| Muro e non più muro | |
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Quando i talebani, in Afghanistan, presero a cannonate le statue giganti di
Buddha, in tutto il mondo si alzarono voci sdegnate e orripilate. L'abbattimento
del muro di Berlino, invece, è avvenuto nella più totale indifferenza, se non in
un (talebano?) compiacimento. Ormai non ne restano che pochi frammenti, spesso
in pessimo stato di conservazione. Non abbiamo più che le foto e alcuni film -
ancora, Il cielo sopra Berlino primo fra tutti - per ricordare che cosa fosse il
muro quando era un'immensa tavolozza a disposizione di artisti che lo resero
un'opera d'arte vivente e progressiva. Obiezione - Ma il muro non è nato con questa funzione, è stato un atto di violenza inaudito nei confronti di una città e di un popolo; il desiderio di farlo sparire per tornare alla situazione precedente era del tutto lecito e legittimo. Confutazione dell'obiezione - Tralasciando il discorso relativo a chi vadano ascritte le reali responsabilità della divisione di Berlino e delle due Germanie, e quindi dell'edificazione del muro, l'architettura e l'urbanistica moderna avrebbero posseduto comunque i mezzi per integrare il muro nel tessuto urbano facendo in modo che non fosse più una divisione. Nella grande sbornia distruttiva e rimovente, quest'ipotesi non è stata presa nemmeno in considerazione. Infine (considerazione politica) il fatto che la DDR sia esistita non va visto come un oscuro incidente di percorso sulle magnifiche sorti e progressive della Germania Federale, ma come un fatto storico che non ha nessun senso cercare di occultare. |
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| Qualcuno, comunque, si oppone alla distruzione degli ultimi frammenti di muro. Ne sono esempio questo pitture murali, evidentemente apocrife (sono datate 1998), realizzate da un gruppo di artisti che invita a non distruggere la storia (come dice il cartello inalberato dalle tre ragazze splendide e seccatissime del secondo riquadro). |
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| Friedrichstrasse, in prossimità del Checkpoint Charlie: l'asse lungo cui si ergeva il muro (o sarebbe meglio dire il confine, dato che - nonostante quello che dice la targa infissa nel pavimento - questo era l'unico punto di tutta Berlino in cui il muro NON c'era!) |
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| All'"Urlatore", in Strasse der 17.Juni, resta ormai ben poco da urlare... la sua voce non gli viene restituita dal muro e si perde oltre la porta di Brandeburgo. O forse adesso non ce l'ha più con il muro, bensì con chi lo distrugge. |
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| Con un maldestro tentativo di imitare il Memoriale dell'Olocausto, una mentecatta ha cercato di erigere su questo terreno un memoriale per le vittime del muro (vedi Der Spiegel n. 27/2005, pag. 50; esaminate anche questo documento in PDF). Peccato solo che il terreno non era suo e che l'operazione non era autorizzata; quando io sono passato di lì era già stato sgombrato tutto. Comunque al Museo del Muro c'è un plastico che rappresenta l'idea. Alle vittime del muro è peraltro già dedicato un altro spazio. |
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| Il Checkpoint Charlie, ricostruito a uso e consumo dei turisti. Degli studenti, vestiti con le uniformi dei militari alleati, posano per le foto ricordo. |
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| Il
museo del muro "Haus am Checkpoint Charlie", fondato spontaneamente dal
privato cittadino berlinese Rainer Hildebrandt, l'avevo già visitato quando il muro era vivo ed
operante. All'epoca era un buon centro di documentazione, e aveva un ben
preciso significato militante; oggi mi è sembrato un po' lezioso, con tanto
di altarino dedicato al fondatore, morto nel 2004, e tutto teso a far
vedere, in particolare con una quantità enorme di disegni infantili (frutto,
come d'abitudine, di premi
di disegno nelle scuole elementari e medie) quanto fosse
triste e infelice la vita dall'altra parte, e quanto si fosse contenti e
sereni da questa, nonché la gioia della riunificazione con gli onnipresenti
girotondi di bambini multicolori, ecc. Ve lo chiedo per favore: LASCIATE IN
PACE I BAMBINI. Voi non capite niente del loro mondo, non pretendete che
loro capiscano il vostro e lo interpretino mediante i vostri occhi. E già
che ci siete, leggetevi "Zonenkinder" di Jana Hensel, magari vi fa bene
vedere cosa vuol dire venire deprivati della propria infanzia in quanto cosa
brutta, sporca e cattiva. Premesso questo, resta comunque interessante vedere le testimonianze dell'ingegnosità di chi cercava di fuggire: tunnel, mongolfiere, sottomarini, ecc... Peccato per la situazione piuttosto confusionaria, spesso la documentazione degli stessi eventi è ripetuta due o tre volte, il dissidente sovietico Sackarov viene dato come vivente, ecc. Forse sarebbe opportuno dare a questa importante raccolta di documenti, che rischia di diventare l'unica documentazione dell'epoca della divisione di Berlino, una veste più istituzionale e meno volontaristica (e anche più storica e meno emotiva). |
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| In un negozio di articoli berlinesi in Unter der Linden: il prezzo della vergogna. |
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