Bruno Tognolini

SENTIERI DI CONCHIGLIE
Cinque racconti di mare e d'estate
FATATRAC 1996, illustrazioni di CHIARA CARRER




Prima edizione, 1996

Ristampa 2008

Seconda edizione Fatatrac/Del Borgo, 2011

Il libro può essere acquistato online presso



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INDICE

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1 . MORMORINE TRA I PIEDI IN ACQUA BASSA
2 . IL VENTO SCIOCCO


Gli altri racconti (sul libro):
3 . CIAO AMIGO
4 . LA GRANDE CORSA
5 . SENTIERI DI CONCHIGLIE E DI PERLINE




1 . MORMORINE TRA I PIEDI IN ACQUA BASSA

Quel giorno il sole si chiamava Clelia.
Ma a dispetto di quel nome da bambina, abbaiava come un cagnone in mezzo al cielo sopra una spiaggia accecante in pieno agosto, e cuoceva i bagnanti al sugo arrosto. I bagnanti sudavano in silenzio, le bocche socchiuse beate bevevano il caldo, che era trentasei gradi e anche di più, e il sole Clelia diceva ridendo: "State giù!".
E infatti stanno giù tutti coricati: non c'è uno che si azzardi a metter piede fuori dell'ombrellone, per ballare sulla sabbia che scotta. Le sole cose che si muovono lì intorno, a mezzogiorno e passa, sono bambini e pescetti in acqua bassa.
Di questi bambini molti fanno buche, per poi cacciarsi dentro e aspettare che crolli, e ridere con le gambe prigioniere. Molti altri saltano dentro l'acqua e poi saltano fuori e poi dentro, gridando come oche marinare, ma senza giocare a niente, solo a questo: a cacciarsi nel mare.
Ma tre stanno giocando ad altre cose: Maria e Valentino, che sono due grandi di dieci anni, vanno a caccia di pesci, e Pamela, che è una piccola di cinque, va a caccia di sole.
- Qui non servono i tuoi poteri della vista - diceva Valentino a Maria, che aveva poteri misteriosi per vedere le cose invisibili - perché le mormorine le vedono tutti in trasparenza.
- Va bene, allora meglio, dài guardiamo - rispose Maria, e tutti e due presero un sorso lungo d'aria, fecero il muso con le labbra strette, e si chinarono rompendo l'acqua con le facce.
- Belle facce da scemi! - disse Guish, una mormorina maschio, trovandosi a nuotare in quei paraggi. C'è da dire che non aveva tutti i torti: non so infatti se avete mai notato l'espressione un po' da scemi che hanno tutti, quando guardano sott'acqua ad occhi aperti, col muso stretto come per dare i baci, le sopracciglia meravigliate e gli occhi strani.
- Dài, vieni via, non far lo spiritoso! - disse Perle, la mormorina sorella di Guish che nuotava piano piano accanto a lui. - Non hai visto cos'ha in mano quel bambino?
Quel giorno infatti Valentino era arrivato raggiante di intenzioni bellicose: il papà gli aveva regalato una vera retina da pesca, ed era proprio quella che ora spuntava sott'acqua di fianco alla sua faccia, agitandosi avanti e indietro tra le bolle, mentre accanto alla faccia di Maria ondeggiava un secchiello un po' più lento.
- Con il secchiello non si combina niente - aveva detto poco prima Valentino con aria di capitano - Tu puoi portarlo lo stesso: io con la mia retina le becco, e poi le mettiamo lì.
- Vai capitano! - aveva risposto Maria, ed erano partiti in caccia. Chini nell'acqua bassa, fino al costume e qualche volta anche di più, ogni tanto un gran respiro e faccia sotto, e cerca e cerca e cerca. E alla fine le avevano beccate.
- Guarda! Son due! Son lì! - grida Valentino, levando dall'acqua la testa incoronata di spruzzi luminosi.
- Guarda! Son due! Son lì! - grida Perle, guizzando a scheggia in una scia di bollicine.
- Due mormorine! Stanno scappando via! Tu segui quella a sinistra! Warrioooor! - e Valentino, col suo grido di battaglia, si caccia giù spingendo avanti la retina.
- Due bambini! Uno di loro ha una retina! Quello lascialo a me! Shaaaark! - e facendo anche lui il suo bravo grido, Guish si lancia sfrecciando a zig zag.
Era iniziato il glorioso inseguimento.
Noi li lasciamo correre dentro la grande luce verde sotto l'acqua, tiriamo fuori la testa gocciolando nella grande luce diamante che c'è sopra, e vediamo che arriva Pamela, la bimba piccola che abbiamo detto prima.
Camminava nell'acqua bassa seria seria, un po' accigliata per via del sole cagnone che abbaiava, con la sua scatola di latta aperta, con il coperchio sotto. Questa scatola si chiamava Mattia, era un cofanetto di biscotti, tondo e abbastanza grande, e Pamela se la portava sempre dietro. Serviva per tantissime cose, per esempio per catturare il sole. Dentro aveva: un pezzo di costruzione lego verde, un colino da bambole blu, e un bamboccetto di plastica nudo.
Pamela dava i nomi ad ogni cosa. Era lei che aveva chiamato il sole Clelia, quel giorno: perché altri giorni poi cambiava nome. Teneva aperta la sua scatola Mattia, e si divertiva a fare specchietto ai grandi col rovescio del coperchio, che era d'oro. Poi la chiudeva di scatto, e diceva: ora dentro c'è il sole. E se qualcuno non ci credeva, lei apriva e mostrava il dentro, dicendo: guarda.
E infatti dentro non c'era buio, c'era sole.
Insomma, venendo avanti in acqua bassa Pamela ormai si stava avvicinando a quei due grandi che correvano chinati in modo buffo, con le facce ficcate dentro il mare e facendo le schiume.
- Cos'è che fate? - chiese incuriosita.
Ma i due non la sentirono nemmeno. Valentino inseguiva imbestialito la mormorina Guish, rimestando nel mare col suo coppo come un orco in un brodo di fanciulli. Ma Guish era imprendibile: sfrecciava dritto come un cavo per due metri, inseguito dalla retina che correva a bocca aperta in una scia di bollicine; poi sterzava di colpo a destra, poi a sinistra, e poi di nuovo dritto ma all'indietro, passando tra i piedi furiosi del suo cacciatore.
Il fatto è che si divertiva un mondo, anzi un mare, come diceva lui. Sapeva che era rischioso, che se tardava una curva o voltava dal lato sbagliato, si sarebbe trovato la rete da tutte le parti: e allora quel tipo avrebbe tirato su di colpo, e buonanotte al polpo! Ma a scappare dalle mani o dai secchielli non c'era gusto neanche la metà: troppo facile, era capace anche quel ciccio di medusa, una mormora poteva fare ben di più. Per cui via: chiappa la coda, cacciatore!
Quanto a Perle, se la prendeva con più calma. Quella bambina che la inseguiva col secchiello non si impegnava per nulla, era evidente: ogni tanto si fermava, tirava su una bella secchiata, e poi si vedevano tuffi di perle e di schiume sfrangiare lo specchio di sopra, perché se la rovesciava a doccia in testa.
Così, nuotando senza forzare a destra e a manca, Perle vide due gambette traballanti che uscivano da uno slip giallo mezzo sceso. Ogni tanto bucava da sopra una manina, che agitava nel mare un bamboccetto. Poi spariva e tornava giù con un cubetto di plastica verde; e poi con uno strano recipiente blu, che pareva una retina ma più piccola.
Di sopra infatti Pamela stava facendo il bagno alle sue cose: teneva la scatola Mattia aperta sotto il braccio, e immergeva il bamboccio Leone, poi il lego Gessica, e poi il colino Flipper, per farli nuotare anche loro almeno un po'.
Fu così che quando tirò su il colino Flipper, Pamela ci trovò dentro un bel pescetto.
- Ciao, io sono Pamela, te chi sei? - chiese subito senza scomporsi.
- Io sono Perle.
- Sei un'acciuga?
- No, sono una mormorina. Tu sei un bimbo?
- No, sono una bambina. E questa è la mia scatola Mattia, dentro c'è il sole. Vuoi vederlo?
- Mi piacerebbe - rispose il pesce - ma ora devi rimettermi giù in acqua, perché qua sopra non riesco a respirare.
Ma proprio in quel momento Maria, che aveva perso di vista la sua preda e stava già cominciando ad annoiarsi, si avvicinò per vedere cosa faceva quella bimba. E vide, e si voltò subito, e gridò:
- Ehi, Valentino! Pamela ha preso una mormorina col colino delle bambole!
Valentino arrivò di corsa, guardò il colino con il pescetto dentro, poi guardò la sua retina gocciolante, e ci restò abbastanza male: "Ma come - pensava - io vengo qui con una retina super, inseguo quei pesci-razzo per mezz'ora, e questa mocciosa li prende col colino?"
- Mettilo qui! - disse brusco, indicando la sua retina.
- No, mettilo qui - disse Maria, porgendo il suo secchiello.
- Si dice 'mettila' semmai, prima di tutto! - disse Pamela con la voce da battaglia - Perché questa è una mormora femmina, e si chiama Perle! E poi adesso deve anche respirare, quindi la metto nel mare, e tu vai via!
I due grandi le parlarono con calma, perché se quella mocciosa piangeva arrivavano mamme, e buonanotte al polpo. E alla fine vennero a questo compromesso: l'avrebbero messa nella scatola Mattia, con dentro un poco di mare per farla respirare. E poi avrebbero chiuso col coperchio.
- Così dentro c'è il sole, c'è il mare, ci son giocattoli per giocare, sei contenta? - chiese Pamela a Perle.
- Neanche un po'. Se non mi metti giù questi due tipi mi faranno passare dei guai, ci puoi giurare.
Ma mentre sopra dicevano questo, sotto arrivava Guish, il pesce fratello. Si era girato intorno per un po', non aveva più visto la retina, e aveva detto: - Ma come, quel bambino si è già arreso? Bel polpo di cacciatore! E ora che faccio? E Perle? Sarà tornata in alto mare?
Così prende a ronzare un poco intorno, nel gran chiaro del giorno subacqueo, finché vede sei gambe tutte insieme.
- Sei bambini! Anzi, tre... - si corregge, ricordandosi del suo maestro Grongo e delle divisioni. - Benissimo, andiamo a vedere.
Dovete sapere che le mormorine son curiose. Se l'acqua è calda, come d'agosto è quasi sempre, si spingono in acqua bassa volentieri. Non si fidano di quello che si muove, ma se uno sta fermo per un poco si avvicinano per vedere cosa sia. E sarà per curiosità, o per dispetto, o per vedere se è qualcosa da mangiare, con le bocche mordicchiano la gamba. Non si sente proprio un morso vero: solo una specie di scossettina, un fastidietto velocissimo: zac-zac!
Così Guish si avvicina a quella gambe, vede che stanno ferme, stanno ferme... fa un paio di giri intorno, e poi: zac-zac!
- Ahi! - strilla spaventato Valentino, e tira su il piede di colpo, e perde l'equilibrio, e con la rete colpisce la scatola Mattia, e la rovescia, sparpagliando sul mare profumato tutto ciò che c'era dentro: il bamboccio Leone, il lego Gessica, il colino Flipper, la mormorina Perle, e circa un chilo di luce di sole.
Ma mentre i tre giocattoli stanno lì a galleggiare come tappi, Perle prende la guizza e via di freccia! Di freccia e lampo, col fratellino dietro, ridendo verso l'alto mare aperto, verso la mamma mormora ed il branco, che pascolava lento con un cielo di mare celeste altissimo sopra.
- Eccovi, allora. Ma dove siete stati? - chiede la mamma mormora, sfiorandoli col naso.
- A giocare tra piedi in acqua bassa - rispondono i due fratelli.
Due leghe verso costa, in acqua bassa, in quel momento suonava una sirena: era Pamela che piangeva desolata, guardando le sue cose galleggiare nella sciagura triste tutto intorno. Poi si sentì una puzza di abbronzante, e subito dopo arrivarono due mamme, chiedendo cosa c'è e chi è stato. E Valentino dovette rassegnarsi ad usare la sua rete micidiale come attrezzo di recupero balocchi.
Ma dopo un poco prese gusto al gioco, e corse all'ombrellone a racattare formine e pupazzetti da lanciare nel mare e ripescare, dicendo che erano pesci e anche feroci. Maria intanto era tornata a riva e si era stesa su un asciugamano, sbirciando il sole tra le ciglia imperlate di gocce dell'occhio sinistro, mentre copriva il destro con la mano: e da quel sole stretto cadevano sulla testa, ad ogni strizzo, spruzzi di miele e cascate di topazio.
Pamela invece si era seduta all'ombra, e chiudeva gli occhiali scuri della mamma nella scatola Mattia: perché il sole cagnone lì dentro - diceva - abbaiava al bamboccio Leone. "Abbagliava!", - corresse la mamma.
E fu così che anche quel giorno venne tardi, ora di pranzo, e la spiaggia si vuotò. Cambiò anche il vento, come sempre dopo l'una. Entrò il maestrale: che si chiamava Giò.


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2 . IL VENTO SCIOCCO Un giorno, in una spiaggia in pieno agosto, una bambina di nome Pamela si arrabbiò, e dette ceffoni al vento.
- Non è Giò - aveva detto Pamela quel giorno, arrivata alla spiaggia. Era una piccola di cinque anni, le piaceva dare i nomi ad ogni cosa, e Giò ad esempio era il nome del maestrale. Maria e Valentino allora, che erano due grandi di dieci anni, fecero subito la prova del vento: lasciare colare la sabbia pian piano dal pugno, per vedere dove va. Ed eccola infatti che volava via di lato, verso terra non verso il mare.
- è scirocco, non è maestrale - sentenzia Valentino.
- Quello sciocco! - aggiunge Maria.
- L'avevo detto che non era Giò - conclude Pamela, guardandosi intorno adirata.
Il vento scirocco è uno sciocco, c'è poco da fare. Caldo e sudato, cocciuto e fastidioso, briccone e ficcanaso, una sciagura. Solleva la sabbia radente a livello di sdraio, e si sentono questi granelli, bic bic bic, che beccano le braccia, le guance, il collo, dappertutto. E allora le mamme sedute prima si conciano in modo ridicolo con foulard e parei e pagliette, poi si lagnano e parlano del vento l'una con l'altra per mezza mattinata, e infine si stufano e vogliono andar via.
E allora comincia la solfa:
- Sono solo le undici e mezza! - gridano tutti i bambini.
- Un altro po'!
- Altri due tiri solo!
- Ultimissimo tuffo!
E via discussioni, contrattazioni, pianti, ma c'è poco da discutere: quel vento - aveva letto da qualche parte Valentino - faceva venire i nervi alle donne ed ai gatti, e tutt'e due diventavano maneschi, per cui era meglio non fare troppe storie.
L'unico vero guaio di quello scirocco, per i bambini in fondo stava lì, che bisognava andar via a mezza mattina: per tutto il resto a loro, che correvano in continuazione dentro e fuori dal mare schiumoso, non dava grande fastidio.
Ma quel giorno, invece, a Pamela un bel po' di fastidio lo dette, ed ecco come.
Pamela se ne stava lì seduta, non all'ombra ma vicino all'ombrellone, col secchiello posato sulla sabbia pieno di mare, e accanto a quello la sua scatola di latta. Era una scatola rotonda di biscotti, e dentro aveva: un pezzo di lego verde chiamato Gessica, un colino da bambole blu chiamato Flipper, e un bamboccio di plastica rosa di nome Leone.
Pamela stava lavando queste cose nel secchiello pieno di mare trasparente, e lavate le metteva ad una ad una sul setaccio rovesciato a gocciolare. Lava Leone, il piccolino prediletto, e lo mette lì in piedi accanto al bordo.
Ora: Leone non sta in piedi tanto bene, per essere sinceri, un po' vacilla. Quando dunque arriva un colpo di scirocco, c'è poco da fare: plop, Leone di nuovo giù nella sabbia, e bello impanato.
Pamela, paziente, raccoglie, lava, sciacqua, scrolla per bene, e lo rimette su.
- Foff! - fa lo scirocco sciocco, e Leone di nuovo giù impanato.
- Uffa! - dice Pamela, ma riparte: raccoglie, lava, scrolla, e via sul setaccio.
- Vuff! - dice il vento, e lo risbatte giù.
- Uffa, sciocco vento, allora toh! - grida Pamela furiosa, e con le mani sgancia due sventole a caso a mezz'aria.
- Mancato! - dice Maria sollevandosi sul gomito.
Maria se ne stava tantissimo tempo, dopo il bagno, sdraiata sul suo asciugamano, a sbirciare il sole tra le ciglia imperlate di gocce, coprendosi un occhio. Cosa ci sia da guardare tanto, non si sa. Fatto sta che appunto si alza, e dice:
- Mancato!
- E tu come lo sai che l'ho mancato? - ribatte Pamela, adirata.
- Beh, l'ho visto. Stavo guardando quando hai dato quegli schiaffi, ma lui era già lontano.
- L'hai visto con l'occhio magico?
- Sicuro.
Pamela conosceva Maria e i suoi poteri. Sapeva che guardando con l'occhio sinistro, coprendosi il destro, poteva vedere le cose invisibili: come i fantasmi e le creature immaginarie, o le lucertole nascoste nelle tane, o il vento che passa.
- Sicuro, e se vuoi ti aiuto - disse dunque Maria.
- A far cosa mi aiuti?
- Glie li vuoi dare o no quei due ceffoni?
- Quattro glie ne do, se lo becco! - gridò Pamela ricordandosi la rabbia.
- Allora stai pronta: io lo guardo e ti dico quando arriva. Però arriva da molto lontano, ci metterà un po'...
Pamela allora si mise ad aspettare, con la mano preparata aperta a sberla e l'aria decisa negli occhi. E Maria si mise a fissare l'orizzonte, con la mano chiusa a foglia sull'occhio destro, e l'occhio sinistro aperto a guardare invisibili cose: e narrava così.
- è lontanissimo, laggiù, di là dal mare!
Non si chiama scirocco, ha un altro nome!
Sta attraversando le pianure dell'Iran, e si chiama Shamàl.
Corre, corre, sta inseguendo dieci cani, poveracci, per le vie di un paesino fumoso di polvere rossa. Ma perché hanno paura del vento, quei cani? Forse perché ulula tanto, e così sembra un lupo: un lupo persiano terribile, che li insegue ululando e cantando. Loro scappano con le lingue disperate, e non si accorgono che quel vento lupesco li ha già superati, e correndo è passato in Arabia.
Dove adesso si chiama Samièl.
Che bel nome, sembra un nome di angelo e invece vuol dire veleno. Infatti qui non corre ululando come un lupo, qui striscia sibilando come un serpe velenoso. Si infila in una casa, fa corrente, e spinge lontano di un pochino appena due ciabatte di paglia colorata. E una nonna piccolissima d'Arabia, che voleva alzarsi dal letto, guarda con le gambette penzoloni le sue ciabatte una di qua e una di là, e le viene da piangere.
Lui però è già arrivato in Egitto, dove si chiama Khamsin, ed è un vento avvoltoio.
Un avvoltoio brigante sporcaccione, che sbatte due grandi ali ventose facendo puzza di spazzatura tutto intorno. Eccolo lì che si butta in picchiata gridando parolacce su una piazza arrostita dal sole, dove uno spazzino ha appena fatto con la scopa un grande mucchio di cartacce, foglie e cicche. Ma piomba giù l'avvoltoio: due sventagliate d'ali, e lo spazzino è lì che guarda derelitto la sua fatica dispersa tutto intorno, e scuote il pugno verso il vento, verso est.
Ma lui è già scappato ad ovest ed è già in Libia, dove si chiama Ghibli e passa di corsa il deserto, caricandosi di secco e di calore. Poi gira a nord e punta in Tunisia, dove si chiama Chili, e dopo tantissimi danni e dispetti alla gente, finalmente si butta sul mare.
Sul mare correndo e volando ha un nome muto, col quale lo chiamano i pesci, che noi non sentiamo parlare.
Qui continua le sue bricconate: giù in basso solleva le onde, facendole inzuccare una con l'altra; più in alto disperde i branchi di pesci volanti, dividendo le madri dai figli; più in alto ancora prende a spinte i gabbiani stanchissimi; e lassù in cielo, infine, rompe e straccia i lavori luminosi delle nuvole chiamate castellane.
Insomma, tanto corre fischiando sul mare che arriva alla spiaggia. E qui vola verso di noi, però è lontano: e intanto approfitta che è in viaggio per fare altri danni.
Guarda laggiù: capovolge con la gamba per aria ben dieci ombrelloni, e sei li rivolta storcendo le stecche al contrario; soffia via dalla testa il cappello a tredici mamme, otto corrono e lo acchiappano in tempo, cinque vanno a pescarlo nel mare; combatte col giornale di sei babbi; disperde un intero sciame di angeli moscerini; si ficca in dieci giochi di pallone, di racchette, di frisby; abbatte tre aquiloni - si avvicina - capovolge il canotto a Valentino - è quasi qui - fa cadere gli occhiali a mia mamma - eccolo - mi sta piegando l'asciugamano addosso, sta per buttare giù Leone - vai Pamela!
- Tieni! Tieni! Toh! Sciocco d'un sciocco scirocco! Prendi! Tieni!
Il vento cadde di colpo, per tutta la spiaggia. La gente si guardò intorno sbalordita chiedendosi che mai fosse successo. E che cosa vedeva la gente? Vedeva una bimba che dava le sberle a nessuno.
- Per i cagnetti, questo! Per la vecchina, questo! Per lo spazzino, questo!
E cosa vedevano invece Pamela e Maria? Vedevano la faccia sciocca del vento scirocco che beccava le sberle, troppo stupito per togliersi di lì.
Beh, non ci crederete: era un bambino!
Era una faccia da bambino! Giuro! Un po' ventosa, un po' trasparente, come sfuocata e tremante nei contorni, ma una faccia da bambino di sicuro: di dodici anni al massimo, antipatico, con i capelli tutti indietro, con il gel, un sciocco vento bambino turbolento.
Quando alla fine lo scirocco si riprese dallo shock, per prima cosa si tirò via di lì; poi cominciò a urlare parolacce e minacce ventose, facendo tutta una scena di colpi e di pugni cinesi, ma tenendosi a debita distanza dalle mani pesanti di quelle due bimbe, che a quanto pare riuscivano a vederlo. E infine partì di gran corsa furiosa, per sfogarsi sugli altri umani della spiaggia, che non lo vedevano affatto.
Però lo sentirono, eccome! Dispetti, scherzacci, molestie, punture, spintoni... Insomma finì come sempre: le mamme sedute resistettero fino alle undici, poi per mezz'ora chiamarono sgridarono e raccolsero, e alle undici e mezza la spiaggia era già vuota.
Anche Pamela e Maria se ne andarono via, ma contente, raccontandosi a vicenda la scena, facendo le mosse delle belle sberle, promettendosi eterno segreto.
Lo scirocco, bambino sciocco, restò solo. Per un po' si sfogò sugli ombrelloni, legati stretti come salami mingherlini. Ma siccome non riusciva a rovesciarli, si fermò, si sedette per terra, e lì si toccava le guance con aria perplessa, guardando il vialetto dove erano sparite quelle due.
Poi si alzò, spiccò il volo, scomparve, e nessuno lo vide più per venti giorni.
Furono giorni stupendi di bonaccia, di giochi luminosi, di bagni che duravano dalle undici alle tre.
E le vecchie degli ombrelloni, esperte di stagioni, quella volta non sapevano il perché.
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E questi sono i primi due racconti di cinque che il libro contiene. Non a torto, i miei editori mi impongono di fermarmi qui. E di ripetere, dato il loro e il mio mestiere, che il libro è in vendita nelle librerie d'Italia. Oppure...

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Questa pagina è stata creata il 28 settembre 1997, e aggiornata il 18 ottobre 2011


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