Ecco tre delle cento e cento lettere che negli anni ho scritto a chi mi chiedeva se poteva spedirmi le sue opere "per un giudizio", o mi chiedeva consigli e indicazioni sulla via da seguire "per diventare uno scrittore", per bambini o meno. A furia di scriverle, naturalmente, finivo per ricavarne brani copia&incolla, parti standard in cui cambiavo, aggiungevo o sostituivo qualcosa: il computer ci sono per questo, per sollevarci dai compiti inutilmente ripetitivi. Qui inserisco tre di queste lettere, fra tante altre, con tagli e intonazioni diverse. Gli aspiranti scrittori che sono giunti in questa pagina scelgano quella il cui titolo li attrae di più, o le leggano tutte e tre.
PUÒ LEGGERE I MIEI MANOSCRITTI?
No, non posso. Non posso più.
La prima difesa dall'onta dell'ignavia e dell'ingratitudine è questa: ci sono scrittori che sanno leggere le opere degli aspiranti scrittori, e scrittori che non sanno. L'ho appena sentito dire, con conforto, da Roberto Piumini al Festival di Mantova 2011: uno scrittore è spesso il peggior giudice delle opere degli aspiranti; sempre proietterà, anche senza volerlo, il proprio stile, la propria visione del mondo e del testo, e se quella dell'aspirante scrittore non coincide con la sua, tenderà a giudicare debole, inadeguato, invalido il testo che gli si sottopone. Mentre invece è solo diverso dai suoi!
Non dimenticate che il valoroso Elio Vittorini ha bollato come "prolisso" in alcune parti, e "schematico", "affrettato" in altre "Il gattopardo" di Tomasi di Lampedusa, rifiutandone la pubblicazione per Einaudi (ecco la lettera).
La seconda difesa è meno professionale e più personale. Semplicemente: non ho il tempo.
"Tempo bastante!...", diceva Roy, il super-replicante di "Blade runner". Infatti: i viaggi per gli incontri, la scrittura dei libri e delle altre cose di cui - se mi scrivete da lì – dovete pur aver letto nel mio sito, il tempo che è sacro agli affetti: questi compiti occupano le mie giornate, che come le vostre sono brevi e fugaci. E le ore libere, talvolta i pochi momenti prima del sonno, preferisco dedicarli alla lettura di poeti e narratori più grandi e più antichi di me: che non chiedono ma danno. Si tratta proprio di metabolismo nutritivo, di equilibrio del Senso Input/Output: anche io ho bisogno di avere.
Una considerazione attenua però il rimorso nel presentarvi questo che, benché motivato, resta un diniego: mentre io non riesco a leggere le opere degli aspiranti scrittori, per i due ordini di ragioni di cui sopra, ci sono persone che di mestiere dedicano il loro tempo a quel compito: gli editori.
Il consiglio più vero che ho da darvi è anche il più semplice e scontato. Fare ciò che un aspirante scrittore fa da sempre: spedire i manoscritti agli editori.
Compito e mestiere di un editore è proprio quello di leggere i manoscritti e se valgono pubblicarli.
E non ha sue gelose e furiose visioni del mondo e del testo da proiettare su quello che legge: aspetta che quello che legge proietti la sua forza e la sua luce, se ne ha, su di lui.
Spedire i manoscritti a un editore è un'impresa antica e illustre. Attendere con trepidazione, non scoraggiarsi davanti al primo, al secondo e al settimo "no" è avventura che mette alla prova la determinazione, una volta si diceva la "necessità" di uno scrittore.
Detta in modo semplice e santo: scrivere vi è necessario? Allora andrete avanti. Troverete la via.
La mia amica Bianca Pitzorno, ed è un esempio fra mille, si è vista rifiutare da sette case editrici il manoscritto di "Extraterrestre alla pari", che poi, una volta pubblicato, ha visto numerose edizioni.
Gli editori sono i vostri interlocutori. Io sono uno che scrive come voi, uno che vi sta a fianco, un compagno di squadra: voi dovete fronteggiare quelli dell'altra squadra...
I loro indirizzi eccoli qui su Liberweb
IL MONDO EDITORIALE È BLINDATO. COME ENTRARCI?
Il nostro mondo, quello dei libri per ragazzi, è chiuso?
Sì, forse è vero. Anche a me pareva chiuso, prima che si aprisse.
Come ogni porta, se la fissi standoci davanti indispettito prima di aprirla, ti sembra decisamente, odiosamente chiusa.
Gli editori, mi hanno detto, i manoscritti li leggono. Devono farlo, perché hanno bisogno di pubblicare, di rovesciare libri sul mercato. E questo forse è un buon momento per gli "esordienti".
Gli editori italiani, fedeli al modello dello "sviluppo illimitato" del nostro occidente, ogni anno, due o tre volte all'anno, invadono i librai e i loro lettori con una valanga di "novità" che è il triplo di quella di altri paesi (in rapporto ai lettori).
Si sente l'accento un po' acido e ostile dell'anziano scrittore "affermato" che guarda col cipiglio l'assalto dei giovani? Bene, cipiglio o non cipiglio (me secondo me ci piglio) così è. Una "novità" che arriva in libreria, mi dicono, ha pochi giorni di ripiano (posizionata in orizzontale, con la copertina visibile), e poi poche settimane di scaffale (in verticale, di costa), per dimostrare se piace o no, se vende o no. Dopodiché, dato che il problema vero per lo "sviluppo illimitato" è lo "stoccaggio limitato", il prezioso e carente spazio in magazzino, non voglio dire che va subito al macero, ma parte con le "rese" dei librai per tornarsene a casa, dall'editore. E se i librai l'anno dopo non riordinano, ecco che si incammina tristemente al macinatoio.
Però l'autore "ha pubblicato"!
Ufff... Basta, sto facendo abbastanza il vecchio Guru Iettatore.
Ma tu buttati dietro le spalle tutte queste indicazioni e profezie, cercati nella tasca destra la necessità, nella sinistra la pazienza, fammi una pernacchia, sputa tre volte dietro le spalla destra e cammina avanti.
BRANCOLO NEL BUIO. COME DEVO MUOVERMI?
Consigli su come muoverti? Perché brancoli nel buio? Senza nessuno che ti dica dove andare?
Be', ho da poco compiuto sessant'anni, mi daranno presto il certificato per cominciare a fare i miei rincoglioniti discorsi zen. Ma io mi sto mettendo avanti e comincio già a farli. Allora, il mio consiglio da Guru è: continua a brancolare.
In realtà, cioè a parte l'ironia, forse l'unico consiglio utile e vero è proprio quello.
Bisogna vedere quanta benzina hai, quanta speranza e quanta pazienza, quanti anni di autonomia di brancolamento hai, se bastano.
Sai quei film, quelle storie, in cui la passione, l'ostinazione, il coraggio dell'eroe finiscono appena un metro prima dell'uscita del labirinto? Zoom ad allargare e in alto, lo spettatore vede che era quasi arrivato: lui no.
No, tu non puoi vederlo, quanto manca ancora all'uscita, è nelle regole del gioco. Puoi solo sperare che manchi... non poco, ma appena un po' di più, appena un passo, un palmo, un pelo di più della fine della tua forza, della tua pazienza, della tua speranza.
La parola "pazienza" e la parola "passione" hanno la stessa radice: "patior", sopportare.
Pazienza è passione nel tempo.
E in quale tempo, in quale via e direzione?
("And so... wich way do we go?" - dice Laurie Anderson…)
Non so quale sia la via. So quale è stata quella che io ho percorso. È scritta nello sconfinato e labirintico sito da cui mi hai mandato il tuo breve messaggio. Ci vuole molta pazienza per riuscire ad apprendere un'arte, una maestria, e molta altra per vedersela riconosciuta.
Moltissima pazienza occorrerebbe a te per leggere per quali vie io ho raggiunto questi due obiettivi (e ora cavoli miei lanciare avanti il cuore nel seguito): cioè leggerti tutto il mio sito da cima a fondo. Ed è molto meglio che tu adoperi la tua pazienza in altri modi, perché quello non ti servirà a una beata pigna. Quella è la via che mi son trovato a percorrere io, è solo una: ce ne sono mille altre.
In che altri modi, dunque, devi adoperare la tua pazienza?
Risposta zen: continuando a brancolare al buio finché non vedi una lucina nel bosco.
Risposta pratica: continuando a scrivere e mandando i tuoi manoscritti agli editori.