foglie
    Le sue parole si fanno poche e immense
    Sanno come si chiamano le cose
    Perché vengano, che s'erano smarrite
    Perché vadano e ritornino preziose
    E allora grazie per averle custodite
    Contale ancora, fino all'ultima che arriva
    Le bocche muoiono
    La lingua è viva

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    87. FILASTROCCA DELL'INFINITA MAESTRIA

    Scritta per una classe che ha perso la maestra, maggio 2012.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Le maestre non muoiono
    I bambini lo sanno
    Ogni tanto spariscono
    Però non se ne vanno

    Guardano dalle O
    Ridono nelle U
    Vivono in tutto ciò
    Che ora sai fare tu

    Le maestre non muoiono
    Finché c'è da imparare
    Il cielo è un grande circolo
    La scuola è un grande mare

    Gli alberi sono pronti
    Per quadrimestri eterni
    Gli angeli dei tramonti
    Preparano i quaderni

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    88. FILASTROCCA DEI TAGLIATORI DI SOGNI

    Scritta per la manifestazione "Difendiamo i nostri granai", in difesa di biblioteche pubbliche, musei e siti archeologici della Sardegna, giugno 2012.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    E voi tagliate
    Togliete biblioteche
    Per fare più patate
    Potate tutti i fiori
    Per far posto alle banche
    Le torri dei guadagni
    In queste terre stanche
    State tirando giù i fari dei sogni

    Ma è una pazzia
    La vostra economia
    Per essere salvata
    Dev'essere un'economia sognata
    E gli unici
    Magici
    Medici
    Che dagli errori tragici
    Ci tireranno fuori
    Sono futuri economisti sognatori

    Ma niente
    Voi tagliate
    Togliete a muso duro
    I sogni sotto i piedi
    E i piedi del futuro

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    89. FILASTROCCA DELLE BUONE RAGIONI

    Scritta per un bambino che aveva la mamma molto malata, e me l'ha chiesta. È una poesia oscura, forse oracolare, quasi di certo sbagliata. Ma più sbagliato sarebbe stato non scriverla. Giugno 2012.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    (Qui un racconto della faticosa scrittura di questa poesia)

    Alberi, acqua, api, giochi
    Amore, arrivederci
    Bandiere, biciclette, fuochi
    Balene, treni merci
    Compagni, casa, lontananza
    Coraggio, cioccolato
    Domani, draghi, pizza, danza
    Dire, dare, gelato
    Eclissi, erba, elfi, pioggia
    Elefanti, emozione
    Fragole, fidanzate, spiaggia
    Fiume, fiabe, pallone
    Gente, sorgente, giallo, grotte
    Girandole, ghepardi
    Hotel, giocattoli, Harry Potter
    Hobby, halloween, sguardi
    Insieme, inutile, infinito
    Idiota, verità
    Limoni, lingue, latte, mito
    Luglio, lana, città
    Mandorle, muri, fiori, mamma
    Mari, magari, mai
    Nuvole, nomi, notti, fiamma
    Nel mondo, troverai
    Perdite, paste, posti, pace
    Pazienza, ribellioni
    Quando, quiete, querce, brace
    Quante buone ragioni
    Rane, risate, sogni, regni
    Rompicapi, risposte
    Soldi, silenzio, ragni, segni
    Solitudine, soste
    Torri, torroni, tuffi, volo
    Tutto, termine, blu
    Uomini, uova, uno, solo
    Unico, amore, tu
    In viaggio, adesso, in volo, in vita
    Nel vento, lo vedrai
    Zampilla, la tua via, guarita
    Zitto poeta, bambino vai!

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    90. FILASTROCCA DELLE GUARIGIONI

    Scritta per il bambino della poesia precedente, che aveva la mamma molto malata. Una seconda poesia, scritta nel dubbio che la prima da sola non gli basti, non gli serva, o semplicemente non gli parli. Giugno 2012.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    (Qui un racconto della faticosa scrittura di questa poesia)

    La mamma è ammalata, il bambino lo vede
    Conosce un poeta e gli chiede
    "Poeta, rispondimi in una poesia
    Guarisce questa malattia?"
    Poeta ci prova, si gira e si volta
    Poeta non trova la rima stavolta
    E guarda lontano, e cerca vicino
    Cosa scrivo per questo bambino?
    Chiede al giorno: risponde non so
    Chiede al mondo: risponde non so
    Chiede al cuore: risponde non so
    Non lo so, non lo so, non lo so!
    Passò una vecchina, guardò impietosita
    Il suo nome era Mamma la Vita
    Guardò quel Poeta, guardò quel bambino
    Sorrise e sedette vicino
    I due domandarono: "Sai la risposta?"
    Lei disse: "Metà, perché l'altra è nascosta
    La mamma non so, non è compito mio
    Il bambino lo guarirò io"

    Poeta comprese, sorrise, annuì
    Poi prese la penna, e scrisse così

    Alberi, acqua, api, giochi
    Amore, arrivederci...




    Illustrazione realizzata e donata da ANDREA ALEMANNO a questa poesia e al suo destinatario.


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    91. FILASTROCCA DELLA TERRA SCEMA

    Scritta per il libro di molti autori promosso dall'UNICEF e regalato ai bambini del terremoto emiliano, giugno 2012.


    Terra scema
    Terra che trema
    Terra balena
    Ci porta sulla schiena
    Ha fatto due starnuti
    E noi siamo caduti
    Però io mi rialzo
    Faccio un balzo
    Poi ne faccio un altro
    Guarda come salto
    Tonto d'un mondo
    Salto più di te
    Giro giro tondo
    Tu sei come me
    Peggio d'un bambino
    Sta' fermo un pochettino
    Siediti, calmati
    Sulle spalle portami
    Tienimi più stretto
    Guarda, c'è un libretto
    Terra che trema
    L'hanno scritto per te
    Quindi non far la scema
    Ferma e leggilo con me

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    92. DEDICA PER UN LIBRETTO ALLA TERRA CHE TREMA

    Scritta per il libro di molti autori promosso dall'UNICEF e regalato ai bambini del terremoto emiliano, giugno 2012.


    D'accordo, case e scuole
    Non si aggiustano a parole
    Ma il cuore della gente
    È fatto di mattoni
    Un po' diversi
    E fortunatamente
    Si aggiusta con le storie
    E con i versi

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    93. NENIA DELLE PARTENZE

    Scritta per uno spettacolo di danza-teatro ideato da Donatella Martina Cabras per il Festival dell'Argentiera 2012, luglio 2012.


    Il Principe cambiò e divenne rospo
    Il rospo fece un tuffo nello stagno
    La sua terra cambiò e divenne sogno
    Il sogno è faticoso da abitare
    E lo stagno cambiò e divenne mare
    Il mare cominciò con la sua nenia
    Portami via, portami via, Tirrenia
    La nave lo portò in terre lontane
    E il suo sogno cambiò e divenne pane
    Pane di cartamusica e poesia
    Fortuna, non portarglielo mai via
    La via non si decide con la mente
    La sua terra cambiò, fu continente
    Il continente è un'isola più grande
    Le risposte divennero domande
    Le domande fanno buona poesia
    La miseria diventò filosofia
    Ma a noi non fa nessuna meraviglia
    Il rospo si girò e fece una figlia
    Fece una piccola continentale
    Nella vita mai abbia nessun male
    Cresca galàna come principessa
    In sedia d'oro la portino a messa
    Sposi un sennori riccu 'e Samatzai
    Che tenga terre e che tenga dinài
    Le terre non si tengono, si fanno
    La giornata cambiò e divenne anno
    La speranza non càpita, s'inventa
    E quell'anno cambiò e divenne trenta
    Figlia continentale che cresceva
    Un bel giorno cambiò e divenne nuova
    Divenne rospa, ch'era principessa
    E la sorte cambiò, e fu la stessa
    La rospa fece un tuffo nello stagno
    La sua terra cambiò e divenne sogno
    Il sogno è una stronzissima vigilia
    La rospetta partì, addio Italia
    Ciao Tanzania, Lituania, Lusitania
    Il destino cambiò e divenne nenia
    La fiaba non finisce, questo è l'indice
    Perché il rospo cambiò e divenne principe
    Il sole tramontò in un altro posto
    Il principe cambiò e divenne rospo

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    94. FILASTROCCA DELLE MANI IN TERRA

    Scritta per i cinquant'anni di Andrea Serra, amico, maestro elementare presso l'oncologia pediatrica di Cagliari, e vicedirettore dell'Ufficio Poetico del Festival Tuttestorie, maggio 2013.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Zingaro duca, spacciatore di speranza
    Che non è mai abbastanza

       LUNAMONDA!1

    Perché la porta via subito l'onda
    Bisogna darla con la faccia seria
    Mentre ridono zitti solo gli occhi
    Solo un po' d'aria
    Nelle vite che tu tocchi
    Non è cosa di santi né di eroi
    Non è niente di speciale

       DUE BUOI!

    Normale, tu fai solo ciò puoi
    Fai il tuo lavoro
    Tiri il tuo carro
    Però ci vuole cuore di gaurro2
    E sguardo azzurro di cielo, lento e forte
    Per giocare a tzacca e poni con la morte 3
    Ed abituarsi a prenderle

       TRE RE!

    Ce ne fossero molti come te
    E forse ce ne sono, chi lo sa
    Almeno dieci per ogni città

       QUATTRO SPAZZINI CON LE MANI IN TERRA!

    Tre sono re caduti piccolini
    Il quarto è un grande che ha scelto la sua guerra
    Il suo lavoro, i suoi doni ed i suoi danni
    Andrea Serra
    Maestro, cinquant'anni


    NOTE:
    1 "Lunamonda" è il gioco noto mente col nome di "Salta cavallina": un bambino si china con le mani sulle ginocchia, gli altri lo scavalcano battendo con le mani sulla sua schiena. A Cagliari ogni salto era accompagnato da una figura, gesto o postura che si eseguiva nell'atterrare, e da una formula verbale che la presentava: "Due buoi", "Tre re", Quattro spazzini con le mani in terra", "Cinque e una granata"; "Sei mosse", etc.
    2 "Gaurro", nel gergo dialettale cagliaritano "rozzo, insolente, volgare".
    3 "Tzacca e poni" (picchia e metti): nel gergo dialettale cagliaritano, il gioco "Lo schiaffo del soldato".


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    95. FILASTROCCA PER LEGGERE PIÙ FORTE

    Scritta per i dieci anni del centro di lettura "Leggimi forte" di Pomigliano, maggio 2013.
    Pubblicata nel libro RIME RAMINGHE, Salani 2013.
    (Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


    Forte
    Forte come il sole
    Come le parole
    Forte come l'odio nella terra dell'amore
    Come una priezza 1
    Faccia di ragazza
    Come una pistola che ti spara nella piazza
    Come una mattina
    Come una bambina
    Come un uomo buono che combatte la rovina
    Come la Montagna 2
    Come la vergogna
    Come la tua gente che non legge però sogna
    Ma se tutto è forte
    Tu leggi più forte
    Forte come i libri che ti cambiano la sorte
    Forte come un dono
    Forte più del danno
    Tu leggi più forte che vedrai
    Sentiranno

    NOTE:
    1 "Priezza", in napoletano "guizzo di gioia".
    2 "Montagna", con l'iniziale maiuscola, il Vesuvio.


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    96. FILASTROCCA DELLE COSE DELLE CASE

    Scritta per l'evento di arte relazionale "DING PARAPAT!", creato da Elisa Fontana e Takla Improvising Group per l'ottava edizione del Festival Tuttestorie di Cagliari, giugno 2013


    Da casa nasce cosa
    Da cosa nasce storia
    Con voce silenziosa
    Con parole fatte d'aria
    Una storia conchiglia
    Che si mette all'orecchio
    E senti che bisbiglia
    Come un vento molto vecchio
    Le storie delle case
    Le cantano le cose
    Se tu sai ascoltare
    Quelle voci misteriose

    E allora tutti quanti
    Ding! Parapàt!
    Cittadini, abitanti
    Ding! Parapàt!
    Portateci le cose
    Ding! Parapàt!
    Che stanno nelle case
    Ding! Parapàt!
    Quelle voci segrete
    Le metteremo in coro
    E allora sentirete
    Come canteranno loro!

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    97. FILASTROCCA EXTRATERRESTRE

    Scritta per il giornalino "G Baby" n.1/2014, Periodici San Paolo, ma non consegnata (fuori fascia d'età), novembre 2013.


    Io sono un vero extraterrestre!
    Vengo da molto molto lontano
    Provate a chiedere alle mie maestre
    Non sono umano!

    Dalla galassia di non si sa dove
    Sulle onde gelide dei raggi gamma
    Sono arrivato con l'astronave
    Pancia di Mamma

    Ora ci sono, prima non c'ero
    E allora dico: vi siete mai chiesti
    Prima di essere qui dove ero
    Sciocchi terrestri?

    Ero nel prima, ero nel poi
    Ero in uno smisurato settembre
    Ero in un mondo senza di voi
    Ero nel sempre

    Guardate il cielo dalle finestre
    Cosa ne dite, è lontano o vicino?
    Guardate qui: sono l'extraterrestre.
    Sono un bambino

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    98. FILASTROCCA CAPITANA DEI BAMBINI

    Scritta per i quarant'anni della Biblioteca dei Ragazzi della Biblioteca Provinciale "La Magna Capitana" di Foggia, marzo 2014


    La Biblioteca Capitana dei Bambini
    È una tana di domande e di destini
    È una fontana di leggende e di passioni
    È una collana che lega le stagioni

    Lei attende, ormai da quarant'anni
    Aspetta i suoi bambini negli autunni
    E passano gli inverni, loro vengono
    Passano primavere, loro leggono

    Passano grandi estati, loro crescono
    Poi non passano più, loro spariscono
    Vanno nel mondo, fanno figli, fanno figlie
    Fanno lavori, sbagli e meraviglie

    Un giorno dicono ai figli: esiste un posto
    Che è un palazzo, però assomiglia a un bosco
    È una collana che lega le stagioni
    È una fontana di leggende e di passioni

    È una tana di domande e di destini
    Li portano alla loro Capitana dei Bambini
    Lei li guarda, sorride, dice: bravo!
    È il tuo bambino? Venite, vi aspettavo

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    99. FILASTROCCA DELLA GIOIA NASCOSTA

    Scritta per Francesca, la ragazza di Petrol, che con lui ha cantato per me, marzo 2014


    Per Francesca, perché compia i suoi anni
    Perché nei doni e nei danni lei lo sappia
    Perché nel riso che le scoppia lei lo sa
    Che sotto i giorni c'è una gioia che perdona
    Che nelle cose c'è una buffa forza buona
    Che in fondo al viaggio che lei ha cominciato
    C'è un dio che ride, e ride come un matto

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    100. FILASTROCCA DELL'ORNITORINCO

    Scritta per l'inaugurazione dello studio Ornitorinco Atelier di Fabrizio Silei, maggio 2014


    Uno due tre
    Il papa non è re
    Il becco non è bocca
    Il topo non è oca
    Gli schemi non son scemi
    Le uova non son figli
    E tu come ti chiami?
    A cosa t'assomigli?

    Io sono papa e re
    Io sono l'oca e il topo
    Io sono quella "e"
    Che unisce il prima e il dopo
    Io faccio figli e uova
    Son fossile vivente
    Sono la buona nuova
    Non assomiglio a niente
    Sono fuori modello
    Son sempre quello a fianco
    Sono il Muso d'Uccello
    L'ORNITORINCO!

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    101. FILASTROCCA DEL VENTO DEI DIARI

    Scritta per i 30 anni dell'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, settembre 2014


    I diari sono atlanti
    Sono rose nei venti
    Son brezze silenziose
    Di cose cose cose
    Bianche, lavate
    In vento trasformate
    Un vento fatto d'anime
    Disciolte nello scrivere
    Oramai senza traccia
    Di colori, di essenze
    Che carezza la faccia
    Con le pure esistenze
    Un vento trasparente
    Di ore, di sere
    Passate inutilmente
    Meravigliosamente
    In pagine leggere
    Scritte, trafitte
    Spianate in righe dritte
    Di calendari vivi
    Giovanna, cosa scrivi?
    Ho scritto per lavare
    Ho scritto per schiarire
    Per fare, disfare
    Il passato a venire
    Per dire le mattine
    Per capire perché
    Tu mondo senza fine
    Ricordati di me
    Voi scrittori del vento
    O cugini, o fratelli
    O perdute da tanto
    Adorate sorelle
    Quei diari sono un dono
    Un perdono di eroi
    Perché io so chi sono
    Perchéio sono noi

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    102. FILASTROCCA DI CIÒ CHE NON SEI

    Scritta per la mamma di un bambino con sindrome di Down, settembre 2014


    Tu non sei abile
    Però sei nobile
    Tu non sei abile
    Però sei buono

    E tutti gli abili
    Che sono simili
    Neanche lo sanno
    Cosa non sono

    Tu non sei abile
    Tu non sei simile
    Però sei unico
    E sai perché

    Pperché anche gli abili
    Pperché anche i simili
    Pperché anche i fulmini
    Non sono te

    Tu sei mio figlio
    Con doppio nodo
    Mai con nessuno
    Ti scambierei

    Perché ti voglio
    Allo stesso modo
    Per ciò che sei
    E ciò che non sei

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    103. FILASTROCCA DELLA MAESTRA GHIRIBIZZA

    Scritta per un'intervista a VITA SCOLASTICA ONLINE, sito di Giunti Scuola, ottobre 2014


    Ogni albero ha un frutto
    E il frutto ha dentro un seme
    E il seme ha dentro l'albero
    Che poi diventerà

    Io che sono un bambino
    Porto anch'io, come un seme
    Nascosto dentro, il grande
    Che un giorno arriverà

    Ma allora la maestra
    Che grande è diventata
    Dentro avrà la bambina
    Che da piccola era

    La ragazzina pazza
    Nella donna posata
    Maestrina ghiribizza
    Che insegue una chimera

    La mia maestra è donna
    Ma è anche un po' fatina
    Quando serve capisce
    Quando serve indovina

    La mia maestra è grande
    Ma ha dentro una scolara
    Con la grande lei insegna
    Con la piccola impara

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    104. FILASTROCCA DEI LIBRI DI PRATO

    Scritta per "Un Prato di libri", Festa della lettura per bambini e ragazzi, Prato, novembre 2014


    Fiori di prato, fiori di serra
    Petali in cielo e radici per terra
    Fiori di libri, libri di fiori
    Fiaba rinchiusa che scoppia di fuori
    Fuori di scuola, fuori di festa
    Piedi per terra ma nuvole in testa
    La città intera è un giardino sognato
    Un Prato di Libri di prato

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    105. FILASTROCCA PER MARISA DEL RIO

    Scritta in memoria di una bibliotecaria e lettrice di fiabe, che molto ha fatto per la letteratura per l'infanzia a Cagliari e in Sardegna. Dicembre 2014
    RITENUTA INADATTA DAL COMMITTENTE E NON UTILIZZATA


    Ora zitta, riposa, Marisa
    Oramai che i bambini ti hanno presa
    E con tutte le fiabe che hai letto
    Là nel buio hanno fatto un cestinetto
    Di destini intrecciati fra loro
    Un telaietto d'oro
    Che tu hai trovato pronto
    Per riposare nel tuo stesso racconto

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    106. FILASTROCCA DEI GENITORI SEPARATI

    Scritta per Mattia, che attraversa la tempesta, dicembre 2014


    Accade veramente
    Si sono separati
    Tu non puoi farci niente
    Se gli adulti sono matti

    Più matto di un cavallo
    Più cieca di una talpa
    Non è per niente bello
    Ma non hai per niente colpa

    Se insieme non li vedi
    Come la notte e il giorno
    Saranno come i piedi
    Che si fanno andare a turno

    Se i muri son crollati
    Lì parte un altro pezzo
    Se sono separati
    Tu ci puoi passare in mezzo

    In mezzo c'è una strada
    Che porta verso il mondo
    E che dovunque vada
    Non sta lì a girare in tondo

    E mentre gli anni girano
    Ti accorgerai che è vero
    I grandi si dividono
    Ma tu rimani intero

    Intero fra i ricatti
    Fra le ragioni e i torti
    I grandi sono matti
    Ma i bambini sono forti

    Cavalca queste onde
    Cresci con uno scatto
    Che poi forse da grande
    Anche tu sarai un po' matto

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    107. FILASTROCCA PER TIZIANA NANNI

    Scritta per l'addio al lavoro della responsabile di Biblioteca Salaborsa, valorosa bibliotecaria, febbraio 2015


    Un libro trova un posto
    Proprio su quel ripiano
    E un bimbo un giorno se ne andrà lontano

    Un altro libro giusto
    Colorato e vicino
    E una bambina aspetterà un bambino

    Quattro scaffali nuovi
    Nella seconda sala
    E un temporale scoppierà in Bengala

    Ultimi nuovi arrivi
    Con qualche libro vecchio
    E una farfalla batte le ali a Casalecchio

    Giorni matti di corsa
    Anni messi di costa
    Tiziana lascia la sua Salaborsa

    Stringe le spalle, sbuffa
    Dice che è il suo lavoro
    È buffa con quella corona d'oro

    Regina funzionaria
    Che combina destini
    Fata bibliotecaria dei bambini

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    108. MACININO DELLE FILASTROCCHE

    Scritta per il progetto "Nati per Leggere. Libri d'artista" della Biblioteca di Grignasco, aprile 2015


    Nella cascata di tutti i regali
    Trova il poeta quattro vocali
    Le lega insieme con due consonanti
    Una nel mezzo e una davanti
    Formano una ragazzina parola
    Che sulla mano gli balla da sola
    Poeta chiama parole sorelle
    Tutte già pronte, tutte già belle
    Hanno viaggiato, hanno riso, hanno corso
    Ora si fermano e formano un verso
    Poeta chiama altri tredici versi
    Suonano uguali ma sono diversi
    Insieme formano questa poesia
    Il vento soffia, lei vola via

    Poesia parola che vola da sola
    Via dalla penna, via dalla gola
    Va dai bambini e nel gioco diventa
    Un battimani, una ninna, una conta
    Va dal pittore e diventa figura
    Dallo scultore diventa scultura
    Dal musicista diventa canzone
    Dalla maestra diventa lezione
    Va nella chiesa e diventa preghiera
    Va nello stadio e si perde nei cori
    Non si ricorda più quello che era
    Cambia da dentro, cambia da fuori
    Di bocca in bocca vola e si sbriciola
    Di mano in mano vola e si sgretola
    Esplode in mille perline vocali
    Nella cascata di tutti i regali
    La fiaba è vecchia, la rima è nuova
    Passa il poeta e trova...

    Nella cascata di tutti i regali
    Trova il poeta quattro vocali...

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    109. BALLATA DEI CINQUE DONI

    Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015


    Nel tempo giusto delle fiabe vere
    Ogni giorno un Bambino Cavaliere
    Incontra il proprio Drago sulla via
    E oggi è un Verme di atroce porcheria
    Di sporco, carta, vetro e putridume
    Di plastica e metallo, di pattume
    Gigantesco, malvagio, velenoso
    Che fissa quel bambino valoroso
    E gli grida con fiato puzzolente

    Tu piccolo incosciente! Tu mi sfidi?
    Vieni avanti e sorridi? Ebbene sia!
    Si dia inizio alla pugna, ma sian fatti
    Anzi la pugna, della pugna i patti!

    Se tu mi vinci
    Io accetto che cominci
    Del mio corpo la gran trasformazione
    Dal mondezzaio alla benedizione
    E che abbia inizio
    Il dono delle mie parti al tuo servizio

    Che la mia plastica
    Sia la tua carne multipla e fantastica
    Il mio metallo
    Diventi le tue ossa di cristallo
    Che la mia carta
    Sia la tua lingua che lontano porta
    E che il mio vetro
    Sia l'occhio tuo che vede ciò che è dietro
    E la mia carne
    Sia tutto ciò che il tempo saprà farne

    Ma se tu perdi
    Tu non vedrai mai più i tuoi boschi verdi
    Perché sarà il mio fiato di drago
    Fatto di fumo e feci e rogna e rogo
    A trasformare te e la tua natura
    In fantasmi di morta spazzatura

    Ecco, umano bambino, questi i patti
    Li accetti tu? Combatti?

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    110. FILASTROCCA CICLACARTA

    Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015


    Carta a quadretti dei quaderni della scuola
    Cicla la carta e c'è una pagina che vola
    Vola nel vento un fogliaccio di giornale
    Cicla la carta e c'è una carta di Natale
    Scarta il regalo ma non buttarla via
    Cicla la carta e c'è un libro di poesia
    Nella poesia c'è la memoria e c'è il coraggio
    Cicla la carta e c'è un cartone da imballaggio
    Su quel cartone c'è una mappa del tesoro
    Cicla il cartone e rimettilo al lavoro
    In quel lavoro c'è scritto il tuo segreto
    Cicla la carta e c'è un lunghissimo alfabeto
    Cartamoneta, cartastraccia, cartapesta
    Quello che cicla sarà quello che resta
    Quello che dice il tuo tesoro più sicuro
    Gira la carta e c'è scritto il tuo futuro

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    111. FILASTROCCA CICLAVETRO

    Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015


    Pensare che ero sabbia
    M'hai trasformato in vetro
    Per far vedere al mondo
    Il mondo che c'è dietro
    La luce sorprendente
    La vita che c'è fuori
    Vetrina trasparente
    Vetrata di colori
    Finestra
    Bottiglia
    Gli occhiali
    La biglia
    Tutta la meraviglia
    Che si vede attraverso
    Io ero sabbia e guarda come son diverso
    E mi fa rabbia che tu mi butti via
    Questa è l'ennesima malefica follia
    Perché io sono il vetro
    Sono liquido duro
    Io vedo ciò che è dietro
    Io vedo il tuo futuro
    Se tu continui a fare
    E rifare inutilmente
    Lo sai che cosa vedo dietro te?
    Niente

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    112. FILASTROCCA CICLACIBO

    Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015


    Mangio l'arancia, butto la buccia
    Dentro il Sacchetto per la Campagna
    Dove coi raggi il sole la schiaccia
    Dove con l'acqua la pioggia la bagna

    Sopra ci cadono bucce di frutta
    Gusci di uova, ossicini e caffè
    Quello che nelle cucine si butta
    Lische di pesci e bustine di tè

    Vengono a pranzo vermi ed insetti
    Vengono al pascolo microbi e funghi
    Mangiano e tritano avidi e ghiotti
    Passano i giorni, umidi e lunghi

    Passano i mesi su quella montagna
    Fatta di scarti, rifiuti e robaccia
    Pioggia del cielo la gonfia e la bagna
    Caldo del sole l'asciuga e la schiaccia

    Fa l'incantesimo Fata Natura
    Cambia il colore, l'odore passa
    Quella che era per noi spazzatura
    Diventa terra umida e grassa

    Terra pulita dove cresce bene
    Fragola nespola cachi ed arancia
    Frutta e verdura, fichi e banane
    Tutto buon cibo nella mia pancia

    Non proprio tutto: butto la buccia
    Dentro il Sacchetto per la Campagna
    Dove coi raggi il sole la schiaccia
    Dove con l'acqua la pioggia la bagna

    L'uomo è la bocca, la terra è la pancia
    E la poesia ricomincia...

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    113. FILASTROCCA CICLAPLASTICA

    Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015


    Plic ploc plastica
    Gocciola dal cielo
    Nuvola fantastica
    Di polistirolo
    Piovono bottiglie
    Crescono bottoni
    Muoiono conchiglie
    Nascono flaconi
    Niente più bambine
    Basta coi bambini
    Solo bamboline
    Solo soldatini
    Niente più lattughe
    Solo vassoietti
    Solo tartarughe
    Che divorano sacchetti

    Ma che brutto sogno
    Meglio che mi sveglio
    Meglio che decido
    Dove vado e cosa voglio
    Io voglio giocare
    Io voglio giocattoli
    Ma non voglio un mare
    Di bottiglie e di barattoli
    Io voglio giocare
    Con le mie cose care
    Magari anche di plastica
    Però da riciclare
    Da riciclare in plastica
    Ma subito perché
    Dopo sarà la plastica
    A riciclare me

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    114. FILASTROCCA CICLAFERRO

    Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015


    Filo di ferro, filo di rame!
    Passa il carretto del ferrovecchio
    Passa un omino con dita di lame
    Che grida forte con voce di secchio

    Latta e lattine, ferro e ferraglia!
    Donne e bambini, venite fuori!
    Il mio asinello che ride e che raglia
    Mangia metallo e fa cacca di fiori

    Fiori di ferro, fiori di rame!
    Dateci forbici e vecchi barattoli!
    Volete salvo il vostro reame?
    Dateci pentole e vecchi giocattoli!

    Li trasformiamo in fiori futuri
    In erba verde e terra pulita
    Nel ferrovecchio che tirate fuori
    C'è il ferro nuovo della vostra vita

    Giovani stupidi, uomini lenti
    Date ragione all'omino che passa
    Prima che tutta la terra diventi
    Campi di ruggine rossa

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    115. EPITAFFIO PER UNA LETTRICE DI STORIE

    Scritto in memoria di Vera Sighinolfi, in occasione del Festival "Libraria", Albinea, agosto 2015
    Riadattato da una precedente versione scritta in memoria di Marisa Del Rio, bibliotecaria e lettrice di storie a sua volta: versione ritenuta inadatta dal committente e non utilizzata


    Ora zitta, riposati, Vera
    Sorridi nella Lunga Nanna Nera
    Perché con tutte le fiabe che gli hai letto
    I tuoi bambini hanno fatto un cestinetto
    Di destini intrecciati fra loro
    Un telaietto d'oro
    Che tu hai trovato pronto
    Per riposare nel tuo stesso racconto

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    116. FILASTROCCA PER LA VALLATA DEI LIBRI BAMBINI

    Per il nascente Festival "La Vallata dei Libri Bambini", Valle Seriana, Bergamo, gennaio 2016


    Se i libri son bambini
    Un giorno cresceranno
    Mentre i libri dei grandi son già grandi e non lo fanno
    Se i libri son farfalle
    Voi dategli una valle
    E vi faranno crescere le ali sulle spalle
    Se i libri fanno arte
    Preparate le torte
    Perché le cose buone fanno leggere più forte
    Se i libri fanno festival
    Segnate il calendario
    Perché sarà una festa un po' per gioco ma sul Serio
    Segnatevi la data
    Lo dice Tognolini
    Se il Serio è una Vallata allora i Libri son Bambini

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    117. FILASTROCCA DELLE PERIFERIE

    Scritta nel corpo di un racconto per il libro collettaneo “Antologia di periferia”, promosso dal Centro Leggimi Forte di Pomigliano d’Arco, gennaio 2016


    C'è sempre un posto al Centro
    Della Periferia
    C'è sempre un posto nella
    Periferia del Centro

    Tutti i mosconi dicono
    Io voglio andare via
    Tulle le mosche ronzano
    Io voglio starci dentro

    E tutti i grilli partono
    E le farfalle vanno
    Solo le api restano
    Perché loro lo sanno

    Periferia e Centro
    Si scambiano di posto
    Si mescolano dentro
    Un luogo più nascosto

    Paese delle favole
    Devi trovargli un nome
    Cadere dalle nuvole
    Devi scoprire come

    È andare
    Tornare
    Attraversare il mare
    È fare
    Salvare
    Portare all'Alveare

    Curandolo
    Crescendolo
    Cambiandolo così
    Un posto in mezzo al mondo
    Che puoi chiamare Qui

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    118. FILASTROCCA DEI RITORNI

    Per consolare i bimbi stranieri di prima primaria di un’amica maestra di Brescia, che hanno paura quando i grandi vanno via. Marzo 2016


    Ve ne siete andati in volo
    Dentro il mondo che vi abbraccia
    E io son rimasto solo
    Come il naso nella faccia

    Passeranno lente lente
    Lumachine le giornate
    Finché il naso sente sente
    Che alla fine ritornate

    E staremo tutti bene
    Ci saranno giorni e giochi
    Resteremo sempre insieme
    Come gli occhi

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    118. FILASTROCCA DELL'AMOROSA MAESTRIA

    Per una maestra che me l’ha chiesta, e per tutte le altre che non ho sentito chiedere ma ho visto essere e fare. Aprile 2016


    Canzone dei mattini
    Poesia dei miei alunni
    Canta come correvano
    I piedini degli anni

    Come frutti sugli alberi
    Come pane nei forni
    Facevamo la classe
    Con le mani dei giorni

    Quei giorni come rondini
    Quegli anni come buoi
    Vi vedevo cambiare
    E diventare voi

    Nelle mattine gelide
    Nei pomeriggi d’oro
    L'amore sbriciolava
    La pietra del lavoro

    Le briciole doravano
    Ogni nostra parola
    I bambini sbocciavano
    Nel cuore della scuola

    Cantavano un segreto
    Che alla fine ho compreso
    Che più di ciò che ho dato
    È ciò che mi hanno reso

    L'onore pedagogico
    E il sole alla finestra
    Crescere i miei bambini
    Essere una maestra


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    LA POESIA PIÙ DIFFICILE

    Quella scritta per un bambino che ha la mamma molto malata, e me l'ha chiesta.



    Nel giugno del 2012, in uno dei miei incontri, fronteggiavo tre terze elementari, bambini svegli e generosi d'attenzione. Fra le cento altre cose, ho parlato delle Rime d'Occasione, di quanto stiano crescendo nel mio lavoro, delle persone che me le chiedono e di come sono orgoglioso di scriverle, perché a loro servono.
    Ne ho detta una delle ultime, una poesia triste, chiesta da una maestra per una sua collega che da poco era morta, e lei non sapeva come dirlo ai bambini (la Filastrocca dell'infinita maestria). Ho recitato a memoria questa poesia, che avevo scritto tempo prima con facile fervore, in poco tempo, sicuro di ciò che scrivevo.
    Tutto bene, una o due maestre stillano una lacrima, è ciò che deve accadere.

    Poi un bambino alza la mano e mi chiede, serio e sommesso ma non incerto: "Me ne fai una per la mia mamma, che è malata?"
    Intuisco qualcosa dagli sguardi delle maestre, dico va bene, ne parliamo dopo.
    Alla fine dell'incontro le maestre mi dicono che la mamma di quel bambino, a sua volta una giovane maestra, ha la leucemia e non si sa quanto vivrà. Si dicono stupite che lui abbia trovato il coraggio di esporsi con quella richiesta davanti ai suoi compagni e a quelli di altre due classi. Tutti concludiamo che quella poesia deve essere scritta.
    Più tardi una maestra mi dirà che lui, alla fine dell'incontro, si è presentato portando un suo quaderno, che voleva lasciare perché io scrivessi lì, a tambur battente, la poesia.

    Tornato a casa, ho capito subito che invece il tamburo avrebbe fatto una gran fatica a battere, stavolta. Era un compito difficile, il più difficile che mi sia mai stato assegnato.
    Mi sono ostinato. Ma non sapevo cosa scrivere, che dire. Le mie solite strategie di avvicinamento, logiche e misteriche, cognitive e divinatorie, si bloccavano tutte davanti agli stessi muri: cosa dire di sensato e onesto a un bambino che teme, e a buona ragione, di perdere la mamma?
    Che non morirà? Una poesia di speranza? E se muore?
    Che morirà e la ritroverà... dove? In cielo? Nel suo cuore? Ma davvero può servire una cosa così?
    E se non muore?
    Scoprivo che non era possibile scrivere una poesia "giusta", o non per me. Ma mi dicevo che era meglio scrivere una poesia sbagliata, piuttosto che deludere l'attesa di un bambino che supera chissà che ostacoli e me la chiede.

    E allora bene, avrei scritto una poesia sbagliata.
    Ma niente, neanche questa strategia di resa scioglieva lo stallo. Non ho mai incontrato un tale muro di silenzio, di indicibilità. Un cimento che al tempo stesso mi frustrava e mi spronava, mi rivelava nuovi limiti e confini del mio lavoro di poeta, e al di là di quelli nuovi regni, forse giusti e santi, di ammutolimento.
    Ma ancora mi sono ostinato, ho continuato a provarci, con intervalli dovuti ad altri impegni, ma più ancora forse a manovre di elusione, e col continuo pensiero incombente di un compito da svolgere. Ho continuato a provarci, per molti giorni.
    Troppi: il bambino aspettava.

    Alla fine, soccorso dalla "tecnica", seguendo una trama di suono (quella della poesia "The ballad of Beautiful words", di John T. McCutcheon, una dei miei "mantra giaculatorie"), limandola e perfezionandola per più d'una settimana, ne ho scritta una. Intitolandola (e mai come stavolta il titolo è parte intima della poesia) FILASTROCCA DELLE BUONE RAGIONI.

    Ma rileggendola mi pareva reticente, elusiva, forse ermetica, nel migliore dei casi oracolare. Diceva tante cose, tutte le cose, quindi forse nessuna cosa, niente. Forse niente. Ma era la cosa più onesta e vera che potessi scrivere. E però era... appunto "sbagliata". Immaginavo il viso di quel bambino, perplesso, interrogativo nel leggerla: cosa vuol dire? O forse: cosa non vuol dire?

    Ho sentito il bisogno di scriverne un'altra, che introducesse, incorniciasse, desse il quadro di senso per meglio comprendere, forse, la prima (che diventava ora seconda nella sequenza di lettura). E anche questo è un segno di sofferenza del processo: come un tronco che per malattia emetta galle, escrescenze. Ho intitolato questa specie di meta-filastrocca, questa poesia che spiega una poesia, FILASTROCCA DELLE GUARIGIONI.

    Quindi due poesie: che neanche insieme come buoi aggiogati facevano per bene, ai miei occhi, il loro lavoro.
    All'una di notte del 22 giugno 2012, appena finito il lavorio di lima fine su questi due testi, ho scritto una mail a Manuela Trinci, un'amica psicoterapeuta infantile che stimo. Le ho raccontato tutta la storia, con parole simili a queste. Le ho inviato le due poesie, chiedendole: cosa devo fare? Spedisco?
    L'indomani alle otto mi ha risposto: spedisci subito.
    Ho spedito alle maestre di quel bambino le due poesie.
    L'indomani mi hanno risposto così:

    Grazie! Non avremo mai abbastanza parole per dirlo. Ora siamo in preda a troppe emozioni, tra alcuni giorni risponderemo ampiamente. Pensiamo di consegnare subito a (...) la "Filastrocca delle buone ragioni"; aspetteremo il momento propizio per dargli l'altra. Ti metteremo al corrente dei sentimenti di (...) e della sua famiglia.
    Benché io stesso avessi fino all'ultimo, e abbia ancora, il dubbio se tenere separate queste due poesie o intenderle come un unico componimento indivisibile (sono aggiogate da un distico di "ponte"), ho risposto con convinzione che nessuno sa meglio delle sue maestre, e della sua mamma con cui sono in contatto (sempre che abbia tempo e mente per pensarci), cosa è meglio per quel bambino, cosa può accogliere e quando. Se hanno deciso per ora di dargli solo quella filastrocca, per quanto a me da sola paia oscura e incompleta, sanno quello che fanno.

    In una lettera successiva le maestre mi hanno scritto che il bambino ha accolto con molta emozione la "Filastrocca delle buone ragioni", sedendosi in un angolo per leggersela con calma da solo (e che faccia avrà fatto? perplessa? delusa?). Non mi hanno riferito i suoi commenti, perché son passate a dirmi della madre, che peggiorava, del padre che mi ringraziava ma non aveva testa per dire di più.

    Un anno dopo, nel luglio del 2014, il padre di Nicolò mi scrisse. Ringraziava della poesia, "anche a nome di Niky". Diceva: "ogni volta che la leggo ripenso al fatto che mi sentivo anch'io in quel periodo come 'il poeta' che non sapeva cosa rispondere alle domande". E aggiungeva: "volevo farle sapere che sia Niky che la sorella Eugenia, di 15 anni, sembra stiano bene".
    Gli ho risposto con una lunga lettera che non è più necessario qui riportare o riassumere. Dirò solo che lo ringraziavo molto a mia volta delle notizie su Nicolò e Eugenia.

    L'illustrazione di Andrea Alemanno

    Sul finire del giugno 2012, pochi giorni prima di spedire le due poesie, condussi un seminario all'interno del corso di illustrazione artistica ARS IN FABULA, all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Raccontai il caso di quel bambino e lessi le due poesie. Paola Parazzoli, amica editor Rizzoli che assisteva al corso, intervenne e propose agli illustratori che ascoltavano di realizzare un'illustrazione per queste poesie. Dopo una settimana fui informato che ANDREA ALEMANNO s'era offerto di farlo.

    A fine luglio mi è arrivata questa immagine. Fra le due Andrea aveva scelto la FILASTROCCA DELLE GUARIGIONI. Eccola in calce alla poesia, unica figura delle mie Rime d'Occasione.

    Personalmente la trovo bellissima. È la perfetta "illustrazione" di quella poesia. Guardate il mantello di Nonna la Vita: continua fuori dai bordi della figura. Rispecchia cioè con visionaria esattezza il sequitur che chiude la poesia, riaprendola alla successiva (o precedente, come detto): "Alberi, acqua, api, giochi / Amore, arrivederci...".
    La parte che non vediamo di quel mantello è l'illustrazione di quell'altra poesia, la FILASTROCCA DELLE BUONE RAGIONI. Un'altra figura invisibile, che Andrea non ha disegnato, o non in forme visibili a noi, ma che possiamo immaginare accanto a questa.

    Che anche da sola del resto basta e avanza: basta al compito di illustrare questa poesia e lo eccede illustrandole potenzialmente tutte. Le tre figure che vediamo in scena sono la triade primaria della poesia: il Lettore, in questo caso un bambino ma può avere ogni età, che attende; Nonna la Vita, l'antica e unica Fonte del discorso, che sussurra e tace e detta; e il Poeta, che l'ascolta e scrive. Il Poeta è in ombra, perché mentre nella finzione del mondo è stella e pavone, nella verità della poesia è solo oscuro tramite, officiante, maestro passacarte. Colui che riesce in qualche modo a sbirciare quel mantello che continua infinito oltre il bordo del quadro, dell'occhio, dell'oggi.

    L'illustrazione è stata spedita alle maestre di quel bambino, perché gliela donino, se la situazione - ho scritto loro - lo consente.
    Mi hanno risposto che per ora non lo consente: la sua mamma è morta.
    La figura di Nonna la Vita è sua, gli spetta. Quella vecchia non ha problemi: aspetterà.

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    LE POESIE CHE NON RIUSCIRÒ A SCRIVERE


    Finora tre poesie mi son state chieste, e non ho scritto: per le nozze d'argento di Mariapina, per il primo compleanno di Marta, per il battesimo di Emma, la cui venuta al mondo è stata ardua, e probabilmente arduo sarà il resto del suo cammino.
    Io stesso, che ho lanciato il proclama, e il cuore avanti, crescendo il numero delle richieste non riuscirò a tener fede a quel proclama.
    Riproduco qui sotto, allora, la lettera che ho scritto alla mamma di Emma, per tentare di spiegarle perché non avrei scritto la poesia "solo sua" che mi chiedeva. Non vale per tutte le altre occasioni, lo so: ma qualcosa forse aiuterà a capire.


    Ti scrivo, Bruno, perché ti chiedo sfacciatamente un dono. Dopo questa lunga odissea vorrei regalare alla mia bambina per il suo battesimo una poesia che fosse solo sua, di nessun altro. E vorrei che fossi tu a scriverla, perché le tue parole mi hanno aperto la mente mentre imparavo ad essere una maestra, ed hanno placato il mio cuore mentre muovevo i primi passi come madre.

    "Solo sua"...
    Mi chiedi una poesia per la tua bambina.
    Non una delle 1193 che ho messo in colonna in un file intitolato TUTTE LE RIME, che raccoglie il lavoro di più di vent'anni: proprio una che sia "solo sua".
    Aiuto, Francesca, io sono un po' spaventato, come farò?
    Già con le lettere, le decine di mail e messaggi su FB che ricevo, sto facendo una bella fatica nell'ostinarmi a rispondere a tutti. E ad alcuni, come vedi, con lettere prolisse e faticose come questa.

    Conoscerai la battuta di Troisi-lettore, che si scoraggiava di non poter leggere tutti i libri: "Non li raggiungo mai, hai capito? Pecche io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere!"
    Anche voi siete tanti, e ognuno di voi è unico, e mi chiede un rapporto che per lui è unico, un filo solo e teso fra lui e me. Ma se mi arrivano cento, mille lettere, io dovrei avere mille rapporti unici? È una contraddizione in termini, un assurdo logico, no? Unici per chi mi scrive, che parla solo a me, ma per me, che parlo a cento? Cento fili, cento steli? Come farò a nutrirli tutti?

    E se poi mi si chiede una poesia unica, "solo sua"?
    Tu mi hai sentito forse citare (o ne hai letto) una canzone di De Andrè, che ho messo alla base del mio lavoro di poeta, e che dice: "se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare...".
    Bene, ce n'è un'altra, sempre da "Non al denaro, né all'amore, né al cielo", intitolata "IL MEDICO". La conosci? Se vuoi leggere il testo, eccolo qui.
    Temo a questo punto che purtroppo dovrò smettere di dire in giro nei miei incontri che scrivo poesia per chi me le chiede, o meglio per chiunque me le chieda, altrimenti o scontento e deludo tanti, o finisco come il Medico di quella canzone.

    Ma tornando alla poesia per la tua bambina.
    Quanto tempo, ma soprattutto quanto senso ci vuole per scrivere una poesia VERA E FORTE, come quella che, con la tua lettera splendente e febbrile, mi chiedi?

    No, a fronte di quella lettera non posso rispondere - come ad altre persone che mi hanno chiesto "poesie uniche", o altri testi, o corrispondenze - che è una questione di tempo. Addirittura di economia. Anche se quelle questioni - direbbe il Medico di De Andrè - son pure presenti e pressanti. Come te, che fai un bel mestiere ma non potresti farlo gratis, o non troppo a lungo, io non posso scrivere per chiunque mi chieda, o come farò a pagare a mia figlia l'università scintillante che spera e merita?

    No: qui, come dicevo, più che di tempo è un problema di senso.
    E di sangue: sangue di senso.
    La poesia che mi chiedi non è di quelle d'ordinaria amministrazione, ammesso che in poesia esista; non è di quelle che scrivo, per fare un esempio, per GBaby, che pure sono onesti manufatti del mestiere, fra cui scappano a volte vere perline.
    Qui devo versare un po' di sangue. Ancora un po'. Forse un bel po'. O non nascerà niente di buono, di vivo.
    E c'è un timore, un'incertezza che mi sta piovendo addosso negli ultimi mesi. Non ho paura di dissanguarmi, ma piuttosto, in questo momento, di... Bene, sembra sgradevole, brutale, ciò che dirò, ma intendimi, non lo è: ho paura di imbrattare il tavolo.
    Ho appena scritto due o tre poesie di sangue: guarda qui.
    Ora, come i donatori dell'AVIS, devo lasciar passare un po' di tempo. Bere acqua, scrivere filastrocche lievi, belle spremute d'arancia, limonate dopo tutto quel sangue, o il posto, il posto della mia poesia, si farà forse un po' appiccicoso.
    Io non voglio diventare un poeta appiccicoso, che scrive solo col sangue, suo e d'altri, suo per gli altri.
    Devo diluire, forse aspettare un po'...

    Perdonami, Francesca, mi sono dilungato, e forse ho usato termini forti: che riguardano il mio lavoro, attenzione, non certo te e la tua richiesta. Mi son dilungato per dirti quello che è in fin dei contri un semplice "no".
    Ma ho voluto spiegartelo.
    E dalla tua lettera intuisco che, pur delusa, forse lo capirai.

    C'è una (magra) consolazione, che se vuoi ti porgo. Una poesia di tutti, non solo tua.
    Qualche volta chi mi chiede una filastrocca unica, che non posso scrivere, è fortunato, perché avendone scritte tante (appunto 1193), spesso quella che gli serve "ce l'ho". Qualche altra volta "mi manca". Come le figurine.
    E stavolta forse "ce l'ho".
    E' contenuta nel libro RIMA RIMANI (Salani-NordSud).
    Eccola.
    FILASTROCCA PRIMO DONO

    Il primo dono è qualcosa di nuovo
    Per un bambino che prima non c'era
    Era già tuo ch'eri ancora nell'uovo
    La prima alba, la prima sera
    È un doppio dono, che gira in tondo
    E chi lo da non può toglierlo più
    Perché per te questo dono è il mondo
    E per il mondo il dono sei tu

    Spero che ti serva, Francesca, anche se non è "solo sua".
    Ma... il fatto che appartenga, sia appartenuta, sia stata dedicata, cantata e cullata ad altri bambini nati, da altre mamme che, pure in situazioni diverse, non hanno scintillato meno di te; tutto questo, il fatto che sia di molti, davvero la fa meno bella, meno potente? Davvero?
    Un abbraccio a tutti e tre.
    E buona estate.


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    IL SUONATORE JONES

    Che sintesi perfette riesce a fare la poesia: "suonare ti tocca", "ti piace lasciarti ascoltare". Ti tocca e ti piace. È la versione più potente che si possa dare del destino del musicista "popolare". Il suo gruppo, la sua famiglia, il suo paese, la sua cricca d'amici: la sua comunità (la sua "community", si direbbe oggi?) sa che lui sa suonare. E quando è il momento, quando occorre, gli chiede di farlo. Ha accettato e accolto, a volte a costi di noie e sopportazioni, di avere in seno un estroso, un artista, un musicista: ha il diritto di chiedergli di suonare. E lui ha il diritto ("ti piace") e il dovere ("ti tocca") di farlo. Lo fa "per loro". Suona per loro. Suona Per.





    Questa pagina è stata creata l'11 settembre 1999, e aggionata l'ultima volta il 22 maggio 2016

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