Il Bronzetto di Pizzidimonte
  
PIZZIDIMONTE DA SCAVI PANORAMICA PIZZIDIMONTE PIZZIDIMONTE CHIESA DI SAN LORENZO

bronzetto

KOUROS ( 1 ) DI PIZZIDIMONTE

Statuetta alta cm. 17 coperta da una toga sine tunica capigliatura tipo kiobylos .decorazione a cesello della bordatutura, (rombi punti e linette serpentine ), calzari alti a punta (calcidei repandi allacciati sul davanti .porta la mano destra in avanti con la palma aperta in atteggiamento di offerente.
affinita' ; collezionbe Lorenzini di Volterra .
Il bronzetto secondo alcuni risente delle esperienze delle botteghe di Populonia prodotto di importazione dell'Etruria Meridionale tardo ionismo focese massaliota-
Pregevole fattura di una bottega locale etrusca, che operava tra 480 e 460 a.c. in un centro urbano del nord (Volterra, Arezzo, Artimino - Marzabotto Felsina, Spina ) ( da Fantappie' Etruschi a Nord dell'Arno )
Secondo quanto riferisce l'erudito Anton Francesco Gori il Fontanelli insieme al ritrovamentoi delle statuette e doni votivi in bronzo.
Sembra provenire da un luogo dedicato ai penati .-
1735 -- BRONZETTO DI PIZZIDIMONTE altre statuette e doni votivi in bronzo,
1739 -- 9 IDOLETTI mandati dal canonico Buonamici al Tarpato (Andrea da Verrazzano )

Ritrovamento del bronzetto
Nel 1735, a Pizzidimonte presso Prato, sulla via Sestese, insieme con molte statuette di dei Penati e lari di bronzo, fu scavato un elegantissimo simulacro, parimente di bronzo , espresso con mirabile artifizio, che nessuno dubitò esser sovrano. Da ciò si dedusse esser stato anticamente in quel luogo un tempietto dedicato dagli Etruschi ai Penati, il di lui capo era cinto di un diadema dal quale non pendeva dietro le spalle alcuna fascia all'uso Etrusco. La sua chioma era corta, tosata in cerchio che aveva la forma di corona, avea nudo il petto, la spalla destra e nude le braccia. Le altre parti eran coperte da una veste lavorata con sommo artifizio in modo che manifestava la nudità ancora delle membra nascoste: la qual veste non era altro che una toga, il di lei lembo era d'un lavoro squisito, coronato da ogni parte di raggi: lavoro sovrano di cui può darsi il più elegante. I piedi che erano vestiti all'uso sovrano posavano sopra una base di piombo che aveva la forma di un piccolo vaso.

Dal suo volto placido e ..... si credè da alcuni esser Bacco, particolarmente adorato dagli Etruschi, ma confrontando la foggia delle vesti con altre statue di Bacco pare piuttosto che fosse Vertunno il quale esponendo in Properzio la sua origine, dice di esser Toscano e dai Volsini trasportato ai Romani, quando Romolo faceva guerra ai Sabini.

Note :

Biblioteca Roncioniana - manoscritto del Canonico Luigi Fontanelli - "Notizie di Prato" (23.11.1735).

Statuette con analogie a quella di Pizzidimonte:

FUFLUNS    
    FUFLUNS (2)
Bronzo a fusione piena alto 17 cm. Modena GalleriaEstense inv. 523 p.12205 provenienza sconosciuta
   Dionisio con barba e corona con chitone (4) e mantello manca parte dei piedi e del braccio destro che doveva sostenere un vaso potorio.(3) Dalla stessa bottega dell'Etruria Settentrionale che ha    realizzato la kore del Falterona attorno al 480 a.c. ( Biblio Cristofani Milano 1985 n.99 p. 283 E. Corradini in aa.vv. Bologna 1989 n. 76 p.157 .**172**

turms    TURMS (hermes)(5) Bronzo privo del caduceo che la figura doveva tenere in mano alt. cm.17 .
    Parigi Musee di Louvre Departiment des antiquites grec ques etrusques et romains inv. MNE 948 -- Provenienza sconoscuuta .
    Piccolo bronzo raffigurante Hermes attestato già nel vii^ sec stivaletti alati e caduceo 480 a.c.
    ( Biblio F. GAUNTIER in la Rev. du Louvre 1990 fasc 1 pp.1/6 **173**  
stia         KORE dalla stipe votiva del Falterona 480 a.c. Londra British Museum
         Bronzetto a fusione piena alt cm 14 Londra B.M. inv. GR 1847 11-1.2 
        Figura femminile incedente con braccia tese in avanti, manca della mano sinistra nella quale teneva probabilmente un fiore ( Bronzo di Monteacuto Ragazza ) veste riccamente decorata .
        La datazione attorno al 480 a.c.
         (Biblio. H.B.Walters, faltLondra 1899 n^ 450 -- M.Cristidoliofastiafaltni Nofalt01vara 19285, p. 254 n° 4.2 **510**
STATUETTA di figura maschile, bronzo a fusione piena alt. cm.22
Parigi Musée du louvre, Departemant des Antiquites Greques Etrusques et Romaines .
Inv. 510 - Datazione tra il 500 ed il 480 a.c.-
(Biblio. AA:VV: Civilta' degli Etruschi Firenze/Milano 1985 n.10.30.1 p. 284 -- Cristofani M. **509**
STATUETTA di figura maschile . Bronzo in fusione piena alt. cm.18 .Parigi Musée du Luovre Departement des Antequites Greques, Etrusques et Romains inv. n. 5363 (n. us. Br 220)
Braccio proteso in atto di adorazione . Datazione tra il 500 ed il 480 a.c. -
Biblio AA. VV. Civiltà degli Etruschi Milano 1985 n. 10.30.3 p. 285 ( M. Cristofani ) **511**
BRONZETTI di Monteacuto Ragazza (BO) oggi conservati al Museo Civico della Città di Bologna - Ambedue le figure rappresentato in atto di adorazione, non a caso il loro rinvenimento e' avvenuto nelle vicinanze del Santuario di M.te Acuto Ragazza - datazione tra 500 ed 480 a.c ***999***
NOTE

       001       KOUROS (1 ) sm. gr. (pl. koûroi). Ragazzo, giovane. Nel linguaggio archeologico, termine con cui si indica il tipo della statua virile nuda, stante,   votiva o funeraria, diffuso nella          scultura greca arcaica dalla seconda metà del sec. VII agli inizi del V a. C. insieme a quello femminile della kóre. Il k. (un tempo detto anche tipo di <>Apollo) poteva avere proporzioni    normali o colossali (fino a 3 m di altezza) e rappresentava per lo più una figura astratta, anonima, anche se taluni sono stati collegati a determinati personaggi (Cleobi e Bitone, Delfi,     Museo Archeologico; k. raffigurante forse il dio Apollo, Atene, Museo Archeologico). La scoperta di numerose statue di k. in<> nec<>ropoli e santuari ha permesso di seguire lo              sviluppo del tipo nello stile delle diverse zone e la progressiva scoperta da parte degli scultori dell'armonia e perfezione del corpo umano.( da GEDEA De Agostini )
   ( Nella foto a sx Kouros Kroisos Athens  --  a dx  kore  - periodo arcaico )


kouros KORE Photo of Two statues of kouros & kore

frontale fufluns

2 ) FUFLUNS
nome di una divinità etrusca, corrispondente al Dioniso(2a) greco e al Liber romano, che compare su specchi, scarabei e vasi etruschi. In un bronzetto arcaico di Modena F. appare barbato e con una lunga veste, altrove è talvolta raffigurato nudo, in forme efebiche.




dioniso2 a ) DIONISO (gr. Diónysos), dio greco la cui concezione realizzava l'idea di un'evasione dalla condizione umana (donde era detto “Scioglitore”, Lysios o Lyaios). Lui stesso evadeva da questa condizione diventando un dio, pur essendo nato dalla mortale Semele. Dice il mito che Zeus in forme umane si unì a Semele; ma un giorno, quando la donna era già incinta, su richiesta di lei, le si rivelò in tutto il suo splendore e la incenerì; morendo, Semele partorì prematuramente D. che Zeus raccolse e si cucì in una coscia per darlo poi alla luce quando sarebbe venuto il tempo giusto. Il mito di D., nelle diverse versioni, raccontava poi le peripezie del dio in mezzo agli uomini, fra i quali introdusse istituti civili, subendo le persecuzioni dei re Licurgo e Penteo. Secondo un'altra versione, D., ancora bambino, venne uccisDioniso raffigurato su un vaso greco, da notare in particolare l'edera che porta intorno al capo (uno dei simboli del dio, la brocca (kàntharos) colma di vino e simbolo dell'ebbrezza, la lunga barba spesso prerogativa del dio.o, fatto a pezzi e divorato dai Titani; si salvò tuttavia il cuore dal quale nacque un nuovo D. immortale; per questo fatto i Titani vennero inceneriti da Zeus e dalle loro ceneri ebbe vita il genere umano. Questo mito – l'unico mito della tradizione greca sull'origine dell'uomo – offriva agli uomini la prospettiva di una natura divina, per quel tanto di dionisiaco che era stato ingerito dai Titani e schiudeva la prospettiva di una “universale” evasione dalla natura umana. § Le conquiste di D., nella sua vicenda eroica, sono le conquiste dell'uomo che supera la propria condizione naturale; D. è il dio che realizza il momento critico del passaggio dalla natura alla cultura e il superamento della crisi stessa. I due re che gli si oppongono rappresentano l'ordine cosmico che inchioda l'uomo alla propria condizione. La coincidenza dell'ordine cosmico con l'ordine politico-sociale spiega il fatto che i Greci talvolta considerassero D. come un dio straniero (frigio, tracio e persino egiziano), come se l'essere fuori della nazione greca equivalesse a essere fuori della condizione umana. L'evasione dalla condizione umana si otteneva anche con il raggiungimento di stati psicotici (l'ebbrezza, la mania dionisiaca), interpretati come entusiasmo, ossia come possessione da parte del dio. Accadeva nell'ambito cultuale di D. (nel quale egli assumeva il nome di Bacco), in riti propriamente orgiastici o che comunque trovavano fondamento nell'esperienza dell'ebbrezza causata dal vino: e D. era considerato il dio della vite e del vino. All'orgiasmo e all'ebbrezza dionisiaca alludeva la corte del dio composta di satiri e sileni. Ritualmente tutto ciò era realizzato da gruppi cultuali, detti tiasi, nei quali sembra che agissero soprattutto donne invasate, chiamate menadi. § Nei culti civici il momento dionisiaco era inteso come una temporanea evasione dalla realtà cosmica subordinata all'ordine di Zeus, in vista della restaurazione solenne dell'ordine stesso. Era anche la rappresentazione e il superamento di una crisi cosmica ricorrente avvertita nella stagione invernale: d'inverno si avevano in Atene le feste di D. o Dionisie*, d'inverno gli era dedicato il culto del santuario delfico di Apollo. Nel quadro della vicenda umana il momento dionisiaco, di crisi e superamento, era quello del passaggio all'età adulta: D. è connesso con molti rituali che ricordano i riti d'iniziazione tribale che presso i primitivi segnano, appunto, questo passaggio. Al di fuori dei culti civici, e a volte contro di essi (ossia contro l'ordine costituito che essi rappresentavano), D. polarizzò, quale dio dell'evasione dalla condizione umana, gran parte del misticismo greco: p. es., nel cosiddetto orfismo, dove l'evasione temporanea e relativa dai culti civici si trasformava in evasione assoluta dal “mondano”, fornendo speranze di una salvezza extramondana. § Innumerevoli sono le raffigurazioni di D., solo o con il proprio seguito di satiri e menadi o con Arianna, nella ceramografia attica a figure nere e a figure rosse a partire dal sec. VI a. C. (coppa di Exechias, Monaco; cratere François, Firenze). Rappresentazioni plastiche del dio sono offerte da statue marmoree e bronzee (bronzetto di Modena) e da alcuni fregi (Tesoro dei Sifni a Delfi, metope del Partenone, fregio di Pergamo). Numerose testimonianze vengono dall'ambiente romano e in particolare dalle pitture pompeiane (Casa del Citarista). Nelle figurazioni più arcaiche D. è rappresentato con la barba, inghirlandato, con chitone e mantello, spesso con pelle di pantera e tirso. Dalla metà del sec. V a. C. predomina invece il tipo di D. giovanile e imberbe.



3) POTORIO agg. non com. [sec. XX; dal lat. potorius]. Che concerne il bere: vaso p., recipiente usato per bere.




chitone4) CHITONE
sm. [dal gr. chiton-ônos, tunica, di origine semitica]. Nell'antica Grecia, capo principale e caratteristico dell'abbigliamento per i due sessi, generalmente di lino o di lana leggera. Si portava a diretto contatto con la pelle ed era costituito da un taglio di stoffa rettangolare chiuso sui due lati, completamente o dalla vita in su; era fissato su una o su entrambe le spalle con fibule, che determinavano le aperture per collo e braccia, e stretto alla vita da un cordone. In origine tutti i Greci portavano il c. corto (c. dorico) la cui classica semplicità restò invariata per molti secoli. Più tardi (sec. VII a. C.) si preferì il c. ionico proveniente dall'Asia Minore, più lungo, ricco e confezionato in tessuti pregiati, conformemente alla sua origine orientale. La foggia del c. variava nella lunghezza, nella ricchezza del drappeggio e delle guarnizioni in rapporto all'età, al sesso, alla posizione sociale e alla regione geografica. Dal c. derivò la tunica romana e bizantina, da cui si sviluppò l'abito sciolto dell'alto Medioevo, che rappresentò il passaggio dal costume antico in forma di camicia all'abito “tagliato”, apparso nel sec. XI e caratteristico dell'abbigliamento moderno. ( nella foto : COSTUMI GRECIIl drappeggio valorizza al massimo la grazia e la dignità della figura greca. L’uomo veste tunica corta detta CHITONE con relativa CLAMIDE fissata su una spalla. La donna indossa il PEPLO, lunga tunica dai lembi ricadenti nella parte superiore.  Il bianco delle vesti, ravvivato da strisce colorate, acquista così importanza.)
vedi :  http://www.fauser.edu/fau/tessili/costume.htm   e              :  http://xoomer.alice.it/danielacreazioni/...Gocce_di_costume...html..              .. http://www.costumidiscena.it/greci.htm




turms5) TURMS o 
(gr. Hermes; lat. Hermes). Dio greco caratterizzato da un campo d'azione extracosmico, ossia sottratto ai normali ordinamenti e schemi di vita. Ci si rivolgeva alla sua protezione ogni volta che si lasciava la sede abituale per affrontare l'ignoto, come accadeva ai viaggiatori, ai commercianti, ai messaggeri. E. proteggeva anche l'estremo viaggio ed era invocato come “psicopompo”, ossia “conduttore delle anime” nell'al di là. La sua protezione era quindi una garanzia di continuità dell'ordine cosmicoHERMES anche nella sfera dell'extracosmico. L'elaborazione della figura di ErmeteLa figura di E. deriva dall'elaborazione politeistica di un personaggio ricorrente in molte mitologie primitive, il trickster (ingl. mariuolo), un essere caratterizzato come ladro, spergiuro, orditore di inganni, ecc., tutte connotazioni di un'attività fuori dell'ordine. Questa attività poteva essere richiesta a un dio, quando determinate circostanze mettevano in crisi l'ordine vigente. A tale riguardo E. era anche il dio dell'accidentalità, della casualità, di ciò che avviene rompendo gli schemi abituali; era protettore della cleromanzia, la divinazione fondata sul caso, in contrapposizione ad Apollo, dio della mantica ispirata, ossia subordinata al volere di Zeus. Era messo in relazione con dee per altri aspetti ugualmente extracosmiche (Proserpina, Artemide, Afrodite) e veniva considerato padre di esseri perturbatori dell'ordine, quali Eros, Ermafrodito e Pan. La sua capacità di agire al di fuori degli schemi abituali lo faceva quasi depositario di una sapienza segreta, trascendente l'ordine mondano: questo aspetto si esprimerà più tardi nell'ermetismo*. I Romani lo identificarono con il loro dio Mercurio*. L' iconografiaLa più antica forma di rappresentazione di E. fu l'erma*, accanto alla quale già nel sec. VI a. C. comparvero raffigurazioni antropomorfe del dio, rappresentato solo o con altre divinità, nei vari episodi del suo mito e nello svolgimento delle sue funzioni; spesso, p. es., compare come divinità d'oltretomba e come scorta dei defunti nell'Ade (kýlix di Epitteto, Roma, Museo di Villa Giulia; rilievo delle colonne dell'Artemision di Efeso) e, in quanto dio delle greggi, con un ariete sulle spalle (E. crioforo). Per tutto il periodo arcaico E. appare (su vasi a figure rosse e a figure nere, su rilievi, in statuine, bronzetti, ecc.) sempre barbato, vestito di un breve chitone, munito del caduceo, con il berretto a punta da pastore o il petaso a tesa larga da viandante e alti calzari. In seguito, al tipo barbato si sostituì quello imberbe, giovanile, nudo, talora con il mantello sul braccio o sulla spalla, con cappello munito di ali (come i calzari) o anche a testa nuda. Così appare su monete, in rilievi (fregio orientale del Partenone, dove siede accanto a Dioniso), nella scultura a tutto tondo (Hermes Ludovisi, ca. metà sec. V a. C., Museo Nazionale Romano). E. è anche raffigurato sovente con il piccolo Dioniso in braccio (statua di Olimpia attribuita da Pausania a Prassitele).
( da ENC. GEOGRAFICA DE AGOSTINI )--

Ermete Trismegisto o Mercurio Termassimo significa "Hermes il tre volte grandissimo" e deriva dalla greco Ερμης ο Τρισμεγιστος. Nell’atmosfera sincretica dell’Impero romano, al dio Ermes fu dato come epiteto il nome greco del dio egizio Thot. TOTHEntrambi erano gli dei della scrittura e della magia nelle loro rispettive culture. Secondo Athanasius Kircher "Gli Arabi lo chiamano Idris, dall'ebraicoHERMES Hadores(...), i fenici (...) Tauto, gli Egizi (...) Thoth ma lo chiamano anche Ptha e i Greci Ermete Trismegisto" (Obeliscus Pamphilius:91)

Inoltre il dio greco della comunicazione fu combinato con il dio egizio della saggezza come patrono delle antiche scienze dell’astrologia e dell’alchimia. Ad Ermete Trismegisto furono accreditati decine di migliaia di opere, di grande antichità ed immensa importanza. Nei dialoghi Timeo e nel Crizia, Platone riferisce che nel tempio di Neith a Sais vi erano stanze segrete contenenti registrazioni storiche possedute per 9.000 anni.

La cosiddetta "letteratura ermetica" è una categoria di papiri contenenti incantesimi e procedure di iniziazione. Nel dialogo Asclepio (dal dio greco della salute), facente parte del Corpus hermeticum, è descritta l’arte di imprigionare le anime dei demoni o degli angeli in statue con l’aiuto di erbe, gemme e profumi, come anche i metodi per far parlare e profetizzare le statue. In altri papiri vi sono formule per costruire artefatti ed animarli.

Ermete Trismegisto, in altre versioni, secondo la modalità dell’Evemerismo, era un uomo che era il figlio del dio Hermes, e nella Cabala, che fu ereditata dal Rinascimento, si immaginava che fosse un personaggio contemporaneo di Mosè e che comunicasse ai suoi adepti una saggezza parallela (l’etimologia occultista ha connesso i due creando il termine Thothmoses).

 MAGIA

 

More on: che and del
Page powered by Go FTP FREE Program


 


What the world says about che and further information concerning del
Secure SFTP (SSH) on the planet FREE Go FTP Software


 

 

Read more about: che and del
powered by Go FTP FREE Software