SCARPONANDO

 

                  

    Il nuragico intorno a Thiesi

 

All’interno del paese non sono state rilevate emergenze riferibili al periodo nuragico ma la presenza di un insediamento di tale periodo è stata documentata dal materiale ritrovato casualmente negli     scavi effettuati nella zona di Carrela de Puttu (via Matteotti). I reperti ritrovati testimoniano, infatti, la presenza umana dal nuragico al 1800, coprendo l’assenza di tracce di monumenti nuragici, punici, romani e altomedioevali.

 

Intorno al centro abitato persistono alcune testimonianze che, seppur siano poco evidenti, portano ad ipotizzare una forte presenza umana sin dalla preistoria; soprattutto se si tiene conto delle numerose tombe ipogeiche (domus de Janas) che si raggruppano in tre distinte necropoli (vedi le schede delle precedenti escursioni).

Crastu Nieddu – La località così denominata per la presenza di pietrame basaltico è caratterizzata da un ‘dico’, una roccia basaltica ottenuta da una colata lavica che ha riempito una spaccatura nel calcare, roccia, ora emersa per la corrosione, effettuata nel tempo dal mare e dagli agenti atmosferici, sul calcare che la conteneva.  La frequentazione umana non ha consentito che tale prezioso materiale rimanesse a lungo visibile, ma, ancora oggi, è possibile seguire la line di basalto che a tratti emerge dal terreno. La roccia affiorante è stata certamente usata per la costruzione di antichi edifici fra cui il nuraghe che si trovava sino ai primi anni del 1800 in località Turedda, dove ora si trovano i capannoni.
 

Cascarza – Il nome è la diretta derivazione dal latino ‘calcaria’ che indica un luogo di produzione di calce; non è un caso, dunque, se vi erano sino a pochi anni fa tre ‘furraghes’ (calcare), ovvero tre forni per la produzione di calce. Oggi è possibile vedere i resti di due calcare, trasformate in case coloniche. Sempre a Cascarza vi sono le abbandonate cave di sabbia, in uso sino alla prima metà del 1900. Da Cascarza si arriva al ‘Giardinetto’ di Funtana Ena e da qui al caseificio Pinna.
 

Silvaletzi – Nel cocuzzolo, che sta dietro il caseificio dei f.lli Pinna, si trovano le tracce di una costruzione di tipo ciclopico i cui resti lasciano intravedere la possibile presenza di un nuraghe trilobato (a tre torri). La vicinanza con il paese ha favorito la distruzione dell’edificio per recuperare pietrame da costruzione; sembra anzi strano che si siano conservate le tracce basali. Intorno a questa collinetta tondeggiante (mammelliforme) vi sono diversi ripari sotto roccia, dove si presuppone vivessero gli abitanti di quell’insediamento.
 

Badde Martine – Allontanandosi da Silvaletzi verso Thiesi, dopo aver superato ‘sa Casina de Frades Garau’, un piccolo complesso agricolo di fine ‘800, si imbocca, a sinistra, il viottolo che porta a Badde Martine; qui si ritrovano tracce di costruzioni ciclopiche, i probabili resti di un nuraghe. I massi, sebbene per un tratto siano disposti in forma circolare, sono troppo confusi per poter immaginare una forma compiuta. Dopo la visita ai resti nuragici, si prosegue nel viottolo principale (oggi una stradina con il manto in cemento) e si arriva quasi al monte Pealu (o Pelau) da dove è possibile godere una vista gradevole del paese e delle campagne circostanti, vicine e lontane.

Turedda – Nell’escursione non è prevista la visita a questo sito perché ormai non restano che deboli tracce ma anche perché della presenza nuragica se ne è parlato alla partenza della prima escursione che avvenne proprio da Turedda-sos capannones. Brevemente si ricorda che in quella località si trovano tracce di pietra basaltica, proveniente da un nuraghe indicato negli atti del processo contro i tiesini che si erano ribellati al feudatario; in due testimonianze si parla di un nuraghe e/o di una torre, dietro la quale si ripararono alcuni soldati piemontesi dal fuoco di sbarramento che arrivava dal paese.

 Questi poco leggibili resti nuragici sono comunque sufficienti a dimostrare che in quel periodo vi era intensa vita sia a Thiesi che nelle immediate vicinanze:  1) - nuraghe trilobato, anche se piccolo, a Silvaletzi; 2) - nuraghe monotorre (o almeno così si presuppone) a Badde Martine; 3) - nuraghe monotorre a Turedda; 4) - resti abbondanti di ceramica nuragica nel cuore del centro storico di Thiesi, dove possiamo immaginare la presenza di un altro edificio nuragico, distrutto dallo sviluppo edilizio successivo.

Salvatore Ferrandu