Bruno Tognolini
MI HANNO ACCOLTO NELLA LORO CASA
Scorci dai carteggi coi lettori


Nei decenni ho ricevuto migliaia di lettere, accolte nei diversi Libri degli Ospiti e PUBBLICATE SU QUESTO SITO.
A disposizione di chiunque voglia lanciare uno sguardo dall'alto su quella vasta intricata foresta che è il rapporto di corrispondenza e conversazione fra uno scrittore e il popolo dei suoi lettori.
Tolti i messaggi di lavoro, le chiamate agli incontri di scuole e altre istituzioni, la maggior parte sono lettere "personali".
Molte delle quali, con diversi toni e accenti, dicono un'unica cosa.
Una cosa che al tempo stesso mi inorgoglisce, mi commuove e mi spaventa.
Non posso né voglio riandare a setacciare nei molti anni passati: ne sceglierò solo alcune fra le ultime arrivate, quelle che più a fondo mi hanno colpito e commosso, ad esempio e campione di tutte.



  • 1. Mamma la vita
  • 2. Alleviare i segreti che pesano
  • 3. Cresciuti bene nel Fantabosco




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    Mamma la vita

    Un messaggio apparso il 12 dicembre 2012 sul Libro degli Ospiti.
    Data: 12/9/2012, 7:45 pm, GMT +1
    Nome: elena
    Numero: 1.207


    poche settimane fa ho letto la sua Filastrocca delle buone ragioni;
    cercavo le parole giuste, qualcosa che la potesse colpire, qualcosa
    di originale per ringraziarla, ma era insensato e ho scelto la sincerità,
    ho scelto di essere me stessa: una ragazza di vent'anni che ha trovato
    in quella poesia qualcosa che cercava da mesi.
    Da quando à morto mio padre.
    Ho trovato un po' di serenità. È una filastrocca che apre il cuore,
    che risuona dentro, nelle tue giornate, nel tuo dolore.
    Cercavo qualcosa che potesse guarirmi, e non ho trovato la sua poesia,
    ma quello che la sua poesia indica. Ho ritrovato mamma la vita.
    Perciò anche se, come scrive, è stato molto difficile scriverla per lei,
    sappia che ha fatto un grande regalo a noi bambini un po' abbandonati.
    (...)

    Le ho risposto così.
    Elena, sai, mi stanno accadendo queste cose, lettere di gratitudine, di sconosciuti.
    Nessuna profonda e ardente come la tua, ma altre diverse, che dicono però la stessa cosa.
    E mi verrebbe da guardarmi indietro, chiedermi: ma parlano a me? E quando vedo che parlano a me, spaventarmi un po'.
    Aiuto, cosa succede? Le mie parole stanno arrivando al cuore degli altri: avrò mano pulita, mano delicata, abile e esatta per non fare del male?
    Mi hanno fatto entrare nella loro casa: ne sarò degno?
    O sono solo cose scritte bene?
    Scusami, ma è la tua sincerità che è contagiosa. Mi hai parlato senza intenzione né strategia, devo ringraziarti facendo a mia volta così.
    Sì, mi spavento un po', mi intimorisco. Potrò sopportare questo? Di toccare il cuore altrui?
    Può qualcuno, chiunque, toccare il cuore degli altri con mano pulita?
    Poi mi ricordo che altri, migliaia di altri, prima di me hanno scritto e cantato, e che le loro parole e canti mi hanno toccato. Come si tocca una persona sulla spalla, con semplicità, e poi si indica la via: "di lì". Mi hanno toccato e io ho accolto il loro tocco.
    E allora forse... io devo solo fare il mio dovere: portare più avanti di un tratto l'acqua che è stata portata fin qui.
    Water bearer, è solo un pezzo di ruscello, non mi devo spaventare: tutto andrà bene.
    Intanto metto in tasca la buona novella che mi hai voluto dare: che ora va bene, un po' meglio per te, grazie anche a quella poesia.
    Questa è una buona cosa, concreta: una piccola mela. Mi rimetto in cammino più tranquillo, sostenendo il tuo sguardo.


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    Alleviare i segreti che pesano

    Un messaggio apparso il 6 giugno 2015 sul Libro degli Ospiti.
    Data: 6/6/2015, 3:43 pm, GMT +2
    Nome: Daniela Danovaro
    Web: http://www.danieladanovaro.it
    Numero: 1.565


    Leggo spesso le tue poesie e filastrocche ai miei piccoli pazienti (sono terapeuta dei bambini), un po' per mia delizia, un po' perchè penso che la bellezza curi le ferite dell'anima. Una decina di giorni fa ho osato la "Filastrocca dei segreti che pesano" con un dodicenne con una storia difficile alle spalle. E nell'ultimo incontro ha "aperto la sua finestra a questo sole e la sua bocca alle parole"... Grazie!

    Le ho risposto: La gioia e l'orgoglio, Daniela, che le mie Rime siano state fra le tue mani Rimedio, che figurino in quella tua stanza di dolori e consolazioni come una Buona Medicina.
    L'onore e il privilegio di essere entrato con le mie parole nell'anima ferita, nella vita, nei giorni di questo ragazzino di cui non conosco gli occhi, la pettinatura, i vestiti che ha scelto oggi: eppure gli son stato d'aiuto.
    La vertigine un po' spaesante ma buona di una paternità grande, non so quanto ma di certo più di me.
    Ti sono grato per questi doni; perché metti a lavorare le mie rime ragazzine, e sai renderle utili a qualcuno; e perché mi scrivi per dirmi che sono state lì da te e che si sono comportate bene. Grazie a te di tutto questo.
    Buon lavoro.


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    Cresciuti bene nel Fantabosco

    Un messaggio apparso il 5 gennaio 2014 sul Libro degli Ospiti.
    Uno dei tantissimi dei nostri ragazzi "cresciuti bene nel Fantabosco".


    Data: 5/1/2014, 6:13 pm, GMT +1
    Nome: Vittoria
    Numero: 1.391


    Carissimo Bruno,
    sono una ragazza di Napoli, mi chiamo Vittoria e ho sedici anni. Ci credi se ti dico che mi batte il cuore ora che ti sto scrivendo?
    Be', devi crederci, e il perché è presto detto: dire che sono cresciuta con la Melevisione è poco, troppo poco. E non rende minimamente l'idea dell'affetto che ho provato e provo tuttora (nonostante la mia presunta età "obsoleta") per questo programma, con tutte le sue canzoni, storie e soprattutto filastrocche che, in massima parte, sono state partorite dalla tua mente e dalla tua penna geniali, oserei dire "fantapignose"!
    Visto che mi manca solo l'ultima versione di greco da tradurre prima del rientro a scuola martedì (sigh), girovagando in Internet mi sono imbattuta nel tuo sito, che avevo già visitato in passato, ma mai con tanta attenzione come ora: questo è un momento particolare della mia vita, un periodo in cui mi sembra di non avere più risposte e appigli saldi a cui aggrapparmi. L'unico elemento che riesce a darmi forza (e ti prego di crederci) sono le tue filastrocche, e non so se sia così per quella sorta di filo invisibile che continua a tenermi irrimediabilmente legata al Fantabosco o perché "aiuto, sto cambiando, sto diventando acqua, come faccio?". Molto probabilmente per tutte e due le cose...
    Insomma, Bruno, il messaggio che ti lascio è un semplice ringraziamento, un saluto dal più profondo del mio cuore che dedico a te e alla tua capacità di giocare con le parole: le rimodelli, le mischi, le separi, ne crei di nuove e poi, da sedici anni ormai, con un soffio caldo di risate, lacrime e fiabe, le hai sempre incise a fuoco nella mia anima.
    Sono stata indecisa fino all'ultimo se scriverti o meno perché avevo paura che le mie parole potessero risultarti monotone, già sentite dai tuoi tanti ammiratori o, peggio, vuote. Ma dopo aver letto la tua lettera di commiato alla Melevisione mi sono commossa e decisa: tu stesso mi hai insegnato che parole che vengono dal cuore non possono essere altro che vere e grondanti di sentimento...
    Quindi eccomi qua... Voglio che tu sappia che, dopo 15 anni di attesa per un sogno che credevo irrealizzabile, l'anno scorso sono riuscita a incontrare Lorenzo, Riccardo, Zahira nella mia città. E poi a Maggio scorso ero in sesta fila al Brancaccio di Roma in occasione dei 15 anni di Melevisione (non potevo mancare, io e la Melevisione abbiamo la stessa età!): questi incontri sono stati ancora più magici perché, parlando con i personaggi che già da tempo ho smesso di considerare solo come creature fiabesche, mi sono resa conto che sono cresciuta meglio e che grazie al destino ho avuto la possibilità di condividere con loro la mia vita e di metterli al corrente che, yu-huu, tra quei bambini che son cresciuti meglio ci sono anch'io.
    E' commovente pensare che quando avevo quattro anni guardavo ammirata Tonio raccontare di Lupo Lucio travestito da Minotauro e che dieci anni dopo, al ginnasio, ho tradotto decine di versioni sul Minotauro! Certo, ora con Socrate e Platone mi scervello un po' di più, ma mi piace farlo (...)

    E in un messaggio successivo (Vittoria aveva ecceduto le 3000 battute):
    Mi sono appena accorta che postando il messaggio si sono cancellate delle parole! Insomma, avevo concluso inviandoti la mia canzone preferita, "Motivos", sperando che ascoltandola tu possa sentirmi vicina. Con l'augurio di un futuro radioso, questa ragazzina sedicenne ti abbraccia forte e ti sarà sempre grata per averle regalato queste rime...
    Ciao Bruno,
    Vittoria

    Ed ecco la mia risposta.
    So come risponderti, Vittoria
    Dopo un primo momento in cui, sopraffatto da tanta grazia, mi chiedevo: e ora che le dico?, be': so cosa dirti.

    Incanto
    Quello che provo quando m'accorgo d'essere entrato in tante camere, tanti soggiorni con TV e divano, in tanti pomeriggi, nei febbrai di freddo, maggi di sole, raffreddore, gioia di amici accanto, pena di un litigio col papà, compiti di scuola che attendono, Natale vicino o lontano: insomma, nelle vite assorte e segrete di tanti Piccoli Altri in tutta Italia. Essere stato lì, seduto con te, in quella luce irripetibile, quei giorni. Con te, e centinaia di migliaia d'altri come te, ma non per questo meno pienamente e solamente con te. Esser presente mentre un bambino guarda un'immagine, segue una storia e forma un pensiero, e quel pensiero lo forma. Essere testimone, e al tempo stesso anche un po' autore, di ciò che sta accadendo. Questo – uscire dalla propria angusta vita, stanza, famiglia, cerchia d'amici, lavoro, routine dei giorni, ed entrare per un breve istante nelle vite degli altri – questo è per un uomo un privilegio inaudito, un onore inatteso. E soprattutto, per me: un incanto.

    Incoraggiamento
    È un incoraggiamento. Chi incoraggia gli Incoraggiatori, mi sono chiesto, quando inevitabilmente tocca a loro scoraggiarsi?
    Qui lo leggi scritto meglio: li incoraggiano gli Incoraggiati.
    E chi incoraggia un poeta che si spaventa quando si accorge ("... l'unico elemento che riesce a darmi forza sono le tue filastrocche...") di aver toccato il cuore degli altri? Qui, nella lettera precedente, la risposta.

    Orgoglio
    C'è però un'altra cosa che voglio dirti, che pare meno alata e ispirata di queste, ma non lo è per nulla.
    Qui svesto i panni di Gnomo Poeta e indosso quelli onorati del maestro: maestro artiere, s'intende, non altro, come il mastro di legna, mastro di muro, maestro di scuola. Mastro di madre lingua italiana, nel mio caso, che veste i suoi panni per dirti: Vittoria, TU SCRIVI BENE.
    Proprio bene per una sedicenne. E questo è un bene, vedrai come servirà.
    Si può essere orgogliosi di figli d'altri? Certamente: se li si è trattati come figli propri, narrando a loro solo cose che si sarebbero narrate ai figli propri, è la pura naturale conseguenza. Ecco: tu scrivi bene, adoperi con maestria il bello istrumento: e di questo, dopo averti molto negli anni parlato e narrato, per la parte che mi spetta, io sono orgoglioso.
    Brava, Vittoria: "mi dài soddisfazioni".


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    Sotto lo stesso titolo, quello dei "CRESCIUTI BENE NEL FANTABOSCO", potrebbero essere archiviate altre decine e forse centinaia di lettere, che sono arrivate e arrivano a me a agli altri "fiabeschi" della Melevisione, attori, autori e tutti.
    Ecco un esempio, sulla mia Pagina Facebook, di questa corrispondenza d'amorosi e fiabeschi sensi.
    Ed ecco invece un altro messaggio apparso il 5 luglio 2014 sul Libro degli Ospiti, che merita conservare.
    Ho risposto a Laura cose molto simili e - confessandoglielo - in gran parte copiate e incollate dalla risposta a Vittoria: perché quelle erano le cose da dire.


    Data: 5/7/2014, 2:38 pm, GMT +1
    Nome: Laura
    Numero: 1.460


    Giungere all'animo delle persone, fermarle per un istante a riflettere, distraendole dal ritmo frenetico della vita. "Per ogni impresa, ci vuol passione" insegna una canzone di Melevisione. è proprio con la passione che, unita alla semplicità e all'umiltà, Lei ha saputo incantare non solo i bambini, ma anche gli adulti, sfiorando i loro cuori con gesto dolce, ma sicuro. La magia delle rime fa affiorare la sensibilità delle persone che si lasciano guidare, accompagnare. Le poesie risuonano di musica e le canzoni riecheggiano di poesia: sono sinfonie che insegnano i valori della vita, infondono coraggio, narrano di amicizie e amori. Parole per i piccoli, ma che hanno ricordato a tanti grandi "quanto conta restare per sempre un po' bambini".
    Saper giocare con le parole, accostandole, unendole, separandole; saper esprimere in modo efficace concetti delicati; saper sempre affrontare nel modo migliore argomenti complessi. Sapere che non sono ammessi errori: ogni volta si ha una sola possibilità per suscitare un'emozione nelle persone. Se si usano parole vuote, se non si raggiunge l'obiettivo, si fallisce e ad ogni occasione perduta, corrisponde un insegnamento mancato. Non si tratta di un compito banale. Potrà sembrare semplice porre qualche verso in rima, soprattutto se si tratta di testi per bambini. Eppure le Sue poesie dimostrano il contrario, mancando di banalità, di leggerezza. Lei ha assunto il ruolo di guida e maestro per molti e porta avanti il compito con serietà e saggezza, insegnando il fiore ed il frutto, insegnando fino al profondo dei mari, insegnando il cielo, più su che si può, e talvolta, non ho dubbi, imparando da e con i propri allievi.
    Essere una di quelle persone che alimentano la lanterna d'oro, rendendo intramontabile la magia dei bambini, forse La renderà orgoglioso. Sapere che anche gli adulti ormai credono nello splendore di questa luce, forse La farà sentire fiero. O forse no? Già, perché forse Lei non è così nobile, Lei non è un altruista. Il vero generoso, può essere egoista: far stare bene gli altri, fa stare bene anche Lei.

    Grazie, da chi è cresciuto con queste rime, da chi ancora oggi se le ricorda, da chi ammira il Suo lavoro e ringrazia che esistano persone come Lei, che riescono a trovare la magia nelle parole e riescono a comunicarla, a condividerla.
    E questa magia arriva.

    La fiaba non ha fine...

    Laura
    Ed ecco ancora una delle nostre ex-bambine della Melevisione, Silvia, 18 anni, che mi scrive sul Libro degli Ospiti, e che riporto qui sulla qui sulla Pagina Facebook. Data: 5/26/2015, 5:46 pm, GMT +2
    Nome: Silvia Paterlini
    Numero: 1.563


    Buongiorno Giorno, buonsole Sole, e buona Pigna a Lei!
    Signor Tognolini, Buongiorno!
    Le chiedo scusa per il disturbo, ma dopo aver esitato tanto, non ho più resistito alla tentazione di scriverLe. È da almeno un anno, che sento il bisogno di farLe sapere quanto Lei, inconsapevolmente, abbia cambiato e migliorato la mia vita. E non solo la mia. Sono rimasta immobile per una buona mezz'ora, a fissare lo schermo, prima di cominciare a scrivere... dovevo trovare un inizio eccezionale. Un inizio che Le facesse spuntare un sorriso sulle labbra, nel leggere parole tanto magiche, potenti, e sopratutto, familiari. Ora, non so se sono riuscita nel mio intento, ma sicuramente avrà capito che chi Le sta scrivendo, è anche un po' "figlia" Sua.
    Mi chiamo Silvia, ho 18 anni, e Lei non può neanche immaginare come cuore e mani stiano tremando in questo momento, nell'istante in cui sto scrivendo al Sommo Gnomo Poeta, il Padre del programma che mi ha cresciuta. Per questo innanzitutto, desidero ringraziarLa. Perché se oggi sono quello che sono, è grazie a Melevisione. È grazie ad ogni splendido personaggio, da cui ho potuto imparare qualcosa (sia da chi è stato solo di "passaggio" dal Fantabosco, sia da chi è rimasto di più, sia da chi tutt'oggi continua ad abitare questo Regno di Fiaba), è grazie ad ogni meraviglioso attore, che con il proprio lavoro ha contribuito a rendere magico il programma, ma è soprattutto grazie a Lei, che per primo ha dato voce a tutta questa Vita. Melevisione è aria fresca per i pensieri, una medicina di magia e buon umore. Poche persone si rendono conto di quanto questo programma sia importante, quanto sia in grado di migliorare anima e cuore. Io, che ho potuto vivere Melevisione sin dalla sua nascita nel 1999 ad oggi, so benissimo quale effetto procuri. E a parole è impossibile da descrivere, ma è incredibile. Visito spesso il Suo sito, è pieno di materiale interessantissimo, lo adoro. Quando ho trovato la lettera di addio al Fantabosco che ha scritto a tutti i Suoi colleghi, nel momento in cui aveva deciso di lasciare il programma, l'ho letta ininterrottamente per tre volte di fila. E non le nego la grande commozione che ho provato, scorrendo tra quelle righe... potevo quasi percepire il rassegnato dispiacere di ogni attore, di ogni autore, e del regista. Le confido che... dopo quel 2011, dopo quell'ultima puntata "Di fiaba in fiaba vanno", Melevisione (almeno per me) non è più stata la stessa...

    E qui misura, modestia e amor di verità impone di tagliare. Tanto ciò che si doveva vedere s'è visto.



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    Questa pagina è stata creata il 10 dicembre 2012, e aggiornata il 7 giugno 2014


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