ARGOMENTI E RIFLESSIONI
OGGI IN ITALIA
Oggi in Italia, la musica classica ed in particolare quella organistica è in seria crisi.
Senza attribuire responsabilità ad alcuno, ma fermamente decisi a dare una soluzione al problema, la Confederazione Organistica Italiana in collaborazione con l’Associazione Italiana Organisti di Chiesa, ha pensato di proporre agli organisti italiani un’importante iniziativa di promozione musicale, allo scopo di divulgare la cultura organistica: concerti d’organo su tutto il territorio nazionale ed una serie di incontri didattici con le scuole dedicati alla conoscenza dell’organo, al suo sviluppo storico, alla sua struttura ed al suo funzionamento, effettuando visite guidate nelle Chiese ed assistendo a brevi esecuzioni organistiche.
Esiste un’infinita letteratura musicale poco valorizzata, spesso inascoltata, per mancanza di esecutori professionisti ed opportunità di esecuzione.
E’ nostro dovere restituire dignità ad uno strumento e ad una categoria di artisti/professionisti di grande valore socio-culturale e religioso.
L’organo è uno strumento “speciale” perché la sua sonorità ci avvicina a Dio e l’organista ha in sé questa capacità “speciale” di evangelizzare con il linguaggio universale della musica
PERCHE' LA MUSICA ORGANISTICA TACE ?
L’elezione del nuovo Pontefice Papa Benedetto XVI ha portato una forte e decisa volontà di attenzionare meglio l’ambiente della Musica Sacra e Liturgica, e con essa anche il mondo dell'organo e della Letteratura organistica.

Fervono ovunque lavori di restauro e ripristino di organi fino ad ieri lasciati marcire nelle loro cantorie e questo fervore organario viene da molti osservatori imputato alla nuova figura di Papa Benedetto, notoriamente amante della Musica Classica e che si è più volte pronunciato contro tutte quelle "devianze" che hanno sfigurato per decenni la più bella Musica da Chiesa e le cui cause vanno ricercate non tanto, come dicono alcuni, nel Concilio Vaticano II, quanto nelle interpretazioni che sono state date alle sue norme.

Interpretazioni che talvolta ne hanno addirittura capovolto il significato.
Basti per tutti il caso della Messa in volgare, che era stata prevista come eccezione alla Messa in latino e che è invece divenuta la regola.

Così, interpretando arbitrariamente le disposizioni conciliari, nelle Chiese continuano tranquillamente ad essere introdotti degli strumenti musicali assolutamente estranei non solo alla Musica Sacra, ma anche alla Tradizione Musicale Europea.

Questo non può essere il corso della Liturgia e della Musica Sacra della Chiesa Cattolica.

Troppo spesso ci capita di assistere a funzioni liturgiche accompagnate da assordanti e stonati canti ritmati da chitarre, bonghi, battimani ed urla da parte dei "fedeli" e, così, prende piede la convinzione che chiunque sia capace di strimpellare quattro accordi su una chitarra o di sbattere manate su un tamburo possa assolvere il compito di accompagnare degnamente le Sacre Liturgie.
Da qui, la considerazione dell’inutilità o dell’opzionalità di una presenza organistica nei luoghi di Culto. Rimane ben salda la convinzione che per "suonare in Chiesa" non sia assolutamente necessaria una preparazione musicale specifica e professionale.
A questo proposito è illuminante una frase che abbiamo letto poco tempo fa su di un sito specializzato che diceva, chiaramente, che per fare gli organisti, i chitarristi od i "bonghisti" in Chiesa non è necessario il curriculum.

“Si fa di tutta un’erba un fascio” e gli organisti, quelli veri, quelli che ci sanno condurre, attraverso la Musica verso quell’elevazione e spiritualità che richiede la Liturgia Religiosa, sono relegati ad una margilità ingiusta, dannosa e per certi versi umiliante.

Ora, comunque, fremiti di cambiamento stanno attraversando il mondo della Musica Sacra.

Ovviamente, talora si trovano anche posizioni abbastanza radicali, che probabilmente trovano la loro giustificazione in decenni di aspirazioni frustrate, ma questa è la logica del confronto.

Sarebbe spiacevole , infine, constatare che questo cambiamento fosse ridotto, come spesso succede nell'ambito degli ambienti ecclesiastici, ad una semplice operazione di facciata dietro cui celare una volontà d’immobilismo, oppure interessi di parte, evitando di porre seriamente mano ad una riforma "vera" delle varie figure che contribuiscono alla liturgia, in primis a quella dell'organista.

Continuiamo, tuttavia, a sperare che un giorno anche in tutte le nostre chiese sia presente un proprio organo funzionante, suonato da un organista professionista, profondo conoscitore della liturgia e nominato dietro apposito concorso, retribuito con regolare contratto di lavoro ed adeguatamente valorizzato nella sua professionalità e capacità, considerato non come un inutile accessorio, ma come figura essenziale per la celebrazione liturgica e per la vita della comunità religiosa.

Stiamo chiedendo troppo?.
Visto che tutto questo è la regola nelle Chiese Protestanti, pensiamo proprio di no.
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