LENTINI : la sua origine antica tra mito e storia                

autore della musica:Delfo ZimboneA sud dell’odierna città di Lentini, nella valle in cui scorreva il fiume Lisso e sulle alture che la circondavano, vissero delle popolazioni indigene ancor prima della colonizzazione greca di Leontinoi; a riprova di ciò i ritrovamenti di grotte murate, capanne di tipo italico e monete dell’epoca.

Secondo Sebastiano Pisano Baudo, nella sua " Storia di Lentini antica e moderna", in questa vallata e sulle alture circostanti, vissero anticamente i Lestrigoni, una popolazione molto vicina ai Ciclopi che vivevano sull’Etna.

Secondo l’autore ciò che scrive Omero nel suo X libro dell’Odissea sui Lestrigoni, popolo di giganti incivili e persino antropofagi, sia solo un’errata lettura della storia. I Lestrigoni erano evoluti e dediti alla pastorizia: essi fecero strage degli uomini di Ulisse solo per difendersi e per paura di essere cacciati dal proprio territorio da gente straniera com’era d’uso a quell’epoca.

Un’altra antica tradizione vuole Lentini fondata da Cam, re dei Saturni e chiamata Kamesena come potrebbe far pensare una medaglia ritrovata in zona sulla quale è incisa l’iscrizione KAMACENOC.

Col trascorrere dei secoli i lestrigoni presero il nome di Sicani dall’illustre ed eroico capo che li guidò che si chiamava Sicano.

In questo periodo impararono a coltivare la biada ed è a ciò che si associa la nascita del mito di Cerere.

Secondo il mito, Cerere figlia di Cam Saturno e di Rea, andò in sposa a Sicano; divenuta regina propiziò la coltivazione delle messi e fece promulgare leggi a favore della pastorizia e dell’agricoltura. Dalla coppia nacque Proserpina che fu rapita da Orco, re dei molossi nei pressi del Nevaio (oggi Biviere).

In questo contesto mitologico rientra anche il mito di Ercole.

Egli era il capo dei Fenici che approdò dapprima sulla costa occidentale della Sicilia: qui uccise Erice e fondò Mozia.

Richiamato dal mito di Cerere giunse nella parte orientale dell’isola e presso la fonte del fiume Ciane sacrificò un toro in onore di Cerere.

I Sicani temendo l’invasione dei fenici organizzarono un esercito e ne affidarono la guida a sei capi: Leucaspi, Pediacrate, Bufona, Caucate, Cigeo e Crisida.

I Fenici non furono per nulla intimoriti da ciò e confidando nella prodezza del loro capo si impegnarono nella battaglia e vinsero.

Ercole vittorioso fu accolto nei campi leontini in tripudio ed egli lasciò come segno del suo passaggio maestosi monumenti, inoltre si pensa che il nome della città Leonzio derivi da Leon il leone ucciso dall’eroe fenicio.

In seguito i campi Leontini divennero più popolati e rinomati fino a quando una spaventosa eruzione dell’Etna non devastò la zona ampiamente e i Sicani impauriti fuggirono

La zona fu ripopolata dai Sicoli guidati da re Sicolo che provenivano dalla penisola e si stabilirono nei campi leontini.

Ben presto entrarono in guerra con i Sicani dei quali saccheggiarono le campagne fino a quando un trattato di pace fissò i confini dei due popoli. La pace durò poco e ricominciarono le contese; saputo di un uomo molto giusto e sapiente che aveva insegnato ai marinai l’uso delle vele di nome Eulo, vollero affidare a lui il governo di entrambi i popoli. Eulo mandò il figlio di nome Xuto, anch’egli ritenuto saggio ed equo. Ciò mantenne la pace e la prosperità in tutta la regione che andò dal Simeto a Leonzio che in suo onore fu chiamata Xutia.

 


LENTINI : la polis greca

Secondo la tradizione derivante da Tucidide, Leontinoi fu fondata da coloni Calcidiesi guidati da Teocle.

Essi giunsero in Sicilia probabilmente nel 730 o nel 750 a.C. dove trovarono i Siculi; inizialmente coabitarono insieme; in seguito Teocle si alleò con i megaresi di Lamio e insieme costrinsero i siculi a lasciare la città e disperdersi nei campi circostanti. I calcidiesi stabilirono in Leontinoi una oligarchia basata su una classe di ricchi allevatori di cavalli, i quali erano, insieme alla coltivazione dell’orzo, l’attività prevalente della greca Leontinoi.

Nel 614 i megaresi, alleati con i siculi, erano in guerra con Leontinoi che mise a capo delle sue milizie Panezio, un uomo prode e ambizioso che approfittò del suo potere per proclamarsi l’indiscusso tiranno di Leontinoi per oltre dieci anni.Caduto Panezio altri tiranni lottarono con Leontinoi per prendere il controllo della città che però resistette per molto tempo alle mire espansionistiche delle altre colonie greche circostanti.

Nel 494 a.C. Leontinoi fu attaccata e occupata da Ippocrate da Gela e fu costretta a stringere un’alleanza militare con Siracusa.

Nel 476 a.C., Gerone signore di Siracusa deportò gli abitanti da Nasso e di Catania a Leontinoi.

Durante il governo di Trasibolo, le aspirazioni di libertà sopite per lungo tempo si destarono e Leontinoi si rivoltò contro il tiranno e si diede un governo popolare.

La pace fu turbata da Ducezio ultimo re dei Siculi che tentò di realizzare un dominio personale nella Sicilia sud orientale ma incontrò la forza della città di Siracusa anch’essa interessata da mire espansionistiche.

In questa situazione Leontinoi cerca l’alleanza con Atene che ottiene versa la metà del V secolo a.C.

Nel 427 un gruppo di ambasciatori guidati dal leontino Gorgia fu inviato ad Atene per ottenere degli aiuti contro Siracusa. L’eloquenza di Gorgia e gli interessi di Atene in Sicilia fecero sì che i Leontini ottenessero i richiesti aiuti.

La guerra ebbe fasi alterne ma, verso il 425 a.C., tutti stanchi e indeboliti da anni di guerra stabilirono la pace nel congresso di Gela; qui si convenne di lasciare a ogni città ciò che possedeva e l’estromissione di Atene dalla Sicilia.

La pace a Leontinoi però non durò molto: si riaccesero le lotte tra aristocratici legati a Siracusa e democratici legati a d Atene i quali chiedevano la ridistribuzione delle terre; gli aristocratici si rivolsero a Siracusa che intervenne ed espulse i democratici dalla città, ospitò in Siracusa gli aristocratici e distrusse le fortificazioni della città che rimase con pochi abitanti.

Dopo qualche anno però gli aristocratici non contenti del trattamento loro riservato dai siracusani fecero ritorno in città e alleatisi con i democratici insorsero contro i siracusani stabilendosi nel quartiere fortificato di Foceas e Bricinnia.

Questa nuova insurrezione contro Siracusa spinse Atene ad intervenire in Sicilia: ufficialmente per rispondere positivamente alle richieste di aiuto degli antichi alleati di Leontinoi ma in realtà per avere la supremazia sull’isola.

Questa seconda spedizione finì nel 413 a.C. con la definitiva sconfitta di Atene ad Assinaro e lo stato di sudditanza di Leontinoi nei confronti della supremazia siracusana.

Nel frattempo i cartaginesi con a capo Annibale piombarono in Sicilia e dopo aver conquistato Selinunte saccheggiarono Agrigento il cui popolo riuscì a fuggire e si rifugiò a Leontinoi.

Partiti i cartaginesi dalla Sicilia, a Siracusa Dionisio, divenuto tiranno della città, deportò gli abitanti a Siracusa e fece di Leontinoi un magazzino per le provviste; alla fine della guerra con Cartagine, non potendo pagare i soldati mercenari, cede loro la città in cambio degli stipendi.

Durante il regno di Agatocle, Leontinoi dapprima appoggia il tiranno siracusano ma successivamente si allea con i cartaginesi.

Durante l’intervento di Pirro in Italia, Leontinoi chiama il re epirota in aiuto contro Cartagine ma dopo la sua partenza la città rimane in mano a Siracusa.

Durante la prima guerra punica gode di un periodo di pace giacché Siracusa riesce a non restare coinvolta nei combattimenti tra Roma e Cartagine.

La morte di Ierone e l’ascesa al trono di Ieronimo che parteggiò con Cartagine porta la fine di Leontinoi come città libera ed, infatti, nel 214 a.C. i Romani attaccarono e distrussero le sue mura e Leontinoi dovette soccombere.

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