La vittima nell storia
 Home
Su

Le cause che escludono l’imputabilità possono essere determinate da: situazioni patologiche, condizioni di immaturità fisiologia e parafisiologica. L’orientamento dottrinale prevalente ritiene che tale elencazione non abbia carattere tassativo ma è suscettibile di una applicazione per analogia. La cosa che maggiormente conta è che al soggetto venga riconosciuta sia l’incapacità di intendere che quella di volere perché se manca anche una sola delle due il soggetto sarà imputabile. L’incapacità, inoltre, deve sussistere nel momento in cui viene commesso il fatto, infatti un’incapacità subentrata dopo il compimento del fatto non influisce sull’accertamento della responsabilità ma al massimo può determinare una sospensione del procedimento penale o un ritardo nell’esecuzione della pena. Vediamo ora quali sono i casi che prevede il codice.

Home Pagina precedente

la minore età à Il codice stabilisce una serie di presunzioni e una serie di figure codificate in presenza delle quali l'imputabilità, secondo i casi, è presunta esistere o non esistere oppure deve essere accertata.

1.      L’articolo 97 c.p. stabilisce che al di sotto dei 14 anni non si ha mai la capacità di intendere e di volere e non è neppure ammessa la prova contraria. Si ha una presunzione assoluta di incapacità di intendere e di volere;

2.      L’articolo 98 c.p. stabilisce che per quanto riguarda la fascia intermedia, cioè dai 14 ai 18 anni, il giudice deve verificare se quel soggetto ha la capacità o meno di intendere e di volere rispetto al tipo di reato che è stato posto in essere. In pratica ha sarà imputabile solo se ne verrà dimostrata la capacità di intendere e di volere caso per caso, ma in ogni caso la pena è diminuita, infatti se il soggetto infradiciottenne è riconosciuto colpevole, la sanzione penale si applica ma potrà beneficiare di una circostanza attenuante, fino al massimo di 1/3;

3.      I maggiorenni sono presunti imputabili, è tuttavia ammessa la prova contraria che però deve essere dimostrata;

Il contenuto della valutazione di imputabilità del minore è da individuarsi nel concetto di maturità mentale: il giudice in pratica dovrà accertare lo sviluppo intellettivo del minore, la sua capacità do comprendere il valore etico-sociale degli atti propri e altrui, lo stato della sua coscienza morale, l’attitudine ad autodeterminarsi e così via. Inoltre tale valutazione deve essere effettuata in concreto con riferimento alla specifica fattispecie criminosa realizzata dal minorenne, cioè il giudice dovrà verificare se nei confronti di quello specifico reato commesso il minore avesse raggiunto quel relativo grado di maturità sufficiente a rendersi conto della gravità dell’atto compiuto e di valutarne le conseguenze indirizzando la sua volontà in una direzione scelta con raziocinio. Una volta riconosciuta l’eventuale incapacità di intendere e di volere del minore questi dovrà essere prosciolto in ragione della sua non imputabilità, ma se viene accertata la sua pericolosità sociale (dovuta alla gravità del fatto, le condizioni morali della famiglia e la probabilità che il minore commetta altri gravi delitti) potrà farsi luogo all’applicazione di misure di sicurezza.

Home Pagina precedente

l’infermità mentale à Se il problema è di carattere patologico abbiamo: 

Vizio totale di mente (articolo 88 c.p.) ® non è imputabile chi, al momento in cui ha commesso il fatto, si trovava in uno stato di totale incapacità di intendere e di volere;

Vizio parziale (articolo 89 c.p.) ® è imputabile chi, al momento in cui ha commesso il fatto, era affetto da infermità mentale ma manteneva una residuale capacità di intendere e di volere, in tal caso la pena è diminuita.

Il vizio totale di mente si basa su una infermità che escluda la capacità di intendere e di volere. Il termine infermità indica il fatto che ci deve essere una malattia in senso medico-legale: questa malattia non deve necessariamente essere una malattia mentale, non è detto che si tratti di una malattia permanente ma può essere solo uno stata transitorio. Il motivo di questo sta nel fatto che a noi interessa lo stato del soggetto nel momento, e solo in quello, in cui ha commesso il reato. Occorre che ci sia una malattia, una infermità e che questa sia tale da incidere sulle capacità intellettive del soggetto che ha commesso il fatto di reato. Inoltre, un eventuale disturbo della personalità, per essere rilevante deve essere tale da incidere profondamente su quello che si chiama il determinismo della azione (i disturbi della personalità per il nostro ordinamento non hanno rilevanza, a meno che non corrispondano ad un fatto patologico, che incide sulla capacità di intendere e di volere).  L'infermità da una parte deve incidere sulla capacità di intendere e di volere, ma inoltre deve essere un'infermità che ha a che fare con il fatto che si pone in essere, perché possa esserci una dichiarazione di non imputabilità. Ci sono tipi di disturbo che hanno un fondamento patologico, ma che consentono degli intervalli di lucidità. In questo caso, se il reato viene posto in essere in un momento di lucidità, l'imputabilità non è esclusa (a meno che l'infermità in generale non diano luogo ad una progressiva diminuzione della capacità di intendere e di volere tale che anche dei momenti di lucidità il soggetto non è al 100% delle proprie capacità). Se il vizio di mente è totale allora il soggetto non è imputabile, se invece questa capacità è grandemente scemata (vale a dire diminuita in modo consistente) il soggetto sarà l'imputabile e la sanzione diminuita in considerazione della gravità dello stato patologico.

Home Pagina precedente

gli stati emotivi e passionali à L’articolo 90 c.p. stabilisce la loro irrilevanza ai fini della diminuzione dell’imputabilità per evitate una eccessiva indulgenza nell’attribuzione della responsabilità. E da notare che una applicazione eccessivamente rigida della norma potrebbe tradursi in uno stravolgimento della realtà, per questo è stato affermato che, qualora gli stati emotivi e passionali assumano sia pure in via transitoria le caratteristiche di una vera e propria infermità ed escludano o diminuiscano grandemente la capacità naturale, esse dovranno considerarsi cause di esclusione o diminuzione dell’imputabilità.

Home Pagina precedente

l’azione dell’alcol e degli stupefacenti à Accanto alle figure fisiologiche e patologiche c'è la disciplina dell'ubriachezza e dell'assunzione di stupefacenti. Facciamo riferimento al caso in cui un soggetto ponga in essere un fatto di reato in quella condizione: non si tratta di punire la tossicodipendenza o l'ubriachezza, ma si tratta eventualmente di punire o di non punire un soggetto che ha commesso un reato in stato di ubriachezza. Come viene considerata la commissione di un reato in stato di ubriachezza? Per prima cosa bisogna vedere con che tipo di ubriachezza abbiamo a che fare ®

1.      Ubriachezza accidentale (articolo 91 c.p.): questo è il caso in cui l'ubriachezza è dovuta a caso fortuito o forza maggiore cioè incolpevole dal soggetto (per esempio un soggetto che lavora in una cantina ed è costretto ad assumere i fumi dell'alcool). Per questo caso, caratterizzato dalla non volontà del soggetto di ubriacarsi (per cui non gli si può muovere alcun rimprovero), l'imputabilità non c'è se l’ubriachezza accidentale porta ad una totale incapacità di intendere e volere. Se l’ubriachezza accidentale lascia al soggetto una residua capacità di intendere e volere si avrà l’imputabilità ma la pena è diminuita;

2.      Ubriachezza volontaria o colposa (articolo 92 c.p.): il codice pone sullo stesso piano l'ubriachezza dolosa (volontà di ubriacarsi) e quella colposa. Si è in ubriachezza volontaria se se il soggetto si è volontariamente ubriacato o ha comunque accettato il rischio che si verificasse. Si è in ubriachezza colposa se il soggetto, pur non avendo intenzione di ubriacarsi, abbia comunque determinato con un atteggiamento imprudente il suo stato di ubriachezza. Per l'ordinamento se ci si trova in stato di ubriachezza volontariamente (perché si è voluto quello stato di ubriachezza) oppure se ci si trova in questa condizione perché si è semplicemente esagerato (per esempio sopravvalutando la propria capacità a sopportare l'alcool) si è comunque imputabili.

3.      Ubriachezza preordinata (articolo 87 c.p.): questo caso è quello in cui ci si ubriaca al fine di commettere il reato: in questo caso il soggetto non solo è imputabile, ma la pena viene aggravata.

4.      Ubriachezza abituale (articolo 94 c.p.): si ha quando il soggetto è dedito all’uso di sostanze alcoliche e viene conseguentemente a trovarsi in uno stato frequente di ubriachezza: in tale circostanza non solo si esclude l’imputabilità ma da luogo ad un aggravamento della pena.

5.      Stato di intossicazione cronica da alcool (articolo 95 c.p.): lo stato di intossicazione cronica è una situazione irreversibile di alterazione ed è parificato al vizio parziale o al vizio totale di mente, quindi è considerato una malattia.

 

Per quanto concerne l’uso di sostanze stupefacenti il legislatore ha optato per una equiparazione dei due fenomeni: si ha quindi la medesima classificazione e la medesima disciplina.

Home Pagina precedente

il sordomutismo à Il sordomutismo, come stabilisce l’articolo 96 c.p. è l’ultima delle condizioni soggettive di esclusione dell’imputabilità.  Tale condizione non comporta automaticamente l’esclusione o l’attenuazione dell’imputabilità perché gli effetti che tale infermità può provocare variano da soggetto a soggetto in dipendenza di vari fattori (l’età in cui si è acquisita l’infermità, il tipo di istruzione che si è ricevuta). Per tale motivo in caso di sordomutismo l’incapacità di intendere e volere va accertata caso per caso e si avrà che: se la capacità di intendere e volere è esclusa al momento in cui ha commesso il fatto si avrà la non imputabilità, se invece la capacità di intendere e volere è al momento in cui ha commesso il fatto è grandemente scemata, ma non esclusa, si avrà l’imputabilità ma la pena è diminuita. Perché tale circostanza si verifiche il soggetto deve essere sordomuto, non basta essere solo sordo o solo muto.

Home Pagina precedente

lo stato preordinato di incapacità di intendere e volere àLo stato di incapacità può derivare da cause naturale a cui il soggetto non può sottrarsi, ma può anche essere causa di una precisa attivazione del soggetto. Il caso più grave è quello della preordinazione, cioè quando il soggetto si procura volontariamente lo stato di incapacità al fine di commettere il reato (in generale lo scopo è quello di prepararsi una scusa oppure di allentare i freni inibitori). Ma in questo caso, pur non essendovi  contemporaneità tra la capacità del soggetto e la commissione del fatto, la legge non esclude la punibilità dell’incapace. Sono definite libere e volontarie tutte quelle azioni  che, pur non essendo sorrette da una libera volontà al momento della loro realizzazione, sono riconducibili ad un precedente libero atto di volere.

Home Pagina precedente

 

Home | Su

Ultimo aggiornamento: 11-07-06