{TESTO}
Immagini, aforismi, divagazioni sull'architettura ed altro...
Aforismi sull'architettura
Aforismi di Gio Ponti
Meravigliosa ventura quella degli architetti, concessa da Dio: costruire la Sua casa e costruire per gli uomini, nella Sua ispirazione, la loro casa, il tempio della famiglia.

Guai alla macchina che confessa la fatica del proprio lavoro; anche nelle macchine, come negli uomini, noi apprezziamo l'ermeticità dell'organismo, l'abilità del lavoro, l'eleganza dello sforzo.

Modernità non consiste nell'adottare quattro mobili quadrati.

Dove c'è architettura c'è Italia. Essere conservatori italiani in architettura significa solo conservare l'antica energia italiana di trasformarsi continuamente.

L'Italia l'han fatta metà Iddio e metà gli Architetti.

Amate l'architettura perché siete italiani, o perché siete in Italia; essa non è una vocazione dei soli italiani, ma è una vocazione degli italiani.

L'architettura è un cristallo.

Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l'acciaio, non è il vetro l'elemento più resistente. Il materiale più resistente nell'edilizia è l'arte.
Il lago incantato
Mi presento...
Ida Siniscalchi-Venezia 2003
Salve! Mi chiamo Ida Siniscalchi e svolgo la professione di architetto e designer. Il mio lavoro è inerente ai settori della progettazione edilizia, arredamento di interni, design di componenti di arredo urbano ed oggetti per l'arredo di interni. Mi occupo anche di pittura, grafica tradizionale e digitale; progetto abiti e gioielli per passione. Sono nata a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, il tre ottobre dell’anno millenovecentocinquantasei. Nel 1981 ho conseguito il diploma di Laurea in Architettura presso la Facoltà di Architettura di Napoli con il massimo dei voti e l’Abilitazione all’esercizio della professione di Architetto. Dal 1986 sono iscritta all’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma (Tessera n°248) ed inserita nel relativo Albo Accademico e nel Bollettino Ufficiale della Borsa Valori delle Opere D’Arte.
Nel 1981 ho iniziato l’attività di ricerca e didattica presso la Facoltà di Architettura di Napoli - Corso di Composizione Architettonica III tenuto dal Prof. Arch. Riccardo Dalisi: esperienza straordinaria che ho portato avanti per tre anni. Dal 1981 al 1988 ho svolto attività professionale a Napoli collaborando con importanti imprese e studi di architettura (RE.M. Progetti di Napoli - CONSAI di Napoli - Cooperativa Nazionale di Servizi Architetti ed Ingegneri - Studio del Prof. Arch. Riccardo Dalisi, titolare della Cattedra di Composizione Architettonica III presso l’Istituto di Metodologia Architettonica della Facoltà di Architettura di Napoli - Impresa DESAR di Napoli - Impresa I. P. A - Immobiliare e Progettazioni Tecniche Antoniana) alla redazione di progetti di restauro di monumenti ed edifici danneggiati dal sisma dell’80, ai progetti nell’ambito del Programma straordinario di edilizia residenziale - Legge 14/05/81 n°219 - Titolo 8, al progetto di massima per la realizzazione di nuovi alloggi popolari nel quartiere Ponticelli di Napoli (Piano di zona 167) ed a progetti di ristrutturazione ed arredamento di uffici, negozi ed abitazioni nella zona di Napoli. Dal 1989 ho iniziato ad esercitare la Roma la mia attività professionale ed artistica. Ha partecipato alla redazione di importanti progetti di architettura nell'ambito dell'edilizia pubblica ed in collaborazione con il Comune di Roma. Ma il resto delle notizie lo potete trovare nel mio curriculum presente nel sito.
Viaggio in Paradiso
C'era una volta...
C'era una volta...
Un tempo in cui l'esteta possedeva il raro privilegio di potere coltivare l'amore per il bello affidando all'artista il compito di realizzare opere uniche ed esclusive che rappresentassero la sua personalità ed il suo pensiero.

C'era una volta...
Un tempo in cui l'arte non era assoggettata al consumismo di massa ma era l'espressione massima del mondo interiore e dell'anima di quei pochi privilegiati che potevano affidare all'artista i propri sogni e la visione del mondo interiore da tradurre poi in oggetti d'arte.

Oggi...
Il mio lavoro nasce dalla volontà di offrire a molti ma non a tutti la possibilità di rendere concreti i propri ideali e tradurre il desiderio del bello che accomuna ogni essere umano progettando spazi a misura d'uomo, arredi unici per la casa, composizioni grafiche, abiti, gioielli, immagini virtuali fantastiche, oggetti che esprimono nella loro unicità la sapienza di chi li possiede.
Vista aerea del quartiere in cui ho abitato per 47 anni: Via Paride del Pozzo,27
La mia vecchia casa a Castellammare di Stabia in Via Paride del Pozzo,27
Io abito un pò qui...quando non sono a Roma
Castellammare di Stabia: città del Mediterraneo situata nel cuore del Golfo di Napoli. Magistralmente incastonata ai piedi del monte Faito, dove un tempo sorgeva l'antica Stabiae, gode della incantevole veduta panoramica sulle vicine isole di Capri e di Ischia. A pochi passi dalla storica Pompei (6 Km), dalla rinomata Sorrento (16 Km), dal celebre Vesuvio (15 Km) e dalla splendida Napoli (28 Km). La posizione geografica, le ottime condizioni climatiche, la ricchezza del patrimonio artistico, l'importante sito archeologico, la presenza delle 28 sorgenti naturali di acque minerali (con annesse strutture termali), le ampie spiagge con impianti balneari e i possibili itinerari escursionistici sulle pendici del Faito; fanno di Castellammare di Stabia una città ad elevatissima vocazione turistica, luogo ideale per un piacevole soggiorno dalle innumerevoli attrattive.
Alcune immagini dell'edificio in cui ho vissuto per 47 anni sito in Via Paride del Pozzo,27
Lo stabile in cui abito
Via Paride del Pozzo,27
Via Paride del Pozzo
Via Paride del Pozzo verso Via Aganoor
La mia nuova casa dal 13 giugno 2012
Foto panoramiche dai balconi della mia nuova casa a Castellammare di Stabia - Viale Europa, 58.
Castellammare di Stabia - Immagini
La mia città vista dal Monte Faito
Vista panoramica della mia città
Il monte Faito è alto 1131 metri ed è una stazione turistica raggiungibile con una funivia da Castellammare di Stabia e in auto dal versante di Vico Equense, fa parte dei Monti Lattari, gruppo montuoso del Preappennino campano e costituisce la dorsale della Penisola Sorrentina, dalla sella di Cava de' Tirreni all'estremità meridionale di punta Campanella. Formato da rocce prevalentemente calcaree, sul versante del Golfo di Salerno è caratterizzato da pareti molto ripide sul mare, altra cima importante è il monte Sant'Angelo a Tre Pizzi alto 1443 metri. Il Monte Faito è collegato a Castellammare tramite una funivia gestita dalla Circumvesuviana. Oltre a passeggiate salutari tra i suoi boschi è possibile visitare il tempietto dedicato all'arcangelo Michele ed alcune sorgenti.
La Villa Comunale
Villa Comunale
La cassarmonica nella Villa Comunale
Passeggiata in Villa Comunale
Villa Comunale
Vlla Comunale
Villa Comunale
La Cattedrale
Panorama
Dal balcone della vecchia casa in Via Paride del Pozzo
Il monte Somma
Sono circondata!!!
Dal balcone di casa mia: la montagna sembra incantata
Padre David Maria Turoldo
Padre David Maria Turoldo
LA FORMAZIONE.
Nono di dieci fratelli, padre Turoldo nacque da un'umile famiglia contadina e molto religiosa a Coderno, una frazione del paese friulano di Sedegliano: al battesimo, gli venne imposto il nome di Giuseppe.
A soli 13 anni, fece il suo ingresso nel convento di Santa Maria al Cengio a Isola Vicentina, sede della Casa di Formazione dell'Ordine Servita nel Triveneto: il 2 agosto 1935 emise la sua prima professione religiosa, assumendo il nome di frà David Maria; il 30 ottobre 1938 pronunciò i voti solenni a Vicenza. Intenzionato a diventare sacerdote, iniziò gli studi teologici e filosofici a Venezia. Il 18 agosto 1940 venne ordinato presbitero nel Santuario della Madonna di Monte Berico di Vicenza.
Nel 1940 si trasferì a Milano, presso il convento di Santa Maria dei Servi in San Carlo al Corso: su invito del cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo della città e forte sostenitore del suo ordine, iniziò a tenere la predicazione domenicale presso il duomo, attività che lo vedrà impegnato per il successivo decennio. Completò i suoi studi in filosofia all'Università Cattolica di Milano, dove conseguì la laurea l' 11 novembre 1946 con una tesi dal titolo significativo, La fatica della ragione - Contributo per un'ontologia dell'uomo, redatta sotto la guida del prof. Gustavo Bontadini. Sia Bontadini che Carlo Bo gli offriranno il ruolo di Assistente universitario, il primo di Filosofia Teoretica a Milano, il secondo in Letteratura all'Università di Urbino.
L'INIZIO DEL SUO IMPEGNO.
Durante l'occupazione nazista di Milano (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945) collabora attivamente con la resistenza antifascista, creando e diffondendo dal suo convento il periodico clandestino l'Uomo. Ancora una volta un titolo significativo, che testimonia la sua scelta dell'umano contro il disumano, perché «La realizzazione della propria umanità: questo è il solo scopo della vita». La sua militanza durò tutta la vita, interpretando il comando evangelico "essere nel mondo senza essere del mondo" come un "essere nel sistema senza essere del sistema". Rifiutò sempre di schierarsi con un partito: nel 1948 rifiutò anche di sostenere la Democrazia Cristiana sostenendo che «non bisogna confondere la Chiesa con un partito, né un partito con la Chiesa».
Il suo impegno a cercare un confronto di idee deciso e talvolta duro, ma sempre dialettico, si tradusse nella fondazione, col suo fedele collaboratore frà Camillo Maria de Piaz, del centro culturale Corsia dei Servi (il vecchio nome della strada che dal convento dei serviti conduceva al duomo), dedicato all'approfondimento dei problemi di attualità, italiani e internazionali, e delle dinamiche che andavano trasformando la città.
Fu uno dei principali sostenitori del progetto Nomadelfia, il villaggio "con la fraternità come unica legge" fondato da don Zeno Saltini nell'ex campo di concentramento di Fossoli (Carpi) per accogliere gli orfani di guerra: grazie alla sua abilità di oratore riuscì a raccogliere molti fondi presso la ricca borghesia milanese.
Tra il 1948 e il 1952 le sue raccolte di liriche "Io non ho mani" (che gli valse il Premio letterario Saint Vincent) e "Gli occhi miei lo vedranno" lo rendono noto al grande pubblico.
Nel 1953 iniziò un lungo itinerario in varie Case servite di Austria, Baviera, Inghilterra, Stati Uniti, Canada. Il Santo Uffizio, insospettito per il suo pensiero troppo "liberale" nel concedere spazio alla coscienza e per il suo aperto sostegno all'opera, ancora incompresa, di don Zeno Saltini, aveva chiesto ai superiori dell'Ordine di allontanarlo dall'Italia. Furono comunque esperienze molto interessanti, che lo arricchirono culturalmente e lo fecero conoscere ed apprezzare ad un vasto mondo.
IL RITORNO IN ITALIA.
Nel 1955 venne assegnato al convento della Santissima Annunziata di Firenze, ma solo nel 1964 viene reinserito stabilmente in Italia: questo anche per l'interessamento del sindaco Giorgio La Pira, da sempre attento ai temi del dialogo e della pace tanto cari anche a Turoldo, di cui divenne buon amico e stretto collaboratore.
Nel 1961 viene trasferito nel convento di Santa Maria delle Grazie, a Udine. Qui iniziò a frequentare il suo corregionale Pier Paolo Pasolini (che, agnostico, nel 1964 realizzerà il Il Vangelo secondo Matteo), grazie alla cui collaborazione realizza il suo unico film, Gli Ultimi (1962).
Nel 1964 Turoldo decise di ristrutturare l'antica ex abbazia cluniacense di Sant'Egidio a Fontanella di Sotto il Monte, il paese di origine di papa Giovanni XXIII, scomparso solo l'anno precedente. Fondò e divenne priore di una piccola comunità, "Casa di Emmaus", presso la quale istituì il Centro di studi ecumenici "Giovanni XXIII", che accoglieva persone anche atee e di religione islamica all'insegna di un ecumenismo radicale.
L'obbedienza al servizio all'uomo e alla solidarietà si realizzò anche nella sua attività di notista, con delle rubriche fisse su giornali e riviste. Denunciò tutti i soprusi, soprattutto istituzionali ed economici, e si fece voce degli oppressi, anche di quelli più lontani, per la libertà e la giustizia. Nel 1974, in occasione del referendum abrogativo della legge sul divorzio, si schierò per il "no".
Di notevole interesse artistico la collaborazione con il compositore e direttore di coro Bepi De Marzi che con il coro polifonico di Vicenza ha realizzato per la Fonit-Cetra di Milano la prima incisione musicale dei Salmi di padre Turoldo e dell'Ismaele.
Partecipo' con piccole letture spirituali alla trasmissione radiofonica Ascolta, si fa sera.
LA FINE.
Affetto ormai da anni da un tumore al pancreas, dopo un itinerario in vari luoghi di cura, morì all'ospedale "San Pio X" di Milano il 6 febbraio 1992; il 2 febbraio, al termine della messa domenicale, si era congedato dai fedeli con la frase: «la vita non finisce mai!». I suoi funerali videro la partecipazione di oltre tremila persone, gente semplice e intellettuali, che si mescolavano attendendo per ore di arrivare alla sua bara.
Presiedette le esequie il cardinale Carlo Maria Martini, che qualche mese prima della morte, aveva consegnato a padre Turoldo il primo "Premio Giuseppe Lazzati", affermando la propria opinione secondo la quale «La Chiesa riconosce la profezia troppo tardi». Un secondo rito funebre venne celebrato nella sua Casa a Fontanella di Sotto il Monte, nel cui piccolo cimitero fu sepolto.
RICONOSCIMENTI.
Nel 2002 è stato istituito il premio nazionale di poesia alla memoria di David Maria Turoldo, a cura di Gian Mario Lucini (Comune di Sondrio): i vincitori del primo premio delle varie edizioni sono:
Fabio Ciofi (2002);
Erminia Passannanti (2003);
Alfredo Rienzi (2004);
Giovanni Nuscis (2005);
La Rassegna, sospesa nel 2006, è stata riaperta nel 2007.
OPERE.
Canti ultimi. - Milano, Garzanti, 1992.
Anche Dio è infelice - Piemme, 1991
O sensi miei ... : (Poesie 1948-1988) - (note introduttive di Andrea Zanzotto e Luciano Erba) Milano, Rizzoli, 1990.
Alla porta del bene e del male. - Milano, A. Mondadori, 1978.
Siate nella gioia, Milano, Corsia dei Servi, 1968
SAGGI.
Diario dell'anima. - (prefazione di Gianfranco Ravasi) Cinisello Balsamo, San Paolo, 2003.
Il dramma è Dio: il divino la fede la poesia. - Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2002.
Dialogo tra cielo e terra. - (a cura di Elena Gandolfi Negrini) Casale Monferrato, Piemme, 2000.
Ultime poesie: canti ultimi - Mie notti con Qohelet. - Garzanti, 1999.
Oltre la foresta delle fedi (a cura di Elena Gandolfi) - Casale Monferrato, Piemme, 1996.
SAGGI SU TUROLDO.
Marco Cardinali, Il Dio Inseguito. Viaggio alla scoperta della fede nella poesia di David maria Turoldo, Roma, Edizioni Pro Sanctitate, 2002
Marco Cardinali, La poetica Teologica in David Maria Turoldo, Roma, Pontificia Università Gregoriana, 2002.
Diana Faitini, David Maria Turoldo. Ogni parola mi traversa come una spada, Milano, Ancora 2002, ISBN 8851400709
Daniela Saresella, David M. Turoldo, Camillo de Piaz e la Corsia dei Servi di Milano (1943-1963), Morcelliana 2008, ISBN 9788837222581
Daniele Santoro, Dimensione mistica in David Maria Turoldo, in "Arabeschi", n. 1, 2006.
Io penso che si possa dire questo, che i principi dell’architettura in quanto fondamenti, non hanno storia, essi sono fissi e immutabili, ma continuamente diverse sono le situazioni concrete.(Aldo Rossi)

Seneca afferma che lo stolto è colui che deve sempre ricominciare da capo. (Aldo Rossi)

Rimettere il passato al presente. Magia del presente.(Robert Bresson)

Nell’affascinante, complessa testimonianza che l’architettura offre di sè, vi sono edifici e personaggi, testi tecnici e autobiografie. Quest’arte così antica mostra forse più delle altre la disparità dei contenuti e la loro differente fortuna nel tempo.
Malgrado ciò, sembra che per l’architettura, se avessimo ancora sufficiente fantasia da volerne costruire un’immagine ideale, la cosa dovrebbe essere relativamente facile, molto più facile che per qualsiasi altra attività artistica.
Questo perché nonostante tutto l’architettura, nel tempo, è un fatto straordinariamente unitario.(Giorgio Grassi)
Il mio architetto preferito: Renzo Piano
Renzo Piano
Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni.(Harold Wagoner)

Ogni architettura è grande dopo il tramonto: forse l'architettura è veramente un'arte notturna, come quella dei fuochi artificiali.
(Gilbert Keith Chesterton)

l destino dell'architetto è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona.
(Johann Wolfgang Göethe)

L'architettura è un fatto d'arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La Costruzione è per tener su: l'Architettura è per commuovere.
(Le Corbusier )

Io chiamo l'architettura musica congelata.
(Johann Wolfgang Göethe)

L'Architettura è una scienza, che è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori, che si fanno in ogni arte.
(Marco Vitrusio Pollione)
Crepuscolo sul lago
La leggenda del "Monaciello"
O' munaciello
Un episodio misterioso raccontato in modo minuzioso e con particolari realistici, potrebbe suscitare in chi ascolta interesse; naturalmente però, se viene raccontata una vecchia storia sbiadita dal tempo, tramandata da padre in figlio, magari per diverse generazioni, diventa tutto molto più affascinante e coinvolgente dal punto di vista emotivo.

A volte però, accade che la vecchia storia protratta per decenni, subisca nel tempo delle involontarie modifiche, imputabili per lo più, all'innato estro narrativo di chi racconta (omissione di tracce ritenute poco importanti, piccole dimenticanze o addirittura inserimento di nuovi particolari per rendere il tutto più credibile). Questa involontaria, ma continua alterazione della versione originale del racconto, può trasformare la vecchia storia, generando (se questa è già molto radicata) addirittura una credenza popolare di straordinario impatto suggestivo.

La nostra tradizione è talmente ricca di credenze, che sarebbe arduo farne un preciso conteggio; tra di esse, però, spesso si sente parlare di fantasmi, licantropi (il cosiddetto Lupo Mannaro) e monacielli. In questa pagina cercheremo di analizzare per quanto possibile il fenomeno "Monaciello", ossia quella presenza inafferrabile e misteriosa che per anni è stata protagonista delle cosiddette storie da focolare, raccontate dagli anziani di famiglia.

Origini della credenza
Secondo alcuni scritti (dei quali, però, non garantiamo l'effettiva attendibilità), la credenza del Monaciello a Napoli era già in essere nel 1578, quando nel "Pragmatica de locto et conduco" (raccolta di leggi che regolavano gli affitti), veniva dedicato un intero articolo sul Monaciello, stabilendo che se il locatario veniva assalito da un Monaciello poteva lasciare l'abitazione senza pagare l'affitto.

Cenni descrittivi
Da ciò che si racconta il Monaciello è uno spirito domestico di piccola statura (alto poco meno di mezzo metro), occhi vispi spiritati e cappuccio in testa, egli indossa un saio scuro monacale (da ciò ha origine il nome). Predilige le vecchie abitazioni nelle quali si insidia, appare di notte manifestandosi solo ad alcuni membri della famiglia. Ama impaurire facendo dispetti di vario genere (pizzica, morde, rumoreggia, nasconde o rompe oggetti). Secondo alcuni, però, il Monaciello può essere anche utile (rivelando i numeri al lotto, indicando tesori nascosti o più semplicemente ricambiando l'ospitalità con monete d'oro).

Monaciello a Castellammare
Molto radicato anche nella cultura popolare stabiese, il fenomeno Monaciello ha rivestito per anni notevole importanza. Basti pensare che a Castellammare di Stabia esiste ancor oggi via Monaciello (a monte, nei pressi dell'antico terziero di Scanzano). Questa denominazione fu attribuita per voce pubblica, poiché si dice che in tale luogo (fino agli anni '50) con i favori della notte, sovente appariva il Monaciello che con calci e percosse aggrediva l'incauto malcapitato di passaggio.

Il Monaciello nella tradizione Partenopea
Secondo l'antica tradizione partenopea, a Napoli il Monaciello è vissuto nel celebre e antico palazzo rinascimentale fatto costruire (secondo la leggenda) da Riccardo Cuomo nel 1292, signore del feudo di Alvignano (paese che confina con Alife), ma portato al massimo splendore nel periodo aragonese, dal discendente Angelo Cuomo, uomo di fiducia del re di Napoli Alfonso d'Aragona, nel 1464 (oggi sede del Museo Civico Gaetano Filangieri). Il palazzo “Cuomo”, piacque talmente tanto al condottiero e uomo politico Filippo Strozzi (il più importante esponente dell'omonima famiglia di banchieri fiorentini) che quando tornò nella sua Firenze dopo il suo lungo soggiorno a Napoli, chiamò gli architetti Benedetto da Maiano e Giuliano da Sangallo e commissionò loro lo stupendo palazzo Strozzi che ancor oggi ammiriamo a Firenze e che rimane uno dei più bei palazzi rinascimentali del mondo. Il palazzo Cuomo quindi, era una delle dimore preferite (gusti raffinati, direi...) del Monaciello napoletano. Anche mia nonna (napoletana di piazza del Gesù) me lo raccontava e diceva che ne aveva sentito parlare anche dal marito, nonno Gaetano Cuomo, "napoletano di via Duomo", quindi DOC (nato e cresciuto di fronte a palazzo Cuomo).
Il mio nome
Un'immagine di Santa Ida
Da una ricerca sul Web ho scoperto che sono esistite diverse donne (Sante e Beate) con il nome Ida. A questo punto io non so più quando festeggiare il mio onomastico...La mia nonna paterna mi diceva che l'onomastico ricorreva il 13 aprile. Comunque ecco qui di seguito tutte le notizie su "Santa Ida":
1. Sant' Ida (Idda) di Fischingen - 3 novembre - Martirologio Romano: Presso il monastero di Fischingen nel territorio dell’odierna Svizzera, santa Idda, monaca di clausura.
2. Sant' Ida (Ita) Monaca a Nivelles - 8 maggio - m. Nivelles (Francia), 8 maggio 652. Sposa di Pipino di Landen, madre di Gertrude di Nivelles e di Begge, costruí nel 640 il monastero di Nivelles, per consiglio di s. Amando ponendovi la propria figlia Gertrude come badessa. Morì dodici anni piú tardi (l'8 magg. 652) e fu sepolta nella chiesa di S. Pietro. La sua festa si celebra l'8 maggio. Etimologia: Ida = battaglia, guerriera, dall'anglosassone. Il nome “Ida” compare già nella mitologia greca, ove designa un monte dell’isola di Creta nel quale secondo il mito, Gea, la dea terra, avrebbe nascosto il piccolo Giove, per sottrarlo al padre Saturno, il tempo, vorace divoratore di ogni cosa ed addirittura dei propri figli. In realtà alla santa venerata oggi fu conferito il nome germanico “Itta”, che solamente in un secondo momento fu assimilato ad “Ida”. Itta apparteneva al popolo dei Franchi, che a quel tempo era ancora un popolo di rudi guerrieri. Figlia del conte di Aquitania, ancora alquanto giovane sposò il beato Pipino di Landen, maestro di palazzo del re Dagoberto II d’Austrasia e dunque uno dei maggiori dignitari del regno. Dopo il primogenito Grimoldo, che successe al padre Pipino, nacquero due figlie Begga e Gertrude, che furono rispettivamente badesse di Andenne-sur-Meuse e di Nivelles e sono venerate anch’esse come sante. La cura della famiglia non distolsero però Itta dalle sue devozioni religiose e dai suoi impegni spirituali. Cresciuti i figli, Itta e Pipino, anziché investire le loro ricchezze in beni da trasmettere agli eredi, preferirono dedicarsi alla fondazione di un grande monastero benedettino investendo così le loro risorse. Vide così la luce il monastero femminile di Nivelles nel Brabante, cioè nell’attuale Belgio, tra Bruxelles e Charleroi. Tra le prime ad entrarvi per vivere secondo la Regola di San Benedetto vi fu Gertrude, loro giovanissima figlia, che dichiarò dinnanzi alla corte franca di scegliere la vita religiosa e di preferire l’obbedienza al Creatore piuttosto che l’autorità regia. Pare infatti che il re Dagoberto stesse ipotizzando un matrimonio con lei. Entrata nel monastero, ne venne eletta badessa all’età di appena vent’anni per le sue eccezionali qualità. Alla morte di Pipino, anche sua madre Itta si congedò dalla vita del mondo e si ritirò come semplice monaca nel monastero di Nivelles. Deposte le vesti di fondatrice, Itta divenne esempio vivente di come la santità si possa trasmettere non solo con il sangue, da genitori a figli, ma anche nel verso contrario a quello naturale, dai figli ai genitori. Così a Nivelles, in una clima di profonda spiritualità, si invertirono i normali rapporti tra genitori e figli. La madre, anziana e sapiente, si trovò a doversi sottomettere umilmente e silenziosamente alla figlia e la giovane fanciulla, investita di una autorità trascendente dalla sua giovane età, divenne guida saggia e discreta di colei che l’aveva generata nella carne. Questo incredibile cammino le portò a santificarsi entrambe vicendevolmente. Quando Ida morì, l’8 maggio 652, il monastero di Nivelles perse non solo la sua fondatrice, ma soprattutto la più modesta tra le sue religiose e la badessa Gertrude perse, oltre che la propria madre, la più obbediente delle sue figlie spirituali.
3. Beata Ida di Boulogne Contessa - 13 aprile 1046 - 13 aprile 1113. Nata nel 1046, sposò il conte di Boulogne, al quale diede tre figli diventati illustri: Goffredo di Buglione, comandante della prima Crociata e conquistatore di Gerusalemme, di cui fu il primo re cristiano, Eustachio III che succedette al padre come conte di Boulogne e Baldovino, a sua volta re di Gerusalemme dopo il fratello; ebbe anche varie figlie. Si era sposata a 17 anni, per obbedire ai genitori; il marito non ostacolò mai la sua attività religiosa e la sua carità. Volle allattare essa stessa i figli nella speranza che ricevessero col primo nutrimento la disposizione alla religione; e quando crebbero ne curò personalmente l’educazione. Disprezzava le vanità, il futile splendore mondano; mortificava il corpo sotto il ricco abito che portava per forza. Spargeva i suoi doni sui bisognosi d’ogni sorta: indigenti, malati, pellegrini, vedove, orfani. La sua delizia era occuparsi di loro. Ma altresì si occupava delle chiese da restaurare e salvare dalla distruzione. Morto il conte suo marito, poté disporre liberamente dei suoi beni e fondare diversi monasteri. Ebbe un direttore di coscienza eccezionale, sant’Anselmo, futuro arcivescovo di Canterbury, sotto la cui influenza favorì la riforma monastica nelle Fiandre. Non prese l’abito benedettino, come si è creduto, ma ottenne da sant’Ugo l’aggregazione spirituale a Cluny, così da potersi considerare oblata secolare dell’Ordine benedettino. Morì il 13 aprile 1113. Molti fatti gloriosi della prima Crociata furono attribuiti alle sue preghiere. Martirologio Romano: Nel monastero di Santa Maria presso Wast nella regione di Boulogne in Francia, beata Ida, che, vedova di Eustachio conte di Boulogne, rifulse per la sua generosità verso i poveri e per lo zelo del decoro della casa di Dio. Sposa di Eustachio II, conte di Boulogne, Ida fu madre di Eustachio III, di Goffredo di Buglione e di Baldovino, re di Gerusalemme. Grande benefattrice delle chiese e dei poveri, dopo la morte del marito fondò diversi monasteri: Saint-Wulmer a Boulogne per i Canonici Agostiniani, Saint-Michel-du-Wast per i monaci cluniacensi. Fece considerevoli donazioni alle abbazie di Saint-Bertin, Bouillon e Afflighem, favori la riforma di Cluny sotto l'influenza di s. Anselmo di Canterbury che con lei rimase in corrispondenza epistolare. Questo particolare sottolinea il ruolo che il santo arcivescovo ebbe nella riforma monastica nelle Fiandre. Ida non prese l'abito benedettino, come si è creduto (Holweck, p. 500), ma ottenne da s. Ugo l'aggregazione spirituale a Cluny, cosi da potersi considerare oblata secolare dell'Ordine Benedettino. Morì il 13 apr. 1113 e fu sepolta nella chiesa di Wast (notiamo che molte notizie biografiche leggono, a torto, Saint-Waast, invece di Wast). Nel 1669 le sue reliquie vennero trasferite presso i Benedettini del S.mo Sacramento a Parigi, i quali le portarono con loro quando, nel 1808, si stabilirono a Bayeux, luogo in cui sono ancora custodite (una reliquia, tuttavia, venne lasciata a Wast). La festa di Ida che si celebrava nell'antica diocesi di Boulogne, venne poi autorizzata nelle diocesi di Arras e di Bayeux, quando queste adottarono il rito romano. La commemorazione della santa si trova in molti calendari medievali al 13 apr. Pure in quel giorno si ricorda la beata Ida di Lovanio, di cui si ignora però la data della morte. Per la santa madre di Goffredo di Buglione non si ha una rappresentazione iconografica ben caratterizzata, anche perché scarse sono le figurazioni che si hanno di lei. Tra queste, in genere assai tarde, è degna di nota la scultura lignea del settecentesco Georg Ueblherr nella chiesa austriaca di Engelszell che rappresenta la santa in adorazione del crocifisso.
4. Sant' Ida di Herzfeld Vedova - 4 settembre Westfalia, 766 ca. Herzfeld, Germania, 4 settembre 825. Fu la prima santa della Vestfalia. Nata nel 775, questa contessa franca fondò nel 790, assieme al marito, una chiesa a Herzfeld (diocesi di Münster), secondo le indicazioni ricevute in sogno. Nell'811 rimase vedova e si prese cura degli indigenti della regione fino al 4 settembre 825, giorno della sua morte. Ida, che veniva chiamata "madre dei poveri", fondò la prima comunità cristiana della Vestfalia meridionale. Fu canonizzata nel 980, data della prima "Identracht", la processione per le vie di Herzfeld con le reliquie della santa. Martirologio Romano: A Heresfeld nella Sassonia, in Germania, santa Ida, vedova del duca Ecberto, insigne per la carità verso i poveri e l’assiduità nella preghiera. È certamente uno dei più eclatanti casi di membri di intere famiglie e generazioni del Medioevo, votati alla vita religiosa, così sentita in quell’epoca. Santa Ida, nacque nel 766 ca. in Westfalia (regione storica della Germania, tra il Weser e il Reno) e visse al tempo di Carlo Magno (742-814); i suoi cinque fratelli e sorelle, tutti scelsero la vita religiosa, due di essi Wala e Adalhard divennero abati di Corvey. Dopo aver trascorso una giovinezza esercitando le virtù e pietà cristiane, sposò il duca di Sassonia, Ekbert, da lei amorevolmente curato durante una lunga malattia. Dalla loro felice unione nacquero cinque figli, dei quali tre scelsero la vita religiosa, una figlia la venerabile Hadwig, fu badessa ad Herford e nello stesso convento fu suora anche la figlia Adela; mentre il figlio, venerabile Varin divenne più tardi abate di Corvey; gli altri due figli occuparono posti di rilievo nella società dell’epoca. Insieme al marito Ekbert, condussero una vita cristiana esemplare e fecero costruire una chiesa ad Herzfeld (diocesi di Münster), seguendo le indicazioni ricevute in un sogno. Nell’811 quando aveva 45 anni, rimase vedova e Ida dopo aver sistemato dignitosamente i suoi figli, si ritirò presso la chiesa da lei fatta edificare ad Herzfeld, non lontano dal suo castello di Hoverstadt.
Nel locale attiguo alla chiesa, dove prese a vivere, si dedicò ad opere di pietà, di mortificazione e di carità verso i poveri della regione, donando loro il necessario con l’utilizzo dei suoi beni.
Ida, che veniva chiamata la “madre dei poveri”, contribuì in modo determinante a fondare la prima comunità cristiana della Westfalia meridionale. Morì ad Herzfeld il 4 settembre 825 e seppellita accanto alla chiesa, dove aveva già fatto seppellire il marito.
Il 26 novembre 980 il vescovo di Münster, mons. Dodo, effettuò “l’elevazione” delle sue reliquie, cioè la canonizzò (proclamò santa), secondo il rituale della Chiesa di quell’epoca. Nella stessa data ci fu la prima processione (Identracht) con le sue reliquie per le strade di Herzfeld; la sua tomba divenne meta di pellegrinaggi. Sant’Ida è particolarmente invocata dalle donne in procinto di partorire; la sua festa si celebra il 4 settembre e ad Herzfeld è ricordata anche il 26 novembre, data della canonizzazione.
5. Beata Ida di Lovanio Monaca a Val-des-Roses - 13 aprile - Sec. XIII. Martirologio Romano: Nel monastero cistercense di Roosendaal nel Brabante, nell’odierna Olanda, beata Ida, vergine, che patì molto da parte del padre prima di entrare nella vita monastica e con l’austerità di vita imitò nel suo corpo la passione di Cristo. Vissuta nel XIII secolo, era figlia di un ricco mercante di vini che viveva nella operosa e dotta città di Lovanio e che, preoccupato solo di ammassare ricchezze e di assaporare i beni terreni, si contrariò molto quando la figlia, a diciott’anni, gli disse che intendeva farsi monaca: non le diede il consenso e la fece soffrire molto. Ida, già nota per la sua condotta di vita e i fenomeni mistici che si raccontavano nei suoi riguardi, alla fine riuscì a convincere il duro genitore. Entrò nell’abbazia cistercense di Val-de-Roses presso Malines, si dedicò alla preghiera, alla contemplazione e ai lavori manuali, tra i quali prediligeva la trascrizione dei libri; ma non rifiutava mai le incombenze più umili, sempre disponibile al servizio delle consorelle. I fenomeni mistici continuarono, con ripetute estasi e le furono attribuiti diversi prodigi e numerose conversioni. Morì il 13 aprile di un anno intorno al 1290.
6. Sant' Ita (Ida) Vergine - 15 gennaio. Nata presso Drum (contea di Waterford) Ita fu battezzata con il nome di Derthrea (Deirdre) o Dorotea. A circa quattordici anni si consacrò a Dio, probabilmente nelle mani di Declan di Ardmore. Migrò quindi nel territorio di Hy-Conaill, qualche miglio a Sud-Ovest di Limerick, fondando un monastero a Cluain Credail (Killeedy, baronia di Glenquin, contea di Limerick) ai piedi dello Sliabh Luachra. In seguito aprí una piccola scuola per bambini e si dice che san Erc le affidò il futuro san Brendano di Clonfert. Nota con l'appellativo di «Bianco sole delle donne del Munster» fu celebre per il suo ascetismo e per la pazienza nella malattia. Chiamata spesso la «seconda Brigida» di Irlanda, si fa menzione della sua morte nel 571, negli Annali di Inisfallen (ca. 1092) con la seguente frase: «Morte di Ita di Cluain, madre adottiva di Gesú Cristo e di Brendano». Martirologio Romano: Nel monastero di Clúain Credal in Irlanda, santa Ita, vergine, fondatrice di quel monastero. Nata presso Drum (contea di Waterford) Ita fu battezzata con il nome di Derthrea (Deirdre) o Dorotea. A circa quattordici anni si consacrò a Dio, probabilmente nelle mani di Declan di Ardmore. Emigrò quindi nel territorio di Hy-Conaill, qualche miglio a Sud-Ovest di Limerick, fondando un monastero a Cluain Credail (Killeedy, baronia di Glenquin, contea di Limerick) ai piedi dello Sliabh Luachra. In seguito aprí una piccola scuola per bambini e si dice che s. Erc le affidò il futuro s. Brendano di Clonfert.
Nota con l'appellativo di "Bianco sole delle donne del Munster" fu celebre per il suo ascetismo e per la pazienza nella malattia. Chiamata spesso la "seconda Brigida" di Irlanda, si fa menzione della sua morte nel 571, negli Annali di Inisfallen (ca. 1092) con la seguente frase: "Morte di Ita di Cluain, madre adottiva di Gesú Cristo e di Brendano". Gli Annali riferiscono inoltre che nel 553 fu vinta una battaglia per le sue preghiere. La festa di Ita si celebra il 15 gennaio in tutti i calendari.
L'Architettura è una scienza, che è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori, che si fanno in ogni arte.
(Marco Vitrusio Pollione)

Pablo Neruda ha detto che il poeta quello che ha da dire, lo dice in poesia, perchè non ha un altro modo di spiegarlo. Io, che faccio l'architetto, la morale non la predico: la disegno e la costruisco. (Renzo Piano)

Se un architetto costruisce per qualcuno una casa e non lo fa solidamente, e perciò la costruzione crolla e colpisce a morte il proprietario, quell'architetto dovrà essere ucciso. (Hammurabi)

L'architettura è una specie di oratoria della potenza per mezzo delle forma.(Nietzsche)

Non c'è architettura tanto altera quanto quella che è semplice. (John Ruskin)

La donna è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto dell'architettura in tutti questi secoli? Le dica di costruirmi una capanna, non dico un tempio. Non lo può (…) Naturalmente essa non deve essere schiava, ma se io le concedessi il diritto elettorale mi si deriderebbe.
(Benito Mussolini)

La pittura agisce su due dimensioni, anche se può suggerirne tre o quattro. La scultura agisce su tre dimensioni, ma l'uomo ne resta all'esterno, separato, guarda da fuori le tre dimensioni. L'architettura invece è come una scultura scavata nel cui interno l'uomo penetra e cammina.(Bruno Zevi)

L'architettura nasce, non si fabbrica; cresce dall'interno e diviene. (Bruno Zevi)
Il grande architetto
Le Corbusier (Charles-Edouard Jeanneret)
Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris (La Chaux-de-Fonds, 6 ottobre 1887 – Roquebrune-Cap-Martin, 27 agosto 1965), è stato un architetto, urbanista, pittore e designer svizzero naturalizzato francese. Viene ricordato - assieme a Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius e pochi altri - come un maestro del Movimento Moderno. Pioniere nell'uso del cemento armato per l'architettura, è stato anche uno dei padri dell'urbanistica contemporanea. Membro fondatore dei Congrès Internationaux d'Architecture moderne, fuse l'architettura con i bisogni sociali dell'uomo medio, rivelandosi geniale pensatore della realtà del suo tempo.
Artigiano - come amava definirsi negli ultimi anni della sua vita - e insieme teorico di architettura, pittore, studioso e promotore culturale, Le Corbusier è stato oggetto di ininterrotta attenzione da parte tanto della critica quanto del pubblico. L'intensità e la frequenza delle sue prese di posizione nel dibattito internazionale (va detto che senza dubbio fu il più noto degli esponenti del razionalismo), la forza delle sue convinzioni e del desiderio di comunicarle ai colleghi e al pubblico anche attraverso una ricchissima attività editoriale, la consapevolezza della novità e originalità della propria ricerca hanno da sempre accompagnato il riconoscimento dell'eccezionalità delle sue opere e dei suoi progetti.

Le Corbusier ha sempre affiancato al lavoro di costruttore lo studio di progetti fortemente connotati in senso dimostrativo, a volte polemico, che hanno messo alla prova le nuove idee di architettura alle diverse scale, dall'oggetto di arredo alla città. Fra progetto e teoria ha continuamente costruito una sorta di "tensione sperimentale", lasciando poco spazio ai condizionamenti che l'ambiente professionale ha esercitato su altri esponenti del razionalismo europeo tra le due guerre. La ricerca di Le Corbusier, così come la sua adesione al razionalismo, espressa attraverso le opere, i disegni e gli scritti, si presenta dunque innanzitutto come enunciazione di una poetica. Una "ricerca paziente" che si applica a sovvertire e a trasformare i dati di ogni problema per mettere alla prova tutte le possibilità offerte dalla pratica del progetto.

Come scrittore, teorico e critico dell'architettura, ha sempre cercato il confronto anche con il pubblico dei non addetti e dunque, fin dai primi anni di attività, ha dedicato grande attenzione alla divulgazione dei principi e delle forme della nuova architettura, cercando la formula editoriale più adatta per affrontare il problema della terminologia specialistica e, soprattutto, del linguaggio delle avanguardie. Dalla costruzione di un vero e proprio vocabolario personale, alla messa punto di specifiche retoriche di persuasione che si avvalgono di un serrato contrappunto tra testi e immagini, tra caratteri tipografici differenti, disegni e fotografie, sino al continuo perfezionamento della scrittura (per quanto riguarda la scelta delle parole e la costruzione del periodo), nel contesto delle retoriche delle avanguardie Le Corbusier ha messo a punto tecniche di comunicazione assolutamente personali. che si collocano su un piano ora allusivo e poetico, ora esortativo, ora argomentativo,
Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp (Francia)
Notre Dame du Haut è il nome di una cappella situata a Ronchamp, presso Belfort in Francia realizzata dall'architetto Le Corbusier secondo i canoni dell'architettura brutalista (vedi anche Razionalismo). È considerata uno dei più celebri esempi di moderna architettura religiosa. Iniziata nel 1950, la chiesa fu consacrata il 20 giugno 1955. La costruzione, situata sulla sommità di una collina, è in calcestruzzo armato. È costituita da un'unica navata di forma irregolare. Nei lati della navata sono ricavate tre piccole cappelle indipendenti che terminano in tre campanili di forma semi cilindrica. La copertura della chiesa è realizzata con una gettata di calcestruzzo modellata come se si trattasse di una grande vela rovesciata. Per aumentare il senso di leggerezza dell'insieme la copertura non appoggia direttamente sulle pareti ma su corti pilastrini affogati nella muratura delle medesime. In questo modo, osservando il soffitto dall'interno, si percepisce una lama di luce che penetra tra i muri e la vela in calcestruzzo, come se essa potesse quasi volar via da un momento all'altro. La luce entra inoltre da decine di aperture delle più varie forme. Feritoie, finestre, vetrate e frangisole che determinano suggestivi effetti di luce valorizzati dal contrasto tra il bianco dell'intonaco ed il grigio sporco del cemento. La chiesa è stata concepita per essere utilizzata anche all'esterno, dove, sotto l'ampio tetto, si trovano un altare e un pulpito. La costruzione può ospitare circa 200 persone.
La Cappella di Notre Dame du Haut
Si percepisce il respiro di Dio...
Una luce soffusa avvolge la preghiera e la conduce a Dio
Maria
Specchio della santità divina...Maria
LITANIE LAURETANE
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.
Padre del cielo, che sei Dio,
Abbi pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio,
Spirito Santo, che sei Dio,
Santa Trinità, unico Dio,
Santa Maria,
prega per noi.
Santa Madre di Dio,
Santa Vergine delle vergini,
Madre di Cristo,
Madre della Chiesa,
Madre della divina grazia,
Madre purissima,
Madre castissima,
Madre sempre vergine,
Madre immacolata,
Madre degna d'amore,
Madre ammirabile,
Madre del buon consiglio,
Madre del Creatore,
Madre del Salvatore,
Madre di misericordia,
Vergine prudentissima,
Vergine degna di onore,
Vergine degna di lode,
Vergine potente,
Vergine clemente,
Vergine fedele,
Specchio della santità divina,
Sede della Sapienza,
Causa della nostra letizia,
Tempio dello Spirito Santo,
Tabernacolo dell'eterna gloria,
Dimora tutta consacrata a Dio,
Rosa mistica,
Torre di Davide,
Torre d'avorio,
Casa d'oro,
Arca dell'alleanza,
Porta del cielo,
Stella del mattino,
Salute degli infermi,
Rifugio dei peccatori,
Consolatrice degli afflitti,
Aiuto dei cristiani,
Regina degli Angeli,
Regina dei Patriarchi,
Regina dei Profeti,
Regina degli Apostoli,
Regina dei Martiri,
Regina dei veri cristiani,
Regina delle Vergini,
Regina di tutti i Santi,
Regina concepita senza peccato originale,
Regina assunta in cielo,
Regina del santo Rosario,
Regina della famiglia,
Regina della pace.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.
Prega per noi, Santa Madre di Dio.
E saremo degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo.
Concedi ai tuoi fedeli,
Signore Dio nostro,
di godere sempre la salute del corpo e dello spirito,
per la gloriosa intercessione
di Maria santissima, sempre vergine,
salvaci dai mali che ora ci rattristano
e guidaci alla gioia senza fine.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Questo è un fotomontaggio a tema religioso...io amo Gesù!
TITOLO
Che dire...questa mia foto è stata rielaborata da un originale scattato davanti allo specchio del bagno della camera n.402 sita al 4° piano della Clinica Villa Stabia a Castellammare di Stabia, in occasione del ricovero di mia madre nel marzo-aprile 2010 (a cavallo della Santa Pasqua). Ho preso per lei la camera singola a pagamento, enfaticamente definita di "prima classe"...ma di prima classe c'è soltanto il nome ed il prezzo!Ma la foto vuole essere un omaggio al tempo pasquale trascorso nella clinica(vedi la colomba di luce e l'immagine radiosa del Cristo risorto).