Bruno Tognolini, Luca Mercalli, Svjetlan Junakovic
CIELI
Segni, parole, scienza ed altro per un gioco ad arte

Ideato e curato da Maria Flora Giubilei e Simonetta Maione
Racconto di Bruno Tognolini
Illustrazioni di Svjetlan Junakovic
Esperto di Cieli Luca Mercalli

DVD. Voce narrante di Bruno Tognolini
a cura di Enrico Pierini

Edizione ARTEBAMBINI, Bazzano (BO) 2009, collana IL CANTIERE DELLE ARTI







Il libro può essere acquistato online presso




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  • STORIA DEL LIBRO
  • LA PRIMA PARTE DEL RACCONTO
  • La recensione di Walter Fochesato in ANDERSEN n. 262 - agosto/settembre 2009 (JPG 570 KB)




  • Storia del libro


    IL SOGNO DI UN'OPERA



    IL GENIO DI FRANKLIN


    Il Genio di Franklin
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    I CIELI



    IL PASTORELLO DI NUVOLE



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    La prima parte del racconto


    "Trappole! L’avevo detto io!"
    Shawaye raggiava letizia da tutti i pori. Era sceso per posarsi su quel comignolo in cui poco prima, durante il temporale, aveva visto imbucarsi e sparire un Serpente Scintilla di media grandezza. Ci si era posato sopra frullando le ali, s’era seduto a cavalcioni di una lancia di ferro che si levava dal fumaiolo verso il cielo, e ora esultava trionfante come se quel Serpente l’avesse catturato lui con le sue mani. Con una di quelle mani strinse forte una fune d’acciaio, che partiva dalla lancia e scendeva lungo il muro, e con l’altra fece un gesto irridente e imperioso alla bestia sparita là dentro.
    "Adesso stai lì!"
    Trappole: era quella la soluzione.
    Un umano ci era arrivato, finalmente: doveva volare subito a dirlo a suo nonno.
    Shawaye era un Pastore di Nuvole, alle sue prime armi ma bravo. Il nonno Shuyanti gli aveva insegnato bene: portava in giro nei cieli del mondo con pari destrezza le greggi leggere di Nuvole Pecorelle, le mandrie di bizzosi e pesanti Cirri Bisonti e i branchi lenti e rischiosi dei Nembi Mammuth. Il vecchio Shuyanti non si fidava ancora a lasciarlo da solo con i Nubisauri Sovrani, veri giganti del cielo tremendi e indomabili. Malgrado l’aiuto fidato di aquile e falchi, cani pastore dei pascoli del cielo, coi Nubisauri c’era poco da scherzare: solo il polso e la voce potente di un Pastore esperto poteva impedire a quei bestioni di gettare nella sciagura interi reami terrestri.
    Per decine e decine di volte, planando al largo di terribili tempeste, Shawaye aveva osservato il suo amato nonno alle prese coi Nubisauri infuriati. Il vecchio Shuyanti volava veloce e fluido fra zampe e cosce e colli giganti fatti di cupo vapore, cantando con voce d’argento così squillante e imperiosa da mettere i brividi perfino a lui, cui quella voce aveva cantato le ninnananne. Le aquile e i falchi facevano del loro meglio, roteando intorno ai bestioni che davano segno di volersi scagliare uno sull’altro, stridendo per spaventarli e distoglierli dalla loro ottusa carica. Ma spesso non c’era niente da fare: i madornali esseri del cielo si scontravano, corna contro corna, fianchi contro fauci, zampe contro zanne, e da quegli abbracci furiosi scrosciavano giù sulla terra i Serpenti Scintilla.
    Non che ci fosse alcun rischio per i Pastori, esseri fatti di vento che spinge le nubi, che assumono forme diverse a seconda della storia che li narra. Il rischio era tutto per gli uomini: i Serpenti Scintilla, che loro chiamavano Fulmini, si scagliavano sulla terra con foga e potenza immani, bruciando e schiantando case, alberi e cose, e spesso, troppo spesso corpi e vite.
    Shawaye fu il primo fra i Pastori di Nuvole che si impietosì.
    "Non possiamo farci niente?" – chiedeva al nonno.
    "Non spetta a noi, spetta a loro" – replicava serio Shuyanti.
    "Ma perché spetta a loro, nonno?"
    "Perché loro patiscono il danno, e loro se ne devono difendere. E poi perché loro son gli Uomini, le creature che cambiano il mondo, mentre noi siamo i Pastori di Nuvole, che conducono le nuvole nel cielo. Ad ognuno il suo compito"
    "Va bene, però… poverini!"







    ... il resto nel libro di carta.

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