 |
|
 |
|
 |
|
|
 |
| In questa "guida" vengono passate in rassegna tutte le specie e sottospecie di cipree che siano risultate suffragate dalle analisi genetiche e riportate nell'impianto sistematico di Meyer del 2003-2004, includendo però anche la descrizione delle forme, varietà e varianti geografiche che pur non avendo dimostrato una diversificazione o caratterizzazione genetica tale da giustificare una separazione tassonomica, risultino facilmente riconoscibili per le loro caratteristiche morfologiche. | |
| Generi Ipsa e Propustularia | |
Assieme al genere Nesiocypraea, i generi Ipsa e Propustularia (con antenati fossili risalenti rispettivamente almeno all’Oligocene e all’Eocene), costituiscono una “triade” (per la quale si ipotizza un antenato comune) che si è precocemente distaccata dal filone evolutivo comune agli altri generi della famiglia Cypraeidae, dando luogo ad un clade relativamente autonomo (anche se ancora non del tutto “risolto”).
Nel caso del genere Ipsa questa distanza genetica appare particolarmente evidente, quasi ribadita dalle peculiarità del mollusco che, unico nella famiglia, è di aspetto traslucido, e permette di vedere la conchiglia anche al di sotto del mantello espanso. | |
|
 |
|
 |
|
 |
 |
| |
| Il genere Nesiocypraea include attualmente poche specie di profondità (geneticamente distanti dal genere Austrasiatica, proposto da Lorenz e confermato da Meyer per accogliere un gruppo di altre specie un tempo incluse in Nesiocypraea) | |
| Coniato da Meyer nel 2003, questo "nuovo" genere è stato creato per accogliere una sola piccola ciprea, precedentemente considerata appartenente al genere Erosaria; le differenze biologiche di quest'animale rispetto a quelle che si consideravano le sue congeneri (e rispetto alle altre cipree note), assieme alla distanza genetica emersa dagli studi effettuati su campioni tissutali, convalidano appieno questa scelta; il nome, dal latino crypto (cioè "nascosto), unito a cypraea, allude sia alle abitudini ecologiche di camuffarsi all'interno di spugne o piccoli anfratti, sia alla difficoltà (da parte del classificatore) di trovarle un accomodamento sistematico soddisfacente in un genere già esistente. | |
|
|  |
| Il genere Nucleolaria accentua l'aspetto pustoloso dell'imparentato genere Staphylaea, riservandoci una sorpresa, ovvero l'estrema affinità genetica di due entità conchiologicamente diverse (e tradizionalmente considerate specie distinte), la nucleus e la granulata, che Meyer ritiene opportuno attribuire alla stessa specie (intesa come ESU). | |
| Il gruppo Staphylaea include tre sole specie, accomunate dalla dentatura nettamente rilevata, estesa più o meno a tutta la base e per lo più colorata, e dal dorso ornato da spot puntiformi, spesso rilevati. | |
| Dal Mar Rosso alle Galapagos, attraverso la sconfinata estensione oceanica dell'intero Indopacifico, il genere Monetaria racchiude in sole 4 specie un'enorme biomassa presente su praticamente tutti i litorali della fascia intertropicale; basti pensare che le due specie più comuni, moneta e annulus, sono state ampiamente raccolte e usate come moneta fino a tempi molto recenti ( inizi del 1900). Con antenati fossili del tardo Miocene, le lucide, accattivanti Monetaria hanno colonizzato a milioni mangrovieti e lagune, rimanendo a tuttoggi le cipree più diffuse, nonostante il millenario prelievo da parte dell'uomo. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Il genere Perisserosa era stato coniato da Iredale nel 1930, per accogliere una nuova, singolare specie che venne denominata Perisserosa brocktoni; nel 1961 gli Schilder la inserirono nel genere Erosaria come Erosaria guttata. Seppur ribadendone l'estrema affinità alle Erosaria, Meyer ha preferito resuscitare il taxon originariamente attribuito a questa conchiglia così peculiare da giustificare, evidentemente anche dal punto di vista genetico, un genere a se stante. | |
|
|  |
|
|  |
| Con almeno 25 buone specie, e numerose sottospecie, il genere Erosaria, costituito da cipree a riproduzione indiretta, con lunga permanenza in acqua libera delle larve planctoniche, si è insediato con successo in tutti gli oceani, (ed anche nel Mare Nostrum!). Già esistente all'inizio del Miocene, comprende cipree dal nicchio medio-piccolo, caratterizzate da una tipica crenulatura del bordo, dalla sponda marginale rilevata, e/o da un'altrttanto peculiare presenza di ocelli dorsali, particolarmente cospicui nelle numerose specie molto colorate. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Questo esiguo gruppo di conchiglie medio-grandi, rostrate e massicce, deriva probabilmente dal genere estinto Palaeocypraea, abbondante nei mari di entrambi gli emisferi dal Giurassico al Paleocene e contemporaneo a Bernaya e Protocypraea. La ricostruzione della storia evolutiva del genere Umbilia, straordinariamente ricco di fossili ben conservati, ci permette di affermare che queste cipree sono un gruppo endemico dell'Australia, a sviluppo diretto, che ha dato origine ad una grande radiazione nel Miocene, dalla quale ci sono pervenute le quattro specie attuali. Il lungo isolamento e la scarsità di elementi di manifesta parentela con altri gruppi ne rendono incerta la posizione tassonomica e le analisi genetiche di Meyer le collocano in una tribù a sè, quella degli Umbilini (Meyer 2003; Wilson 2004). | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Con una sola specie vivente (un tempo inclusa nell'arcaico genere Syphocypraea, che con Bernaya e Zoila raccoglieva i rappresentanti attuali di quella che era considerata l'antica sottofamiglia Bernaynae), il genere Muracypraea ha rivelato notevoli affinità genetiche con il genere Cypraea, con cui condivide caratteristiche radulari e mantellari e costituisce la cosiddetta tribù dei Cypraeini. | |
| Due sole specie viventi, peraltro a colpo d'occhio piuttosto simili, si raccolgono sotto questo genere che, originato nel medio Miocene, annovera la "ciprea" per definizione, grande e massiccia, dalla tipica maculatura scura, che occupa purtroppo un posto di rilievo nelle bancarelle di souvenir in tutto il mondo, e si sta ormai seriamente rarefacendo a causa dello sconsiderato prelievo perpetrato ai suoi danni in ogni angolo dell'immenso areale distributivo. Eppure, la sua troppo facile reperibilità, lungi dal banalizzarla, non ne scalfisce minimamente il fascino... | |
| Il genere Nacrocypraea, probabilmente imparentato al genere Trona e Chelycypraea, con i quali condivide la riproduzione per mezzo di larve planctoniche con fase pelagica "lungamente" flottante, include tre specie localizzate nell'America centrale, abbastanza simili tra loro, derivanti da precursori fossili del tardo Miocene, anch'essi caraibici, e molto simili alle specie attuali. | |
Con solo due specie così fortemente tipizzate da essere assolutamente inconfondibili, dalla forma enflata (condivisa col genere Lyncina) e dal pattern che nel tratteggio longitudinale rimanda al genere Mauritia, questo gruppo di cipree potrebbe da solo giustificare un'ampia collezione...
Originatesi presumibilmente da precursori pliocenici originari dell'Arcipelago della Sonda, vivono nelle barriere madreporiche dell'Indopacifico, dove si riproducono con modalità indiretta, originando veliger a lunga fase planctonica che sono tra i responsabili dell'ampia diffusione. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Il genere Mauritia include 8 specie dell'Indopacifico, piuttosto simili tra loro soprattutto per colore e ornamentazione (tranne la massiccia Mauritia mauritiana), tutte ad ampia distribuzione grazie alla modalità riproduttiva che affida alla corrente le piccole larve (veliger), in grado di vagare anche diverse settimane fino a che non raggiungono un sito adatto, ove si fissano al substrato, iniziando il processo di sviluppo e crescita. Attive nelle ore notturne, amano acque basse e fondali duri. Gli "antenati", pochi, risalgono al Pleistocene. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Due sole specie attuali alquanto tipizzate si annoverano in questo genere dall'aspetto ancestrale, massiccio e "nodoso" (con numerose entità fossili "tubercolate" risalenti al tardo Oligocene) che in termini genetici risulta prossimo al genere Zoila (di cui è considerato sister-genus) e con quest'ultimo costituisce la tribù Bernayni, in cui (con l'eccezione della Muracypraea mus) si raccolgono quelli che erano i membri dell'"arcaicizzante" sottofamiglia delle Bernaynae. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
Accanto alle Barycypraea attuali (la teulerei e la fultoni, a tutti gli effetti veri e propri “fossili viventi”, visto il numero di congeneri estinti di cui vi è ampia documentazione paleontologica), le cipree del genere Zoila sono quelle a presentare gli elementi di più manifesta arcaicità, sia strutturale che biologica. Tra questi ultimi, la riproduzione in assenza di larve planctoniche, riducendo la dispersione e il rimescolamento genico, accentua ed accelera i processi microevolutivi, inducendo una più facile fissazione di carattere minimamente o marcatamente differenti che risultino più vantaggiosi in questo o quello tra i diversi, circoscritti habitat frequentati dalle varie popolazioni di una stessa specie. Questo agisce da forza differenziante e determina la presenza di ampie gamme di tipologie conciliari che, quando la conchiglia rappresentava l’unico (o il prioritario) parametro per la definizione dell’identità specifica, hanno portato alla descrizione di un gran numero di specie. L’attuale approccio “organistico” (non più meramente morfologico), e l’ancor più fine analisi genetica (che conferma le antiche unità tassonomiche sul metro delle affinità o differenze nelle sequenze nucleotidiche del DNA) ha disconosciuto la validità di tali taxa, pur ammettendo l’esistenza di svariati morfotipi. Al vaglio genomico, tali innumerevoli unità “classicamente” ascritte al genere Zoila hanno rivelato l’esistenza di almeno 6 percorsi evolutivi distinti, corrispondenti ad altrettante buone specie (o “gruppi” di specie) con origine monofiletica (Meyer 2003). Tra queste, esisterebbe un gruppo basale di tre specie più o meno sorelle (Zoila marginata, Zoila Rosselli e Zoila venusta), tra le quali la marginata è probabilmente la prima ad aver imboccato una propria via di differenziazione, mentre la rosselli e la venusta hanno mantenuto più a lungo affinità tra loro. Accanto a questa triade, un quarto gruppo sarebbe “esploso” più di recente in altre tre specie, Zoila eludens, Zoila decipiens, ed il cosiddetto “friendii complex”. E’ quest’ultimo un insieme di taxa abbastanza differenziati, all’interno del quale, senza entrare nel merito della questione se si tratti già di specie evolutivamente valide o ancora di sottospecie, si distinguono almeno tre linee diverse: Zoila (friendii) jeniana, Zoila (friendii) thersites e Zoila (friendii) friendii.
Due ulteriori taxa, estremamente rari e localizzati (nonché poco indagati), Zoila perlae e Zoila mariellae, sono attualmente considerati il primo come una probabile specie-sorella della eludens, la seconda come sorella della decipiens. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Il genere Talparia, con antenati fossili del Pliocene, ha distribuzione indopacifica tropicale e conta attualmente due sole specie molto ben caratterizzate (e reciprocamente alquanto simili in termini conchiologici). Geneticamente mostra un'elevatissima affinità al genere Luria, che presenta però una maggior valenza ecologica ed una più ampia diffusione al di fuori della fascia intertropicale. | |
| Il genere Luria, presente dal Miocene sia attorno alle coste europee che nell'Oceano Indiano, mantiene tuttora, se così si può dire, il suo "cosmopolismo temperato-tropicale", spaziando, pur con sole 6 specie, dall'Atlantico al Pacifico, e annoverando una delle 4 specie mediterranee. | |
| All'interno della tribù Austrocypraeini, Trona è probabilmente uno tra i generi più arcaici con specie ancora viventi, ed annovera varie entità fossili dall'Oligocene al Miocene, accomunate da un'ampia fossula a cucchiaio. Tra le specie fossili alcune mostrano aspetti conchiliari "intermedi" che suggeriscono affinità strutturali con Chelycypraea, altro genere antico con un rappresentante attuale. | |
| Il genere Annepona, monospecifico e privo di documentazione fossile, ha rivelato una sorprendente affinità genetica con il genere Trona, con cui sembra costituire una sorta di branca-sorella (sister-clade) a tutti gli altri membri della tribù Austrocypraeini. | |
| Il genere Chelycypraea annovera una sola specie vivente, la seconda per grandezza tra i Cipreidi odierni. Le relazioni con le vicine, "grandi" Arestoides e Lyncina non sono ben chiare. | |
| Una sola rappresentante non tropicale a sviluppo diretto, l'unica sopravvissuta dell'ampio genere Austrocypraea, precedentemente ascritto alla sottofamiglia Cypraeovulinae. | |
| Genere monospecifico con un'unica specie ad amplissima diffusione indopacifica, Arestorides è stato alternativamente considerato come un sottogenere all'interno di Lyncina oppure gli è stata riconosciuta autonoma dignità. Le indagini di Meyer (2004) sembrano propendere per quest'ultima ipotesi anche se l'affinità conchiliare con alcune Lyncina sia manifesta ed avvertibile. | |
| Con 14 specie a riproduzione pelagica tramite veliger, originatesi a partire da antenati del primo Miocene, il genere Lyncina occupa un "posto di rilievo" nella famiglia Cypraeidae, annoverando conchiglie che per colore e morbidezza di forme lasciano estasiato il più refrettario degli osservatori....Pur con notevoli diversità nel nicchio, ma congruenza in caratteristiche peculiari dell'animale quali la struttura delle papille e della radula, il gruppo è ben rappresentato in tutto l'Indopacifico, sia con specie ad ampissimo areale che con taxa "puntiformi". | |
| L'antico genere Pustularia accoglie un gruppo di cipree dalla forma molto particolare, fondamentalmente dei piccoli globi (spesso ricoperti di leggeri rilievi simili a pustole), dall'aspetto vetroso, con estremità che escono fini e rostrate, quasi appuntite, dagli estremi dell'apertura, e denti netti ed estesi. | |
| Generi Neobernaya e Pseudozonaria | |
| Il genere Neobernaya, originatosi nel Pliocene sopravvive con un'unica specie propria delle acque temperate della California, che ha mantenuto la modalità riproduttiva a sviluppo diretto e che possiede un percorso evolutivo comune con il genere Pseudozonaria, un gruppo residuo di specie a localizzazione pacifica, originatosi nel Miocene, che a sua volta deriva dall'antico ceppo delle Zonaria, presenti nei mari di Europa e Africa occidentale a partire dall'Eocene. | |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
|
|  |
| Ritenuta a lungo l'unica sopravvissuta atlantico-mediterranea del ceppo che nell'altro grande oceano ha dato origine al genere Austrasiatica (Lorenz 1989), la più rara tra le cipree che popolano il Mare Nostrum, la Schilderia achatidea, risulta invece imparentata al genere Zonaria, col quale condivide, oltre all'areale distributivo, un lungo percorso evolutico, incominciato (sembra) nel primo Miocene europeo. L'apparente somiglianza con la specie pacifica Austrasiatica langfordi è relativa principalmente alla colorazione, e va di conseguenza interpretata come una probabile convergenza evolutiva, ascritta quindi non necessariamente a parentela filogenetica ma ad altre cause, quali, ad esempio, una dieta ed un ambiente di vita non troppo dissimili. | |
| Addossate alle coste atlantiche africane, e da lì "sconfinate" fino all'interno del Mediterraneo vivono le specie del genere Zonaria, nelle quali ben si ravvisa il legame con le parenti pacifiche del genere Pseudozonaria. | |
| Il gruppo Notocypraea comprende 6 specie"fredde" dislocate nel sud dell'Australia a sviluppo diretto, e di conseguenza con ridotti areali di distribuzione e svariate forme geografiche e sottospecie, tutte piuttosto simili e difficili da distinguere. Le poche testimonianze fossili risalgono al Pliocene sud-australiano. | |
| Il genere Cypraeovula è per molti versi la "risposta" sudafricana al genere Notocypraea, con il quale condivide la vita in acque relativamente fredde, lo sviluppo diretto, e le molte sottospecie geografiche. L'evoluzione dei due gruppi, alla luce delle analisi genetiche, suggerisce infatti che la loro separazione rispetto a un progenitore comune sia legata alle vicende geologiche dell'antico Gondwana. | |
| L'ultimo gruppo di Cypraeovula è composto da specie rare, tutte di profondità, caratterizzate da una forma così globosa da meritare l'appellativo di Bubble-Shells ("conchiglie a bolla"). Accanto alle specie descritte, nuove forme ascrivibili a questo gruppo vengono individuate e studiate, a riprova che l'esplorazione delle comunità sottomarine di profondità è un viaggio tuttaltro che compiuto.... | |
| Il genere Palmadusta, appare nel tardo Pliocene, comprende una decina di specie di piccole dimensioni, ben caratterizzate, con colori e ornamentazione peculiari, ma con una sovrabbondanza di sottospecie poco distinguibili.... | |
| Il genere Bistolida, originatosi nel Miocene, comprende 9 specie, con numerose sottospecie, distribuite dal Mar Rosso al Pacifico centrale. Tutte di dimensioni contenute, piuttosto simili, hanno una strana maculatura dorsale e una tendenza all'azzurro che le accomuna. | |
| Il genere Ovatipsa, comprende le specie attuali coloba e chinensis (e vari antenati fossili a partire dal Pliocene), includeva in precedenza anche la simile caurica. Le analisi genetiche collocano oggi Ovatipsa in una "partizione" della sottofamiglia Erroneinae, la nuova tribù Bistolidini, lasciando invece la caurica nel genere Erronea, appartenente alla tribù Erroneini. | |
| Il genere Talostolida raccoglie un altro manipolo di specie "estratto" da quello che era l'antico genere Blasicrura, e rappresentano forse il raggruppamento più uniforme all'interno della famiglia Cypraeidae, così tanto uniforme da rendere problematico il riconoscimento delle singole specie... | |
| Le conchiglie del genere Cribrarula (originatosi nel Pleistocene) sono accomunate dalla tipica colorazione dorsale marrone-rossiccia con lacune chiare circolari, che le assimila a un setaccio (il cribrum latino) e le rende riconoscibili a prima vista, almeno a livello di genere... Ben più complessa la suddivisione a livello specifico e sottospecifico, un bel rompicapo anche per il più smaliziato degli osservatori. | |
| Il genere Austrasiatica, proposto da Lorenz nel 1989, accoglie una manciata di specie di profondità, localizzate tra il Giappone e l'Australia nord-orientale, passando per il Mare di Andaman (da cui il curioso nome coniato per questo genere). Precedentemente ritenute appartenenti all'antico e più primitivo genere Nesiocypraea, alla luce di un attento confronto rivelano rispetto a questo, differenze anatomiche costanti e consistenti, in accordo con i risultati delle indagini genetiche. | |
| Genere nuovo istituito da Meyer (2003), Palmulacypraea raccoglie probabilmente almeno tre specie, di piccole dimensioni e di ambiente batiale, in precedenza ascritte al genere Notadusta; il nome allude alla forma delle conchiglie, simile a un seme di palma. | |
| Erronea è il genere più "popoloso" all'interno dell'omonima tribù (Erroneini), ma non vi è ancora assoluta chiarezza sull'origine monofiletica dei suoi membri, come pure, talora, sussistono dubbi che alcune "specie" siano insiemi parafiletici di popolazioni diverse. | |
| A dispetto delle dimensioni davvero minime delle sue appartenenti, tutte marcate (come dice il nome) da estremità violacee, questo genere, originato nel tardo Pliocene è passato tal quale attraverso la "rivoluzione genetica", con l'aggiunta di qualche new-entry... | |
| Il genere Contradusta (Meyer 2003) è stato proposto per accomodare due specie tradizionalmente incluse nel genere Erronea, che mostravano una considerevole distanza genetica dalle antiche congeneri; sorprendentemente, anche un'altra ex-Erronea, la pulchella, sembra entrare in questo gruppo, nonostante la sua forte somiglianza conchigliare con la Erronea pyriformis; come quarta specie viene inclusa la barclayi, anche lei transfuga dal genere Erronea, pur con la postilla che queste collocazioni andranno confermate da ulteriori indagini (Meyer 2004). | |
| Il genere Ransoniella, proposto da Luc Dolin e avallato dagli studi di Meyer, nasce per accogliere due specie "strappate" al genere Notadusta, la punctata e la martini. | |
| Assieme al genere Blasicrura, il genere Eclogavena raccoglie, secondo una "più sottile" divisione su base genetica, alcune specie poco appariscenti originariamente ascritte al primo gruppo di specie (gruppo "pallidula" sensu Lorenz) che (con l'altro gruppo "Talostolida") costituivano "classicamente" il vasto genere Blasicrura. Non certamente tra le cipree più spettacolari, annovera specie piccole e spesso somiglianti tra loro; "per nostra fortuna" le più simili sono endemismi stretti, agevolando così il riconoscimento in base alla provenienza. | |
| Solo due specie indopacifiche, la felina e la listeri, in precedenza inserite nel genere Erronea, sono ora assegnate direttamente al vero e proprio genere Melicerona, originariamente considerato sottogenere del genere Palmadusta. | |
| Al genere Blasicrura (sensu stricto) continuano ad ascriversi una manciata di taxa poco appariscenti (almeno tre specie), dopo che alcuni degli antichi membri di questo genere, in seguito ad uno split basato sul raffronto genetico (Meyer 2004) sono andati a costituire il risorto genere Eclogavena. | |
|
|
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
|
 |
|
 |
 |
| |
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
 |