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SCARPONANDO |
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Si percorre via D’Annunzio, che si è sovrapposta all’antico viottolo di Iscala de Rena, finita la via si prosegue nel viottolo campestre, si costeggia la fonte omonima e si scende a valle in un passaggio ormai invaso dalla vegetazione in quanto non più utilizzato (per l’occasione si è provveduto ad aprire – faticosamente e dolorosamente- un percorso); in alcuni punti si passa dentro una galleria vegetale. Arrivati alla 131 bis, per Ittiri-Alghero, la si percorre per un breve tratto in fila indiana sino ad intercettare la strada per Bisittu-Sa Tanca che si percorre raggiungendo l’altopiano dove si trova Sa Tanca de Santu ‘Ainzu, obiettivo primario della nostra passeggiata. E si è subito immersi nel bosco!
Si tratta di un bosco meraviglioso con un sottobosco ben curato che quindi consente di muoversi con facilità; raggiungendo i bordi dell’altopiano è possibile spaziare su un panorama vasto e vario: dal monte di Pelau e la vista di Thiesi, al lago Bidighinzu e i monti alle sue spalle.
All’interno di questo inusuale oasi naturalistica potremo ammirare e visitare:
- un piccolo nuraghe eretto nel punto naturale di ingresso all’altopiano; difficile dire se si tratti di un elemento di difesa o di un luogo sacro a protezione dell’ingresso.
- Poco più avanti si incontra l’azienda agricola, edificata fra la fine del 1800 e i primi del 1900. E’ un raro esempio locale di edilizia rurale articolata, che presenta cioè una serie di edifici con funzioni diverse; questi sono disposti in modo da creare uno spazio chiuso, una sorta di piazza-aia destinata alle necessità lavorative e socializzanti:
o Una lunga stalla-scuderia con sovrastante pagliaio che occupa tutto un lato dell’aia; l’edificio ha aperture ad arco che si ripetono dando un gradevole senso ritmico.
o Sul lato opposto vi è un altro edificio che veniva usato per domicilio del pastore e come casera (laboratorio per la preparazione del formaggio); quest’ultimo ambiente conserva intatti gli antichi elementi del caseificio: una argano in legno per spostare il paiolo del latte dal fuoco e viceversa; un particolare focolare scavato nel pavimento (sa furrazza); i graticci per affumicare il formaggio (sas cannittas); un forno senza canna fumaria (tipologia ottocentesca), ecc.
o Su un lato breve si trova, separata da un muro di cinta, la villa padronale, con ingresso principale su altro lato; è un edificio a due piani di buona fattura, rispondente a tipologie classiche in uso nel periodo citato (1800-1900). Sul lato opposto si apre una portafinestra che porta nel giardino dove si trova una chiesetta romanica (di cui si parla appresso) e un belvedere che si affaccia nella valle sopra un magnifico strapiombo.
o Sul rimanente lato sono stati costruiti edifici in tempi recenti cercando di armonizzarli con gli altri.
o La chiesetta, costruita in pietra calcarea locale, si riferisce al periodo romanico-giudicale, di aspetto sobrio ma elegante sembra riferibile a maestranze di influenza lombarda. Molto gradevoli le monofore poste sui lati ed elegante e preziosa l’abside, anch’essa arricchita da una monofora. Nell’esterno sono stati aggiunti negli anni 50 del 1900 alcuni contrafforti perché la struttura dava segni di instabilità; è probabile che la volta a botte costruita negli ultimi secoli (1700-1800) abbia lentamente spinto i muri perimetrali costringendo a questo poco gradevole ma opportuno intervento. In epoca seicentesca è stato modificato l’altare, aggiunto un finto arco per indicare la separazione fra il presbiterio e l’aula (tra celebranti e fedeli) e lastricato il pavimento. Dai registri dei morti della parrocchiale di Thiesi, risulta che in questa chiesetta siano stati seppelliti dei defunti.
Non lontano dall’azienda si trova una enorme calcara (forno per la calce) che ha funzionato intensamente nella prima metà del 1900 utilizzando come carburante la legna del sottobosco e come materia prima le abbondanti pietre calcaree sparse nell’altopiano. Intorno alla calcara è stato costruito un piano inclinato doppio che consentiva agli asinelli di salire da un lato, scaricare le pietre all’interno della calcara e scendere dall’altro lato senza creare ingorghi nel traffico.
* Non si danno indicazioni sugli aspetti naturalistici perché si ritiene opportuno lasciare che il visitatore scopra da solo le emozionanti bellezze.
Salvatore Ferrandu