KEKKEREKEEEEEEEE...
Cantò il gallo, dunque, in quella mattina di un'antica estate, mandando in cocci coi suoi gridi i sogni di piombo del Borgomastro e la veglia di piume di sua figlia Greta.
Tutte le brave donne del borgo, dopo aver dato da mangiare salsicce fumanti a figli e mariti, in testa il fazzoletto, al braccio la canestra, sciamavano gaie di casa, perché oggi era giornata di... Mercato!
L'intera via maestra è variopinta di banchi e banchetti, carri e carrette, casse e cassette.
Le massaie con le loro canestrine trottano come pecore vanitose al centro della via, mentre sui lati i bottegai come pastori le radunano, le spingono, le tirano, le chiamano con le trombe d'oro dei loro grandi gridi di mercato.
Lardo per il dottore! - Erbe per lo speziale!
Felicità e salute, con cotenne di maiale!
Venite! Sentite! - Patate garantite!
Prendetene un bel cesto che domani son finite!
Gamberi! Totani! - C'è il pescatore!
Tuberi! Asparagi! - C'è l'ortolano!
Guardate l'occhio vivo - Pescati da due ore!
Raccolti ora dall'albero - Toccate con la mano!
Trippa, salsiccia, la pappa con la ciccia!
I ravanelli rossi oppure l'insalata riccia!
Bluse di flanella! - Sì! - Tu sarai bella!
Scarpe di vernice! - Sì! - Sarai felice!
Cosa si dice? Cosa si dice?
Felici lo sono eccome, le belle signore, di radunarsi a capannello in due, in tre, in quattro, e fare finalmente quella cosa per cui hanno atteso e spasimato l'intera settimana: spettegolare!
- Si dice, si dice di... compleanni segreti!
- Chi? Chi? Chi?
- Oh, non fatemi parlare! Greta, la figlia del Borgomastro.
- Quanti anni? Quanti anni?
- No, bocca mia sta' chiusa! Ventotto.
- Ventotto! Non è possibile! Ti credo che non la festeggiano!
- Non si sposa! Non si sposa!
- Per forza: con quel capriccio di fare la maestrina di scuola...
- Chi se la prenderebbe, una maestra?
- Qui ad Hamelin, nessuno.
- Storia, geografia, mate... come si dice?... matemangica?
- Si dice matemagica, ignorante!
- Insomma, tutti grilli per la testa. A un ragazza non fanno bene i libri.
- E cosa fa bene alle ragazze, Berta?
- Mi vuoi far dire cose sconce, Gerta. Chiuditi, bocca mia!
A un certo punto fra due casse un guizzo, un frullo, uno squittìo, qualcosa...
- Ehi! Coz'era?
- Coz'era coza?
- Non hai zentito uno zsquittìo, lì, in mezzo alle zucche?
- Uno zquittìo? Le zucche non zquittiscono, zietta!
È la tua zucca che comincia a zcricchiolare!
- Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!...
Galline senza penne! - Susine senza buccia!
Il succo di banana con già dentro la cannuccia!
Donne - avanti - comprate la crescenza!
La prima prende tutto e la seconda resta senza!
Guardate queste pere - sono sincere!
Sono vere e sembran fatte con le cere!
Sentite che sapore, provatene uno spicchio!
La polpa è come burro: la buccia è per Pinocchio.
Cacio fresco di cantina, uova fresche di ghiacciaia!
Una due tre quattro... sette paia!
Pesci - di mare! - Mi voglio rovinare!
Ma dimmi - comare: vieni qui per comperare,
o porti qui la lingua per farla sventolare?
Cosa si dice? Cosa si dice?
- Si dice che c'è un fiore, qui in città, che alla notte non chiude la corolla.
- Non fatemi dire! Sempre lei, la maestrina?
- Ieri notte di nuovo alla finestra, a guardare la luna!
- La luna piena fa diventare pazzi.
- Oh, a questo ci hanno già pensato i libri.
- E i nostri bambini stanno a sentire una così!
- Cosa diventeranno, povere noi! Poeti! Mendicanti! Assassini!
- Calmati, Hilda, ci sta pensando il padre, per fortuna.
- Davvero, Gilda? E cosa le prepara, il Borgomastro?
- Bocca mia, non lo dire. Un abito da sposa, un poco di gioielli...
- ... e poi tutta la vita fra i fornelli! Ma chi è il pazzo?
- Aspetta, Greta, lasciami indovinare: il vecchio Franz?
- Gallina beccami se te lo dico! Proprio lui.
Ma ecco di nuovo quel guizzo fra le cassette di verdura.
- Ehi! Quezta volta l'ho proprio vizto!
- Vizto coza?
- Una zchiena nera e peloza, che guizzava in mezzo alle melanzane!
- In mezzo alle melanzane? Be', zietta, zarà ztata una melanzana coi capelli lunghi!
- Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!...
Comprate! Comprate! - Quintali di patate!
E se le avete a casa, be'... le conservate!
Donne! Ragazze! - Comprate a più non posso!
Se non avete i soldi, be'... segniamo in rosso!
Apri il borsellino, nonna, compra più che puoi!
Ciò che non riesci a prendere te lo portiamo noi!
Comprate! Comprate! - Il sindaco è felice
Sentito cosa dice? Alla città conviene
Perché più voi comprate e più le cose vanno bene!
Riempitevi i cassetti! Riempitevi il cassone!
Riempitevi la vita che non entri la ragione!
Comprate tutto subito! - Ci penserete poi!
Il mondo è grasso e ricco, e...
CI SIAMO SOLO NOI!
- Squeaaaaak...
- Ehi! Coz'era?
Cos'era? Ve lo dico io cos'era.
Lo sapete cosa succede quando si esagera?
Non avete mai sentito qualche vecchia zia noiosa, qualche nonna sentenziosa, ripetere quel proverbio, "il troppo stroppia"? Be' insomma, è proprio così: il troppo stroppia.
Chi si compra troppe armi - uomo o stato che sia - prima o poi le vuole usare, e stroppia.
Chi si compra una macchina troppo veloce ci vuole correre, e prima o poi si stroppia.
Chi consuma troppo non sa dove mettere la spazzatura, e la sua casa stroppia.
Il regno che accumula troppo danaro, e lo fa girare troppo facilmente, si ritrova la casa piena di ladruncoli, faccendieri e tangentisti.
E la città che accumula troppo grano, troppo riso, troppo zucchero, troppo lardo, formaggio, castagne, aringhe, mele... si ritrova le cantine piene di... piene di...
Piene di cosa?... Di TOPI?... Questi sono i primi due capitoli del libro.
Per leggere il resto occorrerà comperarlo. In libreria o presso...
Ma due ultimi assaggi voglio darli. Due poesie, che anche nel libro ho chiesto fossero estratte gentilmente dalla carne del testo, loro terreno di nascita e vita, e ripetute in coda al volume: forse sanno tenersi in piedi anche da sole.
Canto dell'Attesa
Luna, luna, luna!
Guardami, luna cattiva
Guardami piangere nella sfortuna
Dimmelo tu quando arriva
Quello che viene da fuori
Con la sua musica triste
Con le parole che rubano i cuori
Dimmelo che lui esiste
E che ci porterà via
Fuori da questa città
Dove non cresce nessuna poesia
Perché c'è troppa realtà
Luna, che tutto indovini
Dimmi che sarà così
Porterà me, coi miei bambini
Molto lontano da qui!
Canto del No
Signore, io non suonerò per te.
Né mai per nessun altro come te.
Le vedi le mie dita? - Colibrì!...
Io ci ho messo una vita, per suonare così.
E tu le vuoi comprare per denaro?
Lo sai cosa ti dico?
Non sei abbastanza ricco.
Ti è chiaro?
Ed anche se lo fossi - non basta.
Perché se te la vendo, la musica si guasta.
Non posso farci niente, è così.
Hai visto come tira, il colibrì,
con quelle alette piccole di vetro?
Hai visto quanta gente porta dietro?
Se gli metto la briglia,
per farlo andare lì dove vuoi tu,
lui fa come tua figlia: non vola più.
Né io né tu facciamo un buon affare.
Allora, Borgomastro, lascia stare.
Hai soldi, hai case, è tua questa città:
forse sei un po' ubriaco di realtà.
E vuoi l'unica cosa che io ho.
E io non te la do.
Mi spiace, ma non suonerò per te.
Né mai per nessun altro come te.
Home Page