LICEO SCIENTIFICO DI STATO NICOLO' COPERNICO BS

   

                                                                                                                        CLASSE 5^A A.S . 2006-2007


Vita di monsignor Giacinto Tredici, vescovo di Brescia




Giacinto Tredici nacque il 23 maggio 1880 a Milano, in via dei Disciplini, nella parrocchia di S. Eufemia, da una famiglia di media borghesia milanese. A dieci anni, entrò nel seminario minore di San Pietro Martire dove si distinse subito come uno degli alunni più diligenti e studiosi. Proprio in quegli anni maturò in lui, oltre alla vocazione ecclesiastica, anche quella allo studio e alla ricerca.
Dopo gli studi teologici e filosofici (si laureò in sacra teologia) incominciò ad insegnare nel Seminario di S. Pietro, proprio in questo luogo il 23 novembre 1902, fu consacrato sacerdote dal cardinale Andrea Ferrari. Continua la sua attività d'insegnante: passa da ripetitore ai prefetti e professore di religione a professore di filosofia nei licei, infine diviene professore di teologia tomistica nel seminario di Milano nel 1910. Collaborò alla "Rivista di filosofia neoclastica" di Giulio Canella, affiancato da P. Agostino Gemelli (diverrà poi Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore); con quest'ultimo Don Tredici partecipò a diversi Congressi di Filosofia: le loro prime apparizioni pubbliche destarono stupore e non solo, per via della vista insolita di un frate e un prete insieme (oltre che per le sue tesi). Oltre allo studio e all'insegnamento, adempiva i suoi doveri sacerdotali il sabato pomeriggio e la domenica nelle parrocchie della Brianza, soprattutto Biassono. La prima Guerra Mondiale, oltre al sacrificio del suo unico fratello, gli fece capire l'importanza di dedicarsi alla cura d'anime: dopo un tentativo fallito nel 1922, diviene il 5 ottobre 1924 parroco di S. Maria del suffragio, una delle più popolose parrocchie di Milano. Qui oltre ad organizzare la vita religiosa, finì la Chiesa e la abbellì, costruì la nuova Canonica e un salone-teatro. Dedicò le sue cure al quartiere più povero della parrocchia dove erano confinati tutti gli sfrattati di Milano.
Grazie alla sua saggezza e capacità, l'Arcivescovo di Milano, Cardinal Ildefonso Schuster, il 23 magio 1930, lo nomina Vicario generale. Il cardinale non era di Milano e per questo non conosceva bene i suoi abitanti, così decise di appoggiarsi a Monsignor Tredici che divenne suo fidato consigliere. Nel dicembre del 1933, gli giunse la Bolla di nomina a Vescovo di Brescia: la sua umiltà gli fece rifiutare l'alta missione, ma le insistenze del Papa Pio XI lo convinsero. Il 6 gennaio 1934 ricevette la consacrazione epistolare nel Duomo di Milano e il 3 febbraio arrivò a Brescia.
La successione a monsignor Gaggia, il precedente vescovo, era particolarmente difficile per i molti problemi lasciati aperti (Gaggia si opponeva esplicitamente al fascismo e fu anche l'unico vescovo italiano a non votare alle elezioni politiche del 1929, pochi mesi dopo la stipulazione del Concordato) e per le necessità imposte dai tempi. Il primo dei tre decenni del suo episcopato fu dedicato a completare e ritessere le trame del tessuto diocesano, adeguandolo alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni. Nel febbraio indisse la prima visita pastorale: un percorso che durò 6 anni attraverso 420 parrocchie.
Riunì più volte il Clero in particolari riunioni chiamate Piccoli Sinodi e intraprese una intensa attività religiosa. Concluse la canonizzazione di S. Maria Crocifissa di Rosa, Bartolomea Capitano e Vincenza Gerosa, e avviò lo stesso processo per altre illustri personalità, come P. Giovanni Piamarta. Si dedicò in particolare alla cura dei bisognosi e dei perseguitati.
Dal 1943 al 1945, nel territorio bresciano vi erano truppe occupanti e autorità illegittime, cioè la RSI; contro di loro non si poteva fare un legittimo terrorismo, ma una resistenza si: le direttive di Monsignor Tredici invitavano i sacerdoti a comportarsi con prudenza, ma con carità, proteggendo i deboli e i perseguitati. La sua attività in difesa delle persone è riportata in maniera dettagliata nel volume "I cinquant'anni di sacerdozio di Monsignor Giacinto Tredici vescovo di Brescia" pubblicato da don Luigi Fossati nel 1952. Messaggero di pace nelle sue imprese a favore dei più deboli fu molte volte il Vicario Generale Monsignor Ernesto Pasini. La sua linea di condotta consisteva nel deprecare ed evitare gli atti di terrorismo e di rappresaglia, aiutare i perseguitati, proteggere i deboli. Il palazzo vescovile fu aperto a tutti e gli uffici si riempirono di gente che chiedeva aiuto, gli uffici di Curia furono ridotti al minimo e la stessa stanza da letto del Vescovo fu riempita di grano per i poveri. L'episcopio venne aperto a tutte le attività di soccorso: base dei ragazzi della FUCI e dell'Azione Cattolica per i feriti, centro per i reduci della disfatta di Russia, centro d'assistenza per i carcerati politi, inoltre accoglieva reduci dei lager tedeschi, fascisti in fuga, bambini orfani e tutti coloro che avevano bisogno di aiuto. Finita la guerra bisognava pensare alle opere di ricostruzione materiale, morale e religiosa: monsignor Tredici affrontò il secondo e terzo decennio di episcopato con ferma volontà di riguadagnare il tempo perduto: dal 1945 iniziò un intensissimo periodo di lavoro e in pochi anni il ritmo di ripresa della vita diocesana s'intensificò. Il laicato cattolico assunse un ruolo di guida nella vita politica , amministrativa e sociale: si affermarono le ACLI e le Coltivatori Diretti, quest'ultima contribuì alla nascita e all''affermazione della CISL. Numerosissimi furono i suoi interventi nei momenti difficili, durante agitazioni e scioperi.
Fu presente anche nei riguardi dell'attività politica dando fiducia agli uomini impegnati nel governo del Paese. In campo culturale il suo episcopato vide la presenza di tre case editrici: la Morcelliana, la Scuola Editrice, la Queriniana; un gruppo di riviste di cultura e di carattere educativo-didattico e il settimanale cattolico "La voce del popolo". Oratore essenziale, portò ovunque la sua parola in un continuo richiamo alla verità ed ad una vita cristiana più intensa. Negli anni del dopoguerra le opere si moltiplicarono: sorsero nuovi templi, gli oratori per la gioventù e le case religiose; si dedica inoltre al nuovo Seminario dando avvio alla realizzazione di una nuova ala e alla nuova sede dell'Azione Cattolica nel palazzo S. Paolo.
Morì il 19 agosto 1964.



Download Giacinto Tredici