PERCORSO THIESI-ROMANA
All’uscita del paese,lungo la 131 bis prima di afrontare la discesa verso Ittiri-Alghero,dal piazzaletto che ospita la colonna in trachite con Madonnina,si vede di fronte una collina a mammellone sulla cui sommita’ si intravede un filare di pietre regolari ad indicare i pochi resti di un nuraghe tribolato,unica emergenza nuragica nella zona dell’abitato.
Dopo km.1,8,si trova a destra il bivio per Bisittu-Santu Ainzu.
VARIANTE PER LA CHIESA ROMANICA DI SANTU AINZU (SAN GAVINO)
Si percorre la strada bianca sino ad un cancello di legno che si supera e si prosegue per una strada a tornanti verso l’altopiano.Si incontra un secondo cancello,questa volta di ferro;se e’ aperto si puo’ proseguire in auto;se e’ chiuso,a volte resta un passaggio per entrare a piedi.Si prosegue sino al complesso agricolo formato da:villa padronale risalente alla fine del del 1800,stalle e fienili,piccolo caseificio e abitazione del pastore;il tutto e’ sistemato a quadrilatero in modo da formare un piazzale centrale.Per raggiungere la chiesa si prende a destra,prima del complesso citato,si supera il primo cancelletto di ferro,che immette sul lato della villa,e un secondo cancelletto che immette sull’ex giardino posto sul retro della casa
padronale dove dal belvede
VARIANTE PER LA CHIESA ROMANICA DI SANTU ENEITTU
Prima del curvone, si procede dritti(alla sinistra dell’abbeveratoio) per circa due km. E si incontra un incrocio a T che si prende a sinistra per raggiungere, dopo 500 metri, uno slargo triangolare dato dall’ennesima biforcazione dove si parcheggia.
La strada asfaltata prosegue a destra, di fronte un viottolo porta verso l’altopiano, si imbocca si procede a piedi nel viottolo posto a sinistra; mentre si procede si vede in lontananza il rudere della chiesa(senza tetto)che puo’ essere raggiunto in pochi minuti dopo aver individuato l’ingresso che si apre non lontano dall’edificio.
La chiesa, di chiara datazione romanica per la presenza dell’abside e per gli architravi timpanati, faceva parte dell’antico abitato di Ibili, abbandonato prima del 1500, la chiesa pare sia stata ancora in uso sino alla fine del 1800.
Nelle rocce, che coronano i sovrastanti altopiani, possono vedersi i fori di accesso alle numerose tombe ipogeiche(comunemente dette “domus de Janas) che testimoniano gli insediamenti preistorici.
Si ritorna alla strada per Romana.
CONTINUAZIONE DEL PERCORSO THIESI-ROMANA
Si riprende dal curvone e si procede sino a raggiungere, dopo 1,9 km. La fonte di Alanedu con annesse vasche di abbeverazione degli animali.Durante il percorso si vedono, dopo 400m a sinistra i ruderi di un antico mulino e della cabaletta che portava l’acqua alla ruota, a destra una costruzione che in passato era adibita a mulino utilizzando la stessa acqua del mulino di sinistra.
Si continua lungo la strada ammirando il paesaggio caratterizzato dalla presenza di boschetti di alberi da sughero(quercus suber)e da roccie rachitiche dai colori densi e forti; mentre si percorre il pianoro(siamo a 3 km. dal bivio della chiesa romanica)si vede a destra Monte Ruiu nella cui sommita’ sono state recuperate alcune grezze statuine di terracotta risalenti al periodo fenicio; purtroppo del santuario di riferimento non resta che qualche traccia.
Al km.4,6 si trova, a destra, il bivio che consente di raggiungere la tomba dipinta di Mandrantine che si raggiunge dopo 5,2 km.di strada asfaltata ma stretta e un km.circa di strada bianca;un cartello segnaletico indica un cancelletto di ferro ed il viottolo da percorrere per raggiungere la tomba.
Questa e’ protetta da una costruzione a casetta che impedisce l’acesso a chi non e’ provvisto chiavi(la visita e’ controllata dalla Sovrintendenza e dal Comune)ma e’possibile osservarne l’interno dall’inferriata che protegge l’ingresso.
Si tratta di una tomba a T(ovvero composta dall’ingresso e dal cancello principale sulla quale si aprono due celle laterali piu’ piccole nei lati brevi)in parte demolita dai lavori di cava di pietra.
Sebbene dall’esterno non si vedano tutti i particolari(la parete laterale e il tetto), e’ possibile osservare la parete frontale completamente pitturata(per i particolari si rimanda alla scheda del monumento).All’interno, sul latodestro, in genere staziona una colonia di pipistrelli che si allontana solo d’estate forse perche’ disturbati dai visitatori cxhe in quella stagione sono senz’altro piu’ frequenti.
La Necropoli di Mandrantine e’ composta da quattro domus:una piccola del tipo a forno, ubicata nel percorso per raggiungere la casetta; questa appena descritta che e’ la piu’ importante; le altre due poste appena piu’ a monte.Si procede verso l’alto sulla destra della casetta dove,poco piu’ in alto del tetto a terrazzo,si incontra una tomba bin parte demolita;ancora piu’ in alto,ma ormai si intravede l’ingresso,se ne trova una piu’ grande:ha l’ingresso a semicerchio provvisto di tetto spiovente e di lesene e zoccolo leggermente rilevati;alcune celle nella parte posteriore.Il riutilizzo da parte dei pastori del passato ha comportato l’allargamento dell’ingresso e la demolizione della parte posteriore.Benche’ l’ambienter sia fortemente affumicato con una attenta ricerca e’ possibile rintracciare piccole tracce di colore rosso che doveva ricoprire tutto l’ambiente anteriore.
La necropoli e immersa in un suggestivo paesaggio dove le terre circostanti, protette dai venti piu’ impetuosi, erano uno splendido abitat per l’uomo preistorico e per quelli che gli sono succeduti nelle varie epoche.Si ritorna indietro sino alla strada per Romana.
Percorsi 1,800 km, si vede svettare di fronte a destra il nuraghe Maiore, uno dei meglio conservati della zona; purtroppo ora in fase di restauro dopo aver subito un grave crollo nel 2003.
Si puo’ decidere di proseguire verso Romana, raggiungere la strada Giave-Romana e percorre la sino all’avvistamento del paese da dove si puo’, proseguire verso Villanova-Alghero, oppure tornare indietro di 500 metri e imboccare la strada di Sas Baddes.
VARIANTE LUNGO SAS BADDES -MONTE MAIORE
Si ritorna indietro di mezzo km e si imbocca la stretta strada asfaltata, posta a sinistra che si inerpica lungo la valle;mentre si procede si vede di fronte Monte Mesu, un rilievo appuntito nella cui sommita’si conservano alcune emergenze archeologiche ancora da studiare.Arrivati al punto piu’ alto, a 2,4 km dal bivio,prima di imboccare la discesa , si percorre la deviazione a destra lungo una strada piuttosto ripida che rapidamente raggiunge l’altopiano e si ferma davanti a un cancello dove si lascia l’auto.Si continua a piedi, oltre il cancello, per un po’ seguendo la mulattiera, quindi procedendo dritti verso il fondo della valle circa (inghiottitoio) dove, fra gli alberi si nasconde l’ingresso della grotta che va cercato con attenzione e pazienza.
La grotta e’ di facile perlustrazione in quanto non vi sono in generale dei punti di estrema pericolosita’;si consiglia comunque di prestare molta attenzione se,una volta raggiunta la parte piu’ interna,si decidesse di percorrere lo stretto passaggio che porta alla fonte in quanto lo stesso si affianca a della voragini un po’ profonde.
L’antro e’ stato abitato sin dal Neolitico Antico ed ha restituito reperti interessantissimi prima che bande di tombaroli ne devastassero completamente la stratigrafia.
Nel ritornare verso la strada di Sas Baddes,nel punto pianeggiante dove la strada e’ rilevata rispetto al piano di campagna,sipuo’ visitare il nuraghe a corridoio di Sa Cadina,posto sulla cresta rocciosa che si eleva sopra un ampio riparane posto a destra della strada;per arrivarci e’ necessario arrampicarsi un po’in mezzo ai cespugli.
Arrivati alla strada di Sas Baddes,si puo’ proseguire in avanti sino ad incontrare la stradadi comunicazione tra Ittiri e Romana e scegliere la direzione da prendere.