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Minerva Medica 2002;93:75-8:UTILITA’ DELL’ECOGRAFIA NELLO STUDIO DEI LINFONODI SUPERFICIALI. CONSIDERAZIONI A PROPOSITO DI UN CASO DI LINFORETICULOSI BENIGNA ULTRASONOGRAPHY UTILITY IN SUPERFICIAL LYMPH NODES STUDY. A CASE OF CAT SCRATCH DISEASE. S. Meli, S. Pignata, P. Noto, A. Rapisarda, M. Gelsomino, R. Noto .SUMMARY Ultrasonography is a widely spreading, no-invasive and repeatable imagine methodology. It is able to put in evidence whatever type of lesion and to describe its extent, its side and its content. Ultrasonosound role in diagnosis of a case of cat scratch disease in a 44 year old man is described. Symptoms included intermittent fever, pain and palpable tumefactions in right armpit and elbow. The patient has been underwent to routine and lymphoadenopathy specific laboratory data. It was performed ultrasound examination and echoguided fine-needle biopsy of the evident lesions. These exams, related to pathology clinic presentation, have shown a cronic granulomatous lymphadenopathy like cat scratch disease. This case provides further evidences that ultrasound procedures might play a important role in differential diagnosis of palpable lesions. RIASSUNTO L’indagine ecografica rappresenta una metodica d’immagine di ampia diffusione, non invasiva e ripetibile in grado di evidenziare ogni tipo di lesione occupante spazio, di definirne l’estensione, la sede ed il contenuto. Viene segnalato il ruolo avuto dall’ecografia nella diagnosi di un caso di malattia da graffio di gatto in un uomo di 44 anni. La sintomatologia era caratterizzata da febbre intermittente e da tumefazioni dolorose e palpabili al cavo ascellare ed in sede epitrocleare destra. Sono stati eseguiti gli esami di laboratorio di routine e specifici per linfoadenopatia. Le lesioni sono state sottoposte ad esame ecografico e ad agoaspirato ecoguidato. I suddetti esami, correlati al quadro di presentazione clinica, hanno mostrato una linfadenite cronica granulomatosa compatibile con malattia da graffio di gatto. Questo caso contribuisce all’evidenza che l’indagine ecografica può rivestire un ruolo importante nella diagnostica differenziale delle lesioni palpabili. Parole chiavi: Ecografia, linfoadenopatia. Key words: Utrasonography, lymphadenopathy. INTRODUZIONE Le metodiche d’immagine sono oggi largamente impiegate nell’approccio diagnostico di masse palpabili di natura da definire (1,2,3). Il ruolo dell’ecografia è cresciuto d’importanza sia per la maggior diffusione di apparecchiature tecnicamente evolute, sia per i noti vantaggi nei confronti delle altre metodiche radiologiche meno maneggevoli perché più invasive, e più costose, pertanto meno facilmente ripetibili (4,5). I limiti d’impiego dell’ecografia sono determinati dalla sede delle masse, dall’esperienza dell’operatore e dalla disponibilità di apparecchi e sonde idonee (6,7). L’esame ecografico è in grado di evidenziare ogni tipo di lesione occupante spazio, definirne l’estensione, la sede e l’eventuale contenuto liquido o solido (6,7,8,9,10). La natura della lesione si evince dall’esame istologico eseguito successivamente tramite prelievo bioptico eco-guidato (11,12,13,14,15). Talora la sede, la struttura e l’anamnesi clinica possono orientarci verso la benignità o malignità della lesione (4,8). L’ecografia appare, dunque, una indagine strumentale di prima istanza anche nello studio di masse linfonodali superficiali (1,2,5). Lo studio ecografico dei linfonodi superficiali (collo, ascella, inguine) viene effettuato mediante trasduttori ad alta frequenza (10-13 MHz) che consentono di ottenere informazioni morfologiche e strutturali molto dettagliate. La semeiotica ecografica dei linfonodi profondi è, invece, scarsa e limitata alla valutazione delle dimensioni e della forma (1,2). Presentiamo un caso di linforeticulosi benigna o malattia da graffio di gatto manifestatasi con linfoadenopatia a sede ascellare ed epitrocleare, ed in conclusione esamineremo i parametri di valutazione ecografica dei linfonodi superficiali ed il ruolo svolto dall’ecografia nella diagnostica differenziale. CASO CLINICO F.B. uomo di 44 anni senza significativi precedenti patologici, giunse alla nostra osservazione per febbre di tipo intermittente e dolore e tumefazione al cavo ascellare destro ed in sede epitrocleare destra. I sintomi erano insorti 4 giorni prima dell’osservazione. All’ingresso in ospedale l’uomo appariva in buono stato nutrizionale, riferiva di vivere in una fattoria, dedito all’allevamento di bestiame, e negava sudorazioni profuse, prurito e calo ponderale. Obiettivamente al cavo ascellare ed in sede epitrocleare si apprezzava tumefazione dolente di consistenza duro-elastica in assenza di rubor e calor. L’esame obiettivo del torace e dell’addome non evidenziava segni patologici. La pressione arteriosa era 125/70 mmHg, la frequenza cardiaca 108 b/min, la temperatura ascellare 38.5°C . L’ECG mostrava tachicardia sinusale; la radiografia standard del torace non evidenziava immagini patologiche. I controlli laboratoristici evidenziarono lieve leucocitosi neutrofila, aumento dell’LDH (747 U/L) e positività della PCR. Negativi per infezione in atto i test per EBV, toxoplasma, CMV, HIV, così come negativi risultarono i comuni parametri bioumorali routinari. L’indagine ecografica estesa all’addome, bilateralmente ai cavi ascellari, in sede inguinale, laterocervicale ed a destra in sede epitrocleare mostrava normalità di fegato, vie biliari e reni, milza ai limiti superiori della norma (d.IP 12 cm) ad ecostruttura omogenea, assenza di linfoadenomegalie in sede ascellare sinistra e inguinale e laterocervicale bilateralmente. Al cavo ascellare e in sede epitrocleare destra presenza di aree, rispettivamente in numero di due (dimensioni 39x30mm, 17x14mm) ( Fig. 1) euno (20x16mm.) ( Fig.2), rotondeggianti, a margini regolari, iperecogeni inperiferia e con ampia area centrale irregolare ipo-anecogena, attribuibili a linfonodi. La diagnosi differenziale di tale masse è stata condotta mediante ecocolordoppler per differenziarle da formazioni vascolari e da strutture muscolari. Fig. 1
Fig. 2
Abbiamo deciso di effettuare agoaspirazione ecoguidata di un linfonodo ascellare. L’esame citologico ha evidenziato un quadro di linfoadenite cronica granulomatosa caratterizzata da linfociti in vario stadio maturativo, istiociti, cellule giganti multinucleate e granulociti neutrofili compatibile con diagnosi di malattia da graffio di gatto. Tale malattia viene attribuita all’infezione da Bartonella henselae. Il paziente è stato quindi sottoposto a terapia antibiotica con eritromicina al successivo controllo, effettuato due mesi dopo, si è osservata completa remissione della sintomatologia e del quadro ecografico . DISCUSSIONE Nel caso da noi osservato l’indagine ecografica è stata scelta come metodica d’immagine di prima istanza. Infezioni o lesioni localizzate agli arti superiori, ma anche patologia neoplastica (linfomi, carcinoma mammario) rappresentano la causa predominante di linfoadenopatia in sede ascellare ed epitrocleare (4,7). L’ecografia ci ha permesso di escludere l’impegno di altre stazioni linfonodali e dunque una malattia linfoproliferativa sistemica. Il campo diagnostico si è ristretto a favore di cause di adenopatie distrettuale. L’agoaspirazione ecoguidata della tumefazione ha infine permesso la diagnosi definitiva. Infatti le caratteristiche ecografiche dei linfonodi facevano supporre di essere di fronte a patologia maligna, anche se simili alterazioni sono descritte in corso di patologia infiammatoria che, soprattutto in età pediatrica, si accompagnano a linfoadenopatie globose (16,17,18). E’ stato, dunque, necessario nel nostro caso effettuare l’esame citologico da agoaspirato ecoguidato per giungere alla diagnosi . Analizziamo adesso l’importanza diagnostica dei parametri linfonodali valutabili ecograficamente: numero, dimensioni, morfologia, rapporto tra diametro longitudinale ed antero-posteriore, ilo linfonodale, struttura e spessore della corticale, caratteristiche di vascolarizzazione al colordoppler ed al doppler pulsato (3,7,10). Numero- I linfonodi possono presentarsi come masserelle isolate, multiple o come masse grossolane per la confluenza di più linfonodi. Dimensioni.- Anche se è ammesso che i linfonodi più piccoli sono di frequente benigni e quelli grandi maligni, le dimensioni non rappresentano un parametro diagnostico affidabile poiché per dimensioni comprese tra 10-30 mm vi è sovrapposizione delle diverse forme patologiche. Rapporto tra diametro longitudinale ed antero-posteriore.- Tale rapporto (L/A), definito anche “indice di rotondità” è indicato quale parametro diagnostico attribuendo indice di benignità ad un L/A > 2 ed indice di malignità ad un L/A < 2. Morfologia- I linfonodi normali o reattivi hanno una forma ovalare, allungata, mentre i linfonodi sede di lesioni neoplastiche assumono forma globosa, rotondeggiante. La morfologia varia in relazione alla confluenza di più linfonodi. Ilo linfonodale.- L’ilo è di norma riconoscibile nei linfonodi normali e reattivi. Occupa la porzione centrale del linfonodo e si presenta come una ampia struttura iperecogena. Tale immagine si forma per le numerose interfacce presenti (vasi sanguigni, seni linfatici) e per la presenza di grasso. Varianti benigne sono rappresentate dalla metaplasia adiposa in cui per l’aumento della quantità di grasso si rileva ampliamento della rappresentazione ilare con riduzione di quella corticale, e dalla non riconoscibilità dell’ilo linfonodale nei linfonodi di piccole dimensioni. In condizioni patologiche maligne l’ilo può essere assottigliato (metastasi linfonodali) o assente (tipico dei linfomi). Corticale linfonodale.- Si presenta come una struttura omogenea ipoecogena che circonda in maniera uniforme e sottile l’ilo iperecogeno. In corso di patologia può presentarsi disomognea ed ispessita. Le modificazioni della sua struttura omogenea ipoecogena rilevabili sono: aree anecogene da necrosi colliquativa nelle metastasi da carcinoma squamocellulare o papillare della tiroide, microcalcificazioni nelle metastasi da carcinomi midollari o papillari della tiroide, calcificazioni più grossolane nelle adenopatie tubercolari e in altre forme infiammatorie granulomatose e dopo radio e chemioterapia. L’ispessimento della corticale può essere sia uniforme o concentrico (linfoadenopatie infiammatorie o neoplasie primitive) che eccentrico con bozzatura della corticale (metastasi linfonodali e raramente nelle linfoadenopatie infiammatorie granulomatose). Caratteristiche di vascolarizzazione al colordoppler e al doppler pulsato.- Il colordoppler ed il doppler pulsato forniscono informazioni aggiuntive alla semeiotica ecografica. La sensibilità delle apparecchiature influisce sull’acquisizione dei dati. Si varia dall’individuazione del solo peduncolo vascolare ilare con presenza di flusso arterioso o venoso, all’evidenziazione dei vasi più fini che dall’ilo si distribuiscono verso la corticale. La vascolarizzazione periferica diffusa e la vascolarizzazione ipertrofica con aspetto a raggiera sono i due pattern più frequentemente rilevati nei linfonodi neoplastici. Sono oggetto di controversia i criteri di diagnosi differenziale concernenti l’analisi spettrale dei flussi intranodali (4,5,6,8,9). CONCLUSIONI La diffusione delle apparecchiature ecografiche, la non invasività dell’indagine e la “familiarità” verso di esse di medici appartenenti a diversi settori specialistici, permettono di attribuire un ruolo d’indagine delle lesioni occupanti spazio di primo piano alla metodica d’immagine ultrasonografica. Nel caso specifico delle linfoadenopatie la valutazione dei parametri, prima esposti, di semeiotica ecografica consente nella maggior parte dei casi di orientare correttamente la diagnosi e di selezionare i casi da sottoporre a biopsia ecoguidata. Si ribadisce, pertanto, il ruolo diagnostico-interventistico dell’ecografia anche nella patologia linfonodale sottolineando, comunque, che l’interpretazione dei dati ecografici necessita di un attento inquadramento clinico del soggetto in esame. Figura 1. Linfonodi ascellari Figura 2. Linfonodo epitrocleare BIBLIOGRAFIA 1. Vassallo P, Wernecke K, Roos N, Peters PP. 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