SCARPONANDO

               Neolitico intorno a Thiesi

v      Necropoli ipogeica di Binza de Josso. Le tombe “domus de Janas” sono scavate nella roccia che si trova sotto la piazza e l’edificio comunale; si tratta di sette ipogei (ipo = sotto; geo = terra) che si descrivono numerandoli da sinistra verso destra.

·         1) – E’ composta da anticella, cella ed altra cella più larga, tutte disposte in asse. Si tratta di una domus essenziale che non ha avuto ampliamenti.

·         2) – (a destra di 15 metri circa, con ingresso più in basso della prima) E’ composta da ingresso a padiglione, anticella e cella; tutte disposte in asse. L’ambiente è stato ampliato in altezza abbassando il pavimento, soprattutto del padiglione. Nell’ultima cella si vede un foro nel soffitto che comunicava con il palazzo del Duca; forse si trattava di un condotto fognario. In tempi più recenti sono state sfondate le pareti di destra per ottenere un unico ambiente con la domus successiva e scavate alcune vaschette. 

·         3) -  E’ composta da anticella (che conserva il portello ma ampliato in altezza), cella un po’ più ampia e altra cella a pianta rettangolare con soffitto che appare a due spioventi (ma potrebbe trattarsi del logorio della roccia) ad indicare l’imitazione della capanna. Come indicato precedentemente, questa domus è stata unificata con l’altra. Nell’anticella si nota una frattura di comunicazione con la domus IV; questo squarcio e il portello di comunicazione fra anticella e cella sono stati provvisti di sbarre di ferro in forma di inferriate rudimentali. 

·         4) -  E’ composta da una anticella tondeggiante sulla quale si aprono due portelli: uno, di fronte, comunica con una cella ovaliforme che si allarga a destra; l’altra, a sinistra, ha forma rettangolare ma con una nicchia tondeggiante (probabilmente si tratta dell’antica cella, ampliata in tempi successivi; da qui, attraverso una frattura si passa ad un ambiente irregolare che comunica, sempre per frattura, con la cella e l’anticella della tomba III. 

·         5) -  L’ingresso di questa tomba è disposto a 50/70 cm. più in  alto delle precedenti. Si tratta di una tomba con schema a T, ovvero di sviluppo in asse al quale si aggiungono ambienti a destra e sinistra creando un ulteriore sviluppo ortogonale al primo. E’ composta da una piccola anticella tondeggiante tendente al rettilineo anteriormente, una ampia cella a sezione trapezoidale nella quale si aprono portelli nei lati brevi a contatto con il soffitto, sono la comunicazione con due celle rialzate: quella a destra è in linea con la precedente mentre l’altra si sviluppa in avanti sino ad avere il lato anteriore in linea con il punto di contatto fra padiglione e anticella. La domus è in parte distrutta dal lavoro di cava per cui non è necessario stare all’interno per intuirne la forma. 

·         6) -  Attualmente abbiamo un grande ambiente utilizzato come locale per la lavorazione del mosto, ma in passato vi era una tomba in quanto si conserva il portello di ingresso e le tracce della forma di almeno due celle. L’ambiente è comunque interessante per le tracce lasciate nell’uso secondario nei tempi successivi: un lucernario posto quasi al centro che ora è murato; un accesso dalla piazza che era stato chiuso ed è riemerso durante i recenti lavori di sistemazione; una vaschetta circolare scavata al centro dell’ambiente usata in passato come base di una pressa vinaria, dalla vaschetta si diparte una canaletta che raggiunge la parte anteriore sn (dall’interno) dove si trova un tamponamento murario di una frattura della roccia, fuoriesce all’esterno e raggiunge un ambiente dove, probabilmente, il mosto veniva conservato. Di questo ambiente esterno si conservano le fondazioni delle pareti laterali in quanto i lavori di sistemazione degli anni 80 del 1900 hanno distrutto gli altri resti. Dall’analisi di ciò che si vede sembra possibile intuire che la zona fosse adibita a vigna (lo conferma il toponimo di Binza de Josso) e che l’ambiente ipogeico e l’edificio sottostante fossero utilizzati come luoghi per la lavorazione e la conservazione del vino.

·         7) -  I resti dell’ultima tomba sono emersi durante i lavori di sbancamento per la costruzione della scalinata di accesso; si tratta di una traccia della base destra dell’anticella, della cella principale posta leggermente di sbieco rispetto alla linea delle altre, e di una cella posteriore di forma irregolare.

Non è improbabile che altri ipogei si trovino (o si trovassero) sotto gli edifici costruiti a destra della necropoli, anche se la costruzione delle case e delle rispettive cantine deve aver cancellato le eventuali tracce. E’ certo comunque che il costone di roccia, che da qui raggiunge la strada per il campo sportivo, si prestava per la sua posizione allo scavo di tombe ipogeiche; per questo si pensa che nella zona sottostante l’attuale via Umberto (in passato detta regione Ena) siano nate le prime cantine di Thiesi scavate al di sotto delle abitazioni (fors’anche utilizzando preesistenti grotticelle o tombe) in quanto tutte quelle che si affacciano sulla valle hanno le volte armate con canne (e non con tavole), elemento che ne indica la costruzione in periodi precedenti ai primi decenni del 1800.

 

v      San Giovanni.  Il sito ora occupato dalla chiesa poteva essere un ampio riparone utilizzato come antico luogo di culto delle acque; infatti l’attuale edificio sacro, peraltro costruito in interventi di epoche diverse, si colloca in un ristretto terrazzo ed il lato sinistro va quasi a lambire la roccia che sembra scavata proprio per ospitarlo. D’altronde è usuale che le varie religioni succedutesi nei tempi abbiano occupato siti già in uso sovrapponendosi gradualmente al precedente (sincretismo religioso). La memoria popolare ha quasi dimenticato che gli anziani indicavano in San Giovanni l’antico agglomerato di Thiesi; anche se è possibile che l’indicazione sia scaturita dalla presenza della chiesa (lo si dice anche per Seunis) tale ipotesi sembra abbastanza plausibile in quanto, a destra del viottolo che porta a Badde Serena, vi sono numerosi riparoni che non sembra azzardato ipotizzare fossero i ricoveri di un nucleo abitativo neolitico (e certamente anche successivo). La presenza delle tombe lungo il costone di roccia che va verso Seunis e di altre tombe residue presenti nella valle sembra indirizzare verso l’idea di diversi insediamenti neolitici lungo la valle. D’altronde fra i reperti di Carrela ‘e Puttu (di cui si parlerà in altra scheda) non sono emersi quelli neolitici mentre abbondano dal nuragico in poi.

v      Tomba a T di Cantareddu.  Sotto il viottolo che porta a Foddoghine vi è una tomba ipogeica che si è salvata dalla distruzione durante la costruzione dell’impianto idrico delle acque bianche grazie alla segnalazione all’impresa prima che i lavori procedessero. A tal proposito si ritiene prioritario che la conoscenza dei siti archeologici sia ampiamente diffusa affinché si riducano al minimo le distruzioni; a maggior ragione la conoscenza deve essere favorita a livello di strutture comunali.

v      Vasche di raccolta dell’acqua e fonte ipogeica. Una parte dei riparoni che si trovano sul lato sinistro del viottolo per Badde Serena è stata utilizzata per raccogliere il gocciolio della roccia e per mantenere l’acqua destinata all’irrigazione dei terreni sottostanti. In particolare si evidenzia la presenza di una fonte ipogeica che alimentava l’ampio vascone che si trova adiacente ad un grande albero di gelso rosso. Dietro la vasca vi è un ingresso che porta ad un canale di raccolta dell’acqua; si tratta di una canaletta trasversale (scavata e poi coperta con lastre e terra) che raccoglie il gocciolio della roccia convogliandolo verso la vasca.

v      Tomba e grotticella di Salighes. Nella parte iniziale di Badde Serena, alle spalle della cava di cantoni di Cuccuruddù, si trova una domus ampliata in altezza per essere utilizzata come ricovero dei contadini; non lontano una piccola grotta sembra fosse destinata a ricovero e, forse, a luogo di sepoltura.

v      Tomba a pozzetto di Porriu. Poco più in alto della casa colonica di Porriu vi è una galleria scavata in epoca non lontana ed utilizzata come rifugio antiareo nell’ultimo conflitto; in realtà la parte più interna sembra una tomba neolitica a pozzetto, ovvero con ingresso dall’alto, in quanto si conserva, seppur interrato, un accesso di questo tipo. Se la supposizione fosse realistica, si tratta di una tomba di tipologia antica riferibile al neolitico medio e non a quello finale cui fanno riferimento gli altri ipogei. Il tipo di tomba non è facilmente individuabile per cui potrebbero esservi altri ipogei tutt’intorno.

v      Necropoli di Cua Cua e s’Iscalone. Sebbene le domus siano accessibili dal paese (via Gramsci), si ritiene opportuno indicarle ora che si percorre la valle in quanto in prossimità di queste tombe si trova uno degli antichi accessi all’altopiano dalla valle, si tratta di s’Iscalone, un difficile passaggio, utilizzato sino a qualche decennio fa da giovani contadini e/o pastori e dai ragazzi che si avventuravano nelle giornaliere scorribande; tale scorciatoia evitava di fare tutto il giro, da S. Giovanni o da Funtana.

v      Necropoli di Corini e Seunis. E’ probabile che si trattasse di un’unica necropoli che si sviluppava in altezza. Allo stato attuale si conservano le seguenti tombe:

·         Su di un masso erratico vi sono due ambienti cubiformi accostati, non collegati fra loro, scavati ad una altezza che non consente di accedervi senza una scala; essendo ambienti unici sprovvisti di anticella, sembra di riconoscere tombe di tipo romano

·         Un altro masso erratico posto più in alto, che si è staccato dall’alto in quanto la domus è posta inclinata, conserva una tomba di tipo prenuragico composta da un padiglione, l’anticella, la cella grande e una più piccola che sbuca, per frattura, sull’altro lato.

·         L’ennesima tomba rilevabile in questo sito si trova sotto l’anfiteatro della piazza di Seunis; attualmente si tratta di un solo vano ma si riconoscono tracce delle antiche celle. Essendo stata utilizzata come ricovero dal custode del santuario ed ultimamente per il suo asino, vi si trova una mangiatoia scavata nella roccia. Durante il rifacimento della piazza sono emersi cocci di impasto grezzo riferibili ad età antiche per cui si presuppone che l’area sia stata adibita da sempre a luogo di culto. La costruzione dei muraglioni può aver nascosto altre domus che si trovavano lungo il costone; una antica paristoria tiesina parla delle fate di Seunis e delle domus dove abitavano.

v      Necropoli di Cua Cua. La visita si chiude in via Gramsci dove si trovano le ultime domus disposte lungo un breve terrazzo che si affaccia nella valle; si tratta di un sito importante in quanto sono presenti numerose tombe; ne sono state rilevate sette tutte di diversa forma con conformazione generalmente tondeggiante. Qui si segnala in particolare la n. 6 in quanto presenta una pianta complessa (forse ottenuta dall’unione di due tombe) dove la cella principale ha un pilastro centrale e gli accessi per circa sette celle disposte radicalmente. Purtroppo la sua posizione decentrata, il difficile accesso e la presenza in un terreno privato non consente di valorizzare questa necropoli come merita.

 

La presenza di ben tre necropoli prenuragiche disposte intorno all’abitato e altre tombe sparse nella valle sono la significativa testimonianza della presenza umana sin da epoche remote; come vedremo in seguito, il ritrovamento di materiale archeologico in via Matteotti (carrela de puttu) consentirà di avvalorare la tesi che il paese abbia origini neolitiche con gli insediamenti a valle e che l’attuale paese abbia raccolto in epoca nuragica questi abitanti concentrandoli nell’altopiano intorno ad una piccola sorgente che in seguito diventerà Su Puttu de Mesu ‘Idda. 
 
                                                                                   Salvatore Ferrandu