FENOMENOLOGIA DELLE RAGAZZE SPORCHE
A tutte le ragazze
che mi hanno reso la vita più interessante
(nel senso dell'antica maledizione cinese)
INTRODUZIONE
Solitamente, la parola "sporco", nel suo significato più letterale, significa "privo di igiene". Tuttavia questo attributo, se collegato ad una persona, designa metaforicamente un individuo di dubbia moralità, oppure che persegue degli interessi personalissimi, non immediatamente evidenti e sicuramente non condivisibili dal suo interlocutore. Una persona, pertanto, che non è come fa vedere di essere, o - più problematico - come gli altri vorrebbero che fosse, è coram populo definita una persona "sporca".
Nel presente studio, tuttavia, il concetto di "sporco", collegato al soggetto "ragazza" (intesa come essere umano di sesso femminile, e comunque non necessariamente di età anagrafica determinata entro limiti fissati a priori) non coimplica un giudizio di ordine morale. Qui, per "sporco" si intende una (im)materiale incrostazione esperienziale della persona in oggetto, che, col tempo, si è solidificata in un nucleo di rabbia, di rancore e di odio, che soltanto con molta difficoltà è scindibile dalla persona stessa; esso si costituisce come sua identità caratteriale e da esso lei non riesce ad estraniarsi - men che meno a diventarne cosciente. Esso condiziona pesantemente la comunicazione che si instaura tra la ragazza ed il suo interlocutore: la Ragazza Sporca tenderà in ogni caso a leggere ed interpretare in chiave personalissima, moralmente negativa e pretestuosamente oggettiva parole, gesti e segnali provenienti da quest'ultimo, identificando in essi oltraggi, aggressioni al suo essere, o almeno un'ostilità di base, o, meglio, un'invadenza ed una mancanza di rispetto alla sua personalità e ai suoi diritti (in primis di scelta relazionale).
COME SI PRESENTA UNA RAGAZZA SPORCA
La Ragazza Sporca (di seguito: R.S.) ha un atteggiamento correntemente non molto rilassato, senza motivo apparente. Si muove con una certa rigidità, ha uno sguardo sfuggente, rifugge i contatti fisici.
La R.S. può vestirsi due modi differenti, solo apparentemente antitetici:
1) o in maniera molto trascurata, con maglioni e pantaloni che nascondono il più possibile le linee del suo corpo;
2) oppure esaltando al massimo la sua femminilità, con abbigliamenti aderenti e succinti al limite della provocazione. Si può asserire che, in questo secondo caso, ciò avvenga prevalentemente con un fine di tipo provocatorio/castratorio, riassumibile nello schema "ce l'ho ma non te la do".
La R.S. nasconde un'aggressività irrisolta, faticosamente trattenuta da motivi di convenienza sociale, che purtuttavia tende ad esplodere a fronte di eventi palesemente irrilevanti. Questa aggressività viene scatenata particolarmente da situazioni di tipo erotico/sessuale, le quali possono essere anche non direttamente vissute o non verificatesi in condizioni di contiguità diretta, ma semplicemente lette, visionate in un film o raccontate in momenti conviviali: la R.S. si dimostrerà pertanto ferocemente intollerante nei confronti delle situazioni in oggetto o di chi le racconta, con riflessi che potrebbero apparire, ad un osservatore disattento, di lasca bigotteria e perbenismo (in realtà è ben di più, e peggio, come vedremo).
La R.S. non ama essere toccata. Questo disamore può essere reso in due modi:
1) uno passivo: la R.S. che subisce un contatto indesiderato si rende immediatamente e totalmente rigida e legnosa, in maniera quasi istantanea nel momento in cui l'arto non gradito raggiunge una qualsiasi parte del suo corpo (anche un semplice braccio o una spalla); se il latore del gesto sarà una persona particolarmente sensibile, essa percepirà anche una sensazione quasi magnetica di freddo, di ribrezzo al contatto;
2) uno attivo: scostandosi (di modo che l'arto latore del contatto indesiderato cada disperato nel vuoto), oppure, direttamente, afferrandolo con la propria mano e gettandolo via. Difficilmente questi atti si accompagnano ad un commento, del genere "lasciami in pace" od altro. Ne' tanto meno la R.S. si sentirà motivata a giustificarli in qualche modo; ella considera un suo preciso diritto respingere i contatti fisici che considera indesiderati (virtualmente tutti).
Quanto sopra si ricontra anche nei baci di cortesia che abitualmente ci si scambia tra amici. La R.S., non potendosi esimere da questo approccio sociale, torcerà il capo in modo tale che le labbra del proprio interlocutore cadano il più lontano possibile dalla sua bocca.
LA MORALITA' DELLA RAGAZZA SPORCA
La R.S. ha un senso della morale particolarmente vivido. Tende a giudicare gli atteggiamenti ed i comportamenti delle persone in maniera drastica e palese, senza preoccuparsi di nascondere questo atteggiamento, ed anzi cercando di persuadere i suoi interlocutori dei propri punti di vista. Qualsiasi tipo di comportamento del suo prossimo viene giudicato, a seconda dei casi, buono o cattivo, secondo uno schema di valore predeterminato a priori da lei medesima. Inutile dire che la maggior parte di queste valenze morali si sviluppano nella sfera sessuale, dove viene soppesata accuratamente, caso per caso, la moralità e la legittimità degli atteggiamenti altrui, anche quando non si è direttamente parte in causa. Generalmente sono ben pochi gli atteggiamenti umani e sociali che possono essere considerati positivamente; ma di solito qualsiasi tipo di approccio intersessuale che parte da un uomo ed è rivolto ad una donna, se non è accuratamente legittimato, ad es. da grandi sentimenti (propri), se non è espressamente richiesto e/o gradito, viene considerato moralmente illegittimo. Tendenzialmente la R.S. legge secondi fini di stampo sessuale (incontrovertibilmente immorali ed illegittimi) in qualsiasi atteggiamento relazionale maschile (e talvolta, ma raramente, anche femminile; ma in misura minore, il quanto il "secondo fine" femminile non si trova in un rapporto di contiguità diretta con un rischio di aggressione verbale e/o fisica, ciò che invece si presume in quello maschile) che venga instaurato nei suoi confronti.
La R.S., peraltro, è perennemente convinta di essere sempre nel giusto, di sapere tutto, di aver capito tutto. Il fatto di considerarsi un campione di moralità la espone peraltro duramente ai sensi di colpa; il suo giudizio non può essere "puro" se lei stessa non lo è. Lei non potrebbe permettersi di condannare e di giudicare se non fosse strasicura di aver titolo per poterlo fare; titolo che nasce solo dalla sua perfezione. Pertanto non sarà mai disposta a mettersi in discussione; se lo facesse, tutta la sua struttura esistenziale, e soprattutto il potere che si arroga di giudicare il prossimo, le si liquefarrebbe tra le mani. Per questo la R.S, che proprio nella colpevolizzazione del prossimo trova difesa dalle proprie insicurezze (v. sotto) è perseguitata e terrorizzata dai sensi di colpa (che mandano in crisi il suo sistema di sicurezze); la R.S. riesce ad evitarli deresponsabilizzandosi mediante complesse costruzioni mentali, che servono ad attribuire al proprio prossimo la colpa di qualsiasi incidente o contrasto, oppure attribuendo all'interlocutore la colpa di averla fatta sentire in colpa.
La R.S. consente l'accesso sociale alla sua persona da parte delle persone a cui permette di farsi frequentare per amicizia e/o conoscenza, proprio in funzione di questa valutazione morale. Colui che considererà un "immorale", ben difficilmente potrà avere qualche possibilità di accostarsi a lei in termini appena diversi di quelli di una fuggevole conoscenza o partnership professionale; il disco verde, il "via libera" ci potrà essere soltanto per i "puri", per coloro che lei considera scevri da secondi fini, che - in pratica - rinunciano a desiderarla sessualmente (la R.S. considera generalmente il fatto di essere sessualmente desiderata, in particolar modo da persone non espressamente autorizzate a ciò e per le quali, quindi, lei non prova un qualche tipo di attrazione, un insanabile oltraggio). E' evidente che lo scoprire o l'immaginare a posteriori l'esistenza di cosiddetti "secondi fini", in una persona già autorizzata all'accesso a lei, potrà causarle una disillusione terribile, con evidente rischio di pesanti ritorsioni. Per proteggersi da queste disillusioni, la R.S. ha a disposizione una risorsa: il "controllo" della volontà e dell'identità dell'interlocutore (v. sotto).
La R.S., peraltro, ha una particolarissima sensitività per le persone che la desiderano sessualmente, anche se rinunciano a manifestare questo loro desiderio nella maniera più assoluta. Pertanto, ancora prima di un qualsiasi approccio (a volte neanche ipotizzato), ci saranno persone che si vedranno respinte e considerate indesiderate.
Naturalmente, tutto questo porta ad escludere a priori qualsiasi legittimità al concetto di corteggiamento, inteso come associazione di azioni tesa a sedurre una persona e a farsi accettare dalla medesima in termini sentimental-sessuali pure a fronte di un suo iniziale disinteresse o rifiuto. La R.S., data la rigidità dei suoi schemi relazionali, non potrà mai ammettere che una qualsiasi sua scelta, in campo sentimentale/sessuale, possa essere stata determinata o modificata dalla volontà o dall'azione di un agente esterno; solo i sentimenti (i suoi) possono "bonificare" le volontà di coloro che la circondano, e che manifestano i loro desideri.
La R. S., dunque, ha un altissimo senso della morale (sua). Questo significa, di fatto, che qualsiasi comportamento del suo prossimo, che sia o meno inquadrabile nella sfera dei sentimenti e/o del sesso, è suscettibile di valutazione. Ed ella trascorrerà quasi tutto il suo tempo a valutare, a soppesare, a decidere quello che di una persona è giusto (ovvero tollerabile: sia chiaro che la "giustezza", nel suo sistema di equilibri, non merta nessun particolare premio) e ciò che è sbagliato.
COME LA RAGAZZA SPORCA SI DIFENDE DAL SUO PROSSIMO E LO CONTROLLA
Dai contatti fisici ritenuti indebiti, abbiamo già visto come la R.S. si difende: con atteggiamenti di ripulsa silenziosamente od apertamente aggressivi. Vediamo ora come si difende più genericamente dal resto del mondo.
Il mondo, per la R.S., costituisce invariabilmente una minaccia. Lei ne ha paura, ne teme le reazioni, le invadenze, le aggressioni. Talvolta identifica in qualsiasi atteggiamento del suo prossimo un oltraggio alla propria persona. Questo, parossisticamente, può arrivare a non riguardare esclusivamente gli esponenti di sesso maschile. E quale sistema, allora, può adottare per neutralizzare le minacce virtuali che le arrivano da tutte le direzioni?
"Catalogando" le persone. Ogni persona ha uno specifico ruolo nel suo mondo; è quello che lei ha deciso che deve essere. In questo modo, conoscendone e dandone per scontati una volta per tutte limiti e confini, tale persona non sarà più pericolosa, non ci si potrà più aspettare da lei nulla di pericoloso o di oltraggioso. Naturalmente questo significa che ogni soggetto in questione in qualche modo dovrà essere mantenuto nel ruolo che gli è stato attribuito, altrimenti il controllo verrà meno. Come esercitare questo controllo?
Manovrando i sensi di colpa. Mostrandosi apertamente e spesso aggressivamente ferita ogni volta che il suo interlocutore ha, nei suoi confronti, un atteggiamento altro da quello che è tenuto ad avere; affermando, di volta in volta, che egli NON DEVE essere così, perché lei ne soffre. Sia chiaro che spesso i comportamenti recriminati del suo prossimo non devono necessariamente essere orientati verso di lei; possono essere generici, essere caratteriali della persona, essere orientati verso terzi. Ma la R.S. li valuterà comunque negativamente, come un'aggressione od un oltraggio verso di lei, in quanto non ammette differenze dai suoi schemi, e cercherà di condizionarli. L'esito ultimo della colpevolizzazione sarà pertanto una vera e propria castrazione (non necessariamente sessuale, ma anche semplicemente mirata sull'identità e la libertà di essere dell'interlocutore). Né varrà cercare di allontanarsi, di darsi altrove una personale dimensione alla propria vita; la R.S. potrebbe non essere disposta ad accettare nemmeno la rinuncia, e, forte delle sue armi colpevolizzatrici ("perché ti allontani? cosa ti ho fatto?") ritornare a prendere il controllo.
Occorre peraltro ricordare che la castrazione, oltre ad avere una funzione di controllo, ne ha anche una di tipo punitivo-vendicativa. La R.S. ritiene di aver subito torti e dolori feroci da parte della generalità degli uomini; gli atteggiamenti castratori sono pertanto un mezzo per "fare giustizia" del proprio passato. Di solito oggetto di tale giustizia saranno persone che nei confronti di questo passato non hanno nessuna responsabilità.
La R.S. "elabora" molto mentalmente, in maniera anche fortemente emotiva, con esiti che possono rasentare la mitomania. Il silenzio per lei non è mai un silenzio assoluto, ma è sempre dominato da un rumore di fondo di idee e pensieri che rieccheggiano nella sua mente sulla base di schemi ormai usuali e cristallizzati, gli unici che le garantiscono un'identità ed una difesa. Pertanto, determinati comportamenti del prossimo potrebbero, sul momento, sembrare non muovere nessun effetto negativo su di lei. Ma l'elaborazione si avvia leggermente e in sordina, poi persiste, è continua e silenziosa, e nel suo corso c'è la crescita, la reificazione (o sarebbe meglio dire "creificazione"), l'ipertrofia emotiva del fatto, comportamento o frase che ne è stata la causa scatenante, che arriverà ad occupare tutto lo spazio disponibile del pensiero. Nel corso di questo processo, tale causa si muterà progressivamente da atto casuale a vissuto di aggressione (reale od immaginario poco importa), da aggressione ad invasione dei suoi spazi e della sua personalità, da invasione a violenza. L'atto comportamentale non accettato pertanto sarà mitizzato, diverrà un orribile delitto che poi esploderà in un parossismo di colpevolizzazione. Pertanto, non deve stupire se la R.S. potrà avere delle manifestazioni di rabbia, rancore e colpevolizzazione, nei confronti di atti che al soggetto responsabile saranno sembrati all'origine del tutto neutri, se non addirittura di valenza positiva, con ritardi più o meno lunghi rispetto al momento in cui tali atti si sono verificati: da poche ore, ad alcuni giorni, a mesi od anni in casi estremi.
PERCHE' CERTE RAGAZZE SONO SPORCHE
Nessuna ragazza nasce sporca. Generalmente lo diventa. Perché?
Nel passato di una Ragazza Sporca, c'è sempre un evento traumatico che l'ha portata a diventare tale. Esso consiste generalmente in una violenza sessuale, in atti di libidine subiti in un'età ed in una situazione che non permetteva difese o reazioni, nei casi più gravi in fatti di carattere incestuoso. Talvolta la violenza non è stata nemmeno subita dalla R.S., ma da una sua figura parentale immediata (ad es. la madre); in questo caso lo sporco è indotto per via educazionale-emotiva. E' proprio questo "sporco", generato da un evento traumatico, che viene in qualche misura a contaminare e condizionare il soggetto nel suo subconscio, e che in certi casi si rende visibile e/o epidermicamente percepibile nelle forme viste più sopra. La R.S. vive nell'immanenza del senso di "sporco". E la R.S. cerca istericamente di individuarlo e di identificarlo in ogni suo interlocutore, perché esso condiziona il suo mondo, il suo vissuto, e lei ne ha paura.
Non tutte le ragazze che hanno subito vicende traumatiche di questo tipo, peraltro, diventano sporche. Alcune riescono a superare il trauma, a vivere una vita serena e gratificante. Al massimo potranno essere "problematiche" (situazione molto più diffusa ed infinitamente meno grave della "sporcizia"). Si possono peraltro identificare una ulteriore serie di elementi che possono intervenire a peggiorare la situazione:
- un complesso di Elettra irrisolto e particolarmente accentuato, che porta invariabilmente ad autocolpevolizzazioni della propria sessualità e conseguenti colpevolizzazioni della sessualità altrui;
- un'educazione cattolico-confessionale di tipo scolastico o collegiale, subita in particolar modo durante il periodo della scuola superiore (quindi dell'adolescenza, ovvero della fase della massima emersione della pulsività sessuale). Il peso di questo tipo di educazione è leggibile proprio nel grandioso moralismo, nella sessuofobia, nel desiderio di organizzare il mondo e le persone per categorie facilmente identificabili e manipolabili: tutti atteggiamenti tipici della peggiore morale cattolica.
ESORTAZIONE FINALE
Il soggetto maschile che, anche per la prima volta nella sua vita, si trova a fronteggiare una R.S., di solito ha a sua disposizione due possibili schemi di reazione:
1) IL SALVATORE. Egli intuisce che la fanciulla che gli sta davanti ha dei gravissimi problemi, ritiene di essere attrezzato per risolverli, e quindi investe quantità di energie spropositate per "ripulire" la R.S., liberarla del suo dolore e dal suo male, farla tornare una persona "pulita" e sana. Il suo schema mentale è "io ti salverò".
2) LO SFIDATO. La R.S. respinge, aggredisce, reagisce; niente di meglio, per chi ama la lotta, per chi è alla ricerca di affermazioni e di conferme, che cercare in tutti i modi di "superare il blocco", di invadere, di conquistare. Il suo schema mentale è "quello che non mi viene dato, io me lo prendo". Qui all'aggressività si risponde con l'aggressività, all'essere respinti si risponde con l'imposizione di atteggiamenti, modi di pensare, ed anche gesti e contatti fisici (cosa che la R.S. ammette meno di qualsiasi altra, come si è visto).
Talvolta, la posizione della controparte maschile può anche configurarsi come intermedia tra i due estremi sopra tratteggiati. L'"allungare le mani" - atteggiamento che la R.S. odia più di ogni altra cosa - diventa una carezza ed un'invasione, un'offerta ed una pretesa, un gesto tenero e lascivo allo stesso tempo.
Peraltro, a fronte delle complicazioni esistenziali che la R.S. porta invariabilmente con sè e induce nei suoi interlocutori, ciascuno dei due atteggiamenti di cui sopra è ampiamente legittimato. Una dolce compassione umana ispira l'"io ti salverò"; un legittimo desiderio di affermazione e di possesso (legittimato peraltro proprio da un rifiuto intollerabile perché ingiusto) informa il "quello che non mi viene dato, io me lo prendo".
Comunque, l'incontro di un uomo con una R.S. raramente può portare a dei risultati per lui positivi. In genere tale incontro è un fatto devastante per l'equilibrio, per l'ego, per la sessualità dell'uomo. Pertanto, per quanto possa essere duro, sia che l'uomo rientri nello schema 1 o in quello 2, per lui esiste uno e un solo modo di salvarsi:
LASCIAR PERDERE.
Siamo d'accordo: è triste dover abbandonare una persona al suo destino di dolore, come è avvilente dover abbandonare il campo della lotta. Ma il problema è che ogni tentativo di liberare la R.S. dal suo sporco è invariabilmente destinato al fallimento. Generalmente, quando una ragazza è connotabile come sporca, nei termini e nei modi sopra descritti, è già troppo tardi per un qualsiasi tentativo di salvezza o di redenzione; non potrà essere un incontro casuale con un uomo casualmente caduto sulla sua strada, che potrà modificare questo stato di cose; essa forse potrà trovare una sua strada di liberazione, ma non è affatto scontato e prevedibile che questo accada. Le R.S. non sono colpevoli del loro sporco, che abbiamo visto non essere mai riferibile a precise volontà di nuocere, bensì a sgradevoli vissuti; ma sono comunque estremamente pericolose. Pertanto, la reazione più salvifica sarà voltar loro la schiena, allontanarsi e andare a cercare altrove la vita, in ragazze gioiose e disponibili ai contatti umani, che non hanno la pretesa di saper separare il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, e per le quali un contatto, una carezza sono un dono gradito, una grande gioia e non un oltraggio insanabile. Legarsi, in qualsiasi modo, a una R.S. significa invariabilmente una sola cosa: autodistruzione. Bisogna inoltre tener conto di un altro fatto: l'atteggiamento tipico del modo 2 corrisponde troppo da vicino al modello di persona ambigua, lasciva, "sporca", immorale, che tanto terrorizza la R.S. E il rischio di vedere mitomanicamente ingigantiti i propri atteggiamenti, di vedersi ingiustamente accusati anche di fatti che possono avere rilievo penale, è troppo alto per giustificare qualsiasi rischio.
Incontrare una R.S. è un'esperienza che non auguro a nessuno; le R.S., peraltro, sono molto poche, anche se quelle poche bastano a devastare la vita di molti. Tuttavia, che incontrerà una R.S. non se ne dimenticherà più; e, soprattutto, acquisirà un salvifico istinto che gli permetterà di identificare epidermicamente ed immediatamente la successiva, e di prendere per tempo le dovute precauzioni (ovvero la fuga).
Quindi, se una ragazza ti accusa di essere sporco, ambiguo, lascivo, sappi che in realtà lo sporco appartiene solo ed esclusivamente a lei.
POSCRITTO
Una mia carissima amica, tempo fa, lesse la Fenomenologia delle ragazze sporche. Si sentì, suo malgrado, chiamata in causa, sebbene lei non possedesse assolutamente nessuno degli attributi che, dal mio punto di vista, possono qualificare una ragazza come “sporca”. Ebbi così occasione di scriverle una lunga lettera, in cui precisai meglio sia il significato e il contesto in cui avevo scritto quel documento, sia che cosa significa per me “ragazza sporca”. Ne riporto qui di seguito un ampio stralcio.
Grazie per la tua bella lettera, molto lunga, molto intensa, molto vissuta. Ma occorre, ritengo, fare per prima cosa una precisazione, che penso sia necessaria:
TU NON SEI UNA RAGAZZA SPORCA
nel senso che io intendo. (…) Al massimo sei un po’ problematica, ma chi non lo è, in fin dei conti? Né il fatto che ti abbia spedito quel saggio voleva essere una provocazione; semplicemente, visti gli argomenti della nostra conversazione epistolare, volevo soltanto illustrarti il genere di persona che ha saputo causarmi svariati danni nel passato, o dalla quale io mi sono lasciato improvvidamente danneggiare, e quale miglior cosa che spedirti la mia Fenomenologia?
Sono comunque contento che questo ti abbia fatto pensare e ti abbia dato motivo di tirar fuori una serie di impressioni, come hai fatto nella tua lettera di risposta.
Facendo un esame retrospettivo, devo dire che io di ragazze “sicuramente” sporche, nel senso da me descritto, ne ho conosciute quattro. Se vuoi ti dico anche i nomi: Sara, Marina, Lidia e Rosalba. Mi è successo anche di “incrociarne” delle altre, ma nel frattempo mi ero fatto sufficientemente furbo da fuggir via non appena si profilasse all’orizzonte il rischio di una “contaminazione” (perché il problema delle ragazze sporche è proprio questo, ti appiccicano addosso il loro sporco). In effetti, meriterebbe di chiedersi perché, prima di acquisire la dovuta esperienza, mi sia lasciato andare a legami (non sentimentali, beninteso, ma di cosiddetta amicizia) con persone siffatte; sicuramente in me ci doveva essere qualcosa di “patologico”, o forse, e ci risiamo, trovavo in esse una proiezione di determinati aspetti personali e psicologici delle due donne “archetipe” della mia vita, mia madre e mia sorella… Comunque, al di là di questo, certo è che io mi sono lasciato molto prendere da legami di questo tipo, che poi hanno rischiato di strangolarmi. Con le prime due (Sara e Marina) si sono verificate tutte le situazioni da me descritte nella Fenomenologia, volontà di controllo, moralismo, reazioni aggressive al contatto fisico, ecc. ecc. in uno spiacevole gioco al massacro. Ma la cosa peggiore stava nel fatto che io mi sentivo sbagliato in atteggiamenti che peraltro erano totalmente normali, come il desiderio di fisicità, di tenerezza… La cosa strana è che comunque non sarebbero mancate altre ragazze, più “morbide”, più “raggiungibili”, e non intendo dire in senso sessuale, ma in senso comunicativo, che non mi avrebbero fatto sentire un pervertito ogni volta che azzardavo loro una carezza, lasciandomi poi solo a dovermi rimpallare pensieri del genere “sono sporco”, “sono cattivo”, “ho desideri illegittimi”, “faccio cose che non devo fare” (è qui che la docenza di un amico più grande, o di un fratello maggiore e più esperto mi sarebbe tornata utile). Ma di loro, delle ragazze “pulite” non mi importava. Avevo dato un grande valore al giudizio di queste due “sporche”, quello delle restanti persone non era nulla. E questa era la dimensione della sessualità negata.
La terza persona dell’elenco, con lei non ho avuto che dei contatti marginali, era amica di amici ma rispondeva in pieno alle tipologie da me elencate nella Fenomenologia. Qualche suo atteggiamento fu sufficiente a ferirmi. Inoltre, Lidia era diventata amica di Sara, e Sara (giusto per ferirmi un po’ per vie traverse e colpevolizzarmi per quello che sono) mi disse che Lidia le aveva detto che le muovevo cattive sensazioni (del tipo di cui sopra; e dato che le stesse sensazioni erano proprie della stessa Sara, se ne inferiva che ero io ad essere sbagliato...)
La quarta persona la conobbi in un’epoca posteriore, quando probabilmente avevo già cominciato a maturare delle mie consapevolezze. Infatti non riuscì a ferirmi altrettanto profondamente; mi resi comunque conto che il suo “schema” corrispondeva ampiamente a quello sopra descritto. Aveva atteggiamenti scostanti e polemici con me, a volte mi rimproverava atteggiamenti “invasivi” e “molesti” che non avevo mai avuto né sognato di avere. Una cosa veramente squallida; ma, un po’ perché in quel periodo non conoscevo molte persone (e avevo finito da poco una storia con una fidanzata), un po’ perché tutto sommato lei qualche aspetto positivo ce l’aveva, continuavo a frequentarla. Finché, dopo una sera in cui, di ritorno da una conferenza, mi permisi – orrore e vergogna!!! – di baciarla sulla bocca (senza lingua) e di farle una fuggevole carezza al seno, e dopo che lei se n’era andata apparentemente non troppo dispiaciuta della cosa, mi trovai, un paio di giorni dopo sulla segreteria telefonica (prego notare lo scoppio ritardato) un messaggio in cui mi accusava di essere stato perverso, sporco, profittatore, eccetera, concludendo con l’invito a non cercarla più e un gelido “addio per sempre”. Ora, non è che la cosa mi fece molto soffrire (cominciavo a rendermi conto che persone del genere è meglio perderle che trovarle), ma mi dette motivo di reagire, e fu la prima volta; considerato che non voleva più parlarmi, nemmeno al telefono, le scrissi una lettera in cui le dissi, con gentilezza, tutto quello che pensavo di lei, delle sue fantasie proiettive e dei suoi modi di fare, concludendo con queste parole: “Spero che riuscirai a risolvere i tuoi problemi. Per il tuo bene, ma soprattutto per il bene delle persone che ti stanno intorno”.
E finalmente cominciai a rendermi conto di due cose: 1) la rabbia che provavo nei confronti delle donne, con certi presupposti, era non solo ovvia, ma anche legittima, e avrebbe potuto condurmi a generalizzazioni molto spiacevoli; 2) avevo il diritto di difendermi.
Ecco perché scrissi la “Fenomenologia delle ragazze sporche”. Il mio intento era di spedirne una copia, per raccomandata con ricevuta di ritorno, alla ragazza successiva che avesse tentato di danneggiarmi. Beh, ci credi? Fino ad oggi non ho mai avuto bisogno di farlo, perché non sono mai più entrato in relazione stretta con una Ragazza Sporca.
Comunque, scrivere quel documento mi ha fatto un gran bene. E’ stato grandemente liberatorio. Mi ha permesso appunto di razionalizzare il senso di illegittimità e di “sporco” che provavo. Mi ha permesso di capire che il comportamento di determinate persone segue degli schemi prefissati e facilmente identificabili, e soprattutto ha delle ragioni, con le quali tu (io), come causa efficiente, c’entri poco o niente. Potresti essere benissimo un’altra persona, per loro non cambierebbe niente. e, come dice una mia conoscente, “nel momento in cui smetti di rappresentare il ruolo della vittima, liberi gli altri dall’obbligo di rappresentare quello del carnefice”.
Ricapitolando:
per Sara ero lascivo (le mie carezze tradivano interessi sessuali che lei viveva come molestie)
per Marina ero subdolo (facevo giochini psicologici per costringerla a comportarsi in maniera diversa da come avrebbe voluto)
Lidia mi aveva appena intravisto e aveva già deciso che non le piacevo per motivi analoghi a quelli di Sara
per Rosalba avevo atteggiamenti sporchi e discutibili qualsiasi cosa facessi o dicessi.
La scoperta geniale fu rendermi conto che il profilo di tutte queste ragazze era quasi identico. Per cui, l’idea fu quella di ribaltare questa prospettiva. Dire “vi è mai venuto in mente che ad essere sporche potreste essere voi? E adesso vi spiego pure perché” mi ha dato un piacere immenso, un orgasmo liberatorio che non puoi immaginare. Ecco, semplicemente, le ragioni del mio scritto. (Del resto, sembra che le donne che hanno subito violenza si sentano addosso un senso di sporco – e di colpa - che comunque non appartiene loro ma è proprio di coloro che hanno agito su di loro violenza, sentono il bisogno di lavarsi in continuazione, eccetera… Ecco, io mi sono reso conto di questo: che lo sporco che mi sentivo addosso, di cui venivo imputato, non era mio, ma loro).
Ora, tu obietti che le donne hanno diritto di respingere gli uomini di cui non gradiscono le attenzioni, che le brutte esperienze segnano pesantemente il tuo vissuto e condizionano, eccetera eccetera… Certo, d'accordo. Tuttavia, dando per scontato che, se la donna ha diritto di respingere, io ho il diritto di incazzarmi quando vengo respinto e quindi di dirle o di farle sapere che è una stronza (è una questione che credo hai affrontato anche tu, mi pare, visto che – e me ne dispiace – nella parte della respinta ci ti sei trovata varie volte, e non riesco a spiegarmene le ragioni, visto che sei bella e intelligente – e in ogni caso essere “stronza” non necessariamente significa essere “sporca”), il discorso sulle brutte esperienze deve essere preso con molta cautela. La Fenomenologia non voleva, infatti, essere un trattato psicologico sul “perché le ragazze sporche, poverine! sono sporche, quanto cinico e crudele è stato il destino con loro”, ma semplicemente uno strumento, lo ribadisco, di autodifesa. E in questo non c’e spazio per comprensioni e giustificazioni. Il tipo che ti assale con un coltello all’angolo di strada perché vuole i tuoi soldi è probabile che abbia avuto una vita difficile, magari ha perso i genitori, è stato richiuso in orfanotrofio dove veniva ogni sera pestato e violentato dai sorveglianti, poi la strada, il riformatorio, la prigione ecc. ecc., ma questo non toglie che per te, ignara passante, lui rappresenti un pericolo, e se non ti difendi potresti essere tu a rimetterci. Le giustificazioni e la comprensione dell’altrui inferno personale vanno bene, ma dopo, quando non c’è più pericolo per la tua incolumità.