| Il Bronzetto di Pizzidimonte |
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FUFLUNS (2) Bronzo a fusione piena alto 17 cm. Modena GalleriaEstense inv. 523 p.12205 provenienza sconosciuta Dionisio con barba e corona con chitone (4) e mantello manca parte dei piedi e del braccio destro che doveva sostenere un vaso potorio.(3) Dalla stessa bottega dell'Etruria Settentrionale che ha realizzato la kore del Falterona attorno al 480 a.c. ( Biblio Cristofani Milano 1985 n.99 p. 283 E. Corradini in aa.vv. Bologna 1989 n. 76 p.157 .**172** |
TURMS (hermes)(5) Bronzo privo
del caduceo che la figura doveva tenere in mano alt. cm.17 . Parigi Musee di Louvre Departiment des antiquites grec ques etrusques et romains inv. MNE 948 -- Provenienza sconoscuuta . Piccolo bronzo raffigurante Hermes attestato già nel vii^ sec stivaletti alati e caduceo 480 a.c. ( Biblio F. GAUNTIER in la Rev. du Louvre 1990 fasc 1 pp.1/6 **173** |
| STATUETTA di figura maschile, bronzo a fusione piena alt.
cm.22 Parigi Musée du louvre, Departemant des Antiquites Greques Etrusques et Romaines . Inv. 510 - Datazione tra il 500 ed il 480 a.c.- (Biblio. AA:VV: Civilta' degli Etruschi Firenze/Milano 1985 n.10.30.1 p. 284 -- Cristofani M. **509** |
| STATUETTA di figura maschile . Bronzo in fusione piena alt.
cm.18 .Parigi Musée du Luovre Departement des Antequites
Greques, Etrusques et Romains inv. n. 5363 (n. us. Br 220) Braccio proteso in atto di adorazione . Datazione tra il 500 ed il 480 a.c. - Biblio AA. VV. Civiltà degli Etruschi Milano 1985 n. 10.30.3 p. 285 ( M. Cristofani ) **511** |
| BRONZETTI di Monteacuto Ragazza (BO) oggi conservati al Museo Civico della Città di Bologna - Ambedue le figure rappresentato in atto di adorazione, non a caso il loro rinvenimento e' avvenuto nelle vicinanze del Santuario di M.te Acuto Ragazza - datazione tra 500 ed 480 a.c ***999*** |
KOUROS (1 ) sm.
gr. (pl. koûroi). Ragazzo, giovane.
Nel linguaggio archeologico, termine con cui si indica il tipo della
statua virile nuda, stante, votiva o funeraria, diffuso
nella scultura greca arcaica dalla seconda metà del sec. VII
agli inizi del V a. C. insieme a quello femminile
della kóre. Il k. (un tempo detto anche tipo di
<>Apollo)
poteva avere proporzioni normali o colossali (fino a 3 m di altezza) e
rappresentava per lo più una figura astratta, anonima, anche se
taluni sono stati collegati a determinati personaggi (Cleobi e Bitone,
Delfi, Museo Archeologico; k. raffigurante forse il dio Apollo, Atene,
Museo Archeologico). La scoperta di numerose statue di k. in<>
nec<>ropoli
e santuari ha permesso di seguire lo sviluppo del tipo nello stile
delle diverse zone e la progressiva scoperta da parte degli scultori
dell'armonia e perfezione del corpo umano.( da GEDEA De Agostini )
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2 a ) DIONISO (gr.
Diónysos), dio greco la cui
concezione realizzava l'idea di un'evasione dalla condizione umana
(donde era detto “Scioglitore”, Lysios o Lyaios). Lui stesso evadeva da
questa condizione diventando un dio, pur essendo nato dalla mortale
Semele. Dice il mito che Zeus in forme umane si unì a Semele; ma
un giorno, quando la donna era già incinta, su richiesta di lei,
le si rivelò in tutto il suo splendore e la incenerì;
morendo, Semele partorì prematuramente D. che Zeus raccolse e si
cucì in una coscia per darlo poi alla luce quando sarebbe venuto
il tempo giusto. Il mito di D., nelle diverse versioni, raccontava poi
le peripezie del dio in mezzo agli uomini, fra i quali introdusse
istituti civili, subendo le persecuzioni dei re Licurgo e Penteo.
Secondo un'altra versione, D., ancora bambino, venne uccis
o, fatto a
pezzi e divorato dai Titani; si salvò tuttavia il cuore dal
quale nacque un nuovo D. immortale; per questo fatto i Titani vennero
inceneriti da Zeus e dalle loro ceneri ebbe vita il genere umano.
Questo mito – l'unico mito della tradizione greca sull'origine
dell'uomo – offriva agli uomini la prospettiva di una natura divina,
per quel tanto di dionisiaco che era stato ingerito dai Titani e
schiudeva la prospettiva di una “universale” evasione dalla natura
umana. § Le conquiste di D., nella sua vicenda eroica, sono le
conquiste dell'uomo che supera la propria condizione naturale; D.
è il dio che realizza il momento critico del passaggio dalla
natura alla cultura e il superamento della crisi stessa. I due re che
gli si oppongono rappresentano l'ordine cosmico che inchioda l'uomo
alla propria condizione. La coincidenza dell'ordine cosmico con
l'ordine politico-sociale spiega il fatto che i Greci talvolta
considerassero D. come un dio straniero (frigio, tracio e persino
egiziano), come se l'essere fuori della nazione greca equivalesse a
essere fuori della condizione umana. L'evasione dalla condizione umana
si otteneva anche con il raggiungimento di stati psicotici (l'ebbrezza,
la mania dionisiaca), interpretati come entusiasmo, ossia come
possessione da parte del dio. Accadeva nell'ambito cultuale di D. (nel
quale egli assumeva il nome di Bacco), in riti propriamente orgiastici
o che comunque trovavano fondamento nell'esperienza dell'ebbrezza
causata dal vino: e D. era considerato il dio della vite e del vino.
All'orgiasmo e all'ebbrezza dionisiaca alludeva la corte del dio
composta di satiri e sileni. Ritualmente tutto ciò era
realizzato da gruppi cultuali, detti tiasi, nei quali sembra che
agissero soprattutto donne invasate, chiamate menadi. § Nei culti
civici il momento dionisiaco era inteso come una temporanea evasione
dalla realtà cosmica subordinata all'ordine di Zeus, in vista
della restaurazione solenne dell'ordine stesso. Era anche la
rappresentazione e il superamento di una crisi cosmica ricorrente
avvertita nella stagione invernale: d'inverno si avevano in Atene le
feste di D. o Dionisie*, d'inverno gli era dedicato il culto del
santuario delfico di Apollo. Nel quadro della vicenda umana il momento
dionisiaco, di crisi e superamento, era quello del passaggio
all'età adulta: D. è connesso con molti rituali che
ricordano i riti d'iniziazione tribale che presso i primitivi segnano,
appunto, questo passaggio. Al di fuori dei culti civici, e a volte
contro di essi (ossia contro l'ordine costituito che essi
rappresentavano), D. polarizzò, quale dio dell'evasione dalla
condizione umana, gran parte del misticismo greco: p. es., nel
cosiddetto orfismo, dove l'evasione temporanea e relativa dai culti
civici si trasformava in evasione assoluta dal “mondano”, fornendo
speranze di una salvezza extramondana. § Innumerevoli sono le
raffigurazioni di D., solo o con il proprio seguito di satiri e menadi
o con Arianna, nella ceramografia attica a figure nere e a figure rosse
a partire dal sec. VI a. C. (coppa di Exechias, Monaco; cratere
François, Firenze). Rappresentazioni plastiche del dio sono
offerte da statue marmoree e bronzee (bronzetto di Modena) e da alcuni
fregi (Tesoro dei Sifni a Delfi, metope del Partenone, fregio di
Pergamo). Numerose testimonianze vengono dall'ambiente romano e in
particolare dalle pitture pompeiane (Casa del Citarista). Nelle
figurazioni più arcaiche D. è rappresentato con la barba,
inghirlandato, con chitone e mantello, spesso con pelle di pantera e
tirso. Dalla metà del sec. V a. C. predomina invece il tipo di
D. giovanile e imberbe.
3) POTORIO agg. non com. [sec. XX; dal lat. potorius]. Che concerne il bere: vaso p., recipiente usato per bere.
4)
CHITONE sm. [dal gr.
chiton-ônos, tunica, di origine semitica]. Nell'antica Grecia,
capo principale e caratteristico dell'abbigliamento per i due sessi,
generalmente di lino o di lana leggera. Si portava a diretto contatto
con la pelle ed era costituito da un taglio di stoffa rettangolare
chiuso sui due lati, completamente o dalla vita in su; era fissato su
una o su entrambe le spalle con fibule, che determinavano le aperture
per collo e braccia, e stretto alla vita da un cordone. In origine
tutti i Greci portavano il c. corto (c. dorico) la cui classica
semplicità restò invariata per molti secoli. Più
tardi (sec. VII a. C.) si preferì il c. ionico proveniente
dall'Asia Minore, più lungo, ricco e confezionato in tessuti
pregiati, conformemente alla sua origine orientale. La foggia del c.
variava nella lunghezza, nella ricchezza del drappeggio e delle
guarnizioni in rapporto all'età, al sesso, alla posizione
sociale e alla regione geografica. Dal c. derivò la tunica
romana e bizantina, da cui si sviluppò l'abito sciolto dell'alto
Medioevo, che rappresentò il passaggio dal costume antico in
forma di camicia all'abito “tagliato”, apparso nel sec. XI e
caratteristico dell'abbigliamento moderno. ( nella foto : COSTUMI
GRECIIl drappeggio valorizza al massimo la grazia e la
dignità della figura greca. L’uomo veste tunica corta detta CHITONE
con relativa CLAMIDE fissata su una spalla. La donna indossa il PEPLO, lunga tunica
dai lembi ricadenti nella parte superiore.
Il bianco delle vesti, ravvivato da
strisce colorate, acquista così importanza.)
5)
TURMS o
(gr. Hermes; lat.
Hermes). Dio greco caratterizzato da un campo d'azione extracosmico,
ossia sottratto ai normali ordinamenti e schemi di vita. Ci si
rivolgeva alla sua protezione ogni volta che si lasciava la sede
abituale per affrontare l'ignoto, come accadeva ai viaggiatori, ai
commercianti, ai messaggeri. E. proteggeva anche l'estremo viaggio ed
era invocato come “psicopompo”, ossia “conduttore delle anime” nell'al
di là. La sua protezione era quindi una garanzia di
continuità dell'ordine cosmico
anche nella sfera
dell'extracosmico. L'elaborazione della figura di ErmeteLa figura di E.
deriva dall'elaborazione politeistica di un personaggio ricorrente in
molte mitologie primitive, il trickster (ingl. mariuolo), un essere
caratterizzato come ladro, spergiuro, orditore di inganni, ecc., tutte
connotazioni di un'attività fuori dell'ordine. Questa
attività poteva essere richiesta a un dio, quando determinate
circostanze mettevano in crisi l'ordine vigente. A tale riguardo E. era
anche il dio dell'accidentalità, della casualità, di
ciò che avviene rompendo gli schemi abituali; era protettore
della cleromanzia, la divinazione fondata sul caso, in contrapposizione
ad Apollo, dio della mantica ispirata, ossia subordinata al volere di
Zeus. Era messo in relazione con dee per altri aspetti ugualmente
extracosmiche (Proserpina, Artemide, Afrodite) e veniva considerato
padre di esseri perturbatori dell'ordine, quali Eros, Ermafrodito e
Pan. La sua capacità di agire al di fuori degli schemi abituali
lo faceva quasi depositario di una sapienza segreta, trascendente
l'ordine mondano: questo aspetto si esprimerà più tardi
nell'ermetismo*. I Romani lo identificarono con il loro dio Mercurio*.
L' iconografiaLa più antica forma di rappresentazione di E. fu
l'erma*, accanto alla quale già nel sec. VI a. C. comparvero
raffigurazioni antropomorfe del dio, rappresentato solo o con altre
divinità, nei vari episodi del suo mito e nello svolgimento
delle sue funzioni; spesso, p. es., compare come divinità
d'oltretomba e come scorta dei defunti nell'Ade (kýlix di
Epitteto, Roma, Museo di Villa Giulia; rilievo delle colonne
dell'Artemision di Efeso) e, in quanto dio delle greggi, con un ariete
sulle spalle (E. crioforo). Per tutto il periodo arcaico E. appare (su
vasi a figure rosse e a figure nere, su rilievi, in statuine,
bronzetti, ecc.) sempre barbato, vestito di un breve chitone, munito
del caduceo, con il berretto a punta da pastore o il petaso a tesa
larga da viandante e alti calzari. In seguito, al tipo barbato si
sostituì quello imberbe, giovanile, nudo, talora con il mantello
sul braccio o sulla spalla, con cappello munito di ali (come i calzari)
o anche a testa nuda. Così appare su monete, in rilievi (fregio
orientale del Partenone, dove siede accanto a Dioniso), nella scultura
a tutto tondo (Hermes Ludovisi, ca. metà sec. V a. C., Museo
Nazionale Romano). E. è anche raffigurato sovente con il piccolo
Dioniso in braccio (statua di Olimpia attribuita da Pausania a
Prassitele). Ermete Trismegisto o Mercurio Termassimo significa
"Hermes il tre volte grandissimo" e deriva dalla greco
Ερμης ο Τρισμεγιστος. Nell’atmosfera sincretica
dell’Impero romano, al dio Ermes fu
dato come epiteto il nome greco del dio egizio Thot.
Entrambi
erano gli dei della scrittura e della magia
nelle loro rispettive culture. Secondo Athanasius Kircher
"Gli Arabi lo chiamano Idris, dall'ebraico
Hadores(...), i fenici (...)
Tauto, gli Egizi (...) Thoth ma lo chiamano anche Ptha e i Greci Ermete
Trismegisto" (Obeliscus Pamphilius:91)
Inoltre il dio greco della comunicazione fu combinato con il dio egizio della saggezza come patrono delle antiche scienze dell’astrologia e dell’alchimia. Ad Ermete Trismegisto furono accreditati decine di migliaia di opere, di grande antichità ed immensa importanza. Nei dialoghi Timeo e nel Crizia, Platone riferisce che nel tempio di Neith a Sais vi erano stanze segrete contenenti registrazioni storiche possedute per 9.000 anni.
La cosiddetta "letteratura ermetica" è una categoria di papiri contenenti incantesimi e procedure di iniziazione. Nel dialogo Asclepio (dal dio greco della salute), facente parte del Corpus hermeticum, è descritta l’arte di imprigionare le anime dei demoni o degli angeli in statue con l’aiuto di erbe, gemme e profumi, come anche i metodi per far parlare e profetizzare le statue. In altri papiri vi sono formule per costruire artefatti ed animarli.
Ermete Trismegisto, in altre versioni, secondo la modalità dell’Evemerismo, era un uomo che era il figlio del dio Hermes, e nella Cabala, che fu ereditata dal Rinascimento, si immaginava che fosse un personaggio contemporaneo di Mosè e che comunicasse ai suoi adepti una saggezza parallela (l’etimologia occultista ha connesso i due creando il termine Thothmoses).
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