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| Roma, 5 maggio 2007
Tabula Praenestina - Traccia dell’intervento dell’On. Guido Milana, Vice presidente del Consiglio regionale del Lazio.
La scuola rappresenta senza dubbio un patrimonio rilevante per il territorio. Un patrimonio che, soprattutto nel caso del Professionale di Stato di Palestrina, Cave e Zagarolo, può dare molto anche sotto il profilo dell’integrazione con il sistema economico locale.
Questo Istituto, come conferma anche la manifestazione Tabula Praenestina, ha acquisito una collocazione di qualità nel contesto produttivo del comprensorio, diventando un sicuro punto di riferimento per la formazione professionale dei giovani provenienti dai comuni di un’area che presenta risorse artistico-culturali ed economiche di notevole potenzialità turistica: Palestrina, con il Museo Archeologico Nazionale e i ricchi giacimenti archeologici, Gallicano nel Lazio con l’antica Gabi, Zagarolo con Palazzo Rospigliosi e il Museo del Giocattolo, Genazzano con il Santuario della Madonna del Buon Consiglio e il Castello Colonna fino a Valmontone con il parco turistico integrato e alle bellezze naturalistiche dei Monti Prenestini, solo per citarne qualcuna.
Collocandosi nel cuore di un territorio dal rilevante potenziale turistico, la scuola svolge quindi la propria opera formativa con l’intento di rispondere alle esigenze di ruoli imprenditoriali e di maestranze altamente qualificate. Essa promuove attività formative legate fortemente al contesto socio economico di riferimento, con particolare attenzione al settore turistico, al quale destinare le figure professionali dell’Istituto ed al quale è rivolta l’offerta formativa, per consentire ai giovani l’acquisizione di competenze valide per un sicuro ed immediato inserimento nel mondo del lavoro.
Occorre, inoltre, trovare l’occasione di fondere impegno istituzionale, promozione culturale e formazione professionale attorno a progetti ambiziosi di valorizzazione del territorio anche attraverso la riscoperta di antichi percorsi.
In questo senso occorrerà coniugare davvero i moderni concetti di marketing territoriale con la promozione turistica. La scuola, in questa direzione, è un luogo privilegiato dove i presupposti del valore del sapere debbono trovare mercati più possibili vicini dove questo sapere diviene occasione di crescita. I giovani, i figli in generale, sono migliori dei padri e da questa consapevolezza non può che nascere davvero un progetto per il futuro in grado di stabilire virtuosismi evolutivi.
C’è un solo rischio, diventare provinciali. Un tentativo esasperato di legame col territorio può, infatti, promuovere una limitazione della crescita individuale. Io attribuisco all’agire locale una grande funzione, al pensiero globale la sua straordinaria possibilità di successo. Non vi è dubbio, però, che il territorio rappresenti un’utile riserva per la produttività didattica. Così come il concetto di scuola aperta nella sua più larga accezione è fertile terreno per l’osmosi “scuola-territorio-società”.
Per il futuro ritengo che Palestrina, e il territorio tutto, possa trarre vantaggio da un decentramento concreto del sistema universitario, con gli atenei romani che istituiscano delle sedi distaccate per sfruttare al meglio il connubio con la vocazione culturale dell’area. Il Museo Archeologico Nazionale, e il palazzo dell’ex seminario vescovile (anch’esso di proprietà del Ministero), potrebbero in quest’ottica ospitare corsi universitari per trasformare questi luoghi di cultura in terreno fertile per l’approfondimento accademico di facoltà come Lettere e Architettura, magari attraverso master universitari che consentano anche al centro storico di tornare a vivere attraverso la presenza di studenti che scelgano la città come sede per il proprio percorso accademico.
Guido Milana
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PROF. LUCIO BATTISTINI
“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità” (Premio Nobel Alexis Carrel)
Le osservazioni di oggi partono dalle mie esperienze lavorative ed umane di questi ultimi anni ma vorrebbero riallacciarsi a tutta la mia ormai lunga esperienza di docente.
Attualmente mi “ritrovo” a svolgere la funzione di Primo Collaboratore di Presidenza di un istituto tra i più grandi di Roma: il Vittoria Colonna, con 1500 alunni, 200 docenti e 40 di personale ATA.
In questo istituto quasi, casualmente, tre anni fa e mi ritrovai inserito in una realtà, quella dell’istituto alberghiero, a me totalmente nuovo.
Sono rimasto subito impressionato dalla passione e dall’attenzione di alcuni dei colleghi delle cosiddette materie laboratoriali (cucina, sala, ricevimento) e per il loro mestiere e per gli alunni.
Questa diciamo è stata la motivazione principale che mi ha spinto a rimanere in questo istituto e ad assumere una serie di ruoli fino a quello attuale (anche se vissuto come ben sa il Dirigente Scolastico con molto rimpianto per l’insegnamento lasciato).
Ho scoperto inoltre la bellezza e la ricchezza culturale e di fantasia che questo tipo di scuola promuove negli alunni. Mi ha colpito in particolare lo sviluppo delle capacità creative oltre quelle cognitive da parte di ragazzi da cui apparentemente non ti aspetteresti nulla o tutti altri interessi.
E qui la mia storia presente si ricollega a tutta quella precedente, ho insegnato per 16 anni a Tor Bella Monaca, e precedentemente in situazioni completamente diverse. Ma l’esperienza che ne ho ricavato è la medesima: i luoghi comuni restano luoghi comuni e i ragazzi anche apparentemente più barbari e disillusi possono offrire una ricchezza inaspettata, tramite osservazioni, sguardi, giudizi, passioni.
Mi è capitato d’incontrare realtà molteplici sia culturali che per condizioni sociali che però se sollecitate ad osservare e ad analizzare quello che si studiava o lì circondava erano in grado di dar vita a giudizi pregnanti e centrati e a manifestare capacità creative inimmaginabili per certi “tromboni” che parlano dei propri studioli isolati (anche certe circolari e riforme del nostro Ministero purtroppo sono tali).
Non credo nella figura dell’insegnante missionario (anche se forse i nostri stipendi ci possono spingere a pensare di esserlo), ma credo che gli alunni siano in grado di riconoscere, apprezzare e rispettare chi li tratta e li segue con passione e anche quando serve con severità.
Questo è il primo punto: la scuola dovrebbe promuovere passione, entusiasmo, e i risultati anche nelle valutazioni verranno.
La seconda osservazione riguarda di più gli aspetti economici.
E’ ormai evidente a tutti e nel mondo anglosassone e ne sono accorti da più di dieci anni che la ricchezza dei paesi industrializzati è solo la cultura. E questo tanto più vale per un paese come il Nostro per la varietà delle bellezze paesaggistiche e cultural-storiche.
Lo ripeto sempre agli alunni, chi resta fuori dalla scuola è condannato a morte: in senso letterale, perché non avrà alcuna possibilità di mantenersi economicamente negli anni prossimi.
La Scuola deve aiutare a formare persone in grado di saper cogliere, valorizzare e se serve modificare le ricchezze del territorio in cui vivono.
Abbiamo una potenzialità di ricchezza anche in questa zona, che aspetta solo di essere messa in mostra che deve essere inserita nei flussi turistici che con sempre maggiore attenzione mirano ad incontrare tradizioni, luoghi artistici, saper mangiare e bere bene e diverso.
In questo, credo, gli Enti e le Istituzioni preposte debbono assecondare il mondo della Scuola a favorire, fornendo mezzi e strumenti, questo suo ruolo propositivo e valorizzativo.
Non pochi sono gli esempi positivi nel nostro Paese a riguardo e i risultati conseguiti sono a dir poco soddisfacenti, lì dove l’Istituzione scolastica non rimane isolata o coinvolta solo in maniera surrettizia.
Certo, questa non è una formula magica e la scuola e la sua valorizzazione rimangono dei mezzi, degli strumenti.
Ma un po’ di sano realismo e la semplice osservazione dei dati ribadiscono che tra scuola e territorio non vi possa essere separazione ma un’integrazione sempre più reale e non solo fittizia, e che la migliore garanzia di una crescita è una scuola che funzioni e che fornisca gli strumenti essenziali per poter affrontare qualsiasi situazione.
Prof. Lucio Battistini
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| Tabula Praenestina
Tavola rotonda: Scuola e territorio
Palestrina, 12 maggio 2007
Intervento dott.ssa Fiorella Casciato,
Docente comandato MPI - D.G. per Affari gli Affari Internazionali – Ufficio III e Presidente ANIF-Associazione Nazionale Insegnanti di Francese
Ho accettato con molto piacere l’invito dell’Associazione organizzatrice ad intervenire non solo per la stima che nutro verso il Presidente, l’amico e collega prof. G. Tomassi, ma soprattutto per l’opportunità di esprimere il mio personale apprezzamento nei confronti di un’iniziativa scolastica e culturale che offre una preziosa occasione di dibattito e di riflessione sul ruolo della scuola.
In particolare, l’evento “Tabula Praenestina” intende promuovere e valorizzare un settore specifico del sistema scolastico, quello dell’Istruzione e Formazione Professionale, al quale mi sento molto legata come docente titolare nell’Istituto Alberghiero “Pellegrino Artusi” di Roma, pur essendo attualmente in servizio presso la Direzione Generale per gli Affari Internazionali del MPI, nell’ufficio preposto al controllo della progettazione europea nel campo della formazione professionale.
Voglio quindi contribuire al dibattito concentrando il mio intervento sull’importanza, da parte dei sistemi educativi e formativi, di “aprirsi sul mondo” – come recita uno degli obiettivi di Lisbona - attraverso una migliore e più efficace integrazione della dimensione europea nel P.O.F. degli istituti tecnici e professionali, settori strategici per la realizzazione degli obiettivi di una politica nazionale e comunitaria favorevole alla crescita economica fondata su una maggiore e migliore occupabilità.
E’ in questo senso che va interpretata, nella recente Legge del 2 aprile 2007, la volontà di considerare gli istituti tecnici e professionali di “serie A”, attraverso la decisione di riordinare e potenziare tali istituti, mantenendoli “nell’ambito del sistema di istruzione secondaria e strutturati organicamente sul territorio attraverso collegamenti stabili con il mondo del lavoro, con la formazione professionale, con l’università e la ricerca”.
Tale scelta è coerente con gli orientamenti comunitari di politica europea nel settore dell’IFP, a partire dalla Dichiarazione di Bologna nel 1999, tesa alla costruzione di uno spazio europeo dell’Istruzione Superiore. La Dichiarazione di Copenhagen del 2002 ha successivamente, riaffermato la necessità di un rafforzamento della cooperazione europea in materia di IFP e tale processo intende ancora favorire il recente Comunicato di Helsinki, adottato il 6 dicembre 2006 dai Ministri europei e dei paesi EFTA/SEE e le parti sociali europee.
Il Comunicato di Helsinki ribadisce la priorità di migliorare l’attrattiva e la qualità dei sistemi IFP e di sviluppare ed implementare strumenti comuni per l’istruzione e la formazione quali:
· L’EQF- European Qualification Framework, il quadro europeo delle qualifiche
· l’ECVET- European Credit Transfer System for VET, il sistema di trasferimento dei crediti nell’IFP
· l’ulteriore sviluppo di EUROPASS, il quadro europeo per la trasparenza di competenze e qualifiche e strumento fondamentale per la validazione dell’apprendimento informale e non formale
· Il CQAF – Common Quality Assurance Framework, il quadro dei principi e dei criteri comuni per garantire la qualità di tali sistemi formativi
Incrementare il tasso di occupabilità europea è possibile solo attraverso una formazione di qualità, fondata su una diversificazione dell’offerta formativa più ampia e flessibile volta ad innalzare il livello di specializzazione professionale e rispondere agli attuali bisogni sociali in termini di competenze.
E’ questo in sintesi, il senso della strategia di Lisbona dove, nel 2000 il Consiglio europeo dei ministri ha fissato l’obiettivo ambizioso per l’Europa di “diventare, entro il 2010, l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” .
Tale processo di rinnovamento per migliorare la qualità e l’efficacia dei sistemi d’istruzione è stato rilanciato nel 2004 ed esso coinvolge tutta la scuola, anche a livello dei singoli istituti, che - nell’ambito dell’autonomia scolastica e attraverso l’auspicato raccordo con il territorio – sono direttamente sollecitati ad agire, individuando formule, modalità, strumenti ed idee che permettano alle scuole, in sinergia con le istituzioni locali e con tutta la società civile, di contribuire concretamente al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e alla costruzione di una cittadinanza attiva, democratica ed europea.
L’indicazione più concreta che personalmente posso fornire in questa occasione è quella di sfruttare le risorse che la Commissione europea mette a disposizione delle istituzioni scolastiche nel quadro del Programma d’azione integrato nel settore dell’Apprendimento Permanente 2007-2013, che ha sostituito i programmi distinti Socrates e Leonardo Da Vinci.
L’impianto generale del Programma prevede 6 azioni principali: COMENIUS, ERASMUS, LEONARDO DA VINCI, GRUNDTVIG, PROGRAMMA TRASVERSALE, PROGRAMMA JEAN MONNET.
Gli obiettivi generali del Programma sono coerenti con le linee principali della Strategia di Lisbona:
· contribuire attraverso l’apprendimento permanente, allo sviluppo della Comunità quale società avanzata basata sulla conoscenza con uno sviluppo economico sostenibile, nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale
· promuovere all’interno della Comunità scambi, cooperazione e mobilità tra i sistemi di istruzione e formazione in modo che essi diventino punti di riferimento di qualità a livello mondiale
Nel campo dell’IFP il programma comunitario di riferimento è ancora il LEONARDO DA VINCI. Esso presenta diverse azioni specifiche, tra le quali la più interessante è senz’altro quella della mobilità legata ai tirocini per i nostri giovani. Dobbiamo offrire ai nostri studenti la straordinaria opportunità di effettuare stages presso imprese in diversi paesi europei, per realizzare un’autentica e produttiva mobilità sociale e professionale in Europa.
L’anno 2006 è stato l’Anno europeo della mobilità dei lavoratori ed abbiamo potuto riflettere su quanto sia importante sviluppare ed affinare competenze-chiave adeguati a migliorare il problema dell’occupazione nello spazio europeo, mettendo a punto d’altro canto, strumenti che ne permettano il riconoscimento e la trasparenza ed una migliore spendibilità all’interno di un mercato del lavoro più ampio. E’ in questa prospettiva che si collocano gli obiettivi operativi dell’azione comunitaria LEONARDO ed in particolare i due che fanno riferimento alla cooperazione tra istituti, organismi dedicati, imprese, parti sociali ed altri attori e all’apprendimento delle lingue.
L’apprendimento delle lingue mi sta particolarmente a cuore e non solo come docente di Francese. Molto più in generale, sono fermamente convinta, come genitore ed educatore, che la conoscenza della sola lingua Inglese non è sufficiente allo sviluppo pieno e completo della persona e alla costruzione di un’identità consapevole, aperta, preparata ad affrontare le sfide delle nostre società multietniche e multiculturali.
Noi crediamo invece, che un programma di educazione plurilinguistica e pluriculturale possa concorrere positivamente all’urgenza di un “nuovo umanesimo”, quello auspicato dal filosofo francese Edgar Morin nel corso del convegno organizzato dal MPI il 3 aprile scorso, a Roma, per presentare il documento “Cultura scuola persona. Verso le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione”.
Siamo convinti infatti, che nel nostro mondo globalizzato, la scuola sia ancora lo spazio ideale di incontro e di dialogo sociale ed umano. Essa è ancora il luogo naturale per la definizione di nuovi modelli di pacifica convivenza umana, possibile attraverso la costruzione di una cittadinanza europea e planetaria fondata sul rispetto e la valorizzazione della diversità culturale.
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Dr. GIULIANO MANZI
Relazione inerente l’incontro del Dr. Giuliano Manzi, docente di Economia Turistica e Storico della cucina, Segretario della Unione Regionale Cuochi Lazio con gli operatori turistici e le scuole alberghiere della antica aerea Praenestina
Nel contesto dell’incontro con gli addetti ai lavori delle attività turistiche e formative nella antica zona Praenestina , a cui parteciperò con coerente convincimento, ritenendo che incontri mirati ad argomenti specifici su temi turistici economici e formativi, con personale tecnico operativo del posto sia il miglior modo per rappresentare le problematiche locali e quindi trovarne le eventuali soluzioni. Disquisizioni in tal senso utili ad ampliare e scambiare punti di vista su metodologie e tecniche da utilizzare a favore della formazione dei ragazzi ed allo sviluppo del territorio secondo le prerogative di produzione, di lavoro, di attitudini, ma soprattutto di rivisitazione storica della cultura locale che deve essere la forza trainante di nuove iniziative economico collettive
Ovviamente, l’interesse per tale sviluppo deve essere del collettivo socio-politico territoriale, non si può pensare ad uno sviluppo senza uno specifico ed elaborato scopo dell’intero contesto locale non solo a livello abitativo ma anche socio-economico-politico.
Quanto sopra ha valenza totale, quando ogni azione è mirata alla realizzazione di una parte del programma che più si addice alle capacità personali dei soggetti interessati a tale sviluppo, pertanto nel caso specifico da me preso in esame:
“ Folklore-Storia-Turismo Formazione “
si richiede una approfondita ricerca
territoriale, di valori storici ma soprattutto di Saperi e Sapori che hanno condizionato nel tempo la vita degli abitanti locali, in questo senso risalendo alla economia ancestrale della agricoltura caccia e pesca, nell’utilizzo dei trasporti per la diffusione dei prodotti ed infine la tipicità dell’alimentazione.
La storia stessa insegna, che molte delle cose, specialmente d’uso gastronomico, derivano da ciò che la natura del territorio, poteva rendere ed ha reso sotto la spinta produttiva dell’uomo, permettendogli di sopravvivere e di svilupparsi modificando con manipolazioni ad arte, le ambizioni e le aspettative che gli hanno permesso di credere in tali potenzialità.
Nel mondo turistico attuale in cui tutto si conosce e tutto è dato per scontato, sta sorgendo un’altra esigenza quella di riscoprire le radici della propria terra, tale ricerca del passato è intesa come tipica forma di frazionamento di sapori e di tipicità dei prodotti, in quanto nel contesto attuale di una globalizzazione massificata che ci sta
conducendo a perdere definitivamente il rapporto diretto con la natura, ci ha anche fatto dimenticare le piccole cose che ci hanno accompagnato durante la nostra crescita.
Questo è ciò che ogni centro che ha reminiscenze storiche di una certa entità deve saper riscoprire e riproporre.
Facendo alcune esemplificazioni ( il pane quale prima forma di sostentamento, ha oggi una infinità di forme e tipologie che ovviamente in passato non avevano ma oggi ha perso il sapore e l’odore di un tempo, sapore che bisogna saper ritrovare e far rivivere.) Rivisitazioni storiche di fatti e misfatti locali che permettano ai turisti d’immergersi nell’ambiente e quindi partecipare con i loro consumi e spese al rilancio dell’economia locale.
Altro punto importante da tenere presente è che l’economia è come un campo coltivato che va trattato con un utilizzo appropriato ma non inflazionato del prodotto, non sempre l’aumento della produzione è indice di buon senso, una produzione tecnicamente equilibrata permette un consumo adeguato facilmente rinnovabile senza tante scorte, che porterebbero inevitabilmente a dover poi trovare sistemi di svendita dell’eccessiva produzione, ritornando ad un ciclo primitivo di stasi e di invecchiamento.
La scuola in tale contesto è molto importante non solo perché insegna le basi e le regole della vita, ma perché nel suo senso di conoscenza deve dare ai giovani il convincimento che la prima base della sopravvivenza e del vivere con dignità è l’istruzione, quindi il sapere di poter agire con raziocinio nel contesto sociale in cui si cresce e si vive.
Ovviamente anche nella scuola c’è la possibilità di creare più persone formate di quelle che servono per le reali necessità produttive, conseguentemente deve essere
sempre controllata per essere adeguata a preparare tecnici ed operatori secondo le necessità del mercato.
Oggi l’economia è sempre in grande movimento non esistono mercati statici ed intoccabili, come non esiste produzione che possa essere inattaccabile da abili concorrenti, quindi e necessario che l’economia non segua soltanto la moda e la tradizione ma deve essere in grato di adeguarsi di volta in volta alle necessità del mercato, senza stravolgere la produzione controllandola con adeguate operazioni congiunturali.
Una scuola che immette sul mercato centinaia di cuochi non può pensare di inserirli tutti sul territorio circostante, deve dare loro la possibilità d’espandersi in più territori, fornendo loro le informazioni tecniche operative necessarie a tale espansione, connesse con i linguaggi utili a tali inserimenti.
Altra considerazione necessaria da fare è quella dell’espansione dei locali Ristoranti, Bar, Gastronomie, Pizzerie e locali similari in territori di bassa concentrazione umana, che possa consumare tanto quanto necessiti alla sopravvivenza di una limitata comunità.
In regime di libertà economica, non è la quantità di locali o spacci che soddisfa la necessità economica territoriale, ma è la qualità e l’economicità del prodotto offerto che rende quella zona interessante e conveniente.
In conclusione se determinati territori con gli stessi interessi non trovano una forma di collaborazione ben determinata, non considerano le potenzialità economiche del loro territorio, non evitano concorrenze assurde e pretestuose lo sviluppo delle piccole comunità non potrà avere successo, al contrario, un piano consortile ben studiato determinato e pianificato che abbia l’accortezza di valorizzare il meglio di ciascuna entità, permetterebbe di risolvere con successo ogni necessità del collettivo.
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Dott. Giuliano Manzi
(Enogastronomo – Storico della cucina)
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Relazione sulla attività di Enogastronomia da attuare nel territorio inerente l’Istituto Alberghiero di Cave e nella zona circostante, in cui tra l’altro opera “l’Associazione Tabula Praenestina” Onlus.
E’ di norma considerare la scuola come punto di riferimento territoriale per le attività connesse allo sviluppo degli studenti, che in essa < Hanno acquisito ed ottenuto la loro formazione professionale>.
Ovviamente ciò nel limite dell’imput iniziale di una programmazione definita da sviluppare, tale logica attuativa và connessa alla tipologia della professione acquisita, alla conoscenza del territorio, ai suoi riferimenti storici geografici, al folklore, alla tipicità alimentare, alla logica commerciale ed infine ad un rifiorire di piatti tipici appetibili nel campo sia eno-agro-alimentare che artigianale. Per quanto esposto è necessario creare un entità possibilista che permetta ai turisti ed agli stessi abitanti del luogo, quali fruitori di servizi, trovare sul territorio una logica produttività di materie prime ed elaborati tipici che diano spazio a nuove sinergie socio-economiche che facciano da collante tra prodotto ed espressione di tipicità territoriale.
Nella logica scolastica l’informazione va data in relazione all’indirizzo dello studio scelto dal discente, con ovvie caratterizzazioni che diano allo stesso la capacità di ricerca ed informazione atta a creare una lungimirante capacità intuitiva tra fare e diffondere, in modo da permettergli ogni possibile mossa economica sia all’interno che all’esterno della territorialità stessa.
Chiaramente questo contesto informativo non può essere solo effetto di scolarizzazione ma di un ampia intesa collaborativa tra Famiglia, Scuola, Istituzioni pubbliche e private, tale coacervo di identità e di intenzioni produrrà di certo un logica prospettiva economica.
La logica impone, per l’ottenimento di risultati che ciascuno dei partecipanti a questo partenariato operi con convinta responsabilità alla realizzazione dei progetti posti in essere.
Nel campo stesso dello sviluppo è necessario che la sinergia collegiale del contesto dia spazio all’informazione, per diffondere conoscenza e stimolare curiosità per le iniziative proposte, tra queste sono suggeribili, in quanto di facile realizzazione:
- Una continua valorizzazione della Scuola alberghiera e degli altri Istituti Professionali, mediante esposizione di elaborati e continui contatti con altre Scuole similari sia del territorio che dei territori limitrofi, per un approfondimento istituzionale del fare e del conoscere.
- Una esplicativa visione del territorio, con itinerari storici geografici ben preparati, che non richiedano sforzi particolarmente gravosi per i fruitori del servizio.
- Una guida del territorio con itinerari Eno-gastronomici, di facile reperimento.
- Una guida ai laboratori artigiani con annesse notizie sulla tipologia del lavoro e la eventuale storicità del manufatto.
- Manifestazioni Folkloristiche, Fiere e Mercati, con riferimenti sulla tipicità della manifestazione.
Tutto ciò ha le variabili dell’opportunità che dipende da molti fattori, (distanza, orari, interessi, tipicità, soddisfacimento.) ovviamente è proprio nel momento scolastico che tali opportunità vanno discusse, non è disdicevole che ha tali incontri intervengano Famigliari ed Autorità.
Dott. Giuliano Manzi
(Enogastronomo – Storico della cucina) |
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| LA CUCINA E’ SALUTE E BELLEZZA
Quando si pensa ai pranzi e ai ristoranti si pensa sempre al pericolo di perdere la linea e di ingrassare Ma è sempre così? La tavola è un "peccato" da scontare con la perdita della bellezza?
Di solito chi dichiara guerra al suo grasso di troppo esordisce con la frase "mi sono messo a dieta" , frase che tutti noi traduciamo in "sto mangiando di meno". Ma in realtà molti di noi hanno una mal comprensione sul termine "dieta", che non significa mangiare meno, ma mangiare giusto!
Lo stesso vocabolario Zingarelli definisce dieta come "regime alimentare". Quindi mettersi a dieta vuol dire mangiare in modo giusto, cioè dare al nostro corpo gli alimenti di cui ha bisogno. E quali alimenti richiede il nostro corpo? Innanzitutto sono necessarie le proteine, esattamente 1 grammo di proteine ogni kilogrammo di peso del nostro corpo. Per esempio se pesiamo 60 kg, in un giorno dobbiamo assumere 60 grammi di proteine. I grammi di proteine non coincidono con il peso dell’alimento, perché il peso dell’alimento è una cosa e il peso delle sue proteine sono un’altra cosa. Per esempio un uovo può avere 5/6 grammi di proteine, ma non è detto che pesi 5/6 grammi. Per verificare la quantità di proteine contenute in un alimento ci sono delle apposite tabelle.
La conseguenza del giusto equilibrio tra peso del corpo e relativo rifornimento di proteine non include solo un benessere fisico, ma anche un benessere a livello mentale, perché un individuo si sentirà meglio sia fisicamente che spiritualmente.
Le proteine dove le troviamo? Nella maggior parte dei casi in tutti i cibi d’origine animale (carne, pesce), e nei prodotti degli animali (uova, latte), in altri casi in alcuni cibi d’origine vegetale tra cui la soia che contiene una buona quantità di proteine.
Nonostante sia risaputo che i carboidrati (pasta, pane, biscotti, dolci…) contribuiscano molto a farci perdere la linea, è stato scoperto recentemente che un po’ di carboidrati bisogna assumerli perché sono la legna piccola che aiuta a bruciare più facilmente la legna grande delle proteine.
Inoltre per completare la nostra dieta sono necessarie frutta e verdura che contengono vitamine e minerali utili al nostro corpo. Alcuni erroneamente si riempiono di pizze e merendine, e continuano ad avere fame! Ma hanno fame perché il corpo continua a richiedere non pizze e merendine, ma proteine, vitamine e minerali che non sono fornite da pizze e merendine.
Per finire, ed è proprio qui il caso di parlare di "ciliegina" sulla torta, al contrario di quello che si dice, nel secolo scorso si è scoperto che il nostro corpo non ha bisogno dello zucchero, e sapete perché? Perché da ricerche si sono accorti che il nostro corpo produce già gli zuccheri!!!!!! Ecco perché assumendo zuccheri ingrassiamo, perché diamo al nostro corpo un qualcosa che ha già, e quindi lo zucchero che mettiamo negli alimenti il corpo lo mette in magazzino e prende il nome di grasso. Questo l’ho sperimentato su di me. Anni fa utilizzavo lo zucchero, nel momento in cui l’ho tolto dalla mia alimentazione il mio viso gonfio e paffuto si è snellito e sono emersi lineamenti più fini e presentabili.
Concludendo è proprio il caso di dire che se seguiamo una giusta alimentazione avremo SALUTE e BELLEZZA.
Prof. Franco ROMANO |
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| TAVOLA ROTONDA “La Scuola e il Territorio”
“gli Alunni delle Scuole Superiori di Palestrina interpellano il Territorio”
“ Il loro futuro :Legalità, occupazione, pendolarismo, ecc.
Ore 9.30 MERCOLEDI’ 6 MAGGIO 2009 – l’AUDITORIUM “PIERLUIGI”
VIA DELLE MONACHE 13 - PALESTRINA
Intervengono:
prof. Giancarlo Tomassi – Presidente dell’Associazione
moderatore: Massimo Sbardella – giornalista:
prof. Carlo Centani, Dirigente Scolastico IISPT Palestrina
on. Guido Milana, Presidente del Consiglio della Regione Lazio
Filippo Francesco Buzzanca; scenografo
Timoteo Salomone, telecineoperatore - giornalista inviato, presenta la visione del documentario:
Thailandia: I Fantasmi di PUKETT
prof. Aldo Chialastri
prof. Alberto Monticelli
Mago Carlo Fox: La magia
prof.ssa Cinzia Delisi , Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico “Luzzatti” Palestrina
prof.ssa Maria Pia Zeppa, Dirigente Scolastico “Liceo Claudio Eliano” Palestrina
on. Luigi Canali, Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio
Gabriele Mayer: Costumista,
Presidente della giuria del concorso di MODA
Le Alunne dell’I.P.I.A di Tivoli presentano gli abiti per il Concorso di MODA |
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| Roma, 2 aprile 2007
Tabula Praenestina – Intervento dell’On.le Daniela Monteforte, assessore alle Politiche della Scuola della Provincia di Roma.
Come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’inizio di questo anno scolastico, la scuola è una “palestra di vita”, cioè il luogo dove, oltre all’apprendimento di conoscenze e discipline che diverranno parte del bagaglio culturale di ognuno, si impara a convivere, a discutere, dove si assaggia per la prima volta la dinamica di un sistema democratico basato sul confronto e il rispetto delle regole. Pensiero, cultura, sentimento e volontà trovano nella scuola il terreno più fertile dove poter cooperare in maniera armonica alla formazione di individui liberi da condizionamenti e allenati a guardare con coscienza critica gli scenari di una società in rapido mutamento e sempre più impegnata in una parcellizzazione del Sapere suddiviso in “specializzazioni”. Infatti, per quanto le conoscenze di natura industriale siano fondamentali da un punto di vista tecnico, esse non possono da sole assolvere il compito molto più vasto che la scuola si propone nei confronti dello sviluppo complessivo dei giovani. Proprio per questo, nonostante le periodiche difficoltà che la scuola si trova a vivere e l’apparente diminuzione della sua autorità morale - considerando gli ultimi fatti di cronaca - è necessaria un’inversione nei metodi e nei contenuti affinché la scuola possa recuperare all’interno della nostra società il ruolo centrale che le è proprio cioè quello di luogo formativo per eccellenza e primo centro di promozione dei diritti di cittadinanza e non quello subalterno di camera di registrazione dei mutamenti sociali. A questo proposito, l’autonomia scolastica può essere considerata un percorso progressivo tra giovani generazioni, formazione e società civile da realizzare sinergicamente sia nel rapporto con gli Enti locali e le Associazioni culturali, sia con l’interazione delle scuole tra loro, con la creazione di Reti, scambi di esperienze e condivisione di progetti culturali.
Nel predisporre l’azione didattica infatti, non si può non tener conto della cultura trasmessa dal territorio in cui i giovani vivono: il paesaggio, i beni artistici, le testimonianze del passato, sono tutti segni formali attraverso i quali si sono espressi le idee, gli umori, le capacità e la sensibilità dell’uomo che, se decontestualizzato dal suo ambiente e dalla sua storia, vedrebbe diminuite le sue potenzialità di sviluppo e compromesso il carattere di intenzionalità pedagogica che la scuola può offrire. L’immagine della scuola che ci deriva dalla società industriale non è più in linea con l’ipotesi di una società cognitiva proiettata sul lifelong-lifewide learning che considera l’apprendimento e la formazione un percorso che, attraverso molteplici modalità, si snoda lungo tutto l’arco della vita. È in questa prospettiva che emerge l’esigenza di garantire ai giovani l’acquisizione degli strumenti più idonei affinché la loro soggettività possa esprimersi. La scuola deve diventare sempre più un luogo che crei aggregazione, una “scuola aperta” al territorio con la possibilità di utilizzare liberamente i suoi laboratori, le biblioteche e le attrezzature; un “luogo amico” che non chieda solo prestazioni ma offra opportunità di incontro e di fruizione informale. Credo sia perciò importante preservare e trasmettere in termini critici e progettuali la cultura locale, intesa anche come tavolozza di valori etici e fondamento su cui ciascun studente poi verrà stimolato a progettare a se stesso. Gli anni della formazione devono essere considerati un periodo di crescita e di sviluppo dello studente che non è chiamato soltanto ad apprendere una tecnè ma a diventare un adulto consapevole delle sue potenzialità e del suo ruolo all’interno della società in una costante osmosi tra l’acquisizione di conoscenze e la loro proiezione nel contesto in cui opera.
Daniela Monteforte
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PROF. ENRICO CARDONI
LA SCUOLA E IL TERRITORIO
Con il conseguimento dell’autonomia gli Istituti Scolastici del nostro territorio sono ormai in grado di decidere gli indirizzi d’insegnamento (cioè quali corsi attivare, incentivare o dimettere) e di progettarne di nuovi. L’Istituto d’Istruzione Superiore Professionale e Tecnica “Via Pedemontana” di Palestrina, ad esempio, potrebbe dover decidere se continuare il corso di meccanica o di moda, piuttosto che quello di grafica pubblicitaria o di tecnico commerciale. Un altro istituto potrebbe studiare l’attivazione di un corso del tutto nuovo, come ad esempio quello per eno-gastronomo del territorio o per amministratore di risorse turistico-ambientali locali.
La situazione attuale, invece, con l’evidente accentuarsi della separazione fra studio scolastico ed effettivo inserimento nell’attività lavorativa per la quale ci si è preparati, vede crescere il disinteresse per lo studio da parte dei ragazzi, la delusione dei genitori per l’inutilità del diploma, e una spinta alla demotivazione degli stessi insegnanti che nella scuola lavorano, da non sottovalutare.
I Comuni, da parte loro, e per essi Sindaci e Assessori, possono indicare alla Scuola le tendenze di sviluppo previste o progettate per i loro territori e le figure professionali delle quali si prospetta una maggiore necessità.
D’altra parte, mentre dalla storia abbiamo appreso che paesi e città sono nati lungo i fiumi, presso i porti, o comunque in luoghi dove abbondavano materie prime e vie di comunicazione, oggigiorno, con lo sviluppo dei mezzi di trasporto individuali e delle telecomunicazioni informatiche, vediamo nascere interi insediamenti industriali o commerciali ex-novo, anche in zone precedentemente deserte.
Per fare alcuni esempi, abbiamo visto il lancio turistico di alcune località attraverso la costituzione di attrattive artificiali, come Disneyland, Acquapark, Palaghiaccio ecc.; o anche la crescita di occupazione in località remote e mal collegate, attraverso la creazione di centri di telelavoro (cottages informatici - cioè uffici attrezzati per il telelavoro, con computer e collegamenti in fibra ottica). Questi centri vengono affittati a società pubbliche o private come uffici periferici o call center ecc. e permettono nuova occupazione per la forza lavoro locale, purché ben formata.
E’ però il caso di far notare che il marketing del territorio non è concepibile che sia imperniato su un solo Comune isolato, né tanto meno su una sola azienda.
Non si tratta, per fare un esempio, di fare pubblicità ad un sola azienda agrituristica ma di lanciare e sostenere fortemente il marchio di un intero comprensorio.
A patto, però, che questa pubblicità venga sostenuta da reali infrastrutture (turistiche, artigianali, ecc), anch’esse da coordinarsi a livello di comprensorio fra i vari Comuni interessati (itinerari agro-turistici; di maneggi; di degustazione; poli di artigianato locale; convenzioni di ricerca; incentivazione delle fiere e delle mostre, dei convegni ecc. ecc.).
Per questi ed altri motivi, la Scuola vuole dialogare con il Territorio per valutare insieme necessità ed opportunità di sviluppo, occupazione ed insegnamento.
Prof. Enrico Cardoni
Docente di Amministrazione Turistica
Giornalista Pubblicista |
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| “TABULA PRAENESTINA”
Tavola rotonda “ La scuola e il territorio”
12 maggio 2007 Auditorium “G.Pierluigi”
Sintesi intervento Dott. Gabriele Gasparro Delegato di Roma).
dell’Accademia Italiana della Cucina)
L’Accademia Italiana della Cucina, da più di mezzo secolo, promuove e difende la tradizionale della cultura della tavola italiana, attraverso una fitta rete di delegazioni in Italia e all’estero. A tal Tutta la sua intensa attività è caratterizzata dalla assenza di ogni intento commerciale essendo per statuto definita “no profit”.
I campi d’azione dell’Accademia sono diversi, ma quello al quale si attribuisce una particolare importanza è proprio quello della formazione. L’Accademia è fra gli enti promotori della scuola di alta cucina ALMA di Parma e, ogni biennio, con il Ministero dell’Istruzione, assegna il “Premio Secondino Freda”, riservato agli insegnanti degli Istituti Professionali con indirizzo alberghiero.
Con alcune Università italiane, l’Accademia, sta istituendo corsi di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione,
Tutto ciò ed altro ancora sta a dimostrare come è importante il tema affrontato con questa tavola rotonda.
E’ bene parlare di quanto si è fatto o si sta facendo, ma è ancora più importante dire quanto c’è ancora da fare e, in effetti, ce ne è molto anzi moltissimo.
La nostra formazione nel campo dell’ospitalità, sia alberghiera che di cucina come di sala, è carente e dobbiamo, al riguardo, rilevare come all’estero si è molto più avanti.
Le scuole all’estero, nella maggior parte dei casi, formano professionalmente gli allievi sulla tecnica della cucina, sull’amministrazione dell’ospitalità, sul servizio ecc., ma il riferimento al territorio è relativo perché non sussiste quel imponente bagaglio culturale di cui disponiamo nel nostro paese. In effetti, all’estero, la scuola prescinde dal contesto che la circonda.
Ad esempio nella scuola americana si insegna la cucina italiana, come quella francese.
Nel nostro paese, che vanta il primato indiscusso della sua cucina e della qualità delle produzioni tipiche legate al territorio nazionale, il fattore di vantaggio non è sufficientemente considerato.
Le recenti indagini sulla domanda di turismo evidenziano sempre di più la ricerca che chiameremo di elite, che ama visitare il territorio che si propone come complesso culturale.
L’ospitalità e l’offerta gastronomica, per le nostre realtà, diventano strumenti preziosi di marketing,
Il ruolo di una scuola che deve senza meno fornire specializzazioni di alto e altissimo livello, deve proporsi in questo contesto, ed integrarsi nella realtà territoriale, alla quale può dare un incremento di sviluppo.
Un tale impulso assume a particolare importanza se si considera che lo sviluppo del territorio come offerta turistica, oltre che a incrementare l’economia locale, può creare le possibilità di impiego per gli allievi una volta proposti sul mercato del lavoro.
Lo sviluppo del territorio in funzione di offerta turistica è un’operazione di marketing vero e proprio.
La formazione dei quadri, che in tale contesto debbono operare come gli addetti all’ospitalità, è solo un tassello di un progetto ben articolato che curi l’offerta dei prodotti locali, l’efficienza dei servizi e dell’accoglienza, le comunicazioni e i trasporti, la cura dell’arredo urbano e la regolarizzazione del traffico ecc.
Molti sono gli interessati che debbono assumersi questo compito, prime fra tutti le Istituzioni, le quali debbono tenere in debito conto le esigenze della formazione professionale, che nel contesto di sviluppo del territorio assume ad un rilievo di tutta evidenza. |
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| SCUOLA E TERRITORIO
PROF. PAOLO PANI
Da anni sono in stretto contatto con le realtà turistico ricettive del territorio, a conforto di quanto relazionato dall’On Daniela Monteforte, per consentire a questa fucina di preparare al meglio e per la vita quegli operatori del turismo e ristorazione del futuro.
Per la realizzazione di ciò mi sono avvalso della collaborazione della Federalberghi-Confcommercio della Prov. di Perugia nella persona del Past President Ing. Giorgio Mencaroni con il quale per primi in Italia abbiamo stilato un protocollo d’intesa tra Istituzione Pubblica e mondo del lavoro con il quale si enunciano i diritti, i doveri e le regole.
Non ci possiamo paragonare alle altre istituzioni scolastiche in quanto i ns. allievi andranno a confrontarsi con un mondo in continua evoluzione ma con un materiale umano eterogeneo in tutto e in questo contesto dobbiamo dare sempre il meglio per far fronte ai grandi competitors internazionali.
Per far fronte a ciò si è creduto di dover puntare sulle eccellenze e da qui è nato un progetto:
“PROGETTO ECCELLENZE”
Prima cosa consentire alla Federalberghi di creare una banca dati degli allievi frequentanti l’Istituto, chiedendo ai genitori dei ragazzi l’autorizzazione all’utilizzo dei dati personali nel rispetto della legge sulla privacy. Da parte dell’istituzione scolastica, la necessità di monitorare tutti quegli allievi reduci da stage di qualsiasi genere e in qualsiasi struttura chiedendo loro la durata del periodo/i, i ruoli ricoperti, in quali aziende, come sono stati accolti, trattati, se hanno svolto mansioni o orari di lavoro diversi da quelle previsti o programmati, se hanno ricevuto un qualche compenso, se sono stati invitati a tornare, se hanno ritenuto utile il tirocinio, i vantaggi o benefici tratti, se l’albergatore o chi per lui ha dedicato tempo al loro apprendimento, se vorranno continuare questa professione e con quali mansioni. La Federalberghi, una volta ricevuta dall’Istituto copia dell’assegnazione degli allievi alle strutture per tutti i tipi di stage, dal canto suo provvederà a monitorare le aziende turistico ricettive per stilare poi una sorta di graduatoria degli allievi più meritevoli per impegno, serietà, portamento, professionalità, puntualità ed altro. Alla fine del 2007, in occasione della “festa del turismo” verrà premiata l’azienda che sarà meglio giudicata dagli allievi e il miglior stagista per ciascun settore giudicato dall’albergatore. Questi dati verranno pubblicati sul sito della Federalberghi così che tutti gli operatori in caso di necessità potranno attingervi.
Abbiamo convenuto che negli ultimi anni l’incertezza ha fatto da padrona poiché caratterizzata anche dall’aumento dei competitors internazionali. Per far fronte si è concordato di fare sistema turistico di qualità e anche se la nostra regione è privilegiata sia per i flussi che per la formazione e ricerca, troppo pochi sono coloro che dopo aver raggiunto il diploma di laurea si sono fermati ad operare nella nostra regione. Gli operatori turistici attendono questi allievi affinché portino entusiasmo, innovazione e costituiscano un supporto continuo nell’azienda per strategie e sviluppo. E’ il caso di mettere in vetrina le eccellenze della regione, puntando, quale punto di forza, sulla qualità per penetrare nel mercato internazionale e diffondere l’Italian life style, la nostra arte, la cultura, la storia, le bellezze del territorio, la musica, tutto ciò che è made in Italy, l’enogastronomia, e le tradizioni.
Per rendere possibile ciò abbiamo istituito una commissione stage che opera dal primo settembre al 31 agosto per assegnare gli allievi alle strutture dove gradiscono fare esperienze e far compilare ad ogni allievo una scheda di valutazione dell’azienda in forma anonima. Quattro sono le tipologie di stage che facciamo fare agli allievi:
Estivo: facoltativo per un periodo massimo di mesi due;
Orientamento: all’inizio del secondo anno di tre settimane (una settimana per ogni settore)
Fine corso: al termine del terzo anno di quindici gg. Nel settore prescelto.
Terza area: con un monte orario da effettuare in azienda alberghiera e-o ristorativa e turistica.
Noi docenti tecnico pratici siamo il braccio operativo che maggiormente si impegna, spesso anche a proprie spese, affinché tante teorie diventino realtà e tanti ragazzi si trasformino in professionisti del Turismo del futuro.
Prof. Pani Paolo |
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| PROF. ALBERTO MONTICELLI
Associazione Culturale Sportinia
alberto.monticelli@alice.it
Cibo e parole
È preferibile un cibo anche un po’ nocivo ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole. (Ippocrate)
Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi. (Joyce)
Mangiare è uno dei quattro scopi della vita... quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo. (proverbio cinese)
"Non è vero che un uomo cambia ubriacandosi, è da sobrio che è diverso!"
T. De Quincey, Confessioni di un mangiatore d'oppio
"Baciami con un bacio della tua bocca, perché le tue mammelle sono migliori del vino"
Cantico dei Cantici
"Per evitare gli affanni comincia la cena con una bevuta"
Ut vites poenam de potibus incipe coenam.!
Precetto della Scuola Medica (anno 1000)
"Se tu avrai noie per il troppo vino bevuto la sera, ribevi in ora mattutina, e questa sarà la medicina"
Si tibi serotina noceat potatio, vina hora matutina rebibas, et erit medicina.-
Flos Sanitatis
Opera buffa
"Dopo il non far nulla, io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. L'appetito è per lo stomaco ciò che l'amore è per il cuore.
Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto o il piccolo flauto, in cui brontola il malcontento o guaisce l'invidia; al contrario, lo stomaco pieno è il triangolo del piacere oppure i cembali della gioia.
Quanto all'amore, lo considero la prima donna per eccellenza, la diva che canta nel cervello cavatine di cui l'orecchio si inebria e il cuore ne viene rapito.
Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita, e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne.
Chi la lascia fuggire senza averne goduto, è un pazzo."
G.Rossini
"A morte la minestra"
Metti, o canora musa, in moto l'Elicona
e la tua cetra cinga d'alloro una corona.
Non già d'Eroi tu devi, o degli Dei cantare
ma solo la Minestra d'ingiurie caricare.
Ora tu sei, Minestra, dei versi miei l'oggetto,
e dirti abominevole mi porta gran diletto.
O cibo, invan gradito dal gener nostro umano!
Cibo negletto e vile, degno d'umil villano!
Si dice, che resusciti, quando sei buona, i morti;
ma il diletto è degno d'uomini invero poco accorti!
Or dunque esser bisogna morti per goder poi
di questi benefici, che sol si dicon tuoi?
Non v'è niente pei vivi? Si! Mi risponde ognuno;
or via su me lo mostri, se puote qualcheduno;
ma zitti! Che incomincia furioso un tale a dire;
ma presto restiamo attenti, e cheti per sentire:
"Chi potrà dire vile un cibo delicato,
che spesso è il sol ristoro di un povero malato?"
E' ver, ma chi desideri, grazie al cielo, esser sano
deve lasciar tal cibo a un povero malsano!
Piccola seccatura vi sembra ogni mattina
dover trangugiare la "cara minestrina"?
Giacomo Leopardi
Incontro con l'ebreo Mardocheo e la bella Lia
Nel 1772, a Sinigallia, tre poste lontano da Ancona, Casanova prende come compagno di calesse, l'ebreo Mardocheo e questo incontro ci fornisce l'occasione di avere un interessante quanto raro spaccato di quelle che erano le tradizioni gastronomiche ebraiche del tempo e la loro convivenza con quelle cristiane. "All'ora di pranzo lo invitai a mangiare con me ed egli mi rispose che la sua religione non glielo permetteva, e che per questo motivo mangiava soltanto uova, frutta e salame d0oca che aveva in tasca". Il salame d'oca è un tipico mangiare originario degli ebrei di Ancona e viene preparato con una ricetta molto antica anche nelle altre comunità ebraiche.
La tradizione vuole che i salami d'oca, profumati al pepe garofolato, siano preparati nella stagione fredda non più tardi di gennaio per poter essere pronti per il periodo di Pesach. Anche per il vino le regole casher sono ed erano molto rigorose. Sia in passato che oggi, bere vino e mangiare cibi casher vuol dire bere e alimentarsi solo con cibi purificati e ammessi dalla religione ebraica: "Il superstizioso bevve acqua perché, mi disse, non era sicuro che il vino fosse puro. Dopo pranzo, nella carrozza, mi disse che se volevo alloggiare in casa sua e accontentarmi di mangiare cibi che Dio non ha proibito, mi avrebbe fatto mangiare più delicatamente e più voluttuosamente e a miglior prezzo che all'albergo, solo in una bella stanza sul mare...". "Non mi darete che sei paoli al giorno, e vi farò servire pranzo e cena, ma senza il vino". "Ma mi farete cuocere tutti i pesci che mi verrà voglia di mangiare, e li comprerò a parte, s'intende". "Stà bene".
Ho una fantesca cristiana e d'altra parte mia moglie sta sempre attenta alla cucina. "Mi darete tutti i giorni del fegato d'oca, ma a condizione che ne mangerete anche voi in mia presenza. "So quel che pensate. Ma sarete soddisfatto".
La precisazione di Mardocheo voleva rassicurare il nobile cavaliere sul fatto che la diceria che gli ebrei avvelenassero i cristiani era del tutto infondata. La condizione di mangiare cibo preparato da un ebreo, solo dividendolo con lui, per il timore di essere avvelenato, darà al nostro ganimede l'occasione di piacevolissimi incontri galanti. Infatti ben presto scoprirà che in famiglia dell'ebreo solo la bellissima figlia Lia mangiava fegato d'oca e così a lei si rivolge: "Ma il fegato d'oca vi piace?". "Molto, e oggi ne mangerò con voi a quel che mi ha detto mio padre. Avete forse paura di essere avvelenato?". Niente affatto. Al contrario desidero che moriamo insieme". La furba Lia fece finta di non capire il suo discorso e lo lasciò ardente d'amore e di desideri. All'ora di pranzo fu servito un menu "tutto di grasso all'uso ebraico, Lia venne lei stessa col fegato e si sedette senza cerimonie davanti a me con uno scialletto sul bel seno.
Il fegato era squisito e, poiché non era grande, lo mangiammo tutto bevendoci sopra vino di Scopolo che Lia trovò ancora migliore del fegato". Come sappiamo, al Casanova piacevano assai le donne ghiottone e ben presto scoprì che Lia lo era d'avvero.
Questo fatto non solo diede a Giacomo il piacere di avere un'ottima e deliziosa compagna di tavola, ma anche all'astuto ebreo Mardocheo la possibilità di raddoppiare il costo del pranzo. Ecco la scena: "Dissi a Mardocheo che l'appetito della figlia raddoppiava il mio e che mi avrebbe fatto piacere se le avesse consentito di mangiare con me tutte le volte che avremmo avuto del fegato d'oca. Mi rispose che proprio perché ella raddoppiava il mio appetito a lui non conveniva, ma che sarebbe rimasta se volevo pagare il doppio, cioé un testone di più. Questa conclusione mi piacque infinitamente.
Gli dissi che accettavo la condizione e gli regalai una bottiglietta di Scopolo che Lia gli garantì purissimo". Dunque Lia e il bel Giacomo pranzarono insieme. A fine pasto furono portate in tavola le paste e le composte fatte all'uso ebraico e del buonissimo Moscato di Cipro.
Non sempre gli ebrei seguivano in modo ortodosso le rigide regole casher della loro religione, e la bella Lia ce ve offre un significativo esempio il giorno dopo.
A Casanova, questa volta, fu servita una squisita cena di magro tutta secondo gli usi dei cristiani. "Pranzammo in grande allegria. Mi furono serviti crostacei e frutti di mare che la sua religione proibisce, la incitai a mangiare e le feci orrore, ma essendosi la fantesca allontanata, ella ne mangiò con una voluttà sorprendente, assicurandomi che era la prima volta in vita sua che godeva di quel piacere". |
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