| Voci dalla storia | |
|
|
|
|
Berlino è una città che parla: ogni angolo di strada ha una storia da raccontare. E forse il luogo che parla più di tutti è la Neue Wache. Questo tempietto neoclassico, sito su Unter der Linden in prossimità dell'Università, era nato all'inizio dell'Ottocento come posto di guardia, poi divenne una prigione. All'epoca della Repubblica di Weimar fu trasformato in un memoriale per le vittime della Grande Guerra; al centro dello spazio vuoto al suo interno venne collocato un altare cubico con sopra una massiccia corona votiva in metallo. Durante il nazismo esso venne denominato l'Altare degli Eroi; il saluto alla Neue Wache era un atto obbligato delle parate hitleriane. All'epoca della DDR, il simbolo della Repubblica sulla parete di fondo (il noto compasso di impronta vagamente massonica) sovrastava la tomba del milite ignoto e le ceneri portate dai campi di concentramento, rischiarate da una fiamma eterna. Davanti alla Neue Wache c'era in permanenza un picchetto d'onore militare; il solenne cambio della guardia era un'occasione, per i turisti, di vedere ancora praticato il mitico "passo dell'oca" di antica, e discutibile, tradizione. |
![]() |
| Dopo la riunificazione, la Neue Wache è stata trasformata in un memoriale per le vittime delle guerre e dei totalitarismi. Nel 1996 scrissi: "Non ti sarà permesso dimenticare quando ti affaccerai alla Neue Wache, il sacrario centrale della Germania dedicato alle vittime del fascismo e del totalitarismo, e attraverso la grata del portone scorgerai, in una stanza rettangolare, completamente spoglia e duramente illuminata, una piccola statua, riproduzione di un'opera di Käthe Kollwitz, una Pietà il cui silenzio è un urlo". |
![]() |
| I turisti che entrano nella Neue Wache sono gentilmente invitati ad un rispettoso silenzio dai poliziotti che hanno sostituito il militaresco picchetto di guardia (i poliziotti sono tra le persone più gentili e disponibili che ci siano a Berlino). |
![]()
|
| .Questo palazzo, curiosamente scampato ai bombardamenti, fu costruito in epoca nazista con funzioni governative. Oggi è sede di un ministero. |
![]() |
| All'epoca della DDR, esso venne ingentilito con un colorato murale apologetico. |
![]() |
| Dopo la riunificazione, il murale è rimasto al suo posto; ma davanti alla costruzione è stata posta questa grande immagine in bianco e nero di veri cittadini DDR, con il consueto compito di dire "si, ma". |
![]() |
| "Siete parcheggiati sui miei ricordi!" diceva Snoopy, il mai dimenticato bracchetto dei Peanuts. Queste auto sono parcheggiate su un gran brutto ricordo: sotto questo parcheggio c'è ciò che resta del bunker dove Hitler si suicidò, ponendo in tal modo fine alla guerra. La cosa è volutamente non evidenziata né ricordata, per evitare che questo diventi un luogo di pellegrinaggio o che abbiano luogo manifestazioni di commemorazione da parte di nostalgici o di neonazisti. |
![]() |
| Nel 1996 scrissi: "Non dimenticherai, dall'altra parte di Unter den Linden, una piccola targa di bronzo infissa nel pavimento della piazza antistante la Biblioteca Nazionale, che riporta le parole di un poeta degenerato dell'Ottocento, un ebreo di nome Heinrich Heine: "solo là dove si bruciano i libri, si bruceranno, alla fine, anche gli uomini". E, affacciandoti ad un vetro che poco oltre interrompe il lastricato, intravvedrai dall'alto una stanza di scaffali completamente vuoti e completamente bianchi, a sua volta illuminata da una luce bianca durissima, a memoria dei libri che vennero arsi in quel punto nel 1933. "I libri parlano anche se sono chiusi; beato chi sa ascoltarne l'ostinato sussurro". Sono parole di un grande poeta italiano, Stefano Benni. Qui è dato scoprire che anche i libri possono tacere, quando l'orrore diventa troppo grande, ed il loro silenzio è atroce quanto il silenzio degli uomini." |
![]()
|
| Il memoriale dell'Olocausto, recentemente inaugurato nei pressi della Porta di Brandeburgo. Questo monumento, la cui costruzione non è stata esente da polemiche, anche da parte della stessa comunità ebraica di Berlino, ha voluto essere nelle intenzioni del suo autore, l'archetto ebreo americano Peter Einsemann,qualcosa di completamente muto e di silenzioso, di straniante in una città dove tutto, ogni edificio ed ogni angolo di strada, ha qualcosa da raccontare. Il risultato è stato, comunque, molto espressivo e molto suggestivo: un labirinto da percorrere e in cui perdersi. |
![]()
|
| Le "istruzioni per l'uso" del memoriale. Vicino a comprensibili divieti, tipo quello di utilizzare skateboard o biciclette, ve ne sono altri alquanto curiosi, come quello di consumare bevande alcoliche (evidentemente la Coca Cola è permessa), di prendere il sole in costume da bagno sui monoliti (prenderlo da vestiti si può) e di fare grigliate. |
![]() |
| Il Museo Ebraico. Il pianterreno è dedicato alla memoria, con due corridoi che si incrociano, terminanti uno nel cortile della Diaspora e l'altro nella Torre dell'Olocausto. I piani superiori, con un percorso storico progressivo, sono dedicati alla storia del popolo ebraico nel mondo e prevalentemente in Europa e in Germania. Sono previsti anche numerosi momenti interattivi, per permettere ai visitatori di interagire con gli allestimenti e di esprimere le proprie idee o i propri pregiudizi (un computer, ad esempio, chiede: "siete favorevoli o contrari all'ingresso della Turchia nella UE?") |
![]() |
| Il cortile della Diaspora |
![]()
|
| La claustrofobica Torre dell'Olocausto. Una addetta del personale del museo vi chiude dentro i visitatori a piccoli gruppi; la sensazione è terribile. |
![]()
|
| Davanti al Reichstag, il monumento dedicato ai parlamentari vittime del nazismo. |
![]() |
| "Topografia del terrore": una mostra all'aperto dedicata alla sede e alla prigione della Gestapo, collocata in ciò che resta delle fondamenta della sua sede, alle spalle di un frammento di Muro. Doveva essere una mostra provvisoria, ma l'interesse che ha riscosso ha fatto in modo che fino ad ora non sia stata ancora smantellata. |
![]()
|
| Ex cimitero del Quartiere Ebraico: memoriale dei deportati |
![]()
|
| La casa perduta di Christian Boltanski: le targhe ricordano i nomi delle persone che vivevano nella casa, distrutta dai bombardamenti della guerra. |
![]()
|