T.W. ADORNO E LA NUOVA MUSICA
 

Il filosofo tedesco Theodor Wiesengrund Adorno (1903-1969) è stato una delle più importanti ed influenti personalità dell'estetica musicale novecentesca. Membro della Scuola di Francoforte, ne segui' gli orientamenti scientifico-sociali di impronta marxista; tuttavia, anche alla sua esperienza di musicista più che dilettante (era stato allievo, tra gli altri, di Alban Berg) fu dovuta la particolare attenzione e sensibilità che ebbe per questo campo artistico, oltre che il particolare stile "musicale", più aforistico ed intuitivo che organico, della sua scrittura.

Il pensiero musicale adorniano è contenuto in una grande quantità di saggi sparsi, tra i quali spiccano Filosofia della musica moderna (Philosophie der neuen Musik, 1949) e Introduzione alla sociologia della musica (Einleitung in die Musiksoziologie, 1962), sebbene il referente più rilevante come presupposto per la sua esperienza musicale sia la precedente Dialettica dell'Illuminismo (Dialektik der Aufklarung, 1947) scritta a quattro mani con Max Horkheimer durante l'esilio americano, negli anni del nazismo, ed in cui nazismo e capitalismo erano visti come gli esiti ultimi di un sapere positivista e scientista che iperstatizza la razionalità, al punto di annullare qualsiasi espressività ed esistenzialità individuale.

Adorno si era posto in particolare il problema dello spazio della cultura, e più specificatamente della musica, nel mondo tardoborghese e capitalistico. In particolar modo alla musica, secondo Adorno, era venuto meno il carattere soggettivo, espressivamente individuale tipico dell'estetica romantica, rintracciabile più specificatamente in determinate forme (la sinfonia, la forma-sonata); se il ruolo naturale della cultura e dell'arte in senso lato (e quindi anche della musica) è quello di esprimere l'essenza della società che la produce, e quindi le asincronie, le contraddizioni ed il disagio del mondo capitalistico ed "illuminato", allora in essa non c'è, non ci può essere più posto per il sogno edonistico, per la fantasticheria sentimentale romantica. Al contrario la musica reale, sincera, sarà costretta dal dominio evolutivo della sua stessa struttura ad una forma oggettiva, rigidamente autoorganizzata secondo regole tuttavia esterne, senza alternative nè possibili vie di sviluppo ulteriore.

Questa era la musica di Schönberg. Secondo Adorno, essa era stata capace prima, nella fase espressionista dei drammi Erwartung (1909) e Die glücklische Hand (1913), di esprimere appieno tutto il disagio ed il dolore di una società che costringe gli uomini ad essere altro da quello che sono; poi, con lo sviluppo della dodecafonia, si era fatta essa stessa, nella sua struttura, simbolo di questa autoriflessione oggettiva, forma pura vincolata a se' stessa dalle sue stesse regole, in cui la possibilità di essere qulcosa d'altro non si dava neppure come ipotesi. Fu questa la visione che lo scrittore tedesco Thomas Mann accolse in un suo romanzo cardinale, Doktor Faustus (1949), per illustrare le scelte esistenziali, più subite che volute (proprio come accade nello sviluppo del tema dodecafonico, vincolato da un insieme di regole ben precise) del protagonista, il musicista Adrian Leverkühn.

La finta alternativa all'inevitabile oggettività della musica di tipo schönberghiano stava nella soggettività di una pseudocultura massificata e mercificata dal mercato capitalista e dai suoi potenti strumenti mediali, in particolare la radio ed il cinema. Essa, secondo Adorno, forniva una percezione del mondo pacificata, armonica ed artificiosamente priva di contraddizioni, quindi fondalmentalmente menzognera. Quasi una sola cosa con i suoi canali di trasmissione, la musica era diventata una ripetizione continua di moduli prefissati, di scale, accordi e giri armonici scontati, e quindi proprio per questo rassicuranti, mentre per contro il disagio prodotto dall'ascolto della "nuova musica" altro non era che il disagio esistenziale insito nel sistema, smascherato nella sua essenza. In Filosofia della musica moderna l'esponente per eccellenza di questa posizione reazionaria era identificato con Strawinsky; e se nella musica del compositore russo, generalmente criticata, Adorno ravvisava talvolta qualche accenno ironico che rendeva il tutto appena più accettabile, assolutamente senza appello era ciò che fuoriusciva dai canali radiofonici del maturo capitalismo americano, cioè il jazz.

In sostanza, Adorno fu più schönberghiano dello stesso Schönberg. Sebbene la consapevolezza culturale e sociale di quest'ultimo fosse sempre stata grande, Schönberg fu soprattutto un musicista, amico più dei problemi dell'armonia e del contrappunto che di quelli dell'ideologia e dell'estetica; e talvolta, nei suoi scritti critici (come ad esempio Brahms il progressivo) Schönberg analizzava e rivalutava proprio quei campi espressivi da cui Adorno voleva prendere le distanze.

Anche la severa critica alla musica jazz può lasciare alquanto perplessi; oggi la musica afroamericana è considerata uno dei più solidi capisaldi della cultura occidentale contemporanea; la sua complessità di tessitura formale ed espressiva eguaglia e talvolta supera quella della musica cosiddetta "colta".

Un altro elemento di critica al pensiero di Adorno - un pensiero, tutto sommato, fondamentalmente romantico - si può ravvisare nella presunzione che ogni forma veicoli strutturalmente in se' un determinato contenuto ideologico. In realtà sarebbe più opportuno parlare di contenuto simbolico attribuito dall'esterno generalmente riferito al contesto in cui la forma è nata e sul quale si può, volendo, giocare; se un piccolo crocifisso stretto tra le mani di una religiosa significa cose differenti rispetto allo stesso crocifisso appeso al naso di un giovane punk, cosi' una determinata forma musicale indipendentemente dal contesto in cui è nata può radicalmente trasformarsi a seconda dell'uso che se ne fa, del sistema in cui è inserita. Uno dei generi musicali in un'ottica adorniana più mercificati e standardizzati, la Disco-music, nelle mani del gruppo dei Pink Floyd (mi riferisco a The Wall) si è trasformato in mezzo per comunicare contenuti non certo rassicuranti od elogiativi per il Sistema. Per contro, un altro genere musicale recentemente sviluppatosi (anche sotto qualche malcelato auspicio commerciale) proprio nella funzione di spianare la strada della sensibilità alla percezione di un modo d'esistere alternativo a quello attuale, la New Age, si è rapidamente manierato in una serie di stilemi tradizionalissimi. Forse è stato proprio il valore simbolico, attribuito dal pensiero adorniano alla musica dodecafonica ed atonale, a porre queste come termini di paragone per le esperienze successive.

Adorno ha infatti fortemente influenzato, nel bene e nel male, buona parte dell'esperienza musicale europea, da Webern in poi. Se questo, da un lato, ha significato una ricerca musicale non di rado politicamente connotata in aree sempre più estreme del linguaggio musicale e del suono, inteso come cosa in se' non necessariamente interrelazionata ad altri suoni (tipico è il caso di Luigi Nono), dall'altro ha significato spesso l'abbandono arbitrario, motivato più da prevenzione ideologica che da reale disinteresse, del sistema musicale tradizionale; senza dire che anche questo nuovo stile non è sfuggito ai rischi del manierismo, peraltro rilevati proprio dallo stesso Adorno e da Marcuse nel corso degli anni Cinquanta. Solo nell'ultimo decennio in qualche modo è cominciato a maturare il superamento di questa antinomia, e la tecnica musicale, con il cosiddetto "neoromanticismo", ha ricuperato alcuni elementi dell'armonia classica.

Pur con tutto ciò, il giudizio sul filosofo francofortese (di lontane origini liguri) e sul suo pensiero rimane sostanzialmente positivo. Senza limitarsi alla profonda bellezza lirica della sua scrittura, alla commossa adesione al dolore del mondo contemporaneo, non poca rilevanza ha la rivelazione della mercificazione culturale, del carattere vincolante dei media per lo spirito, della rete di istituzioni e relazioni sociali strutturalmente preordinate dal Sistema, che limitano ogni libertà individuale.

Sono solo alcuni spunti di un grande pensiero ermeneutico, non certo limitato o limitabile alla sola musica, e più generalmente ascrivibile anche ad altri importanti nomi della scuola di Francoforte: Horkheimer, Fromm, Marcuse.

(Pubblicato in Anemos - giugno 1993)